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Libri. Disadatti all’esilio, a cura e traduzione di Giorgio Anelli e Abigail, Ladolfi, Borgomanero

9788866447030_0_536_0_75Poche settimane fa, nella collana “Poesia” di Ladolfi Editore di Borgomanero (NO), Giorgio
Anelli e Abigail hanno raccolto in un volume di pratica e piacevole consultazione una serie di testi
scelti di poeti tra loro distanti (per appartenenza geografica, per periodo storico, per influssi e stile
letterario) dal titolo emblematico Disadatti all’esilio.
Giorgio Anelli, che ha dedicato a Simone Cattaneo anche il prezioso volume di prose poetiche Di
culto et orfico (Ladolfi, 2019), fornisce alcune considerazioni in merito a questa scelta
d’inserimento. Nella quarta di copertina del volume (estratto dalla Prefazione) è possibile leggere:
“Cosa c’entra un’antologia di poeti stranieri con Simone Cattaneo? Perché si è tentato un
accostamento in apparenza bizzarro e inconsueto? E soprattutto, può avere senso? Forse,
unicamente Andrea Temporelli ne potrebbe intuire la valenza ed il significato. Proprio lui [mi] […]
raccontava del suo amico Simone Cattaneo, apostrofandolo quale nuovo Rimbaud. […] [La mia
intenzione] […] è proprio quell[a] di dare (o quanto meno tentare di dare) giustizia al merito,
ovvero di evidenziare una valenza europea ‒ se non addirittura internazionale ‒ nei versi, e quindi
nell’opera, del poeta Simone Cattaneo”.
Ma chi era Cattaneo? Qualche nota biografica può risultare utile a chi non ha mai incontrato il
suo nome né conosciuto i suoi versi lucidi e potenti. Simone Cattaneo (Saronno, 1974-2009)
visionario e critico della società contemporanea, fu poeta irriverente e sfrontato. Nella sua poetica
si avverte nettamente la tensione verso la libertà, la ricerca incalzante – fino al periglio – dello
spirito libero. Dall’animo ribelle e refrattario al canone convenzionale, con la sua opera ha
proposto la trattazione di tematiche vicine e afferenti non solo al disagio psico-emotivo e sociale
ma anche alle condizioni spolianti, difficili e incerte dell’uomo nel contesto liquido e insicuro della
società odierna. Il ricorrente dilemma esistenziale si coniuga alla crisi di valori e alla difficoltà di
accoglimento in una società perennemente miope e disattenta. Pubblicò Nome e soprannome
(Atelier, 2001) e Made in Italy (Atelier, 2008) mentre postuma è la raccolta-omnia Peace & Love (Il
ponte del sale, 2012). Sulla sua opera poetica hanno scritto vari critici tra cui Roberto Roversi,
Roberto Carifi, Andrea Temporelli, Giuliano Ladolfi, Davide Brullo, il sottoscritto e lo stesso Giorgio
Anelli 1 .
Cantore della disperazione e della vita appesa al filo (disoccupazione, malessere, solitudine,
droga, immigrazione, violenza, etc.) Cattaneo è stato, pur senza volerlo, il Prometeo delle
periferie, l’essere vagabondo che osserva criticamente, che denuncia con caparbia, che dice la sua
in maniera netta e mai scontata, interloquendo con gli esponenti di una società dei recessi, che la
norma non vorrebbe conoscere e finge di non sapere che esista. Come pure la loro richiesta
d’aiuto silente. Autoironico e beffardo, non mancò neppure nell’atteggiamento cinicamente
maldestro nei confronti di una società frantumata e colpevolmente disinteressata al bene sociale.
In alcuni componimenti l’amara riflessione sul reale dà sfogo a un ripiegamento sofferto:
“preferisco cercare una spiegazione che mi accompagni / dalla sera alla mattina come una
sentenza capitale / che si possa eseguire solo lontano da te”.
1 Una nota bio-bigliografica più approfondita può essere letta nel volume antologico del IX Premio di Poesia “L’arte in
versi” curata dal sottoscritto dove a Cattaneo è stato riconosciuto il Premio Speciale “Alla Memoria” nel 2020. Nel
medesimo volume trova collocazione la motivazione critica di conferimento del Premio. Entrambi i testi sono
ripubblicati e disponibili online nell’apposita sezione “Alla Memoria” del Premio a questo link:
https://premiodipoesialarteinversi.blogspot.com/2023/09/simone-cattaneo.html

2

A fianco di Cattaneo troviamo autori senz’altro importanti della letteratura internazionale
seppur non propriamente canonici o ritenuti “classici” nel senso proprio del termine. In loro, per lo
meno in senso generale e allargato, per ragioni di ordine diverso, la “consacrazione” unanime
come autori imprescindibili non è mai giunta in forma inequivocabile. Ecco perché, con viva
probabilità, i curatori del volume li accomunano a Cattaneo – maledetto contemporaneo – alla
categoria labile e discutibile degli “esiliati”, di coloro che – sia in vita che in morte – sono stati
minimizzati, tralasciati, più o meno volutamente dimenticati, relegati a una memoria asfittica e
deludente, al cospetto di grandi indiscussi, giganti di pietra inscalfibili, auctoritas della
contemporaneità.
Seguono nel volume le poesie di Emanuel Carnevali (Firenze, 1897 – Bologna, 1942). Entrambi i
suoi genitori, che se lo contesero durante la sua infanzia per averlo con sé decretando in lui una
condizione d’in-appartenenza e di squilibrio, erano italiani: il padre romagnolo, la madre torinese.
La storia di Carnevali è quella di un racconto picaresco. Lasciata l’Italia alla volta degli Stati Uniti, lì
visse a contatto con le sacche di emarginazione della metropoli a stelle e strisce imparando da
autodidatta la lingua inglese e iniziando a scrivere versi (scriverà per sempre in quella lingua). Era
ancora giovane quando venne colto da malattia e decise di ritornare nel paese natale. Condusse
una vita disagiata in povertà e solitudine, passando da una clinica all’altra. Suoi i versi: “Io vado,
solo come una roccia che sta / nuda e sola in un campo dove l’erba gioca. / Io vado, solo come
un’orchidea in un bosco”. Unica compagna, fino alla fine dei suoi giorni, la scrittura che oggi ci
permette di narrare la sua vicenda di disperato della nostra età. Autore sia di poesie che di
racconti, molti dei quali raccolti postumi e riversati in italiano. Nel 1928, riferendosi alla luna, sua
compagna di tante notti trascorse al freddo delle vie americane in compagnia di emarginati,
scrisse: “Ma io voglio essere il tuo enfant terrible, / raccontare i tuoi segreti ad un branco di
sciocchi, / raggirarti, tradirti, / Rivelare che la tua oscurità e il tuo candore / sono storie per
creduloni”.
Incontriamo poi qualche opera dell’autore Benjamin Fondane (Iaşi, Romania, 1898 – Auschwitz,
Polonia, 1944) scrittore e filosofo rumeno, di fede ebraica, naturalizzato francese. Fu vittima delle
violenze antisionistiche del XX secolo. Negli anni ’20 fu nella capitale francese impegnato
nell’attività di scrittore e pensatore. Secondo il suo approfondimento l’impegno in campo
filosofico deve caratterizzarsi con una dimensione attiva, in un’azione, in una vera lotta in difesa
della libertà. Arrestato nel 1944 dalla polizia collaborazionista della Repubblica di Vichy, venne
deportato a Drancy e infine ad Auschwitz dove, come tanti, venne annientato nelle fameliche
camere a gas. La sua opera maggiore viene considerata il Falso Trattato di estetica. Saggio sulla
crisi del reale (1938).
Anelli ha inserito nel suo lavoro anche Catherine Pozzi (Parigi, 1882-1934) che sin da
giovanissima fu a contatto con il mondo della cultura (i suoi genitori frequentavano, tra gli altri,
Proust e Colette). Dal 1913 siglò le prime pagine personali di quello che sarà il suo “diario
d’adulta” che non abbandonerà per tutta la vita e che oggi, quali strumento para-letterario, ci
aiuta a conoscere la sua persona e ad approfondire la sua caratura intellettuale. Unita da una
relazione turbolenta con il poeta simbolista Paul Valéry 2 (undici anni più grande di lei e al quale
dedicherà la famosa poesia “Vale”) fino al 1928. Per mezzo di quest’ultimo conobbe un altro
grande delle Lettere, Rainer Maria Rilke col quale fu platonicamente unita da una fertile
corrispondenza datata 1924-1925. Nel 1927 pubblicò il racconto autobiografico Agnès e due anni

2 La poetessa e saggista Flavia Novelli ha approfondito la tormentata relazione amorosa ed epistolare tra Catherine
Pozzi e Paul Valéry nel quattordicesimo capitolo del suo libro Amori diVersi. Le grandi storie d’amore tra poeti
raccontate attraverso scambi epistolari, diari e poesie, Porto Seguro, Firenze, 2022. Una mia recensione a questo libro
è stata pubblicata in «Verbum Press», anno IV, n°17, Febbraio 2023, pp. 100-104.

3

dopo “Ave”, la sua unica poesia pubblicata in vita. Già cagionevole di salute da ragazza, i suoi
ultimi anni furono segnati da un’infermità pesante.
La sua poesia è viscerale e appassionata, alimentata dagli ambienti foschi della notte, improntata
alla predilezione dell’analogia, vicina all’orfismo mistico. Alcuni potenti versi impregnati di scavo
emotivo e perlustrazione filosofica destinati all’amato Valéry ben evidenziano la sua ottundente
passione di donna e l’originalità di poetessa: “Io ho ritrovato il celeste e il selvaggio / Il paradiso
dove l’angoscia è desiderio. / L’altisonante passato che cresce di età in età / È il mio corpo e sarà il
mio senso / Dopo la morte”.
Spazio anche a Victor Segalen (Brest, 1878 ‒ Huelgoat, 1919), scrittore, poeta, archeologo e
critico letterario. Come archeologo importante fu il suo soggiorno nella Polinesia francese nel
periodo 1903-1904. I suoi numerosi viaggi lo portarono anche in Cina e Giappone. Scrisse opere sul
pittore Gaugain e il poeta Rimbaud, entrambe uscite postume. A lui è dedicata la seconda
università della città di Bordeaux.
Il volume propone anche la quasi (completamente) sconosciuta Marceline Desbordes-Valmore
(Douai, 1786 – Parigi, 1859) di professione attrice e cantante, che si esibì in varie circostanze a
Bruxelles. Autodidatta, la sua prima raccolta di poesie, Élégies, è datata 1819. A questa seguirono
altre raccolte che le diedero di che vivere, oltra a qualche premio a livello accademico. Seppur
abbastanza nota al periodo, anche grazie alla considerazione di Baudelaire di cui vi è traccia, oggi è
quasi completamente misconosciuta (di certo nel nostro Paese), sebbene possa essere considerata
una precorritrice della poesia francese moderna. Complimenti, dunque, anche in questo caso, ad
Anelli per il curioso “recupero” e per la riproposta della sua vicenda esistenziale, seppur in pillole,
e del suo trascorso poetico. Una delle potenzialità di questo libro è proprio quella di accogliere
questi “spunti” per un’eventuale ricerca delle loro opere e un approfondimento. Lirismo intenso e
asciutto, il suo, dedicò anche alcuni versi al primo figlio morto, richiamato con il nome di Oliver. In
una lirica amorosa leggiamo: “Ma se viviamo solo nella speranza e nell’allarme, / Smettiamo di
vederci, / Condividiamo al meglio: io trattengo le lacrime, / Tu continua a sperare”.
Per concludere possiamo dire che quelle incluse in quest’opera sono voci particolari, senz’altro
non canoniche, fuori dagli schemi ordinari e, in qualche caso, di insoddisfatti della vita, o di rimasti
relegati al loro tempo storico in cui sono vissuti. Parole che in certi casi si fanno ispide, irruente ed
emblematiche, dolorosamente ambigue, atte ad esprimere, proprio come i “pugni di Cattaneo,
unici, irripetibili, inimitabili” il senso di disagio, l’in-appartenenza, la vulnerabilità, l’in-ascolto, la
lontananza, la complessità del proprio io interiore. Un Parnaso degli inferi, potremmo dire,
senz’altro un diorama complicato e frastagliato, poco approfondito, di certo in questa chiave
antologico-comparativa che si allontana da qualsiasi prerogativa già percorsa imboccando un
sentiero di particolare originalità, di cui Anelli ci aiuta a far luce, tramite versi drammatici e
appassionati, a tratti coinvolgenti e a tratti quasi disturbanti. Opere che scantonano l’astratto per
afferrarsi con le unghie alle difficoltà e al trauma del quotidiano, in un concentrato di versi che
amplifica quella contaminazione totale tra vita e letteratura.

Lorenzo Spurio

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