bacheca social

FAI UNA DONAZIONE





Sostieni questo progetto


DONAZIONE

A tutti i nostri lettori . Andremo dritti al punto: vogliamo chiederti di proteggere l’indipendenza dello Specchio Magazine. Dipendiamo da donazioni di 10 € in media ma solo una piccola percentuale dei nostri lettori ci sostiene. Se tu e tutti coloro che stanno leggendo questo avviso donaste 10 €, potremmo permetterci di far crescere l’Associazione lo Specchio e le sue attività sul territorio. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è il prezzo di una colazione o di una rivista nazionale. Questa è la maniera più democratica di finanziarci. Con il tuo aiuto, non negheremo mai l’accesso a nessuno. Grazie.
settembre 2021
L M M G V S D
« Ago   Ott »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

Libri. Recensioni di libri e i migliori consigli con le novità in libreria

Marco Malvaldi Fonte internet

Marco Malvaldi Fonte internet

Bolle di sapone

Marco Malvaldi

Giallo

Sellerio Palermo

2021

Pag. 269euro 15

Valerio Calzolaio

Pineta e Calabria. Prima metà del 2020. Tempi di mascherine e distanziamento, cupi per il BarLume. Il barista matematico cinquantenne Massimo Viviani è preoccupato per più di una ragione: il 15 febbraio va a prendere in aeroporto la madre settantenne Maria Giuliana Liberata detta Gigina, geniale ingegnera e scacchista spesso in giro per il mondo, ed è costretto a farle capire che dovrebbe dormire almeno un paio di mesi da lei, ha comprato casa insieme alla fidanzata Alice Martelli e la villetta in zona san Sisto, su due piani, con giardino, è in ristrutturazione; la suddetta vicequestora Alice al momento è purtroppo a un corso di aggiornamento per la polizia, tecniche informatiche antiriciclaggio, qualche settimana in Calabria; il 20 febbraio Ampelio, ultranovantenne diabetico padre di Gigina e nonno di Massimo, cade da uno sgabello (nel tentativo di prendere il barattolo della Nutella) e si rompe il femore, deve lasciare sola (che meraviglia) l’ottantottenne moglie Tilde Cantini e starsene per un bel po’ in ospedale, mancando di conseguenza a vari impegni pratici e sociali; la domenica successiva la partita Torino-Parma viene rimandata a causa dell’emergenza Covid-19, lasciando Massimo ancor più deluso, la partita del Toro risulta sempre uno dei suoi punti cardinali; i Vecchietti orfani di Ampelio, il coetaneo Gino Rimediotti, l’ottantaseienne Pilade Del Tacca e l’ultraottantenne Aldo Griffa sono sempre più avviliti. Il bar non si può frequentare, loro stanno di continuo a spulciare ogni tipo di statistica esistente al mondosul virus, soprattutto relative alla mortalità comparata,e Massimo può scherzarci davvero poco. Occorre inventare qualcosa, magari ci vuole che accada qualcosa di criminale da spettegolare comunque, a distanza: non è che davvero Alice è alle prese laggiù con un doppio omicidio (fucilata e avvelenamento) di una coppia di anziani innamorati pizzaioli?Indaghiamo!

Lo scienziato scrittore (già allievo di conservatorio e buon pongista) Marco Malvaldi (Pisa, 1974) è una garanzia di piacevole divertente intrattenimento giallo. Qui tornano gli spassosi toscanacci apparsi nel 2007 e già protagonisti di otto romanzi, una decina di racconti e vari episodi televisivi (Sky). Come sempre la narrazione è in terza varia al passato, questa volta una selva di dialoghi nei vari separati contesti o via schermi Zoom, arguti ed esilaranti. Con l’occasione, scopriamo molte più cose dei trascorsi e della vita privata di tutti i protagonisti seriali. Approssimate tutte le età dichiarate, evolvono con i romanzi. Segnalo il metodo tramandato di madre in figlio per ricordare tutti i numeri di telefono senza mai appuntarli, trasformando i numeri in consonanti, a pag. 108. Si beve ancora molto, sia tè del pirata che rum caraibico, anche se da una parte Massimo (molto ingrassato, la bilancia materna dice 90,3 ovvero 8 chili più di due mesi prima) ha ricominciato a zuccherare il caffè che si prepara sul lavoro e dall’altra parte, fuori, vanno forte i cocktail già pronti da portare via per l’aperitivo casalingo, che Marchino si è inventato, quasi salvando il locale. La musichetta del cellulare di Aldo è l’inizio del brano Hallelujah dell’Oratorio “Messiah” di Händel. La trama è ardita: le coincidenze esistono o vengono spiegate (pure quelle del tifoso del Torino), la squadra investigativa è funzionalmente corale, il mistero si risolve con misura e sensibilità sociale, ma quando saranno tutti di nuovo a casa a festeggiare il compleanno di Ampelio, il 4 giugno, arriveranno altre novità. Una lettura corroborante quando non si ha tempo o voglia di aprire un libro, s’impara con un sorriso (abbastanza noir e criminale).

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Isole

 

Isole. Cartografia di un sogno

Gavin Francis

Traduzione di Anna Lovisolo

Viaggi e geografia (insulare)

EDT Torino

2021 (orig. Island Dreams. Mapping an Obsession, 2021)

Pag. 246euro 20

Valerio Calzolaio

 

In mezzo alle acque. Ciclicamente. Il medico, scrittore e viaggiatore Gavin Francis (Ayrshire, Scozia, 1975) ha iniziato a scrivere il volume sulle isole nel 2019 con l’obiettivo di trarre spunti dalle numerose che aveva visitato privatamente un po’ ovunque sul pianeta, per narrare benefici e problemi dell’isolamento con l’ausilio delle carte geografiche di ciascuna e della cospicua rigogliosa letteratura che le riguarda tutte. La successiva pandemia ha reso temi e riflessioni ancora più preziosi, essendo risultato fondamentale in ogni comunità umana apprezzare i doni dell’isolamento, sapendo al contempo trovare nuove modalità per restare vicini. Dichiara da principio di aver subìto fin da bambino il fascino delle isole e di aver scoperto che esiste per l’appunto una sorta di isolo-filia. Presto per lui la curiosità è divenuta un’ossessione: andava in cerca di isole per ricalibrare la consapevolezza di ciò che era davvero importante per lui, sia solitario malato per storie d’amore che in coppia alla verifica dell’innamoramento, sia poi con spedizioni scientifiche che con la famiglia (E. e tre figli). Gli è così capitato di alternare la professione di medico con lunghi viaggi e, talora, di accettare o cercare incarichi professionali su ecosistemi insulari lontani, significativi i quattordici mesi polari nella Halley Research Station in Antartide. Consapevolmente, ripropone di continuo l’interrogativo esplicito o implicito su cosa sia un’isola: “un ambiente in cui i nodi e la complessità dell’esistenza vengono riprodotti in miniatura? Oppure un chiostro, separato dal mondo, dall’industria, dai momenti determinanti della storia?” L’ottimo affascinante testo ci consegna molti spunti per rifletterci sopra, con cultura ed emozioni. Tutti noi abitiamo un’isola.

Negli ultimi anni Francis vive fra Edimburgo e le isole del nord, ha collaborato con vari autorevoli organi d’informazione inglesi e pubblicato alcuni bei libri tradotti in tutto il mondo. Quest’ultimo è certo un successo di garbo e originalità. I primi capitoli parlano dei binomi: riverenza e trasformazione, pace e reclusione (al suo interno cita anche poche isole carcere), cui seguono i capitoli su isole lontane, rifugio, fortunate, celesti, dei gabbiani, del tesoro, cercando una chiara risoluzione dell’ossessione e dei sogni. Il disordine è funzionale: la trattazione torna spesso sui suoi luoghi (Shetland, Orcadi) e la narrazione volutamente non ha una sistematicità storica o geografica. Si parte sempre da un ricordo personale per illustrare in parallelo immagini cartografiche e citazioni letterarie, poi elencate in due lunghe note finali: la prima con l’elenco delle fonti (230 storie di e da libri, saggi poesie e soprattutto romanzi, circa un paio ogni pagina scritta, talvolta evidenziate in corsivo e in celeste), la seconda con l’elenco di carte geografiche e illustrazioni, riferite lungo il testo alla collocazione e alla morfologia delle varie isole (ben 229, colorate, spesso a tutta pagina). L’autore ha cercato con efficacia di fare una “semplice e onesta” memoria cartografica della sua ossessione (sottotitolo inglese) per il fascino speculare ma opposto delle isole e della città, dell’isolamento e della connessione. La comunicazione si concentra sulla superficie emersa di eventi e impressioni, con toni emozionati e poetici se possibile, frasi brevi, mai paragrafi organici e pesanti, di lato il nome dell’isola di cui si sta parlando nel caso specifico (e torna di frequente la sua mania per quelle più “settentrionali” e meno mediterranee), fra le italiane la laguna veneta e la sarda Tavolara. Vita sana e all’aperto, tende e sacchi a pelo. John Cage per l’isolamento totale, forse.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RecensioneIl frigorifero di Einstein

Il frigorifero di Einstein. Come la differenza tra caldo e freddo spiega l’universo

Paul Sen

Traduzione di Susanna Bourlot

Scienza

Bollati Boringhieri Milano

2021 (orig. 2021)

Valerio Calzolaio

3

Laboratori di ricercatori. L’ultimo paio di secoli. Nel 1824 Nicolas-Léonard-SadiCarnot (1796-1832), brillante ingegnere militare francese, riservato e fragile, a Parigi pubblicò a sue spese un libello dal titolo Réflexions sur la puissance motrice du feu et sur les machines propres à développer cette puissanc, Riflessioni sulla potenza motrice del fuoco, una magnifica opera di scienza, esposta lucidamente senza tecnicismi, prodotto di una fertile immaginazione unita a una mente che ragionava basandosi scrupolosamente sulle evidenze. E fu tutta un’altrastoria! E fisica! All’inizio dell’Ottocento la Gran Bretagna era in pieno miracolo economico, alimentato dall’industria manifatturiera del cotone e realizzato attraverso la rivoluzionaria energia a vapore dell’industria mineraria. La Francia osservava, spiava, invidiava. Con una tiratura di seicento copie, il volumetto uscì il 12 giugno a un prezzo di tre franchi (essendone costati 460): mostrava che per generare potenza motrice c’è bisogno di un flusso termico da un corpo caldo a uno freddo e intuiva che le macchine dell’epoca producevano uno spreco increscioso. L’autore nel 1828 si congedò dall’esercito francese, nel 1832 fu ricoverato in un ospedale psichiatrico, uscì presto ma fu tra le vittime dell’epidemia di colera, morì senza sapere dell’immensa importanza del suo lavoro, aveva fondato la termodinamica, nucleo decisino di buona parte delle nostre conoscenze sul mondo fisico per il tramite di tre fenomenali concetti, energia entropia temperatura. Senza di loro tutta la scienza, fisica chimica biologia, risulterebbe incoerente. La termodinamica spiega perché dobbiamo mangiare e respirare, come si accendono le luci e come finirà l’universo. I relativi principi governano tutto, dal comportamento degli atomi a quello delle cellule viventi, dalle macchine che alimentano il nostro mondo al buco nero al centro della nostra galassia. Einstein se ne occupò fin dal 1905, continuando a dare contributi fondamentali alla materia e ai frigoriferi. Non fu il solo.

 

All’esordio scientifico letterario, l’ingegnere giornalista divulgatore inglese Paul Sen parte dagli studi sul vapore per arrivare alle ricerche in corso. La scienza di Carnot era anche una risposta agli sconvolgimenti sociali d’inizio Ottocento, le sue acute personali riflessioni sono in qualche modo pure “prodotte” sia dalla Rivoluzione istituzionale francese che dalla rivoluzione industriale inglese. Risulta sempre così: la storia della termodinamica (in questo caso) non racconta solo come gli esseri umani migliorarono la loro conoscenza scientifica, ma anche come quella conoscenza sia plasmata dalla società, che poi ne viene plasmata a sua volta. Il testo propone, infatti, una tesi, la storia della scienza è la storia che conta: gli uomini e le donne che fanno progredire la frontiera del sapere sono più importanti dei generali e dei monarchi. Lo svolgimento è la connessa dimostrazione: vengono narrati spunti biografici, assunti teorici fertili e percorsi intrecciati di eroi ed eroine della scienza attraverso il loro impegno nello scoprire la verità sull’universo, come massima missione creativa. Dopo Carnot: William Thomson (lord Kelvin), James Joule, Hermann von Helmholtz, Rudolf Clausius, James Clerk Maxwell, Ludwig Boltzmann, Albert Einstein, Emmy Noether, Clude Shannon, Alan Turing, Jacob Bekenstein e Stephen Hawking, ovvero alcuni tra gli esseri umani più intelligenti che siano mai vissuti. Spesso lavorarono in stanzette modeste di laboratori modesti con mezzi modesti, scoprirono verità fondamentali. In appendice il ciclo di Carnot, la specificità di Clausius e i quattro principi: se due sistemi termodinamici sono entrambi in equilibrio termico con un terzo, allora sono in equilibro tra loro; l’energia dell’universo è costante; l’entropia dell’universo tende ad aumentare; l’entropia di un sistema si avvicina a un valore costante quando la sua temperatura è prossima allo zero assoluto. Poi note e bibliografia.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Gli invisibili

 

Gli invisibili

Pajtim Statovci

Traduzione (dal finlandese) di Nicola Rainò

Romanzo

Sellerio Palermo

2021 (orig. 2019)

Pag. 227 euro 16

Valerio Calzolaio

 

Pristina, Kosovo. 1995-2004. Arsim è un ragazzo albanese, 24enne studente di letteratura, storia e inglese, viene da Podujevo, a nord-est rispetto all’università; Miloš è un ragazzo serbo, 25enne studente di medicina, viene da Kuršumlija, ancora più a nord-est, oltre il confine. S’incontrano, si siedono insieme al tavolino di un bar, si amano, sebbene il primo sia già sposato da 4 anni con la bella dolce Ajshe che ha subito capito che quando fanno l’amore lui fa in fretta, finge di venire senza eiaculare, evita che lei lo tocchi. Poi arriva la guerra, serbi contro albanesi, Arsim fugge e diventa un pessimo marito e padre, Miloš un chirurgo nell’oscurità della guerra, non potranno mai dimenticarsi, drammaticamente. Un altro splendido romanzo sull’identità nelle guerre, “Gli invisibili” (Bolla), per il colto giovanissimo autore, già osannato e premiato ovunque, Pajtim Statovci (Kosovo, 1990), cresciuto a Helsinki dove si trasferì la famiglia (in fuga dalla guerra) quando aveva due anni.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Il conte di Racalmuto

 

Il conte di Racalmuto

Vito Catalano

Romanzo storico

Vallecchi Firenze

2021

Pag. 109 euro 12

Valerio Calzolaio

 

Racalmuto. Aprile 1622. Pietro D’Asaro, pittore spregiudicato e donnaiuolo, beffardo e arguto, è originario di Racalmuto e sta conquistando un posto di rilievo nella pittura del Seicento in Sicilia. La bellissima contessa Beatrice lo manda a chiamare. Vuol solo dirgli di essere impressionata dai dipinti: Pietro è in grado di creare cose piene di bellezza e poesia pur essendo circondato da brutture e squallore. Entrambi sanno la causa del male: il conte Girolamo II del Carretto è uomo avido e spietato, complice di traditori e assassini, che percorrono ogni giorno vie e sentieri della cittadina. Chi può fermarlo? Leonardo Sciascia era il nonno dell’autore dell’interessante romanzo storico, d’amore e d’avventura, in terza varia, di Vito Catalano (Palermo, 1979):“Il conte di Racalmuto”. Il nipote ha preso spunto da un paio di pagine dei libri di Sciascia dedicati a Racalmuto, laddove racconta brevemente l’assassinio del conte da parte del bravo ribelle servo Antonio Di Vita.

 

v.c.

 

 

Invia un commento

Puoi utilizzare questi tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>