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Dialetto in pillole (30) Ninne Nanne

Immagine maurozuccante.com

Immagine maurozuccante.com

Fa’ la ninna niñu

fa’ la nanna sol 

mira che te canta mamma

de tu corazón …

Si tratta di un ritornello di una “canción de cuna” argentina, che in origine suonava così:

arrorró mi niño     >      fa’ la nanna bimbo mio

arroró mi sol         >     fa’ la nanna sole mio

arrorró pedazo      >     fa’ la nanna

de mi corazón.      >     pezzo del mio cuore

Il testo è stato portato in Italia dagli emigrati in Argentina rientrati in Patria, e qui ha subito qualche modifica. I due versi finali dell’originale argentino riecheggiano nell’espressione napoletana : so’ pièzze ‘e còre (i figli).

Foto altosannio.it

Foto altosannio.it

O carpentièru finu,

fàmmela ‘sa cuna,

ché pe’ ‘ndurmì’ ‘stu niñu

me ce ne ‘òle una

Altra “canción de cuna”, come attesterebbe il vocabolo niño dialettizzato a Porto Recanati in niñu.

 

Nanna-ò nanna-ò,        

el bambinu a chi lu dò?

Lu dagu a la beffana

Che lu tiene ‘na settimana.

E lu dagu all’omu neru

Che lu tiène ‘n’ ànnu ‘ntieru.

Pubblicata da Giuseppe Vettori in I canti popolari italiani (Roma, Newton Compton,1975, p. 26), come ninna nanna di origine toscana: è citata, infatti, ma con più strofe e varianti anche rispetto a quella qui proposta, da Fiorenza Mannucci, che l’ha sentita cantare in provincia di Siena e trascritta in ‘Un si butta via niente (Siena, Cantagalli, 2002, p. 123). La minaccia dell’uomo nero trova riscontri anche all’estero. Per esempio in Spagna: Duérmete niño, / duérmete ya, / que si no vendrá el coco/ y te comerá (dove coco sta per orco, lupo mannaro). In una versione segnalata da Pina Zaccari, tra la beffana e l’omu neru compaiono i due versi: se lu dò al lupu biangu / me lu tiene tantu tantu … Conosciuta anche nel meridione d’Italia; nel Salento inizia così: ‘stu fij mei a cci lu do

 

Una ninna nanna maliziosa:         

E sarà statu el vèntu

Ch’ha buttatu ggió la ccanna,

fa la nanna coccu de mamma

che babà ‘òle durmì’.

Il fatto è che la signora ha l’amante. Quando il marito è in casa la canna rimane appoggiata all’esterno della porta d’ingresso; in caso contrario è disposta per terra. Un giorno, causa il vento, la canna cade a terra e la donna, con il consorte in casa, improvvisa la canzoncina per avvertire l’amante del pericolo (probabile origine senese).

 

(tratto da: Lino Palanca, Le undici di notte e l’aria oscura, Recanati, Bieffe Grafiche, 2013, pp. 79/81)

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