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Territorio.Sapori e sguardi dal mondo. Parole, musica e la tavola come occasione di unità.

Pomeriggio, di domenica 27 ottobre 2019, trascorso a Morrovalle, dalle quindici alle diciotto circa,
presso la storica Casa del Fanciullo, sotto il segno dell’integrazione, della solidarietà e della
conoscenza. Era di scena la sesta edizione Sapori e sguardi dal mondo, patrocinata dal comune di
Morrovalle e organizzata dalla Caritas interparrocchiale di Morrovalle, dall’associazione onlus La
mano tesa e dall’oratorio Casa del Fanciullo. Un pomeriggio vissuto all’insegna dell’amicizia e
dell’incontro. Don Eugenio Verdini, il parroco storico della parrocchia San Bartolomeo, l’altro don
Eugenio De Angelis, saranno stati felici nel vedere la loro Casa del Fanciullo, costruita apposta per
far incontrare la gioventù del paese, domenica 27 ottobre era piena di uomini, donne e bambini
provenienti dalle più diverse parti del mondo.
Ricordo che, don Eugenio De Angelis, nel dare all’oratorio il nome “La casa del Fanciullo”, mi
diceva di essersi ispirato alla Val D’Aosta e in genere al Nord Italia, dove è diffuso l’uso di
chiamare l’Oratorio con questo nome. Partite di calcio, classi di Scuola Elementare nel fabbricato a
due piani sul fronte della strada, catechismo per la preparazione alla Comunione e alla Cresima, per
anni l’oratorio è stato questo. Non si parlava d’integrazione, perché non c’era motivo. Forse l’unica
difficoltà era di mettere assieme i ragazzi di paese con quelli che provenivano dalla campagna. I
primi erano solo più prepotenti, i secondi più remissivi. Lo diceva don Milani ed era vero.
D’altronde aveva titoli per parlare così, lui che proveniva da una delle famiglie più ricche di
Firenze. Ma con buona pace di tutti, quel mondo non esiste più. Oggi le sfide sono molto più
radicali. Todo cambia, come canta Mercedes Sosa, mirabilmente interpretata durante il pomeriggio
da un gruppo peruviano, vestito nei propri costumi.

Don Eugenio De Angelis e Verdini avevano capito che i tempi stavano cambiando. Ecco allora che,
ridotto il campo sportivo, crearono negli ultimi anni del loro magistero pastorale, sul retro
dell’edificio, una sala polifunzionale, capace di ospitare cento cinquanta persone. La sala è stata il
palcoscenico dove si sono alternati i rappresentanti delle diverse etnie presenti nel comune. Il tema
della serata era centrato sulle favole, i miti e le leggende provenienti da ogni angolo del mondo.
Regina, originaria dell’Albania, in Italia dal 1998, sposata con un cittadino di Morrovalle, ha usato
una favola della propria nazione per spiegare il motivo per il quale l’Albania è chiamata il paese
delle aquile. Rosaria Ridolfi, di Morrovalle, ha letto la leggenda del lupo di Gubbio, amico di San
Francesco. Si sono alternati sul palcoscenico alcuni rappresentanti delle comunità latino americane
e andine. Aurelia ha riassunto la morale della favola letta, propria del proprio paese d’origine, con il
detto che vale ovunque, sotto qualsiasi cielo e a latitudini diverse: Quando sai quello che ti aspetta,
non puoi essere ingannato.
Due ragazze cinesi hanno lasciato questo pensiero che riassumeva il contenuto della favola letta: Le
emozioni sono le cose più belle da donare agli altri. Bastava questo messaggio per fare della serata
un momento da incorniciare. Tutta la comunità latina americana (Brasile, Cile, Perù, Argentina,
Santo Domingo, Bolivia) ha illustrato il mito del dio Wiracocha, una delle principali divinità
incaiche. Era considerato lo Splendore Originario o il signore, il Maestro del Mondo. Ascoltando il
racconto, ho trovato molte analogie con il mito della creazione contenuto nella Bibbia. “Wiracocha
avrebbe creato anche gli umani, dopo aver creato il mondo ma li avrebbe anche distrutti per poi
ricrearli dalla roccia e gettarli ai quattro angoli del mondo. Dopo aver insegnato agli uomini a
sopravvivere, avrebbe preso il mantello, ne avrebbe fatto una barca e sarebbe salpato per l’Oceano
Pacifico” (Internet).

Oxana, proveniente dal Marocco, ha letto una favola della propria terra d’origine, come Angelica,
originaria delle Filippine. Pakistan, Romania, Ucraina hanno avuto il loro spazio con la lettura di
favole e leggende interpretate da donne provenienti da questi paesi. Tutte le favole e i racconti
ascoltati hanno per protagonista il lupo, considerato animale feroce e cattivo, che diventa buono
perché conosce uomini buoni. Don Luigino Marchionni, attuale parroco di San Bartolomeo ha
lasciato ai presenti questo messaggio: Ogni popolo riflette a modo suo la luce divina. La presenza
nella nostra comunità di persone provenienti da culture diverse arricchisce la nostra umanità.
E’ stato un pomeriggio bello. Facevano da sottofondo a tutti i racconti letti in sala, il
chiacchiericcio, le grida dei bambini che erano con i propri genitori. Entravano e uscivano dalla
sala. Erano insieme a ragazzi italiani. Giocavano nel campo da calcio antistante. L’integrazione
passa attraverso questi momenti, come sottolineato anche da un rappresentante del comune,
presente all’iniziativa. Si deve dare atto alla Caritas interparrocchiale, all’associazione La mano
tesa, all’oratorio casa del Fanciullo e al comune di Morrovalle che iniziative di questo genere vanno
nella direzione giusta. Sono i cittadini comuni, che hanno sensibilità, a tradurre nel quotidiano
solidarietà, accettazione e integrazione. Anche la cena condivisa, con assaggi di piatti preparati
dalle diverse etnie, ha rappresentato un momento conviviale che rinsalda l’unità tra tutti.

Raimondo Giustozzi

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