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21 gennaio: Insegnare la Contemporaneità, Romano Luperini a Recanati

Romano Luperini a Recanati

Romano Luperini a Recanati

di Giulio Luporini,  Sussidiario.net

Spesso si sente dire che la scuola non si occupa del presente. Sono soprattutto gli stessi studenti ad avvertire una distanza, percepita come incolmabile, tra la scuola e il mondo in cui viviamo. È inutile dire che non è una soluzione quella che cerca di fare spazio alla contemporaneità tagliando le radici culturali della nostra civiltà. È, infatti, la modalità con la quale si guarda e si interroga un’opera letteraria o un testo filosofico a renderli nostri contemporanei. Per questo la cultura classica come la storia medievale, per esempio, possono essere insegnate facendone percepire il loro valore fondamentale per la comprensione dell’oggi.

Tuttavia, credo che possa valere per le diverse discipline insegnate a scuola quello che Marc Bloch affermava a riguardo della storia: «l’incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall’ignoranza del passato. Ma non è forse meno vano affaticarsi nel comprendere il passato, se non si sa niente del presente. […] Lo studioso che non abbia il gusto di guardare intorno a sé, né gli uomini, né le cose, né gli avvenimenti, meriterà forse il nome di prezioso antiquario, ma opererà saggiamente rinunciando a quello di storico». Il rischio che gli studenti avvertano lo studio come un lavoro da “antiquari” e non come un’esperienza di conoscenza del reale è molto forte.

Forse ciò deriva proprio dalla difficoltà, presente nel mondo della scuola, di tematizzare e di affrontare veramente la contemporaneità. Sono tante le ragioni organizzative e didattiche che si incontrano e rendono problematico svolgere adeguatamente tale tema. Nonostante l’enfasi con la quale si insiste sull’importanza del ‘900, spesso non si riesce ad andare oltre alla trattazione delle vicende culturali d’inizio XX secolo, sia per quanto riguarda le discipline umanistiche, sia per quanto riguarda le discipline scientifiche.

Certamente, si deve questa lacuna non solo ai diversi problemi didattici che possono insorgere nell’insegnamento, ma anche alla difficoltà di concepire in modo sintetico la stessa contemporaneità. Che cosa è propriamente la contemporaneità? È possibile individuare delle prospettive di lettura che permettano un’adeguata interpretazione delle sue linee fondamentali? Queste sono alcune delle molte domande che hanno spinto un gruppo di insegnanti di Diesse Lombardia a dare vita a un percorso di approfondimento, “La contemporaneità: conoscerla per insegnarla”, articolato in quattro incontri. In ciascuno di questi momenti esperti e professori universitari cercheranno di favorire la comprensione di alcune delle sfide culturali alle quali gli insegnanti oggi non possono sottrarsi, se vogliono tentare di superare la distanza tra la scuola e la realtà del presente.

Quali sono queste sfide culturali? Innanzitutto, i problemi posti dai nuovi orizzonti della scienza: quale il suo rapporto con la tecnica, quale il significato di termini come naturale e artificiale, quale il possibile contributo della filosofia? A questo riguardo, il 25 novembre, Carlo Soave (già ordinario di fisiologia vegetale, Università degli Studi di Milano), Carmine Di Martino (professore di filosofia teoretica, Università degli Studi di Milano) e Mario Gargantini (giornalista scientifico) dialogheranno su tali problemi cercando di offrire spunti di lavoro che sarà poi possibile approfondire ulteriormente in appositi gruppi di lavoro.

In secondo luogo, le questioni inerenti il tema sempre più urgente dei diritti dell’uomo. Lo Stato di diritto e la promozione dei diritti umani costituiscono un fondamento per tutte le società democratiche contemporanee.

Tuttavia, la rivendicazione di una molteplicità di diritti soggettivi ha rotto l’equilibrio tra individuo e comunità mettendo alla prova il rapporto tra etica e diritto, generando forti tensioni. Come dirimere queste controversie?

Per cercare di comprendere la complessità di tali problematiche, in un secondo incontro, interverranno Luciano Violante (ex presidente della Camera e docente di diritto pubblico, Università La Sapienza di Roma) e Sante Maletta (professore associato di filosofia politica, Università degli Studi di Bergamo).

La terza sfida culturale presa in considerazione è costituita dal tema della globalizzazione nei suoi aspetti economici e linguistici: una visione fondamentalmente utilitaristica sembra consegnare sia economia sia linguaggio a una progressiva omologazione. Tale impoverimento del patrimonio culturale dell’umanità è una condizione inevitabile della globalizzazione? Giovanni Gobber (preside della facoltà di scienze linguistiche e letterature straniere, Università Cattolica del Sacro Cuore) si confronterà su tali tematiche, in un ulteriore momento di lavoro, con Paolo Preti (direttore master Piccole imprese, Università Bocconi).

Infine, per cercare di comprendere la contemporaneità dal punto di vista artisticoletterario,

compito che non è sicuramente né semplice né immediato, il professore Stefano Bertani e il giornalista Giuseppe Frangi cercheranno di aiutare a capire quale sia la posizione più adeguata per stare di fronte alla letteratura e all’arte contemporanea.

Si tratta pertanto di un’iniziativa particolarmente significativa che coinvolge personalità importanti della cultura odierna. È un tentativo originale di affrontare un problema molto importante, la distanza tra la scuola e il mondo presente, attraverso un’azione di formazione rivolta a tutti gli insegnanti della scuola superiore di primo e di secondo grado. Troppo spesso, di fronte alle tante difficoltà della scuola, prevale la lamentela, soprattutto nei confronti degli studenti, descritti il più delle volte come disinteressati e annoiati; invece, come suggerisce questo percorso di formazione, la strada più proficua da intraprendere, sebbene lunga e faticosa, è proprio quella dell’educazione: educarsi per educare.

È possibile reperire tutte le informazioni relative al corso “La contemporaneità: conoscerla per insegnarla” su www.diesselombardia.it.

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