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“Shomèr ma mi-lailah”. Sentinella, a quanto della notte?

Fonte Internet

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Raimondo Giustozzi

Un verso di Isaia (21,11- 12), Shomèr ma mi-lailah è alla base di una delle canzoni più famose di Francesco Guccini. Il verso è misterioso. Tradotto, vuol dire: Sentinella, a quanto della notte, a che punto è la notte? Isaia, uno di quei profeti che minacciano in continuazione e lanciano fuoco e fiamme, all’improvviso si lascia andare, in questo verso bellissimo e altamente poetico, ad una grande speranza.

La sentinella risponde: La notte sta per finire ma l’alba non è ancora arrivata. Tornate, domandate, insistete. Scrive di sé Guccini: “C’è sempre stata, pudica, sottile, nelle mie canzoni, una domanda sull’infinito, sul senso ultimo delle cose. Ma da agnostico, da vago panteista e spiritualista quale sono, da uomo che non crede nell’esistenza dell’anima ma forse coglie un fondo di infinitezza, di immortalità nel nostro destino, mi fermo alla domanda, all’interrogativo. L’importante è, però, che questa domanda non cessi mai, perché è uno dei sintomi preziosi della nostra vitalità come uomini”. Guccini con le sue canzoni è stato sempre vicino ad una generazione che non le bastava essere giovane e ribelle ma che tentava davvero di volare e di credere in un mondo diverso. Il cantautore bolognese, agli inizi della sua carriera, era uno dei pochi che parlava di sé, delle sue esperienze con la vita, della sua ricerca sincera, del rapporto con le cose e la gente. A proposito delle sue canzoni diceva: “Sono storie personali di un mio pezzo di mondo e di storia, nei quali si riflettono quegli degli altri; nasce, credo un confronto e un confrontarsi fra queste cose, ma nasce soprattutto un cercare di sapere cosa siamo, cosa facciamo e perché, a livello esistenziale”.

https://www.youtube.com/watch?v=4JRGUPCjBFI

Chi nel mondo cattolico ha attraversato, prima da giovane, poi da adulto, tutta la seconda metà del secolo scorso, dagli anni sessanta in poi, chiedeva indifferentemente, a don Lorenzo Milani, a don Primo Mazzolari, a Giorgio La Pira, a don Giuseppe Dossetti, a padre Davide Maria Turoldo, a padre Ernesto Balducci, a don Tonino Bello, a che punto era la notte. Sì, per me e per quelli della mia generazione, sono stati un po’ i nostri profeti di cui leggevamo i loro libri, conosciuti anche direttamente i loro volti e ascoltata la loro voce. Chiedevamo a loro quanto tempo dovevamo aspettare per vedere l’alba di giorni nuovi in campo politico, sociale e culturale, nella chiesa e nella società civile in genere. Venuti a mancare, sembrava, quasi ogni volta, di restare orfani di chi ci aveva aiutato a crescere in tutti i campi, dalla scuola, alla politica. “Il disoccupato e l’operaio d’oggi dovranno uscire dal cinema con la certezza che Gesù è vissuto in un mondo triste come il loro che ha come loro sentito che l’ingiustizia sociale è una bestemmia, come loro ha lottato per un mondo migliore” (Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana).

Quanto è aumentata l’ingiustizia sociale da don Milani ad oggi? Disoccupazione, lavoro precario, quando c’è, mal pagato, malversazioni d’ogni genere! Il vero spread, ha detto il Papa, è la crescente differenza tra i pochi, sempre più ricchi, e i molti, sempre più poveri. Possibile che la politica non riesca a trovare una soluzione? Non ci riesce perché, quando è fatta solo per seguire interessi personali o di gruppo e non quelli della collettività (polis), sa solo dare risposte ai bisogni del singolo e non a quelli della società nel suo insieme. Si guarda all’albero e mai al bosco. Il bene comune rimane sempre nell’ombra. Qualcuno, politico, perché non ha fatto mai nulla in vita, diceva qualche tempo fa che, favorendo chi sta già bene, si aiuta anche chi sta meno bene. Semmai è vero proprio il contrario. Chi più ha, più deve dare. Ma questo politico, del tutto nuovo, almeno così sembrava, forse non ha saputo capire che quei lupi sazi della Prima Repubblica sono stati sostituiti, nella cosi detta seconda Repubblica, da lupi altrettanto voraci. L’espressione fu usata in un convegno milanese delle ACLI molti anni fa.

Governano i peggiori? Scrive Piero Stefani: “Un dramma della politica è che non si può fare a meno del governo; eppure, di frequente, il potere cade nelle mani dei peggiori; ciò avviene anche perché i migliori rifiutano di assumere le responsabilità pubbliche che a loro competerebbero. Il discorso però è meno schematico di quanto non appaia. Lo è se si tiene conto della motivazione espressa dagli alberi fruttiferi, i quali concordemente sostengono di rinunciare alla carica perché la sua assunzione impedirebbe loro di produrre frutti”. Continua ancora nello stesso articolo ampio e ricco con riferimenti a pagine bibliche di rara bellezza: “Oggi constatiamo il rifiuto di darsi alla politica da parte di coloro che producono frutti nella società (ulivo, fico, vite), dall’altro registriamo la volontà di occupare quel posto a opera di coloro che sono improduttivi sul piano economico e culturale (rovo)” (Piero Stefani, www.retesicomoro.it,  venerdì 4 maggio 2018).

Scriveva don Primo Mazzolari: “Ci impegniamo per trovare un senso alla vita,/ a questa vita, alla nostra vita,/ una ragione che non sia una delle tante ragioni/ che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore./ Si vive una volta sola e non vogliamo essere giocati in nome di nessun piccolo interesse”. I piccoli interessi della politica! Sembra che oggi il vincitore di turno sia solo interessato a delegittimare in ogni modo quanto ha fatto in precedenza il proprio avversario politico e in nome del niente. I pensionati sono stati equiparati dall’attuale presidente del Consiglio all’avaro di Moliére, perché rivendicano l’adeguamento del proprio assegno pensionistico al costo della vita. Non è per nulla vero che la perdita dell’assegno si riduce solo a pochi spiccioli. Basta confrontare i cedolini degli ultimi sei mesi. Chi occupa un ruolo pubblico dà del delinquente a chi lancia contro il gazebo di una forza politica un fumogeno, com’è accaduto a Civitanova Marche sabato scorso. Chi parla così, lo fa, perché sa che alla gente piace questo linguaggio. Ma la stessa gente chiede anche che lo stesso ministro intervenga a condannare quello che è accaduto a Roma, dove alcuni ragazzi sono stati picchiati dal branco perché indossavano delle magliette antifasciste. Si veda l’articolo di Roberto Morassut pubblicato dallo Specchio Magazine.

Il cinismo di chi manovra poi la finanza nel mondo raggiunge la spudoratezza e la vergogna. C’erano una volta gli Stati Nazionali che si facevano garanti del benessere dei propri cittadini. L’istituto della pensione fu introdotto da Bismarck e in uno stato, la Prussia, che non godeva certo di grande democrazia. Gli Stati Nazionali non esistono più, sostituiti da gruppi finanziari che hanno in sommo disprezzo la vita e ogni valore di civile convivenza. Un’analisi del Fondo Monetario Internazionale mette in guardia gli stati più sviluppati. Si vive troppo a lungo. La longevità ha un costo. Chi deve pagare questo costo? “Per il FMI (Fondo Monetario Internazionale) lo devono pagare soltanto i lavoratori dipendenti e i pensionati stessi. E se neanche questo basta e non può bastare, se dal pagamento del prezzo vengono esentati gli investitori professionali e tutte le classi dirigenti di ogni ordine e grado, allora non resta che tagliare drasticamente tutti gli istituti di welfare che hanno fin qui sostenuto l’allungamento delle aspettative di vita”( www.quifinanza.it , 15 /04/ 2016) . Ma se le cose stanno veramente così, cosa si aspetta ad ammazzarci tutti, una volta raggiunta l’età pensionabile? Forse ci staranno già pensando? Chi saranno? Ma è chiaro: “Gli investitori professionali”, quelli che garantiscono solo per loro il paradiso qui in terra, all’altro non ci hanno mai creduto, assieme a “tutte le classi dirigenti di ogni ordine e grado”. Hanno fame! “Dategli le brioche”. No, non sarà possibile nemmeno questo.

Ci fossero delle novità, ma a tutt’oggi non si vedono né a livello locale né a livello nazionale. Il presidente della Repubblica l’ha ricordato. Un sistema democratico non ha bisogno di fabbricarsi il nemico di turno, perché è estraneo allo stesso concetto di democrazia. Ieri, per una forza politica, la Lega di Umberto Bossi, il nemico da combattere era il meridionale, oggi per la nuova Lega di Salvini è l’africano o comunque l’uomo o la donna di colore. C’è sempre un sud che è più a sud di un nord. Lo dice la geografia ma non dovrebbe sostenerlo la politica. Certo esistono problemi globali, il terrorismo, i dazi doganali, che vanno risolti ma senza speculare sulla paura. American First, l’America prima di tutti! In una passato tragico per tutti, concluso con un bagno di sangue dove perirono tanti americani, in Europa e in Asia, anche il Nazismo aveva parlato di una Germania “Über alles“. Anche a livello di linguaggio, dove è la differenza?

Eppure quello che resta da fare è domandarsi, chiedere, cercare e trovare insieme delle soluzioni come nel testo della canzone: “La notte, udite, sta per finire, / ma il giorno ancora non è arrivato/ sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato. /Ma io veglio sempre, perciò insistete, / voi lo potete: ridomandate! /Tornate ancora se lo volete, non vi stancate!/ Ma ora capisco il mio non capire,/ che una risposta non ci sarà/ che la risposta sull’avvenire/ è in una voce che chiederà:/ – Shomér ma mi-llailah?/ Shomér ma mi-lell?/ Shomér ma mi-llailah, ma milell?” (F. Guccini).

Raimondo Giustozzi

 

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