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Piergiorgio Viti

Letteratura sull’Istria e l’esodo

Bora copertina libro Internetdi Raimondo Giustozzi

“B O R A”  di Anna Maria Mori e Nelida Milani – Frassinelli

Due donne che per anni hanno avuto paura a guardarsi indietro, quasi avessero preso alla lettera la leggenda di Orfeo che proprio per aver guardato indietro fu punito dagli dei con la perdita della riconquistata Euridice. Un giorno, poi, insieme, Anna Maria e Nelida, proveranno a ripercorrere le loro vite, dolorose e ingiuste, uguali e diverse. Una di qua e l’altra di là, proveranno a sovrapporre le loro vite e si accorgeranno, con dolore, che combaciano perfettamente; soprattutto nel dolore! Due vite parallele e parallelamente sradicate: una dalla propria casa dalla propria terra e dalla propria gente; l’altra dalla propria lingua, dalle proprie abitudini e dalla propria gente che partiva.

“NATA IN ISTRIA”  di Anna Maria Mori

In un viaggio nella memoria e nel cuore, l’eredità di una terra perduta di struggente bellezza. Ascoltare, ricordare, scrivere. Per questo Anna Maria Mori torna nella penisola in cui è nata, un tempo Italia, oggi divisa tra Croazia e Slovenia. Pochi conoscono l’avvicendarsi di dominazioni e culture che hanno segnato questo triangolo di terra stretto tra le Alpi e l’Adriatico: la Serenissima, l’Austria-Ungheria, l’Italia e, dopo la Seconda guerra mondiale, sotto la Jugoslavia, il tragico capitolo del regime di Tito con i gulag, le foibe, le violenze, l’esodo di massa, la nazionalizzazione dei “beni abbandonati” dagli esuli. Si voleva che non rimanesse traccia di Italia e di italiani, facendo sparire persino i luoghi originari dei luoghi, delle vie e delle persone. Ma la memoria è più forte delle violenze, ed ecco che questo libro accoglie e dà voce alle testimonianze di chi abita ancora lì, gli italiani rimasti, e di chi invece fa parte dei trecentocinquantamila che nel 1947 dovettero prendere la via di un doloroso esilio.

Anna Maria Mori è stata una di loro, costretta a rinunciare alla propria casa e al proprio passato. Nata in Istria racconta il suo ritorno alla terra dove ha vissuto bambina, insieme alla famiglia, in un’età della vita nella quale volti, colori e sapori si imprimono per sempre nel carattere e nella mente. Passo dopo passo, ascolta, ricorda, scrive.  E in questo percorso frastagliato e intenso, coraggioso e dolente, ricompone il puzzle identitario che è l’Istria, attraverso le sue cento fiabe, mille cucine e mille memorie, in un dialogo con gli esuli, i rimasti, i defunti. Un viaggio un po’ sentimentale, molto storico, inevitabilmente politico, che è anche una dichiarazione d’amore alla bellezza di una terra immersa nel mare, incoronata di rocce bianche e pini scuri, da troppi amata e troppe volte perduta.

“UNA VALIGIA DI CARTONE”   di Milani Nelida

Con semplicità sincera – con l’intima assenza di retorica e di tesi, che nasce dal trattare delle “poche cose di una vita”, la cui grandezza risalta però definitiva nel contrasto con quei grandi effetti della storia che le piccole cose disordinano, scompigliano, disperdono – questi due racconti attingono al tema dell’identità difficile di chi è minoranza nazionale e culturale. L’autrice, Nelida Milani Kruljac, è un’istriana di Iugoslavia che nel suo paese (se gli eventi attuali consentono ancora di parlarne come di un paese) ha percorso al contrario il cammino dell’integrazione: dalla comunità culturale croata, in cui s’era inserita, dietro alle montagne e ai paesini dove vivevano i suoi antenati di lingua italiana, a sostare di fronte a memorie altrimenti inesorabilmente mute. E due memorie sono questi due racconti: di una contadina istriana degli inizi del secolo che inizia a vagare bambina tra le guerre, il fascismo, la resistenza, l’esodo; di una maestra istriana dei giorni nostri che si disperde in più moderne e vaghe diaspore. La prima dichiarandosi troppo ignorante per capire, la seconda che forse crede di comprendere: ma in entrambe quell’angosciante confusione per la quale il nostro secolo non sembra aver trovato e trovare medicina.

“MEMORIA NEGATA” – CRESCERE IN UN CENTRO RACCOLTA PROFUGHI PER ESULI GIULIANI”  di Brugna Marisa

A distanza di tanti anni, alcuni fatti, che hanno segnato la vita di una persona, si ripresentano prepotentemente e si hanno visioni nitide di luoghi e persone che si pensavano ormai sepolti nei propri ricordi; è un affiorare spesso doloroso, fatto di privazioni, di distacchi dalla terra natìa e da  un dialetto che risuona nel proprio cuore ormai svuotato di sorrisi e speranze. È quello che hanno provato gli esuli istriani, fiumani e dalmati sparsi in decine di campi profughi nel nostro Paese alla fine del secondo conflitto mondiale; ma è soprattutto quello che hanno provato i più piccoli strappati ai loro giuochi, ai loro luoghi d’origine. Non a caso si può parlare di infanzia negata e tutti coloro che oggi hanno superato gli “anta” ritornano, con la memoria, a quelle baracche e filo spinato che li vide giovinetti crescere e diventare donne e uomini. Quella facoltà di ricordare luoghi, persone e avvenimenti che Marisa Brugna non ha voluto relegare nel proprio intimo ma, altresì, ha voluto che diventasse un libro che dovrebbe trovare posto nei corsi di storia quale compendio dei testi scolastici privi di questo tassello di memoria.

L’autrice, nata ad Orsera, abbandonò il borgo di pescatori nel 1947 e, come migliaia di istriani, fiumani e dalmati, prese la strada di un Centro Raccolta Profughi dove visse per oltre dieci anni; nel 1959 giunse a Fertilia. “Memoria negata” è un libro da leggere tutto d’un fiato e che non deve rimanere circoscritto ai soli circoli della diaspora anzi, deve diventare uno stimolo affinché tutti coloro che hanno vissuto sulla propria pelle il dramma dell’esodo tramandino ai loro figli l’amore per la loro terra d’origine rivolgendo alle nuove generazioni quell’appassionata sollecitazione che si può leggere nella postfazione del volume: “che no’ i se desmenteghi de aver anche sangue istrian nele vene”.

“ISTRIANIeri. Storie di esilio”  di Valerio Di Donato

Nell’Aprile del 1945 non tutti gli italiani poterono salutare con sollievo l’avvenuta liberazione del paese dalle truppe naziste e fasciste: alle spalle di Trieste e Gorizia, in Istria, nella zona di Fiume, e di Zara, iniziava infatti una nuova, drammatica occupazione ad opera dei partigiani slavi agli ordini del maresciallo Tito. Il prezzo pagato dalle popolazioni italiane, l’etnia prevalente nelle città e sulla costa, fu altissimo e viene generalmente sintetizzato con due crudi termini: foibe ed esodo. Storie di migliaia di famiglie e singoli individui, vessati e sradicati dalle loro terre d’origine, che per oltre cinquant’anni hanno subito il medesimo destino dei vinti: l’oblio. Questo libro raccoglie una serie di testimonianze di esuli giuliano-dalmati narrate attraverso una scrittura incalzante, nel continuo rimando fra cronaca e riflessione, storia e spazio narrativo, contribuendo al superamento della rimozione di un capitolo cruciale della storia patria del Novecento entro il più ampio contesto della geopolitica. Le pagine che seguono meritano un’attenta lettura, perché non sono solo una semplice raccolta di testimonianze, accomunate dal semplice confluire e concludersi di diverse esperienze biografiche; ma, invece, ci si trova anche di fronte a un lavoro serio, che, se non apporta sensazionali novità sul piano della conoscenza storica, ha, però, il pregio di considerare tale doloroso tema in una prospettiva più ampia dal punto di vista tanto geografico quanto culturale, correttamente inserendolo nel tragico contesto europeo della seconda guerra mondiale e contestualizzandolo in un arco cronologico che fuoriesce dal consueto limite temporale, vale a dire la fase finale del conflitto e il periodo fino alla firma del trattato di pace del 1947. La ricostruzione parte ben prima, in alcuni casi già dagli ultimi decenni dell’800, e giunge fino ai nostri giorni, seguendo i protagonisti nelle loro vicissitudini anche dopo l’abbandono della terra natia. Tra le storie proposte, ve ne sono pure alcune relative a percorsi familiari e individuali inusitati in questo genere d’apporti documentari, dal momento che si prendono in considerazione pure i casi di chi dovette andarsene dai Sudeti dopo il crollo del III Reich o dalle Krajine al momento della seconda dissoluzione della Jugoslavia, quella del 1991-92 e quello, anomalo, d’un giovane “controcorrente” che negli anni ’50 va a tentare la sorte nella Belgrado titoista, pur senza condividere minimamente l’ideologia comunista ivi dominante.

“CON IL MARE NEGLI OCCHI”  Storia, luoghi e memorie dell’esodo istriano a Torino di Miletto Enrico

L’esodo di buona parte della popolazione italiana dell’Istria rappresenta un passaggio drammatico e tormentato nella storia contemporanea del nostro paese. Le fonti archivistiche e le parole dei testimoni raccontano l’arrivo, l’accoglienza in città, l’adattamento alla vita del campo profughi delle Casermette in borgo San Paolo, il trasferimento qualche anno dopo nelle “case rosse” di Lucento,  il lavoro (in particolare nella storica Manifattura Tabacchi del Regio Parco), il tempo libero. Ne risulta una storia a più voci che ci parla delle difficoltà di inserimento, ma anche dell’integrazione nel tessuto urbano e sociale cittadino di una comunità che serba tuttavia vivissimo il senso delle sue origini.

“TEMPO DI LUPI” Riflessioni su due esodi di Manzin Eleonora

Il tema dello sradicamento dalla propria terra d’origine è ricorrente nella letteratura, ma quando riguarda i 350 mila italiani provenienti dalle terre d’Istria diventa unico e irripetibile. “Tempo di lupi” non è solo il racconto di quegli anni controversi delle guerre mondiali e soprattutto del dopoguerra, effettuato da una donna che ha patito, insieme alla sua famiglia, il trauma dell’esodo attraverso Rovigno, Trieste, Palmanova, Busca e infine Torino, ma è anche l’espressione dell’inquietudine dell’uomo che, per sopravvivere, ha bisogno di mettere radici nei luoghi e creare legami forti con i suoi simili.

L’ESODO A LATINA. La storia dimenticata dei giuliano-dalmati  di  Orsini Angelo F.

Tra il 1943 e gli ultimi anni Cinquanta, 300.000 italiani residenti in Venezia Giulia e Dalmazia lasciano la loro terra e si rifugiano in Italia per sfuggire all’oppressione del regime di Tito. Nel nostro Paese essi vengono ospitati in centri di accoglienza allestiti alla meglio. Due di tali centri sono in provincia di Latina, dove giungono oltre 3.000 esuli. A queste vicende, per quasi cinquant’anni rimosse dalla storiografia italiana, dagli opportunismi della politica e dai media, l’autore rivolge la sua attenzione. Egli ricostruisce gli antefatti storici che originarono la questione giuliana e sviluppa le fasi della sistemazione degli esuli nei campi di Latina e Gaeta; segue l’inserimento di una parte di essi nella realtà pontina, dove furono accolti benevolmente a differenza di quanto accaduto in altre città italiane

“FOIBE ROSSE”.   Vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel ’43 di Sessi Frediano

Norma Cassetto venne gettata ancora viva nella foiba di Villa Surani nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1943. Aveva ventitré anni ed era iscritta al quarto anno di lettere e filosofia, all’Università di Padova. I suoi assassini, partigiani di Tito, che dopo il crollo del regime fascista tentano di prendere il potere in Istria non hanno pietà della sua giovinezza e innocenza e, prima di ucciderla, la violentano brutalmente. L’assassinio di Norma Cossetto e di tutti quegli uomini e quelle donne che furono infoibati o morirono a causa delle torture subite, annegati in mare per mano dei “titini” mostra verso quale orizzonte ci si dirige “quando si ritiene che la verità della vita è lotta, e che non tutti gli esseri umani sono provvisti della medesima dignità”.

“SOPRAVISSUTI E DIMENTICATI”  Il dramma delle foibe e l’esodo dei giuliano-dalmati di Girardo Marco

Il testo di Marco Girardo prende in considerazione due eventi storici riconducibili alla seconda guerra mondiale e all’immediato dopoguerra: la sparizione nelle foibe di circa 5000 persone (soldati e civili, per lo più italiani) a opera del movimento partigiano jugoslavo, destinato a confluire nelle armate di Tito; l’esodo verso l’Italia di circa 300mila persone (per lo più italiane) che abitavano nell’Istria e nella Dalmazia quando queste regioni, alla fine della guerra, furono assegnate alla Jugoslavia (trattato di Parigi, 10 febbraio 1947).  Nelle pagine di questo libro, Girardo intervista tre persone direttamente o indirettamente coinvolte nelle vicende citate. Il primo personaggio è Graziano Udovisi, l’unico sopravvissuto alle foibe che sia ancora in vita, il quale racconta con impressionante dovizia di particolari quelle ore in cui la morte vicinissima gli fu miracolosamente risparmiata. Il secondo intervistato è Piero Tarticchio, esule di Gallesano, il quale, avendo perso il padre e altri parenti in una foiba, ha vissuto entrambe le drammatiche esperienze che hanno segnato la gente giuliano-dalmata. Infine la parola passa a Nataša Nemec, una storica slovena di Nova Gorica che ha cercato di stilare un elenco dei caduti nelle foibe, sfidando in molti casi la diffidenza dei colleghi e dei connazionali. Tre sguardi diversi, tre esperienze convergenti, che si intrecciano nel tentativo di comporre un frammento di storia contemporanea spesso dimenticato.

 “IL DOLORE E L’ESILIO”. L’Istria e le memorie divise d’Europa  di Crainz Guido

Nel 1947 un grande storico di origine istriana, Ernesto Sestan, tracciando i “lineamenti di una storia etnica e culturale” della Venezia Giulia scriveva: nel Novecento si sono scontrati qui “nazionalismi feroci ed esasperati in una lotta senza quartiere in cui gli uni finivano col pareggiare, anche moralmente, gli altri”. Sestan concludeva: “I termini del conflitto trascendevano, nei loro motivi più profondi, il modesto ambito della vita regionale e si ispiravano alle correnti di  idee e di passioni che fanno così feroce l’Europa contemporanea”. Questo piccolo libro propone di accostarsi a quel dramma per cogliere il dolore, le speranze e le paure delle diverse vittime che hanno vissuto in quell’intricato crocevia.

“LA TRAGEDIA DELLE FOIBE”  di Pallante Pierluigi

Subito dopo la fine della guerra, tra il maggio e il giugno 1945, migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia furono arrestati dall’esercito jugoslavo: molti furono uccisi e gettati nelle “foibe”, diventate una specie di grandi fosse  comuni, molti furono deportati nei campi di raccolta in Slovenia e Croazia, dove morirono di stenti e malattie. Alla tragedia delle «foibe» concorsero spinte e fattori diversi, di natura ideologica (scontro tra fascismo e antifascismo), nazionale (appartenenza territoriale) e sociale (lotta di classe, per il socialismo). Il volume presenta nuove chiavi interpretative, collocando la vicenda all’interno della storia italiana del Novecento, e propone un’ampia raccolta di documenti, in gran parte inediti o solo parzialmente pubblicati.

“NATO IN RIFUGIO”. Il polesano di Barletta  di Dicuonzo Giuseppe

Il libro può considerarsi una ricerca di carattere storico-geografica dell’Istria in cui l’attenzione è rivolta, nel primo capitolo, principalmente alla geografia ed alla storia della città di Dignano d’Istria, città d’origine della mamma e dei suoi avi e di Pola, città che ha dato i natali all’autore. Tutta l’area geografica presa in considerazione non vuole suscitare polemiche, ma conferire chiarezza alle vicissitudini di un popolo non note e mantenute volutamente per sessant’anni nell’oblio. Nei diversi capitoli che seguono il primo è stato affrontato dettagliatamente il tema della “foibe” che vuole proporre all’opinione pubblica la storia del calvario, in forma corretta, degli italiani d’Istria dalla seconda guerra mondiale fino alla completa definizione dei nuovi confini della Venezia Giulia avvenuti nel 1975. In una sintesi dei fatti avvenuti principalmente tra il 1943 e il 1945 si è proceduto ad una dettagliata disamina dei martiri e delle testimonianze più significative di una pulizia etnica avvenuta nella storia dell’Istria, rispondendo ai perché di tanta efferatezza, al numero delle vittime, ai luoghi, ai modi del martirio, ecc.

“OPZIONE: ITALIANI!”  di Vador Luigino

Uno dei libri che iniziano a raccontare la tragedia dell’esodo istriano, fiumano e dalmata, per molti anni dimenticato. Lo fa da un’ottica particolare: quella di un gruppo di famiglie istriane che 50 anni fa si insediò nella frazione Villotte di San Quirino, in provincia di Pordenone.  Luigino Vador, facendo parlare i diretti protagonisti ci porta nel cuore del dramma degli esuli con pagine ricche di suggestione.

“RACCONTI DI GUERRA” di Milani Nelida

Le guerre di cui si parla in queste pagine sono diverse nei tempi e nei luoghi, ma tutte ugualmente devastanti: dal secondo conflitto mondiale al difficilissimo dopoguerra con l’esodo dall’Istria di molti amici, parenti, conoscenti, allo sradicamento subito in patria da chi è rimasto perché la propria terra assume connotati che la rendono irriconoscibile, alle recenti guerre che hanno prodotto la frantumazione della Jugoslavia e nuove memorie atroci, ai nazionalismi scatenati, alle intolleranze, alla perdita di ogni senso di civile convivenza come solo la miseria estrema e la paura angosciante possono produrre.

“LA GIUSTIZIA SECONDO MARIA.” Pola 1947: la donna che sparò al generale brigadiere Robert W. De Winton.  Di Rosanna Turcinovich Giuricin.

Una vicenda remota, ormai ignota ai più, quella dell’insegnante Maria Pasquinelli, che la mattina del 10 febbraio 1947, a Pola, in quella data fatidica della perdita di ogni speranza e nella cornice della città simbolo dell’esodo giuliano e dalmata, uccise il comandante della guarnigione britannica, Robert W. De Winton. Una vicenda la sua, che si intrecciava tragicamente con il destino della Venezia Giulia ceduta alla Jugoslavia di Tito, con gli eccidi delle Foibe e con l’esodo della popolazione italiana autoctona sotto l’incalzare delle violenze esercitate dal nuovo regime nazionalcomunista. Un contesto drammatico, reso inverosimilmente complesso dalle tensioni internazionali scaturite da fronti ideologici opposti e interessi divergenti sul terreno fragile martoriato di una regione abbandonata alla cecità degli eventi. Ribellione tragica e solitaria, quella di Maria Pasquinelli, che per manifestare al mondo l’infamia dell’ingiustizia subita assunse su di sé la responsabilità senza pari di uccidere un simbolo delle Grandi potenze, quel De Winton che non conosceva ma che rappresentava visivamente i “Quattro Grandi” che avevano appena ceduto le regioni orientali alla Jugoslavia titoista.

Assassinare un uomo, stroncare consapevolmente una vita per affermare un diritto: quanto vale una vita, quanto vale un diritto? E può, quell’evento, essere raccontato, e attraverso il racconto reso almeno tollerabile? Può, se affidato alla sensibilità e alla misura rare di cui dà prova Rosanna Turcinovich Giuricin in “La giustizia secondo Maria” il primo documentato testo che ci restituisce la storia di Maria Pasquinelli, alla quale l’autrice dà, dopo 60 anni, corpo e voce con tatto e levità. Maria Pasquinelli è morta nel luglio 2013.

“L’ESODO”  La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia di  Arrigo Petacco

In questa ricostruzione, lontana da ogni interpretazione ideologica, Arrigo Petacco racconta la storia di un lembo conteso della nostra patria, in cui la presenza di etnie diverse ha favorito, di volta in volta manifestazioni nazionalistiche, quasi sempre dettate dall’ideologia vincente.

“ISTRIA CONTESA”  La guerra, le foibe, l’esodo di Fulvio Molinari

La storia dell’Istria contesa tra due mondi, quello italiano e quello slavo. Il libro di Fulvio Molinari, Esule istriano nato ad Orsera nel 1937, ripercorre dettagliatamente le vicende che portarono l’annessione della penisola istriana alla Jugoslavia di Tito. Dallo scoppio della guerra alla tragedia dell’abbandono dopo una trattato abominevole. Molinari dedica due interi capitoli, Il grande esodo e Destinazione Italia, allo spostamento forzato di migliaia di italiani verso l’Italia e il resto del mondo.

“CAPODISTRIA ADDIO”  Lettere di un’Esule  1945 – 1956 di Lina Derin, Gianantonio Godeas

Undici anni di storia scorrono nelle lettere di Lina Derin alle sorelle. La corrispondenza inizia nel marzo 1945, con l’arrivo degli sfollati di Pola a Capodistria e si conclude nel gennaio del 1956 a Trieste. E’ la testimonianza della pulizia etnica operata da Tito narrata da una donna che si batte con coraggio. La storia scorre nelle sue righe in maniera assai cruda. Dai rastrellamenti al cibo che scarseggia, da Trieste occupata alle terre ormai perse; molti italiani verranno portati via senza fare mai più ritorno. Un’opera che non dovrebbe mancare ad ogni italiano che ha nel cuore il dramma del popolo giuliano- dalmata.

“POLA ISTRIA FIUME 1943-1945”  L’agonia di un lembo d’Italia e la tragedia delle foibe di Gaetano La Perna

La storia dell’occupazione dell’Istria e di Fiume narrata dallo Storico Gaetano La Perna, Esule da Pola e attualmente collaboratore del settimanale goriziano L’Arena di Pola. Si tratta di un contributo costruito con competenza, determinazione, spesso ostacolato dalla scarsa collaborazione di fonti ufficiali. Sono ripercorse dettagliatamente le vicende che dal 1943 al 1945 portarono all’abbandono di terre sulla cui italianità nessun dubbio è possibile.

“FOIBE IO ACCUSO” Una sopravvissuta istriana trascina in tribunale l’assassino di suo padre di  Nidia Cernecca

Non possiamo che apprezzare il nuovo libro della stimatissima Nidia Cenecca, Esule Istriana, coraggiosa testimone di quella irrinunciabile verità storica sulle vicende giuliano-dalmate, ancora oggi omessa alla conoscenza del grande pubblico. E’ un libro che si inserisce onorevolmente in quella bibliografia di tipo memorialistico, che proprio attraverso la testimonianza di vita vissuta dall’autrice, riesce a dare inconfutabile valore ai fatti narrati.

“STORIE FUORI DALLA STORIA” Racconti ed emozioni di emigrati giuliano-dalmati in Australia di Viviana Facchinetti

Il tema degli esuli non è stato quasi mai trattato PRIMA con metodo scientifico e correttezza di impostazione. La giornalista Viviana Facchinetti ha compiuto parecchi viaggi in Australia dove ha conosciuto esuli ed emigranti da Trieste e dall’Istria e Dalmazia e si è guadagnata la loro fiducia. Ha intervistato molte persone, tra cui il famoso Amedeo Sala che è morto da poco. Questi esuli hanno raccontato le loro traversie con naturalezza e semplicità e la giornalista ha raccolto il materiale in quattro videocassette proprietà della RAI di Trieste che le ha trasmesso e in un volume Storie fuori dalla storia che è distribuito dalla Casa Editrice LINT anche attraverso internet. Questo libro non dovrebbe mancare nella biblioteca di un appassionato dei nostri temi, soprattutto se discendente di esuli.

“L’ESODO DEI 350 MILA GIULIANI FIUMANI E DALMATI”  di Padre Flaminio Rocchi

L’Autore, Padre Flaminio Rocchi, è una delle figure più carismatiche e rappresentative del mondo della diaspora giuliano-dalmata. Un libro, già giunto alla sua 4a. edizione, che dovrebbe essere nella libreria di ogni buon italiano che ha a cuore la storia d’Italia e degli Italiani. Reperibile attraverso le Edizioni Difesa Adriatica,   tel.06.5816852-5894900

“SRADICAMENTI” di  Annalisa Vukusa

Libro di introspezione socio-psicologica dell’autrice, quale discendente di padre zaratino costretto ad abbandonare la propria terra a causa delle violenze perpetrate contro la comunità italiana della città di Zara. Per ricevere il libro contattare direttamente l’autrice alla e-mail: anvuku@yahoo.it.

“INFOIBATI (1943-1945)”  I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti  di  Guido Rumici

Tra settembre del 1943 e la primavera del 1945, nei territori della Venezia Giulia occupati dalle truppe del maresciallo Tito, migliaia di uomini e donne scomparvero nelle foibe, le cavità naturali che si aprono nel Carso. Infoibati: in questo termine sono racchiusi la memoria degli scomparsi e l’orrore di una tragedia della quale, a distanza di decenni, è ancora impossibile tracciare un bilancio definitivo, anche se furono più di 5.000 le persone deportate che non fecero ritorno. Con documenti di fonte jugoslava, inglese e italiana, con fotografie e testimonianze dirette di parenti e sopravvissuti, vengono ricomposti i tasselli di questa tragedia nazionale. Un lavoro di ricerca senza precedenti che ricostruisce una pagina oscura della nostra storia e che, senza pregiudizi ideologici, ridà voce alle vittime delle foibe. Per informazioni contattare http://digilander.iol.it/xrumici/.

“FRATELLI D’ISTRIA 1945 -2000 – ITALIANI DIVISI” di Guido Rumici

Il destino di quanti rimasero ad abitare in Istria e a Fiume sotto il regime del Maresciallo Tito, dopo l’occupazione delle truppe jugoslave al termine del secondo conflitto mondiale, è una pagina importante di storia cui gli studiosi e gli organi di informazione hanno riservato scarsa attenzione. Pochi sanno, per esempio, che la maggior parte degli abitanti di quelle terre scelse l’esodo e abbandonò le proprie case e i propri averi per trasferirsi oltre confine, pur di sottrarsi alla nuova realtà che veniva percepita come ostile e pericolosa. Chi rimase assistette invece, in breve tempo, allo sconvolgimento totale del tessuto sociale, della vita politica, delle relazioni umane ed economiche. Queste pagine sono dedicate alle vicende che investirono i territori ormai ex italiani del confine orientale e portano alla luce una tematica ingiustamente ignorata al di fuori dell’ambito strettamente locale. Questo libro si può reperire anche nelle librerie on line. Per informazioni contattare Paolo Pertusati mail: pertusati paolo@libero.it

“FLASH DI UNA GIOVINEZZA VISSUTA TRA I CARTONI” di  Miriam Andreatini Sfili

Un libro questo che narra le vicende dell’Esodo nei vari campi profughi dove i giuliano-dalmati, Esuli dalle proprie terre, tentarono in qualche modo di ridare forma e dignità alle loro vite. L’autrice MIRIAM ANDREATINI SFILI, da molto tempo impegnata nell’associazionismo giuliano-dalmata, scrive con immediatezza fornendo quella preziosa testimonianza a cui l’ADES guarda con interesse, proprio perché la voce dei protagonisti possa esserci e sia consentito ad essa di comunicare al pubblico. Il libro è disponibile presso la segreteria dell’ADES: ades.segr.presidenza@virgilio.it

 

“A ROVIGNO ho lasciato il cuore” di Wally Mirella Poldelmengo

Finito di stampare nel mese di settembre 2006 presso Arti Grafiche Riva di Trieste (2006) – pagine 189. “Rimane in fondo a questo cuore la nostalgia amara di quel paradiso perduto.” Un libro di poesie e racconti, il tema l’esilio, che è uno dei più ricchi di suggestione ma anche dei più proibitivi da affrontare. Bisogna rendere onore a quest’autrice, i cui versi, qualunque sia l’argomento, “fremono amor di patria” nel ricordo straziante di una terra amata, sulla quale aleggiano gli spettri delle foibe e delle pulizie etniche. Proprio questo sentimento infonde in ogni cosa, anche nelle note paesistiche e nelle esperienze esistenziali più comuni, una forza che le rende inconfondibili e indimenticabili.

Walli Mirella Poldelmengo nata nel settembre 1929. L’autrice e la sua famiglia arrivarono a Firenze, esuli da Rovigno d’Istria, il 23 maggio 1946. E’ presente in diverse manifestazioni culturali e nelle competizioni letterarie, nelle quali ha conseguito diversi riconoscimenti. Ha  pubblicato i seguenti libri di poesie: Rovigno nostalgia di un paradiso perduto; La mia Istria, un doloroso esodo; Cuore di nonna; Rovigno, anama mieia. Ha presentato alla Fiera del libro di Torino molti dei suoi libri. Ha ricevuto il premio “Autore” e il titolo di Scrittore d’Europa dalla Libera Associazione Poeti e Scrittori.

 “SE QUESTA È LIBERAZIONE”, DI GIANNI GIURICIN Una storia di gente disperse e di silenzi  (Edizioni Italo Svevo, 1993, 232 pagg.)

Recensione ed intervista con l’autore, di Maurizio Bekar © Gianni Giuricin, con “Se questa è liberazione”, aggiunge un significativo tassello al mosaico della letteratura sull’esodo istriano. Teso e drammatico, racconta le vicende vissute dall’autore e dalle popolazioni istriane negli anni 1945-47. Scritto sotto forma di romanzo è quasi completamente autobiografico, pur essendo stato mutato il nome del protagonista in ‘Giulio Giunti’. Tutti i personaggi infatti sono realmente esistiti, e così pure i fatti raccontati; solo alcune circostanze e nomi sono stati modificati, per non renderli immediatamente riconoscibili. Un memoriale, quindi, dai risultati letterari apprezzabili. Protagonista non è tanto il tenente Giulio Giunti, quanto un popolo che ha vissuto la povertà, l’emigrazione, la guerra, poi la distruzione del proprio mondo culturale, e l’esilio. Un popolo che anche oggi cerca di ricostruire un’identità dispersa. Non è infatti un caso che il volume sia stato realizzato con il patrocinio ed il contributo dell’ Istituto regionale per la Cultura Istriana. La vicenda prende l’avvio con il padre del protagonista, che negli anni ‘20 va a lavorare come minatore negli Stati Uniti. L’intento, comune a molti poveri emigranti, è quello di lavorare per alcuni anni, uscire dalla povertà, per potersi infine ricongiungere alla famiglia. Un desiderio che però non si realizza, e che resta custodito in uno sperduto cimitero nel Kentucky. È poi la volta del figlio, Giulio, che alla fine della seconda guerra mondiale è prigioniero dei tedeschi in Boemia. Giunge il giorno della liberazione, ma anche quello della ferocia, incarnata nelle brutali vendette di alcuni prigionieri. E sarà proprio la brutalità che segnerà la vita di Giunti nei mesi successivi. Rientrato in Istria, a Rovigno, Giunti è all’oscuro di tutto quello che vi è accaduto. Scopre il ‘potere popolare dei partigiani jugoslavi, e la loro fede assoluta nella costruzione del comunismo. Una fede che si accompagna ad un’incrollabile mentalità stalinista, che vede ovunque cospiratori e fascisti, e che si regge sulle intimidazioni e la paura. Giunti è disorientato: comincia a sapere degli infoibamenti, vede ex sostenitori del regime fascista trasformatisi in zelanti attivisti comunisti. Antifascista, Giunti ha parenti che appoggiano il potere jugoslavo: essi stessi sono critici verso la situazione esistente, ma lo invitano a pazientare perché “prima o poi dovrà migliorare”. Ma la brutalità del potere si abbatte anche sulla famiglia Giunti: il fratello minore di Giulio, Ermanno, viene processato da un farsesco “tribunale del popolo” per “propaganda anti jugoslava”. Verrà liberato, ma il nuovo regime si dimostra più volte talmente oppressivo, che Ermanno e Giulio decideranno infine di abbandonare l’Istria, in volontario esilio. È questa una storia che accomuna decine di migliaia di esuli, che abbandonarono la propria terra per sfuggire ad un regime totalitario. Una popolazione che anche oggi ricerca in tutto il mondo le proprie tracce. Tracce di esiliati e di poveri emigranti, come quelle lasciate dal padre di Giunti Giuricin negli USA. Il libro è un racconto-simbolo di tante di queste storie d’esilio e di emigrazione. Una testimonianza dai toni equilibrati, che evocherà vividi ricordi a chi visse quelle esperienze, e che può invece essere un’utile lettura per chi ne sa poco o nulla. Giuricin trae delle conclusioni, in questa sua opera. La conclusione politica è che gli istriani dell’esodo furono oggetto di irreparabili ingiustizie, sia da parte del regime comunista jugoslavo che del governo italiano, che li dimenticò. L’unica riparazione oggi possibile -secondo Giuricin – è costruire il futuro;  pur senza dimenticare un passato tremendo. La conclusione morale (implicita, ma che pare emergere chiarissima) è che di queste vicende sia giusto continuare a parlarne. Per usarle come monito, affinché non abbiano a ripetersi, magari altrove ed in modi diversi, ma con la stessa sostanza. Maurizio Bekar ©

INTERVISTA CON L’AUTORE

Gianni Giuricin, esule istriano, nel 1946 fece parte della delegazione giuliana alla Conferenza di Pace di Parigi. Lì sostenne la necessità di un plebiscito per l’Istria, per deciderne democraticamente l’appartenenza all’Italia o l’annessione alla Jugoslavia. Già vicesindaco di Trieste, all’epoca dell’approvazione del trattato di Osimo – che rese definitivi i confini tra l’Italia e la Jugoslavia – è stato fra i fondatori e poi segretario della Lista per Trieste. Abbandonò la LpT nel 1986. Giornalista pubblicista, collaboratore di vari periodici, ha scritto anche dei libri sugli istriani e l’esodo.

– Giuricin: cosa vuole essere, “Se questa è liberazione”, al di là del romanzo?

Vuole essere una testimonianza che duri, per far vedere cos’è avvenuto in quei territori che prima della guerra erano italiani, poi jugoslavi, ed oggi croati o sloveni, e le ragioni per le quali hanno cambiato sovranità.

Però vorrei accennare al sottotitolo: “Una storia di gente disperse e di silenzi”. Parte della mia risposta è compresa nel sottotitolo. È una storia di una popolazione costretta ad abbandonare la propria casa, il proprio territorio, le propria città; ed una storia sui silenzi, le mancate verità, sulle vere ragioni dell’esodo.

– Lei descrive la fine della guerra, il suo ritorno a casa, in quell’Istria dove (come ammise Milovan Gilas) venne attuata una campagna affinché gli italiani se ne andassero…

In effetti, dopo due anni di lager germanico, torno a casa, in Istria, e trovo la mia città e tutte le province occupate dalle truppe jugoslave… Ma quello che più conta, e in maniera determinante, è che vi trovo un regime comunista. Una vera e propria dittatura, che opprime della gente che ha appena visto la libertà instaurarsi in Europa. Della gente che si trova costretta a vivere in un regime intollerabile. E non sono solo io a dire questo: dopo il 1989 mi pare che tutto il mondo lo dichiari…

– Il suo libro è autobiografico, anche se dei nomi sono stati cambiati…

Naturale… io non ho un diario nel quale abbia riportato le parole precise delle persone con le quali ho avuto dei dialoghi. Quindi come avrei potuto indicare il nome di una persona, quando invece dovevo basarmi solamente sulla mia memoria per riportare esattamente quello che è stato detto, i concetti espressi dall’interlocutore? Quindi cambiare i nomi è stata una scelta per rispetto delle persone chiamate in causa in questo libro.

– Che cosa pensa oggi della questione dell’esodo?

Come istriano non mi faccio illusioni: oggi mi sembra fuori dalla realtà pensare di poter modificare i confini, (tra l’altro con tutto quello che sta avvenendo nei Balcani, anche per motivi di confini). E ciò anche se è stato commesso un atto di violenza nei confronti della popolazione istriana, che ha dovuto abbandonare le proprie case e la propria terra. Quando invece avrebbe dovuto essere interpellata democraticamente sulla sua volontà di restare o di andare via, di volere l’Italia o la Jugoslavia.

– Nel libro lei non usa mezzi termini: parla di un “tradimento” dell’Italia verso le aspettative degli istriani di allora. Ma oggi che cosa è possibile fare?

La restituzione delle proprietà agli esuli! Gli esuli non sono più 350.000: oramai sono quelli che sono, quelli che sono rimasti, quelli che hanno la volontà di ritornare nelle proprie case. Ma ci dev’essere la possibilità della restituzione delle case e degli immobili ai loro proprietari. È un problema che oggi, con la buona volontà, la Slovenia e la Croazia dovrebbero risolvere, per rimettere in pace gli animi rispetto alle proprietà perdute.

– In conclusione: quale messaggio vuole lanciare con questo suo libro?

Riesaminare, riconsiderare, vedere attraverso il libro – perché sono fatti veri, realmente accaduti – dove si è sbagliato. E fare un esame di quali siano i rimedi possibili, anche se sono rimedi solo parziali. E, ovviamente, fare il possibile per farli adottare. Maurizio Bekar ©

Nota – Questa recensione è stata scritta originariamente nel luglio del 1993. È stata pubblicata il 17 luglio dal settimanale “Il Mercatino” di Trieste.

“CI CHIAMAVANO FASCISTI. ERAVAMO ITALIANI ” Istriani, fiumani e dalmati: storie di esuli e rimasti  di Jan Bernas

“Un popolo abbandonato da un’Italia matrigna, che dopo oltre sessant’anni ancora fa fatica a riconoscere dignità e onore a migliaia di suoi figli, sacrificati per lavare gli orrori di una guerra sciagurata”. Alla fine della Seconda guerra mondiale migliaia di italiani di Istria, Fiume e Dalmazia si trovano senza alcuna difesa di fronte all’odio etnico-nazionalista del regime di Tito, deciso a jugoslavizzare quei territori. In 350mila fuggono, per essere accolti in Italia tra diffidenza e indifferenza. Altri decidono di rimanere, riscoprendosi giorno dopo giorno stranieri in casa propria. A questi si aggiungono gli italiani del controesodo: comunisti partiti alla volta della Jugoslavia per costruire il Sol dell’avvenire. Un sogno finito nei campi di concentramento titini. Paradossalmente, tutti subiscono la stessa accusa: “Fascisti!”. Gli esuli, perché in fuga dal paradiso socialista. I rimasti, perché italiani. In questo libro sono raccolte le testimonianze dei protagonisti di questa odissea: le loro parole prendono per mano il lettore e lo accompagnano lungo tutto il cammino che condusse un popolo con lingua e tradizioni comuni a dividersi irrimediabilmente. Un cono di luce che si accende su una pagina di storia italiana troppo spesso dimenticata o raccontata solo attraverso gli opportunismi della politica.

L’autore Jan Bernas, giornalista italiano di origine polacca, nasce a Roma nel 1978 e attualmente lavora per l’agenzia di stampa “Apcom” occupandosi dell’Europa Centro-Orientale e Balcanica. Scrive per “Il Messaggero” e collabora con la Fondazione Farefuturo, con il blog “Il Cannocchiale” e con la rivista di geopolitica “Equilibri”. Laureato all’Università di Bologna in Scienze Internazionali e Diplomatiche, ha conseguito un Master in European Policy presso il College of pe.

 

“TESTIMONI MUTI”  Le foibe, l’esodo, i pregiudizi di Diego Zandel

“Mi guardò e, pur restandosene muto, parve eloquente: il suo era il linguaggio del silenzio, di coloro che non avevano voce. Il linguaggio delle vittime”. Le foibe, l’esodo giuliano-dalmata, l’esilio, gli odi e i pregiudizi politici: ricordi personali e storia s’intrecciano sul filo di una memoria personale che si fa pagina di storia collettiva. La voce narrante è quella di un bambino nato in un campo profughi, cresciuto in estrema povertà circondato dal silenzio doloroso degli adulti; sarà l’incontro con un uomo, un testimone muto della tragedia a condurlo verso una nuova consapevolezza delle sue radici e della sua storia. Un libro che non concede sconti e getta uno sguardo scomodo sugli avvenimenti seguiti al 1947 e al Trattato di pace di Parigi, nel tentativo di riannodare un filo spezzato dagli estremismi del secolo scorso dando voce a quanti soffrirono quei drammi, e nella speranza di far conoscere a tutti una materia spesso considerate d’altri.

L’Autore Diego Zandel è nato nel campo profughi di Servigliano da genitori fiumani. È autore di diversi romanzi, tra i quali Massacro per un presidente (1981), Una storia istriana (1987, ripubblicato nel 2010 con il titolo Il figlio perduto), I confini dell’odio (2002), L’uomo di Kos (2004) e Il fratello greco (2010). Molti i suoi racconti pubblicati in antologie: da uno di essi – Stendhal, il carbonaro – è stato tratto uno spettacolo teatrale. Ha scritto, in collaborazione con Giacomo Scotti, Invito alla lettura di Ivo Andric, Premio Nobel jugoslavo per la letteratura (Mursia 1981). Collabora con «La Gazzetta del Mezzogiorno» e «Il Piccolo» e cura un blog di interventi e discussioni.

“NEMICI PER LA PELLE”  Trieste, terra di confine di Marco Coslovich

“Trieste, città multietnica e percorsa da febbrili contrasti nazionali, con la Seconda guerra mondiale è precipitata nel gorgo dei totalitarismi e dei nazionalismi ciechi e irriducibili”. “Nemici per la pelle” costretti a convivere nello stesso quartiere: è la realtà degli uomini e delle donne che in questo libro raccontano la loro vita in una città di confine durante la Seconda guerra mondiale. L’incrocio di storie, di testimoni appartenenti a gruppi politici, etnici e sociali opposti rievoca vicende del nostro recente passato senza pregiudizi: la guerra fascista, l’occupazione nazista, la Risiera di San Sabba, la lotta di liberazione dei partigiani italiani e jugoslavi, le foibe, il lungo dopoguerra giuliano con il governo angloamericano. L’Autore raccoglie interviste, diari, testimonianze in un’opera storica corale che nasce nell’ambito dell’attività culturale promossa dal Teatro La Contrada, fondato a Trieste nel 1976 e divenuto “teatro stabile di interesse pubblico” nel 1989.

L’autore Marco Coslovich, insegnante, storico dell’età contemporanea, specialista di storia orale, vive e lavora a Trieste. Ha raccolto testimonianze sulla classe operaia, sull’esodo istriano e sulla memoria della deportazione nei campi di sterminio nazisti e comunisti. Ha pubblicato saggi storici ed è editorialista del quotidiano “Il Piccolo”. Attualmente dirige il progetto “L’ultimo appello”, volto a realizzare un archivio multimediale con testimonianze video dei sopravvissuti dei Lager. Con Mursia ha pubblicato I percorsi della sopravvivenza e Storia di Savina. Testimonianza di una madre deportata.

“10 FEBBRAIO 1947  FUGA DALL’ISTRIA” di Tito Delton

“In queste pagine, attraverso, infatti, le peripezie, i drammi, le speranze che hanno avvolto una famiglia originaria di Pola, si vivono i tempi terribili degli ultimi anni di guerra e quelli altrettanto drammatici delle stagioni postbelliche. È, forse, un racconto personale, ma assolutamente simile a quello di migliaia e migliaia di altri istriani, fiumani e dalmati. L’autore è stato un ragazzino che ha vissuto in prima persona l’Esodo da quelle terre italianissime, insieme ai quasi quattrocentomila conterranei che hanno preferito abbandonare qualsiasi cosa possedessero pur di non perdere la propria identità. Su questo argomento sono stati scritti saggi, non sempre accettabili, romanzi, a volte anche emozionanti, e altri generici pamphlet che, tuttavia, non hanno mai saputo descrivere per intero l’intimo sentimento che ha animato quasi tutti quegli esuli che scappavano in patria senza sapere a cosa andavano incontro, ma consci che soltanto l’Italia li avrebbe protetti. Non sarebbe successo proprio così, ma era comunque meglio un campo di raccolta che soggiacere a una ideologia dimostratasi, col tempo, malvagia ed effimera.”

Tito Delton, nato a Dignano, dopo la sua fuga dall’Istria, si stabilisce a Torino, dove vive tutt’ora. Ha lavorato per diversi anni in libreria e in seguito è diventato consulente per la promozione e distribuzione libraria universitaria. Ha collaborato e diretto diverse riviste a carattere sportivo tra le quali “Il calcio illustrato” (Roma): “Lombardia Calcio” (Milano); CBS News (Torino) e “Sportivissimo” (Torino)

“TITO E I RIMASTI”  La difesa della identità italiana in Istria, Fiume e Dalmazia di Sergio Tazzer

“L’Italia è uscita sconfitta dalla Seconda guerra mondiale; a pagarne i conti sono soprattutto i suoi territori orientali: la Venezia Giulia, l’Istria, il Quarnero e la provincia dalmata di Zara. In un crescendo di violenze, delle quali le foibe sono la più sanguinosa e drammatica testimonianza, fra i 300 e i 350 mila italiani scelgono la via dell’esodo. A rimanere sono quelli che non hanno né la forza né la possibilità di fuggire, oltre ai fedeli al nuovo potere, sostenuti da un piccolo controesodo favorito dal partito comunista italiano. Ovunque, sull’altra sponda adriatica, dove italiano equivale a fascista, la comunità nazionale italiana è diventata minoranza. Tito appoggia la nascita di organismi che risultano la cinghia di trasmissione dell’ideologia comunista fra i rimasti, i quali devono sopportare angherie e persecuzioni, che si inaspriscono quando i rapporti fra Tito e l’Italia si avvicinano ai livelli di guardia. In questa vicenda, un capitolo a parte è la persecuzione, soprattutto dei protagonisti del controesodo, rimasti fedeli all’ortodossia comunista, dopo lo strappo del 1948 fra Stalin e Tito. Per i rimasti, anche l’uso della lingua madre è un problema, spesso limitato all’interno delle famiglie. Il gruppo nazionale, decapitato dall’esodo, è stato privato della parte più attiva ed evoluta della popolazione. Di ciò risente anche la scuola. Con gli anni, grazie alla tenacia di pochi, i rimasti riprendono fiato, intorno ad una Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume che lentamente si evolve, sino a trasformarsi in Unione degli Italiani, mentre si annuncia il tramonto della Jugoslavia Federativa. Sono gli anni del dopo Osimo, di Antonio Borme e del “Gruppo 88″, un gruppo di intellettuali raccolti intorno al capodistriano Franco Juri. Anche grazie agli aiuti che giungono dall’Italia, nasce il Centro ricerche storiche di Rovigno, più volte nel mirino dei nazionalisti pancroati e delle stesse autorità comuniste. Espressione della comunità nazionale italiana, esso è il punto di riferimento dei rimasti e oggetto di confronto con il mondo degli esuli. Diretto da Giovanni Radossi, il Centro rovignese, sin dalla sua fondazione, si è messo non soltanto in contrapposizione all’interpretazione faziosa e distorta della storia più recente – e non solo dell’Istria, del Quarnero e della Dalmazia -, ma costituisce anche un riferimento nella tutela dell’identità nazionale italiana degli autoctoni sulla sponda orientale adriatica. Il libro, opera di un attento conoscitore della realtà europea centro-orientale, racconta sessanta anni di alti e bassi, grazie alle testimonianze dei protagonisti e le interpretazioni di storici e di studiosi, offrendo spunti di riflessione dopo decenni di silenzi su un periodo della storia ancora poco conosciuto”

“IL LUNGO ESODO” Istria: le persecuzioni, le foibe, l’esilio di Pupo Raoul

A partire dall’8 settembre 1943, nelle terre che costituivano i confini orientali d’Italia – l’Istria e la Dalmazia – si consumò una duplice tragedia. I partigiani jugoslavi di Tito instaurarono un regime di terrore che prefigurava la “pulizia etnica” di molti decenni dopo e trucidarono migliaia di italiani gettandoli nelle cavità carsiche chiamate foibe. Il trattato di Parigi del 1947 ratificò poi il passaggio di Istria e Dalmazia alla Jugoslavia, scatenando l’esodo del novanta per cento della popolazione italiana (circa 300.000 persone), che abbandonò la casa e gli averi e cercò rifugio in Italia o emigrò oltreoceano. Lo storico Raoul Pupo disegna oggi un quadro completo di quelle vicende.

“QUANDO CI BATTEVA FORTE IL CUORE” di Stefano Zecchi  edito da Mondadori.

Pola, 1945: Sergio ha sei anni e vive con la madre Nives, insegnante in una scuola elementare. Il loro è un rapporto strettissimo ed esclusivo. Sergio ammira la donna autonoma e coraggiosa che lo cresce mentre il padre è lontano, in guerra. Quando finalmente la guerra termina e il padre torna a casa, Sergio prova per lui una profonda soggezione, lo sente come un intruso tra sé e la mamma. Intanto, gli italiani in Istria non fanno in tempo a gioire della liberazione dall’occupante tedesco che apprendono con sgomento l’avvenuta incorporazione di Trieste e di tutta l’Istria nell’area di influenza sovietica. Il clima si fa presto molto teso, e gli jugoslavi si abbandonano a violenze, saccheggi e uccisioni degli italiani fascisti, o presunti tali, prelevati e precipitati nelle foibe. Nives non si rassegna a rinunciare alla propria identità italiana e inizia un’attività clandestina di resistenza che mette in pericolo tutta la famiglia. Le angosce che turbano i sonni del piccolo Sergio trovano conferma quando improvvisamente il padre lo prende con sé per iniziare una lunga fuga verso Venezia: di Nives non ci sono notizie, la sola via di salvezza è fuggire. Comincia così un lungo avventuroso cammino segnato da grandi stenti e sofferenze, durante il quale padre e figlio si riconosceranno e impareranno che la sola salvezza sta nell’essere uniti.

Stefano Zecchi, veneziano, è ordinario di Estetica all’Università statale e presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Per Mondadori ha pubblicato, fra gli altri, i saggi Sillabario del nuovo millennio (1993), Il brutto e il bello (1995), L’artista armato (1998), Capire l’arte (1999), L’uomo è ciò che guarda (2005), e i romanzi Estasi (1993), Sensualità (1995, premio Bancarella 1996), L’incantesimo (1997), Fedeltà (2001), Amata per caso (2003), Le promesse della bellezza (2006).

La letteratura sull’Istria e l’Esodo – libri storici, memorie e testimonianze di esuli, curata da Maria Curkovic https://lionsclubtriestesangiusto.files.wordpress.com/2014/01/letteratura-dellesodo-testi-a-cura-di-maria-curkovic.pdf si aggiunge all’elenco, pubblicato il 15.01.2018 sul sito www.specchiomagazine.it nell’articolo dal titolo Dialoghi in corso. Giornata della memoria. Per non dimenticare la Shoah. Libri di narrativa per ragazzi e adulti. Le Foibe, l’Esodo dei Giuliani, Istriani, Dalmati e la Shoah sono due tragedie del Novecento che non devono essere dimenticate. Ogni biblioteca comunale dovrebbe avere tutti i libri riportati in elenco, per costruire quella casa della memoria di cui parlano in tanti. In ogni istante della vita dobbiamo ricordare e fare memoria. Il sonno della ragione e l’assuefazione al male hanno sempre generato dei mostri.

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