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Dialoghi in corso. Luci sul Nervi. Ciminiere, fabbriche, magazzini oggi sono serbatoi di cultura

 Ecco i casi più eclatanti

Da Torino a Palermo, dieci spazi industriali trasformati per l’arte

di Barbara Gallucci by www.touringclub.it

C’era una volta una centrale elettrica sulle rive del Tamigi londinese. Centrale che smise di essere operativa nel 1981 e dovette aspettare vent’anni per trovare nuova vita ed energia per essere trasformata nella Tate Modern, epicentro culturale di Londra che ha risollevato le sorti di un intero quartiere il Southwark. L’esempio britannico è solo il più celebre di una tendenza che ha preso sempre più piede in tutto il mondo: recuperare spazi industriali e dedicarli all’arte e alla cultura. Anche in Italia non mancano i casi interessanti. Eccone alcuni.
1. A MILANO, L’HANGAR BICOCCA E GLI ALTRI
I mattoni a vista rossi e le dimensioni notevoli rendono l’Hangar Bicocca l’esempio più simile alla Tate Modern dal punto di vista estetico. Ex sede della Breda, dove erano prodotte carrozze ferroviarie, locomotive, macchine agricole e anche aerei e proiettili durante la prima guerra mondiale, è oggi sede di uno spazio espositivo che ospita in via permanente l’immensa installazione di Anselm Kiefer I sette palazzi celesti, nonché mostre temporanee gratuite, un bar ristorante di qualità e uno spazio per bambini. La tendenza di Milano dall’industria alla cultura continua anche all’ex Manifattura Tabacchi, diventata cineteca e museo, alla Fabbrica del vapore, l’ex Ditta Carminati, Toselli & C. che costruiva i tram della città, ma anche con le trasformazioni più recenti: il Museo delle culture (Mudec), recuperato negli spazi dell’ex Ansaldo (dove ci sono anche i laboratori della Scala), e la nuova sede della Fondazione Prada che inaugura il 9 maggio in un’ex fabbrica di liquori.
2. TORINO, DALLE TUTE BLU ALL’ARTE COLLETTIVA
Se c’è una città in Italia che ha puntato sulla conversione industriale quella è Torino. Dopo anni di depressione economica, chiusure e difficoltà, il capoluogo piemontese è diventato un laboratorio dove l’arte ha preso sempre più spazio. A partire dal Lingotto, la Fabbrica italiana per eccellenza che ospitava le catene di montaggio della Fiat. Oggi è un centro polifunzionale per le fiere, per lo shopping, per l’intrattenimento e per la cultura. Sul tetto, infatti, si trova la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli che espone opere della collezione Agnelli, appunto, nonché mostre temporanee. Tra le altre riconversioni di successo non possiamo non menzionare la sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l’arte contemporanea, ex Fergat che produceva cerchioni per automobili, e la Fondazione Merz, anch’essa dedicata all’arte contemporanea, che si trova nell’edificio che ospitava l’ex centrale termica Officine Lancia.
3. BIELLA, DALLA LANA ALLA FABBRICA DELLE IDEE
La Cittadellarte-Fondazione Pistoletto di Biella è un’organizzazione no profit istituita dall’artista Michelangelo Pistoletto nell’ex manifattura laniera Trombetta che si trova lungo il torrente Cervo. Un grande complesso che oltre a lasciare spazio alle esposizioni è diventato anche luogo di scambio, confronto, studio per l’avvicinamento di culture e storie diverse. L’arte qui diventa pubblica e condivisa. Un tessuto complesso che si apre al mondo partendo da un gomitolo di lana.
4. VENEZIA E LA PUNTA DELLA DOGANA
In questo caso non si parla di fabbriche, ma di ex magazzini affiancati e disposti tra le rive del Canal Grande e del Canale della Giudecca. La Punta della dogana nella zona di Dorsoduro a Venezia nasce nel XV secolo e si chiamava Punta del sale. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e dopo decenni di inutilizzo, nel 2006 la città pubblica un bando di concorso per trasformarla in un centro per l’arte contemporanea che si aggiudica Palazzo Grassi che affida all’archistar giapponese Tadao Ando il restauro. Dal 2009 lo spazio ospita opere della Francois Pinault Foundation.
5. LO STILE DI REGGIO EMILIA
Un edificio del 1957, progettato dagli architetti Pastorini e Salvarani, è stato per decenni lo stabilimento originario della casa di moda Max Mara. Quando i Maramotti, patron di Max Mara, hanno spostato la sede della fabbrica l’edificio è stato completamente ristrutturato per ospitare la collezione d’arte contemporanea di famiglia. Oltre a essa sono numerose le mostre temporanee con artisti di fama mondiale nonché nuove opere vincitrici del Max Mara Art Prize for Women assegnato ogni due anni in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra. La prossima mostra coinvolge due artisti del calibro di Enrico David e del fotografo finlandese Esko Mänikkö.
6. DA PANIFICIO A MUSEO: IL MAMBO DI BOLOGNA
Sono appena trascorsi 100 anni dalla costruzione della prima sezione dell’edificio che ospita oggi il Mambo, museo d’arte moderna di Bologna. L’allora sindaco Francesco Zanardi lo inaugurò con la funziona di panificio comunale per andare incontro alle difficoltà di approvvigionamento dei cittadini durante la prima guerra mondiale. Nella seconda metà degli anni Novanta la trasformazione artistica a cura di Aldo Rossi. Oggi il museo è una delle realtà più interessanti e vivaci del Paese con mostre innovative e una bella collezione permanente.
7. UN MACELLO DI MUSEO: IL MACRO TESTACCIO A ROMA
Un esempio importante di architettura industriale monumentale quello dell’ex mattatotio del quartiere Testaccio a Roma. I padiglioni originari furono costruiti tra il 1888 e il 1891 da Gioacchino Ersoch, architetto comunale che molto progettò per trasformare la città dello Stato Pontificio in capitale d’Italia, e l’originalità delle sue strutture è ancora ben evidente. Oggi il Macro Testaccio, seconda sede del museo d’arte contemporanea di Roma, è la sede delle mostre più innovative, più sperimentali e spesso meglio riuscite.
8. DALLA CHIMICA AL CAOS A TERNI
La città umbra era e rimane uno dei centri industriali in Italia. Dalle acciaierie alla chimica Terni ha sempre avuto le fabbriche come cuore pulsante delle sue attività. Purtroppo la delocalizzazione e altre scelte imprenditoriali hanno messi in discussione più di una fabbrica. Una in particolare, lo stabilimento chimico Siri, ha vissuto per vent’anni in uno stato di completo abbandono almeno fino a quando l’area industriale è stata riqualificata dal comune e trasformata nello spazio Caos che ospita un museo, un teatro, una biblioteca, un bar. Un’operazione complessa e continua che punta a coinvolgere tutti nella scoperta del passato della città, ma guardando comunque al futuro.
9. PALERMO IN UNO ZAC
Nelle officine Ducrot di Palermo si realizzavano idrovolanti e aerei da guerra, ma quando la produzione è stata interrotta gli spazi non sono più riusciti a prendere il volo per anni. Dopo un momento di gloria negli anni Novanta con l’installazione di opere di mostri sacri dell’arte contemporanea come Bob Wilson, Richard Long e Carsten Holler, un nuovo declino, almeno fino a un paio di anni fa quando lo spazio Zac, Zisa Zona Arti contemporanee ha lentamente recuperato la considerazione dell’amministrazione comunale che organizza qui mostre di artisti emergenti o internazionali. Il percorso sembra ancora un po’ accidentato, ma la bellezza degli ex capannoni non può e non deve essere lasciata nel degrado.
10. LA SCIENZA E NAPOLI
La Città della scienza di Napoli è un caso a parte. Un’eccellenza italiana, che ha guadagnato anche il titolo di miglior museo scientifico europeo, nata nel 2001. Il museo interattivo realizzato nel quartiere di Bagnoli negli spazi dell’ex area industriale che ospitava l’Italsider diventa immediatamente un punto di riferimento da non perdere per tutti. Un polo hi-tech, un museo per capire la scienza, un’area dove la conoscenza è il modello di partenza. Nel 2013 un incendio doloso ne ha distrutto buona parte, ma oggi il nuovo Science Centre è tornato a rappresentare un’eccellenza da scoprire e vivere con tutta la famiglia. Lunga vita alla scienza made in Naples.
Info: www.cittadellascienza.it.

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