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Viaggio emozionale e musicale nella memoria del territorio Ecco il libro di Palanca sul dialetto Si intitola “Amore amore, cosa m’hai fatto fare”, pubblicato da Lo Specchio

Uscito fresco di stampa per l’Associazione lo Specchio l’ultimo lavoro del portorecanatese Lino Palanca, “Amore amore, che m’hai fatto fare… Canti delle campagne osimane raccolti da Leonello Spada” sarà presentato domani alle ore 21,00 presso il Chiostro di San Francesco Osimo.

Interverranno all’evento l’Assessore alla Cutura del Comune di Osimo Mauro Pellegrini e  il Presidente di Italia Nostra Osimo Rosalba Roncaglia.

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‘Amore, amore, che m’hai fatto fare?’ è il titolo che il curatore dell’opera, Lino Palanca, ha scelto per presentare i canti tradizionali delle campagne osimane raccolti da Leonello Spada, assistente tecnico del prestigioso liceo Campana, negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

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SpecchioSi sapeva che Leonello Spada fosse una sorta di Pico della Mirandola osimano, ma tutti erano all’oscuro di questa sua ricerca sui canti delle campagne osimane. Come hai fatto a mettere le mani sul manoscritto?

 

Lino Palanca – Leggendo Giovanni Crocioni su ‘Leopardi e le tradizioni popolari’, un lavoro del 1948, dove l’autore arceviese faceva cenno a una copia del manoscritto di Spada, che teneva a casa sua. L’originale dove sarà, mi sono chiesto senza peraltro andare oltre. Qualche anno dopo mi ha dato la sveglia lo studioso osimano Massimo Morroni: “Puoi fare un salto alla biblioteca comunale di Osimo? C’è qualche cosa che ti interessa di sicuro”. Vado e trovo lui e il direttore Luciano Egidi che mi  accompagnano nel sotterraneo dell’edificio e mi portano davanti a una cassetta da cui spunta il manoscritto di Spada. Egidi fu gentilissimo con me permettendomi di fotocopiare i testi sui quali ho poi lavorato.

 

SpecchioChe cosa contiene il manoscritto di Spada?

 

Lino Palanca – I canti (659) pubblicati in questo volume: stornelli, rispetti e dispetti, saltarelli, serenate ed altro in dialetto osimano. Ci sono poi: – una canzone, in dialetto osimano della seconda metà del XVIII secolo, che racconta il trafugamento della statua della Vergine nera dalla Santa Casa e il suo invio a Parigi da parte di Napoleone Bonaparte nel febbraio 1797 – alcune preghiere e invocazioni nello stranissimo latino delle donne del popolo, le nostre vecchie, compreso anche il ‘Dies irae’ – due dialoghi fra tre contadini che parlano dell’Esposizione Marchigiana del 1905 a Macerata (nel primo immaginano quel che poi criticheranno nel secondo).

 

SpecchioHai già pubblicato qualcuno di questi testi?

 

Lino Palanca – La canzone sul furto di Napoleone e le preghiere sono apparse negli ‘Atti e memorie’ della Deputazione di storia patria per le Marche (n. 113, 2016-2017). Con la pubblicazione dei Canti restano inediti solo i dialoghi sull’Esposizione di Macerata.

 

Lo SpecchioPerché Osimo?

 

Lino Palanca – Perché è una città alla quale mi sento legato dal ricordo degli anni di insegnamento al liceo ‘Maiorana’ ora ‘Campana’, dei colleghi e degli alunni e soprattutto della gente osimana. Ormai sono bene in là con l’età, ma se mi si desse la necessità di andare a vivere in un posto diverso da quello in cui vivo da sempre non avrei nessuna esitazione a scegliere Osimo.

 

 

 

 

 

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