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AREE TERREMOTATE DEL CENTRO ITALIA

Le cose che non vanno

PREMESSA

Parlare di terremoti per chi vive nel centro Italia sta diventando purtroppo una abitudine frequente perché frequenti sono gli eventi sismici che si ripetono con una certa periodicità: 1972/73 (Marche ed Ancona), poi nel 1997 (Marche ed Umbria), nel 2009 (L’Aquila ed Abruzzo), nel 2016 Marche Umbria Abruzzo Lazio. Come ci spiegano gli esperti la costa adriatica si sta spostando verso Est, l’Appennino letteralmente si “spacca” come avvenuto sul Monte Vettore ed in parte si sposta verso il Tirreno. Questa situazione non è rimediabile perché conseguenza dei movimenti delle placche tettoniche nello strato più superficiale della Terra e quindi bisognerà imparare a convivere con tale situazione.

 

E’ NECESSARIO FARE PREVENZIONE DI LUNGO PERIODO

Negli ultimi secoli i terremoti sono avvenuti quasi sempre nelle stesse aree. Già negli anni ‘80 il MiBAC pose in essere la creazione sperimentale di una carta del rischio sismico per i beni culturali che coinvolse proprio per prime le Marche. Attualmente si stanno realizzando carte di micro zonizzazione sismica che, nelle Marche, saranno poste a disposizione di tutti i Comunicon indicazioni sulle modalità di risposta del territorio a possibili eventi sismici e indicazioni su viabilità ed edifici strategici.

È necessario impostare un programma di consolidamento preventivo degli edifici nelle aree più a rischio. Un programma di questo genere impegnerebbe investimenti ingenti per 30-50 anni, darebbe lavoro a tantissime persone e rimetterebbe, probabilmente, in moto l’economia oltre a salvare in prospettiva molte vite umane e ricchezze economiche. Un piano di prevenzione dovrà mettere in sicurezza tutte le strutture pubbliche e private, tutelate o meno, cogliendo l’occasione anche di interventi contro il rischio idrogeologico.

 

LA FASE DELL’EMERGENZA È DURATA TRE ANNI

La fase degli interventi in emergenza per dare nel post sisma una collocazione provvisoria alle popolazioni sta finendo adesso, dopo tre anni. L’ultimo sisma del 2016 ha posto in evidenza un passo indietro nella “performance” della Protezione Civile, espropriata per motivi politici dei suoi poteri straordinari di intervento che permisero, durante il post sisma de L’Aquila, di fornire in 3-6 mesi un tetto pur provvisorio alla maggior parte degli sfollati, vicino ai luoghi di residenza. Nelle Marche la popolazione è sfollata da tre anni sulla costa e sarà difficile farla rientrare poiché non ha funzionato neanche l’emergenza: le casette provvisorie sono in via di completamento quasi dovunque solo al terzo inverno (2018-2019) e con molti difetti costruttivi. Alla Protezione Civile, nella emergenza, vanno ridati poteri straordinari, a tempo limitato, del cui buon uso ovviamente si deve rispondere.

 

RICOSTRUZIONE ALL’ANNO ZERO

La ricostruzione è molto indietro e questo avviene per le Marche, dove dopo quasi 3 anni, appena l’1% della ricostruzione risulta essere stata avviata ma anche per altre regioni. Visso è ancora tutta zona rossa, Camerino è quasi tutta zona rossa con solo una piazza riaperta.

Esistono metodi ricostruttivi moderni che prevedono la realizzazione di edifici con alto grado di flessibilità che evitino il collasso immediato della struttura, dando tempo alle persone di salvarsi. La ricostruzione deve riguardare contemporaneamente sia l’edilizia privata che quella pubblica, i servizi ad iniziare da quelli pubblici, sociali, sanitari e commerciali. E’ necessario assumere provvedimenti forti da un punto di vista economico come l’esenzione per 10 anni, ad esempio, dal pagamento delle tasse non solo per le persone fisiche ma anche per le aziende, sia quelle distrutte sia quelle che potrebbero ex novo localizzarsi nelle aree disastrate.

Vi sono proposte di esperti che non risultano essere state prese in grande considerazione. E’ da sottolineare che sarà difficile che i tecnici ed i politici si assumano la responsabilità di ricostruire dove il rischio sismico, indicato dalla micro zonizzazione sismica, sia maggiore e per questo non sarà sempre possibile ricostruire in tutti i casi “dove era e come era”, principio caro a Italia Nostra. Il problema si porrà, acutamente, per la ricostruzione dei beni artistici che corrono il rischio di andare persi per sempre.

Si è pensato di risolvere i problemi della lentezza burocratica con nuove misure di condono edilizio che non hanno – a nostro parere – alcuna utilità oltre che essere altamente ingiuste. Più utile sarebbe fornire in pianta stabile tutti i tecnici che servono agli enti locali per velocizzare l’aggiornamento dei Piani regolatori e l’esame dei progetti. Sono i tempi lunghi degli uffici preposti ad esaminare i progetti ad uccidere la speranza di tornare a vivere nei luoghi natii.

 

CONCLUSIONI

La situazione è estremamente grave e complessa ed il rischio è che queste zone del centro Italia non riusciranno più a riprendersi, in assenza di una “visione strategica” con idee chiare da parte del Governo.

Maurizio Sebastiani

Presidente Italia Nostra Marche

 

 

 

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