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Porto Recanati, Burchio. Riccetti sui social: “ciò che possiamo fare per il futuro è far diventare quel marciapiede il monumento che segna la fine delle scelte irrazionali in materia urbanistica”

Pubblichiamo un lungo intervento sui social di Lorenzo Riccetti, uno degli attori della vicenda politica del Burchio come assessore all’Urbanistica della Giunta Montali.

Lorenzo Riccetti

Lorenzo Riccetti

Il Consiglio di Stato ha dichiarato che la variante adottata dalla Giunta Ubaldi che intendeva rendere edificabili i terreni del Burchio è ILLEGITTIMA. Personalmente la sentenza mi ripaga di un Natale (2012) trascorso a studiare le carte della proposta di delibera anziché con la famiglia che ancora oggi non me lo perdona. Il provvedimento mi rende orgoglioso di essere stato colui che nella delibera di annullamento della variante (poi impugnata innanzi al TAR dalla Coneroblu) mise la firma in qualità di assessore all’urbanistica. La decisione conferma l’elevata caratura professionale dello “scienziato romagnolo” (avv. Andrea Berti) e consegna il titolo di “scienziato della politica” a chi con tali epiteti sprezzanti ha inteso sminuirne il valore. Sempre dal punto di vista professionale la maglia nera va certamente riconosciuta ai due legali ingaggiati dal PD, al Prof. Lorenzotti che ha incentrato il suo parere esclusivamente sulle responsabilità personali dei consiglieri e non sui motivi di nullità della variante, e al Prof. Tedeschini, che ha scelto bene di prestare attività per la Coneroblu dopo aver fornito un parere alla controparte. Non voglio invocare la mala fede, ma sulla carenza di deontologia professionale potrei argomentare a ragione. Con le ossa rotte ne esce il PD locale, un movimento politico che, non certo per senso di responsabilità, ha rinunciato a difendere i valori e gli interessi collettivi, primo fra tutti il territorio comunale. Proprio a tale riguardo è apparsa più che mai opportuna la rivendicazione fatta da UPP in sede di trattative, dell’assessorato all’urbanistica, al solo ed unico scopo di garantire un percorso che non avrebbe certo tradito il mandato conferitoci dagli elettori: quello di salvaguardare il paese dall’ulteriore consumo di suolo. Infine il doveroso grazie ad un Sindaco coraggioso, ad una Segretaria ineccepibile e preparata, ad un Commissario prefettizio con alto senso dello Stato, ad un Presidente di quartiere determinato, ai Consiglieri che hanno saputo mantenere la schiena diritta, a qualche giornalista appassionato, a tutti coloro che dietro le quinte hanno fornito supporto tecnico e morale per far valere un principio sacrosanto. Rimane un conto da pagare quello di un’opera (marciapiede) i cui tempi di realizzazione e consegna (pochi giorni prima delle elezioni del 2014) hanno verosimilmente seguito più logiche elettorali che un urgente bisogno pubblico. Perché si è deciso di far realizzare un’opera, mai inserita nel piano pluriennale delle opere pubbliche, PRIMA che la variante fosse approvata definitivamente? Forse per creare un vincolo che avrebbe reso più difficile e comunque costoso annullare atti poi rivelatisi ILLEGITTIMI? Difficile dirlo con certezza! Ma ciò che possiamo fare per il futuro è far diventare quel marciapiede il monumento che segna la FINE delle scelte irrazionali in materia urbanistica ovvero, per dirla con le parole del Consiglio di stato: che la smette di tenere conto degli interessi di chi costruisce in misura maggiore rispetto ai gravissimi negativi impatti che le opere determinano sul delicato equilibrio del territorio. Buon futuro Porto Recanati.

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