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Libri. Ultime recensioni del 2021

Sono state tante le piacevoli scoperte di questo 2021 e vorremmo chiudere con questi ultimi suggerimenti . Sappiamo che i gusti in fatto di lettura sono molto diversi, che la scelta dei libri da leggere è personale, ma alcuni meritano davvero tanto.

Banco-Del-mutuo-soccorso-Fonte Internet

Banco-Del-mutuo-soccorso-Fonte Internet

Nati liberi. La storia del Banco del Mutuo Soccorso

Vittorio Nocenzi e Francesco Villari

Musica e letteratura

Tsunami Milano

2021

Pag. 224euro 20

Valerio Calzolaio

Italia e suoni in onda per ogni dove. 1972-2022. Il nome Banco del Mutuo Soccorso, gruppo che nel 2022 celebrerà cinquant’anni di carriera musicale, evoca molto ma nasce casualmente. L’aneddoto che è circolato non è vero: non si trattò di un commento sarcastico dell’usciere della casa discografica RCA alla prima audizione, bensì di un suggerimento dell’amministratore delegato RCA, influenzato dall’allora nascente moda (inglese) di chiamare le band pop e rock con nomi bizzarri e possibilmente di tre parole in italiano, forse per agevolarne l’acronimo, accolto dal gruppo perché “riportava alla mente le società di mutuo soccorso del primo Novecento, nate per tutelare gli operai, le vedove dei lavoratori, le famiglie, gli orfani”, ovvero una cassa solidale. Così qualche anno dopo, a inizio 1972 l’album di lancio ebbe immagine e forma di un salvadanaio, però con la Ricordi! Siamo a Marino, un paese dei Castelli Romani, lontano dalla capitale. In una famiglia benestante e colta, vi sono cresciuti i due fratelli Nocenzi, Vittorio (gennaio 1951) e Gianni (dicembre 1952), che hanno studiato fin dalle elementari anche attraverso lezioni private di musica, polistrumentisti classici, virtuosi soprattutto col pianoforte. A fine Sessanta il primo ha una collaborazione stabile con Gabriella Ferri, di cui scrive anche alcuni brani per l’album di esordio; il secondo ha una sua band beat, i Kriminal. Vittorio viene presto notato, sono invitati in studio con amici, i tre primi brani finiscono in una raccolta pubblicata in musicassetta che ne comprende altri di due differenti gruppi. La RCA investe sul primo lavoro ma decide di non pubblicare il risultato, i fratelli si esibiscono in vari festival, allestiscono una spaziosa mitica Stalla per le prove, cambiano spesso compagni musicisti, finché arrivano il chitarrista Todaro, la voce solista Di Giacomo, il bassista D’Angelo, il batterista Calderoni e uno degli esordi discografici più folgoranti della storia della musica italiana.

Il grandecompositore e tastierista Vittorio Nocenzi (Marino, 23 gennaio 1951) continua ad arricchire di musica la vita e la cultura di connazionali e appassionati. Nel 1972 i due album che lo hannoresofamosofurono un trionfo e innovaronosostanza e forma dellabiodiversità musicale italiana. Qualchemesedopoilsalvadanaio, esceDarwin e la svoltadiventaepica. Decidono di riscriverepoeticamenteilcontributoscientifico di Charles Darwin, le sue ipotesi (rivelatesifondamentalmenteesatte e fertili) sull’originedelle specie e deisapiens, dal creazionismoall’evoluzionismo. Partono “dalla parabola, dal paradigmascientificochedagliorganismimonocellulari porta all’uomo, passandodallascopertadella Terra, dell’aria, dell’acqua” e descrivono un percorsocheenuncia le teorie e riflettesulle relative conseguenzeesistenzialimoderne e contemporanee. Unameraviglia! Si tratta di un concept album, un prodotto musicale di canzoni splendide con un unicoimpegnativo filo conduttore: meditaticoncetti di divulgazionescientifica (quellapossibilecinquantaanni fa), ricercacompositiva, ampiezzamelodica e timbrica, movimentistrumentali, costruttilirici, solidi testipoeticiedevocativi. Non ho maicessato di ascoltarlo con godimento di tuttiisensi e gliintelletti! Appareproprioopportunoche a fine 2021 il bravo giornalista e critico Francesco Villari (Reggio Calabria, 1973) abbiacollaborato con Nocenzi per raccontare la storia del Banco del MutuoSoccorso. Villarichiarisceilcontesto musicale internazionale e spiega la “quarta via” adottata da Nocenzi e compagni. Il titoloprendespunto dal terzo album, Io sononato libero (1973), che vale la chiamata a LondraagliAdvision Studios di Emerson, Lake & Palmer e le versionitradotte in inglese, Banco IV. Ovviamenteiprimidiecianni (con unadecina di album) occupanoilsettanta per centodellepagine del volume, pur se la giustaattenzionevienelasciataalleproduzioni successive e aiprogetti in corso, sottolineandoil peso dellastradaautonomaintrapresa dal fratello Gianni nel 1985, dellamortenel 2014 siadell’indimenticabilecantante Francesco che del chitarrista Rodolfo Maltese (dal terzo album). I 25 capitolihanno un andamentocronologico e dedicanoampiospazioalleriflessioni di Nocenzi in corsivo, insiemeaitestidelle canzoni più note.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

RecensioneUna storia aperta

Una storia aperta. Diritti da difendere, diritti da conquistare

Laura Boldrini (intervista a cura di Eleonora Camilli)

Politica

Edizioni GruppoAbele

2021

Valerio Calzolaio

3

 

Dall’Italia per il mondo. 1989-2021. Attraversiamo una fase storica delicata, di regressione e di crisi della democrazia. Il Novecento è stato il secolo in cui i diritti umani (dopo due terribili conflitti mondiali) si sono affermati attraverso la Dichiarazione Universale del 1948 e molte delle coeve Costituzioni dei paesi che uscivano dalle macerie della seconda guerra mondiale. Il tempo che viviamo sembra, invece, quello della loro erosione, in particolare sul fronte dei diritti civili, delle donne, delle minoranze e dei migranti. Contro il diritto d’asilo abbiamo visto formarsi all’interno dell’UE delle vere cordate di Stati con l’intento di sbarrare l’ingresso ai richiedenti che, in base ai trattati, avrebbero il diritto di entrarvi. Anche l’Italia non è immune dal rischio di retromarcia su questo terreno e ciò riguarda ovunque pure i diritti sociali, il diritto al lavoro e alla salute. Intervistata dalla brava giornalista Eleonora Camilli, la competente deputata italiana Laura Boldrini descrive la situazione internazionale attuale e sollecita ciascuno a mobilitarsi per la difesa, la conquista o la riconquista, dei diritti e delle libertà di tutti. Prima di suggerire attività pubbliche, collettive e associative solidali e coerenti parte sempre dall’analisi dei principali fenomeni globali in carne e ossa: popoli in fuga, migranti e rifugiati; populismo, nazionalismo, neofascismo; ruolo delle istituzioni e della politica; invadenza dei social e dei messaggi d’odio. Possiamo immaginare un futuro diverso, più inclusivo e sostenibile, se i giovani si faranno carico dei diritti e della loro salvaguardia. Se saranno loro a cambiare le priorità dell’agenda politica e a rafforzarle con la loro attiva partecipazione. Sono tante le ragazze e i ragazzi che si mobilitano per la libertà di Patrick Zaki e per la verità su Giulio Regeni. E questo ci fa ben sperare, conclude Boldrini.

Laura Boldrini (Macerata, 28 aprile 1961) è divenuta famosa, nota a praticamente tutte le italiane e gli italiani, quando è stata eletta presidente della Camera dei Deputati il 16 marzo 2013. Aveva avuto onorevoli impegni e rilevanti incarichi anche nei decenni precedenti. Nata e cresciuta nelle Marche, dopo la maturità classica a Jesi si è laureata in Giurisprudenza a Roma, iniziando già durante il corso di studi a viaggiare e lavorare in giro per il mondo, diventando anche giornalista pubblicista, finché nel 1989 è stata capace di vincere un concorso e ha così iniziato la carriera professionale all’Onu presso varie agenzie e programmi. Partendo dalla sua esperienza, risulta proprio utile e interessante un volume che fa il punto sui diritti che devono diventare fatti: posti di lavoro, salari adeguati, asili nido, giustizia rapida ed efficace, centri antiviolenza, protezione delle minoranze. Nelle risposte, Boldrini accenna ogni tanto alle vicende personali (di mamma girovaga, con una recente delicata malattia) ma l’attenzione prevalente riguarda questioni politiche, nazionali e internazionali: le guerre e le migrazioni forzate, gli stranieri e la necessaria riforma della legge sulla cittadinanza, le forze politiche di destra e di sinistra oltre al recente arrivo del M5S (che molto la attaccò con offese cieche e scurrili, quanto la Lega), la sottovalutazione del neofascismo, la prima candidatura da parte di Sinistra Ecologia Libertà e l’interpretazione della funzione di terza carica dello Stato italiano, il caso di Luca Morisi, la campagna di sensibilizzazione #AdessoBasta, il linguaggio di genere, la legge Zan (colpevolmente affossata), il fine vita, le politiche contro la pandemia in corso. Oltre a domande puntuali e argomentate, Camilli firma la prefazione, mentre la postfazione è affidata a Giorgia Serughetti.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RecensioneIl silenzio degli invisibili

Il silenzio degli invisibili

Giampietro De Angelis

Romanzodiario

Mauna Loa San Benedetto del Tronto

2021

Valerio Calzolaio

2

 

Costa marchigiana meridionale. Ultimi decenni. “La vita è senza trama. E lo è questo libro, riconoscendo alla mancanza di trama la dignità del ruolo dominante. Raccolgo ricordi, esplorazioni dell’Io e dell’anima. Mentalmente, oniricamente, scendo giù, vado nel fondo di quella cantina semibuia che facciamo fatica a raggiungere con le sue scale impervie, poco visibili, scomode, spesso inaccessibili… Cerchiamo un punto dove rannicchiarci per capire qualcosa di quel guazzabuglio interiore che portiamo appresso”. Una voce narrante fa introspezione sulla propria autobiografia: sul taciturno ragazzo di campagna che era, timido e introverso; sul fiero bimbo di quattro anni, in triciclo in mezzo all’aia campagnola; sulla madre gioviale e sull’ammirato fratello, maggiore di sei anni; sul padre morto giovane, lui appena dodicenne; sui giovanili lunghi capelli tendenti al biondo, un ciuffo ribelle sempre da riportare indietro; sui parenti romani in vacanza sull’Adriatico, con due cugini strafottenti e canzonatori; sul primo bacio, atteso e sperato; sulle giornate uggiose cantate da Battisti-Mogol quando aveva 25 anni (nel 1980); sulle foto di quei decenni, meglio conservate se in bianco e nero; sul cagnolino Jack, l’amore incondizionato; sull’abitudine a non essere visto, condizione esistenziale d’invisibilità; sulla permanente consolazione cercata in un bicchiere di sangiovese e nel Battiato di Centro di gravità permanente, Sentimientonuevo, Bandiera bianca. Ecco, pensieri e parole di oggi nascono dalla propria falegnameria mentale: “questo libro racconta i legni raccolti, cercati in assoluto ordine sparso, con umiltà e riconoscenza”.

Il marchigiano Giampietro De Angelis è un informatore scientifico in ambito medico e sanitario e coltiva da decenni una sincera passione letteraria. Risulta protagonista in associazioni impegnate sui diritti umani e sociali, sulla biodiversità culturale dei popoli indigeni, sull’arte e sul teatro. Ha all’attivo poesie, una raccolta di brevi racconti e novelle, curatele e recensioni di grandi scrittori, collaborazioni giornalistiche. Presenta a fine 2021 un primo affresco di romanzo, organizzato in prima persona, il commento intimo e aulico a propri gesti, pensieri, album fotografici, eventi, amori e nostalgie, perdite e scoperte, sogni e immaginari, gioie e dolori. Si tratta di un’esplorazione narrativa, a tratti noiosa, basata retrospettivamente sulla propria memoria e sulla continua individuale ricerca di uno o più significati della vita e delle vite (senza trama). Mostra l’ambizione di rappresentare così i tanti più silenziosi che abbiamo attorno e che talora ci sembrano invisibili (da cui il titolo). Quindici brevi capitoli si susseguono l’un l’altro senza un andamento cronologico, hanno un titolo, giusto lo spunto per trattare argomenti diversi, usi e costumi, pratiche e teorie di un autore che non ha “un particolare interesse per le strutture, le impalcature, anche di potere, che gli uomini hanno costruito nella storia”.

 

v.c.

Diario

https://www.eurocomunicazione.com/2021/11/14/il-silenzio-degli-invisibili-un-romanzo-che-non-ha-storia/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione L’anno del giardiniere

L’anno del giardiniere

Karel Čapek

Traduzione, introduzione e cura di Daniela Galdo

Cronache di giardinaggio

Sellerio Palermo

2021 (orig. 1929, prima ed. 2008)

Pag. 166 euro 14

Valerio Calzolaio

 

Un giardino cittadino alla periferia di Praga. Anni venti, circa un secolo fa. Il grande scrittore e drammaturgo cecoslovacco Karel Čapek(Malé Svatoňovice, 1890 – Praga, 25 dicembre 1938) aveva una deliziosa rubrica giornaliera sul quotidiano della borghesia intellettuale della capitale, LidovéNoviny. Dal 1925, poco dopo aver comprato una villa, vi raccontò spesso le proprie imprese eroiche e comiche di giardiniere dilettante, iniziando proprio con “come si crea un giardino” e continuando con una trentina di affreschi, uno per ogni mese di quello che fu appunto “L’anno del giardiniere”, intervallati da riflessioni su semi e germogli e cactus, su innaffiatoi e vanghe, su piogge e feste, su botanica e stagioni, accompagnate ogni volta da un’illustrazione o vignetta del fratello Josef. Scrisse a un amico: “Se andrò avanti così, lascerò la letteratura e mi dedicherò al giardinaggio – decisamente piuttosto al giardinaggio che alla politica” (era pacifista e antinazionalista, come noto).

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Mito

 

Mito

Rossana Valenti

Doppiavoce Napoli

2021

Pag. 91 euro 12

Valerio Calzolaio

 

Parole antiche e moderne. Oggi il “Mito” è inteso come una narrazione favolosa, tramandata da tempi lontani, che ha per protagonisti divinità, esseri fantastici, eroi sovraumani; possiede inoltre significati ulteriori che lo collocano fuori dalla realtà concreta. Nella lingua greca delle origini, invece, mythos significa semplicemente parola e si differenzia da altri vocaboli di significato affine perché la intende come racconto, più o meno indipendentemente dal suo contenuto di verità o dal valore conoscitivo. Ovviamente, esistono poi forti differenze tra la tradizione mitografica greca e quella romana, differenze che rimandano a visioni quasi opposte del tempo e della storia. C’è di che approfondire con esempi letterari, concatenazioni tematiche, contrasti tonali, assonanze nascoste, pure mescolando generi epoche ambiti. Splendido, colto, arguto il volumetto dell’insigne latinista napoletana Rossana Valenti (Portici, 1951), nella collana “La parola alle parole” diretta da Ugo Leone.

 

v.c.

 

 

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