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Poesia all’indietro: Marco Ausili

Copertina librodi Stefano Bardi

Di norma, secondo la canonica prassi poetica, quando ci si occupa di poesia vengono prima pubblicati i cosiddetti manuali sulle procedure poetiche e poi in un secondo momento, le opere poetiche vere e proprie ma così non è, per il giovane poeta Marco Ausili (Ancona, 1988) che inizia la sua carriera poetica ufficiale, con l’opera Global carmina e altre poesie edito dall’Italic di Ancona  nel 2017, per poi pubblicare nel 2018 un breve saggio sulla poesia. Già mi occupai di quest’opera, ma voglio parlarne ancora, perché è una di quelle poche e rare opere che si presta a letture sempre nuove, dentro la poesia dei giorni nostri fatta di immediatezza e di significati fissi.

 

Un’opera, quella dell’Ausili, che profuma di poesia già dall’immagine di copertina grazie all’acquarello Ankon della pittrice Patrizia Calovini, che rappresenta la città di Ancona come una creatura marittima dalle sembianze meta-umane, con in testa il Duomo di San Ciriaco, il quale ancora oggi dopo millenni e secoli di storia regna sovrana sulla città intera. Un mare, che oltre a comparire nella copertina, fa anche la sua comparsa predominante nella prima sezione dell’opera, dal titolo Lo spazio di un’estate. Un mare, quello ausiliano, che profuma di antico e di arcaico dove le imbarcazioni dei pescatori che affiorano nella nostra mente, sono ustionate e spolpate dalla salsedine che spacca le rocce, gli approdi marittimi e le facce dei pescatori, che appaiono ai nostri occhi come spettri ed esseri senza più vita, nel loro cuore; e che può essere letto, con tre chiavi di lettura. Una prima chiave di lettura, vede il mare ausiliano come una fonte battesimale, in cui immergere le nostre immonde carni e farle rinascere come delle divine, candide e verginee membra. Una seconda chiave lettura, concepisce il mare ausiliano come un dolce camposanto dove, durante il nostro eterno riposo potremo essere coccolati e “riscaldati”, dal dolce rumore delle onde.  Una terza e ultima chiave di lettura è di stampo esistenzialista, poiché il mare ausiliano può essere concepito come lo scrigno dei nostri ricordi, delle nostre nostalgie, dei nostri dolori, dei nostri amori e dei nostri amici defunti; e per fare ciò che questo si avveri, basta fissare il mare a occhi chiusi.

Nella seconda sezione dal nome La paura della vita divisa a sua volta in quattro sottosezioni (Le familiari, Discorsi d’amore, Di tutti i tempi, Preghiera), possiamo intravedere la filosofia di Essere e tempo del filosofo Martin Heidegger. Una sezione questa, in cui non è l’Ausili in carne e ossa che ci parla, ma bensì il suo Io che dialoga con la nostra sorella Morte, confessandogli la sua grande paura nei confronti di madre Vita, poiché a differenza della dipartita in cui tutto è “lavato”, nella vita invece tutte le gioie e tutte le ferite spirituali rimangono nel nostro cuore, senza potercene liberare fino al giorno del nostro eterno riposo. Sezione, in cui tre sono le liriche che più attirano l’attenzione e che più rappresentano il dialogo Io-Morte, che sono “Lo sento, sta arrivando”, “Album di famiglia” e “Cammino”. Nella prima lirica, non c’è traccia di paura e di malinconia, ma solo una palpitante ed eccitata attesa per la nostra sorella Morte, che ci verrà a prendere e accompagnarci mano nella mano alla vita eterna. Nella seconda lirica vediamo non l’Io, ma bensì l’Ausili sotto le sembianze di un’ombra mortifera, che si aggira fra gli intimi ricordi e versa calde lacrime di dolore per gli amici, la famiglia, e gli intimi affetti che ha perso. Nella terza e ultima lirica, vediamo l’ombra mortifera dell’Ausili in compagnia di un’altra ombra mortifera, che vagano entrambe dentro un Camposanto inteso dal nostro poeta anconetano, come il luogo perfetto in cuoi immergersi nella gioia, nelle purezze etico spirituali, nelle dolci melodie esistenziali e negli amori, che rimangono in questo luogo eternamente vivi.

Del tutto diversa è la quarta sezione Global carmina, dove possiamo leggere sette canzoni in cui sempre presente è la città, di Ancona. Canzoni, quelle dell’Ausili, in cui possiamo a sua volta rintracciare due grandi rimandi poetici, che sono Edoardo Sanguineti e Fabri Fibra. Quello che  però più colpisce in questa sezione, riguarda l’uso dei lessemi italiani insieme ai lessemi tedeschi, francesi, inglesi e del moderno vernacolo anconitano. Una scelta, quella dell’utilizzo del vernacolo anconitano, che consente al nostro giovane poeta di recuperare la tradizione giullaresco-medievale della letteratura orale e che grazie alla commistione con i lessemi stranieri, internazionalizza come è giusta che sia, la città di Ancona.

Nell’ultima sezione dal nome Sentieri ininterrotti, leggiamo poesie in cui osserviamo flash back su attimi esistenziali vissuti, i quali seppur diversi fra di loro si accomunano comunque fra di loro, per il tema della vita intesa come conoscenza e come divulgazione del passato.

 

Un poesia, quella dell’Ausili, che continua con Chissenefrega della rima. La poesia spiegata ai ragazzi, edita da Armando Editore nel 2018. Non un manuale e tanto meno un canonico saggio di scrittura poetica, ma bensì qualcosa di nuovo e inedito, in cui il nostro giovane poeta anconetano veste i panni del saggista, per illustrarci cosa in verità deve o almeno debba dire ed essere, la poesia. Opera sulla quale mi soffermerò molto velocemente, per non togliere il fascino della lettura a tutti coloro, che la leggeranno. Per prima cosa, secondo l’Ausili, la poesia non dovrebbe essere l’amore frivolo e sdolcinato dei baci-bacetti, non dovrebbe essere fatta di parole e architetture sintattico-grammaticali buttate su un semplice foglio da macchina da scrivere, non dovrebbe essere un minestrone di parole e soprattutto, non dovrebbe essere un cadavere da vivisezionare. Se la poesia non è tutto questo, di sicuro però dovrebbe essere un testo, con un messaggio presente seppur non sempre immediatamente percettibile. Messaggio che a sua volta, deve creare il rapporto poesia-lettore, ovvero deve essere in grado di asserire e attestare. Per fare tutto ciò però, occorre un poeta che sia in grado di saper armonizzare perfettamente l’arcano e il senso poetico, ovvero, che sia in grado di esprimere messaggi e concetti che riguardino tutti gli Uomini. Per seconda cosa, bisogna spendere due parole sull’arcano della poesia, che è inteso dall’Ausili come un linguaggio indiretto e brumoso, in grado però di frastornare, ubriacare, polemizzare, impaurire, commuovere e illuminare la gioia, lo sconosciuto e l’impronunciabile. Un terzo e ultimo aspetto riguarda la musicalità, intesa come  la fusione fra il suono e la parola. Insomma, leggere il libro dell’Ausili vuol dire fare come il professore John Keating del film L’attimo fuggente, ovvero prendere i manuali sulla teoria poetica e strappare tutte le pagine, perché quelle parole sono solo parole inutili e insignificanti.

 

Bibliografia di Riferimento:

  1. Ausili, Global carmina e altre poesie, Ancona, Italic, 2017.
  2. Ausili, Chissenefraga della rima. La poesia spiegata ai ragazzi, Roma, Armando Editore, 2018.

 

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