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Piergiorgio Viti

“Douce France” e dintorni

 

Guillaume-Apollinaire-foto-Wikipedia.jpg

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di lino palanca

 

Incursioni nelle letterature delle principali lingue europee neolatine: Francia, Spagna e Italia naturalmente. E ritorni a un vecchio amore: la storia, la tradizione e la lingua dei nostri territori.

Cadenza quindicinale. Assicuro l’impegno a evitare approcci da critico letterario (veste che non è la mia) mirando solo a presentare con fedeltà gioie e pene, estasi e tormenti che sono di chi li racconta in versi o prose, ma pure inevitabilmente nostri. Se mi riesce.

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Guillaume Apollinaire, Le pont Mirabeau [1]

                                                                       di lino palanca

 

 

Sous le pont Mirabeau coule la Seine                  Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna

et nos amours                                                     e i nostri amori

faut-il qu’il m’en souvienne                                 bisogna che ricordi

la joie venait toujours après la peine  [2]              la gioia sempre veniva dopo il dolore

Vienne la nuit sonne l’heure  [3]                      Venga la notte suoni l’ora

les jours s’en vont je demeure  [4]                      i giorni se ne vanno io qui resto ancora

 

Les mains dans les mains restons face à face       Mano nella mano restiamo a guardarci

tandis que sous                                                      e intanto sotto

le pont de nos bras passe                                     il ponte delle nostre braccia passa

des éternels regards l’onde si lasse  [5]                   degli sguardi di sempre l’onda stanca

Vienne la nuit …………….                     Venga la notte …………………

 

L’amour s’en va, comme cette eau courante         Se ne va l’amore nell’acqua fuggente

l’amour s’en va                                                     l’amore se ne va

comme la vie est lente                                          com’è lenta la vita

et comme l’Espérance est violente  [6]                    quanto violenta è la Speranza

Vienne la nuit ………..                                   Venga la notte ……………

 

Passent les jours et passent les semaines              Passano i giorni passano le settimane

ni temps passé                                                      né i giorni andati

ni les amours reviennent                                      né gli amori fan ritorno

sous le pont Mirabeau coule la Seine [7]                  sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna

Vienne la nuit ……………                                Venga la notte ………………

 

Nel sito France Culture, e anche altrove nel web mi dicono, c’è il poeta che legge i versi de “Le pont Mirabeau”. Emozionante. Straziante se si pensa che dovrebbe averlo fatto a un passo dalla morte.

Si tratta di un poème che da forma moderna al tema eterno dell’amore e del suo tempo che se ne corre via; riflessione su ciò che passa e quel che resta nel ricordo, tempeste e nuvole leggere, sogni in fumo, desideri infranti: Vanitas vanitatum et omnia vanitas. Apollinaire ha giocato su certe sonorità della lingua francese, sulle voci verbali che sottolineano continuità e trapasso (les jours s’en vont je demeure), sull’opposizione del personale all’universale, di un moi e di un nous ora separati per sempre senza speranza di ritrovarsi. E gioca ancora con la grafica dei versi, con l’occhio che coglie la sinuosità delle strofe, simile all’onda del fiume.

Kostro parla a se stesso, a Marie che lo sta lasciando e anche a noi tutti. Perché un poeta, anche lui ne è ben convinto, è lo specchio dell’umanità che lo circonda: Quand je vous parle de moi, je vous parle de vous. Comment ne le sentez-vous pas? [8]

 

E nello scrivere i versi appena letti non ha certo potuto scordare quanto il suo amato Villon aveva mandato a dire al mondo intero nel momento dei suoi addii:

 

Je plains le temps de ma jeunesse                 Rimpiango il tempo della gioventù

(Ouquel j’ai plus qu’autre gallé                     (quando condussi vita senza freno

Jusqu’à l’entrée de vieillesse)                         fino al giungere dell’età grave)

Qui son partement m’a celé                          La sua partenza me l’ha celata.

Il ne s’en est a pié allé                                   Non a piedi, no certo se n’è andata

N’à cheval: hélas! Comment donc?               A cavallo allora? No, e come dunque?

Soudainement s’en est vollé                          In un lampo è volata via

Et ne m’a laissé quelque don.                        Senza lasciarmi nessun dono.

 

 

[1] Wilhelm Albert Wlodzimierz Kostrowicky nasce a Roma il 26 agosto 1908, per gli amici Kostro, per tutti Apollinaire. Sua madre è Angelica de Waz-Kostrowicky; il padre, l’ufficiale italiano Francesco Flugi d’Aspermont, non lo riconosce. Abita a Parigi, viaggia in Germania, Belgio, Inghilterra. Vive storie d’amore con la giovane inglese Annie Playden, la pittrice Marie Laurencin, la contessa e aviatrice Louise de Coligny e Marie Pagès, professoressa di lettere. Poco prima di morire sposa Jacqueline Kolb, la “jolie rousse” dei suoi versi. Amico di Derain, Ricasso, Max Jacob. Opere principali sono le raccolte poetiche “Alcools “(1913) e “Calligrammes” (1918). Muore a Parigi il 9 novembre 1918 per una ferita di guerra. * “Le pont Mirabeau” venne scritta all’indomani della fine della storia d‘amore con Marie Laurencin.

[2] Da notare l’assenza di punteggiatura. L’acqua della Senna scorre eterna mentre il tempo tutto ingoia, amori e dolori. La gioia che sempre viene dopo il dolore è testimonianza dei rapporti sovente burrascosi tra il poeta e Marie Laurencin.

[3] L’ora della separazione.

[4]  Il tempo fugge con tutte le cose ma ciò non fa dimenticare la pena che tormenta il cuore. Sono versi in cui non c’è nulla della retorica romantica, ma un guardare a se stesso con disperata lucidità.

[5] Le mani intrecciate, sguardi senza parole mentre l’acqua della Senna continua nel suo eterno scorrere, tra storie e destini che ha visto intrecciarsi e sfumare. Simbolo del fluire della felicità sempre più lontana.

[6] La Speranza, con la maiuscola che ne simboleggia la forza, è violenta, ma ormai destinata a durare poco. Il grigio futuro degli amori perduti è alle porte.

[7] Malinconica melodia dell’addio: l’uso abbondante dei verbi che marcano il movimento (scorrere, venire, passare, andare) chiuso dal non ritorno (… né gli amori ritornano) sigilla una vicenda naufragata nella tristezza di un congedo senza appello.

[8] V. Hugo, “Les Contemplations”, 1856), prefazione.

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