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AMARCORD / Attualità Pionieri del petrolio a Porto Recanati. A fare che?

Tocco di Casauria, provincia di Pescara (foto Wikipedia)

Tocco di Casauria, provincia di Pescara (foto Wikipedia)

Secondo alcune fonti, Carlo Ribighini era di nobile famiglia anconetana; secondo altre, e segnatamente il sito “internet utenti-multimania.it”, era “… un ex negoziante anconetano emigrato nel Canada e là improvvisatosi geologo … condurrà dal paese nordamericano buona parte del personale tecnico”. Sua moglie era una contessa (non so originaria di dove), Giulia Porti. Fu lui a perforare il primo pozzo italiano a Tocco di Casauria, provincia di Pescara, nel 1863. Dunque, un precursore delle ricerche petrolifere nella Penisola. Lo confermano tutti gli studi in materia, per esempio quello del prof. Marcello Benegiamo, dell’università teatina D’Annunzio, nella sua relazione al primo congresso nazionale dell’Associazione Culturale Micene su Industria e società nell’Abruzzo contemporaneo (2006).

La prima notizia sul personaggio l’ho trovata sperduta in un interminabile saggio (335 pagine!) apparso nelle Annales de la Société Impériale d’agriculture (4ème série, tome 1er, Lyon, Ainé) di A.T. Noguès, docente di scienze fisiche e naturali a Lyon, dal titolo: La minéralogie et la minéralurgie à l’Exposition Universelle de 1867 – Paris. L’interesse è nato quando alla pagina 709 del volume il personaggio è apparso collegato a Porto Recanati. Questo il passaggio che ci interessa: Italia. Nel distretto di Chieti (Abruzzo settentrionale) ci sono tre depositi di petrolio non molto sfruttati. Gli oli minerali sono raffinati a Porto Recanati.

Ribighini e il suo socio Maurizio Laschi, vicentino, iniziano l’attività di ricerca a Tocco di Casauria, in provincia di Pescara, in un’area di 18 mila mq sulla quale pagavano un canone annuo di 1100 lire. La concessione aveva la durata di 29 anni. Le dimensioni dell’azienda, che perforava con macchine per trivellazione di fabbricazione francese, erano rilevanti per l’epoca: circa 80 operai di cui un terzo donne. All’inizio la produzione fu abbastanza soddisfacente, ma poi si ridusse sempre di più fino a superare solo di poco le 50 tonnellate, il che indusse i titolari a sospendere l’attività (1867). Al suo posto nacque la Società Anonima Abruzzese per il minerale della Majella di cui Ribighini fu nominato direttore. Questi cedette alla Società anche lo stabilimento per la raffinazione del petrolio, che era stato attivato a Grottammare: vi si ricavava petrolio illuminante, olio lampante, ma in quantità assai ridotta. La gente di Grottammare non era affatto contenta della presenza inquinante del laboratorio e protestò fino al punto di ottenerne lo smantellamento. Ed è qui che entra in gioco Porto Recanati dove Ribighini, secondo che ci dice Noguès, aveva trasferito la raffinazione del petrolio estratto dalla nuova società per la quale lavorava. Lo conferma anche la rivista scientifica Cosmos (Paris, Bureaux du Cosmos, 3ème série, tome 1, 1867, p. 28) in un articolo dedicato alle ricerche petrolifere in Italia: Nel laboratorio di Porto Recanati, dopo una prima distillazione, su 4000 kg di bitume si ottengono 300 kg d’acqua (che si separa prima della distillazione facendola evaporare), 490 kg di olio e quasi 200 kg di asfalto. Dopo una seconda distillazione, questi 490 kg danno 250 kg d’olio da bruciare, e quasi 400 kg d’olio molto denso. Dal quale, con un’ultima distillazione, si traggono da 10 a 20 p. d’olio leggero, e da 30 a 45 p. d’olio molto pesante, e da ciò, infine, un asfalto di qualità ben raffinata. Non so dove fosse il laboratorio e se ci furono proteste ecologiste anche a Porto Recanati.

Foto Bibliothéque Nat.le de France

Foto Bibliothéque Nat.le de France

Per parte sua, Ribighini continuò nell’avventura petrolifera partecipando insieme a Laschi, in qualità di agenti mandatari, alla Compagnie Française pour l’exploration des sources pétrolifères, che riprese la produzione a Tocco di Casauria: a pieno regime si riuscì a produrre fino a 13 mila litri di petrolio al giorno. Non un gran che. Nel 1884 Ribighini compare nel supplemento della Gazzetta Ufficiale del 14 agosto tra i titolari di un attestato di privativa industriale rilasciato nel secondo trimestre di quell’anno: a Ribighini Carlo d’Ancona, residente a Voghera è stata concessa una privativa di 10 anni, a partire dal 14 maggio 1884, relativa ai Meccanismi per la perforazione dei pozzi petroliferi a sistema canadese e pensilvano modificati. Due anni dopo è il prefetto di Parma a nominarlo, nella Gazzetta Ufficiale del regno di sabato 12 dicembre, n. 301, per una concessione di una miniera di petrolio nei pressi di Salsomaggiore, ceduta, con atto del notaio Vincenzo Strambio di Milano in data 22 giugno 1885, dal nostro alla Società Attilio Chiostergi e Comp. Con sede in Milano. Altre notizie su Ribighini: nel 1896 lo troviamo impegnato nella Compagnie Française citata a Torre di Traversatolo e a Miano e nel ’98, sempre con la stessa Società, a Borgo Taro (PR). Una notarella sulla moglie. Giulia Porti Ribighini corrispose tra il 1872 e il 1873 con Emilia Peruzzi, impegnatissima nella lotta per l’emancipazione femminile. Di Giulia resta una lettera dove giudica le donne americane inferiori alle europee (Corrispondenza Peruzzi-Porti, 1871-1898).

Non conosco, infine, le date di nascita e morte di Ribighini né se i Ribighini di Porto Recanati (o Ribichini o Rebichini) abbiano qualche cosa a che fare con lui. Qualcuno può aiutarci?

                                                                                                                       

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