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Piergiorgio Viti

Civitanova Marche. Don Primo Mazzolari,un ricordo nel Sessantesimo della morte

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L’Unità Pastorale San Pietro – Cristo Re di Civitanova Marche dedica l’incontro di riflessione della Festa Parrocchiale a don Primo Mazzolari, una delle voci più alte del cattolicesimo italiano del Novecento, nella ricorrenza del Sessantesimo della morte. L’appuntamento è per giovedì 27 giugno, presso la sala don Lini Ramini, in via del Timone, 14 Civitanova Marche. Don Primo Mazzolari (Cremona, 13 gennaio 1890 – Cremona, 12 aprile 1959), tenace oppositore del Fascismo e di ogni forma d’ingiustizia e di violenza, anticipò con il suo pensiero alcuni grandi temi del Concilio Ecumenico Vaticano II: la pace, la chiesa dei poveri, la libertà religiosa, il pluralismo e il dialogo con i lontani.

Nacque da una famiglia semplice di contadini. Seguì presto la vocazione sacerdotale; a dieci anni, entrò nel seminario di Cremona, dove proseguì gli studi fino all’ordinazione ricevuta il 24 agosto 1912. Gli anni di noviziato non furono tranquilli perché Pio X aveva inaugurato una stagione di repressione antimodernista che portò nei seminari una disciplina più rigida di cui Mazzolari cominciò a risentirne in maniera particolare. Dopo qualche mese fu inviato come vicario a Spinadesco e, subito dopo, richiamato in seminario a Cremona per insegnare Lettere.

Scoppiata la Prima guerra mondiale, si schierò, con l’entusiasmo tipico dei giovani, dalla parte degli interventisti contro le tendenze militariste della Germania. Tornerà profondamente cambiato dall’esperienza sul campo e inizierà un itinerario che lo porterà ad assumere posizioni pacifiste radicali e di un’autorevole chiarezza all’interno delle posizioni cattoliche. Infatti, più tardi, parlando della sua esperienza di guerra e dell’equivoco verso il quale erano andati incontro lui e altri giovani preti, dirà: “Se invece di dirci che ci sono guerre giuste e guerre ingiuste, i nostri teologi ci avessero insegnato che non si deve ammazzare per nessuna ragione, che la strage è inutile sempre, e ci avessero formati ad un’opposizione cristiana chiara, precisa ed audace, invece di partire per il fronte saremmo discesi sulle piazze”.

Congedato nel 1920, andò parroco a Bozzolo, un piccolo paese, in provincia di Mantova e, due anni dopo, fu nominato parroco di Cicognara, dove per un decennio costruì il suo stile come parroco e animatore sociale; infatti, organizzò una scuola serale per i contadini e una biblioteca. Anche don Lorenzo Milani seguirà le sue orme, prima con la Scuola Popolare a Calenzano, un grosso borgo vicino a Prato (1947- 1954), poi con la Scuola di Barbiana, tra i paria d’Italia (1954 – 1967).

Nel 1932 fu trasferito di nuovo a Bozzolo. Furono anni fervidi dal punto di vista letterario. Nascono le opere: La più bella avventura, basata sulla parabola del figliuol prodigo, Il samaritano, I lontani, Tra l’argine e il bosco. Erano testi che tracciavano la concezione di una Chiesa imperfetta ma umile e aperta ai lontani, e ancora Tempo di credere nel 1941 e I‘impegno con Cristo.  Due anni dopo tutti i libri furono fortemente osteggiate dal Sant’Uffizio come dalle autorità fasciste. Iniziò allora la sua opposizione alla dittatura pur senza appariscenti momenti di rottura. Ma Don Mazzolari ebbe scontri con il fascismo, già prima della marcia su Roma e fino alla condanna a morte decretata dai repubblichini di Salò. Nel 1924 aveva scritto: “Mi chiedo se proprio nessuno deve alzare la voce di condanna, se il sacerdote, che è il protettore nato degli oppressi, può stare pago di soffrire interiormente e di pregare […]. Il dubbio, per conto mio, l’ho risolto: io sento il dovere di dichiararmi apertamente a favore degli oppressi“. Mazzolari si rifiutò di cantare il Te Deum per lo scampato attentato a Mussolini e di andare a votare per la lista unica dei fascisti.

Dopo la caduta del Fascismo ebbe contatti con la resistenza e fu costretto a vivere in clandestinità per molto tempo. In quest’occasione scrisse La rivoluzione cristiana, in cui considerava le direzioni dell’impegno cristiano del dopoguerra; dopo la Liberazione avrebbe infatti accettato di lavorare al fianco della D.C. Nel 1949 fondò e diresse il periodico Adesso la cui pubblicazione fu sospesa nel 1951 su indicazioni provenienti dal Vaticano. Si trattava di un giornale progettato da don Mazzolari per dare spazio alle “avanguardie cristiane” con una carica finalmente profetica. Un altro dei suoi scritti è dedicato a “I lontani”, costante cura della sua pastorale, intendendo però con “lontananza” non tanto una situazione ben definita, quanto uno stato d’animo contraddistinto dall’assenza di Qualcuno.

Nel 1955 uscì, anonimo, Tu non uccidere, quasi un trattato del pacifismo radicale cristiano: un pacifismo che non concede alcuno spazio ad alcuna forma di violenza: “Cadono, quindi, le distinzioni tra guerre giuste e ingiuste, difensive e preventive, reazionarie e rivoluzionarie. Ogni guerra è fratricidio, oltraggio a Dio e all’uomo […] Per questo noi testimonieremo, finché avremo voce, per la pace cristiana. E quando non avremo più voce, testimonierà il nostro silenzio o la nostra morte, poiché noi cristiani crediamo in una rivoluzione che preferisce il morire al far morire”.

Nel 1957 fu chiamato dal cardinal Montini (futuro Paolo VI) a predicare a Milano. Quest’ultimo, successivamente, parlando di lui dirà: “Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti”. Con l’elezione di Giovanni XXIII le idee del sacerdote trovarono più accoglienza in un clima certamente più moderno. Sebbene nella dottrina cristiana don Primo Mazzolari riservasse un posto di primo piano alla Parola di Dio, senza troppe preoccupazioni esegetiche, egli fu spesso contrastato e costretto al silenzio. D’altra parte fu anche molto stimato dal card. Roncalli e dal card. Montini tanto che fu ricevuto molto calorosamente da Papa Giovanni che lo chiamò “tromba dello Spirito Santo“. Simile accoglienza lo ripagava di molte amarezze sofferte (Paolo Delli Carri). Il 20 giugno 2017, papa Francesco si è recato a Bozzolo, per pregare sulla sua tomba.

Il Prof.  Anselmo Palini, studioso del Cristianesimo e docente all’Istituto di Istruzione Superiore  Antonietti di Iseo, approfondirà la figura del parroco di Bozzolo, con una relazione sul tema: Don Primo Mazzolari: la testimonianza di un uomo libero. La relazione sarà accompagnata dalla recitazione, da parte dell’attrice Emilia Bacaro della Compagnia Teatrale Piccola Ribalta di Civitanova Marche, di quattro brani tratti da alcuni tra i più significativi scritti di Don Primo Mazzolari.

L’incontro proseguirà con la proiezione di alcune scene del Tv-movie: L’uomo dell’argine. Don Primo Mazzolari, regia di Gilberto Squizzato, prodotto da Rai Trade nel 2004 e trasmesso da Rai Tre in prima serata, in due puntate, nello stesso anno. Nel film di Squizzato, si alternano immagini originali d’archivio e scene girate nella campagna lombarda, con attori e comparse scelte tra persone del luogo, sull’argine del fiume Po, descritto da Don Primo nel racconto autobiografico La pieve sull’argine (1952). Completerà l’incontro per la Festa della Parrocchia di San Pietro, dedicato al ricordo di Don Mazzolari, la proiezione video del testo Ci impegniamo noi e non gli altri, tratto dall’opera: Impegno con Cristo, pubblicata da Don Primo Mazzolari nel 1943.

Raimondo Giustozzi

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