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gliannisessanta. Il colpo di stato in Grecia

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Il 21 aprile 1967, un gruppo di colonnelli, legati agli interessi strategico –militari USA nell’area medio – orientale, rovesciava la democrazia e instaurava in Grecia una delle più feroci dittature militari riducendo al carcere e al confino tutti gli oppositori. Il 7 giugno dello stesso anno, 42 giorni dopo il golpe, gli arresti ammontavano a circa 10.000 unità, fra i quali 50 personalità politiche. La resistenza al regime di Papadopulos, Makaresos, Patakos, Zoltakis, Spandidakis, trovò il suo leader in Alessandro Panagulis, l’uomo che, processato per l’attentato a Papadopulos (1968), diventò da accusato l’accusatore più indomito della dittatura. I giovani di tutto il mondo parteciparono emotivamente alla resistenza del popolo greco contro la dittatura fascista e sulle note di tante struggenti canzoni di N. Theodorakis, sognavano il ritorno ad un altro Aprile, più luminoso, quale la Grecia, culla della democrazia, aveva conosciuto prima del golpe dei colonnelli: “Verrà, verrà, l’Aprile mio verrà / riempirà le strade di gente come noi. / Inonderà di gioia la città / con l’acqua luminosa dei fieri canti tuoi”. Anche il cinema si interessò alle vicende della storia greca, attraverso il film (1969) di Costa Gravas: “Z l’Orgia del potere” nel quale veniva rievocato l’assassinio del deputato della sinistra indipendente Lambrakis, ad opera di un sicario prezzolato dalla polizia. L’assassinio, avvenuto nel 1963 anticipava di fatto il colpo di stato dei colonnelli del 1967.

Z – L’ORGIA DEL POTERE – FILM

Z – L’orgia del potere è un film del 1969 diretto da Constantin Costa-Gavras, vincitore dell’Oscar al miglior film straniero e del Premio della giuria al 22º Festival di Cannes. È un thriller politico la cui sceneggiatura, opera dello stesso Gavras e di Jorge Semprún, si basa sull’omonimo romanzo del 1966 dello scrittore Vassilis Vassilikos. Grecia 1963, un giovane magistrato, che sta indagando sulla morte di un deputato pacifista, scopre una cospirazione ordita dalla polizia. Pur essendo egli stesso figlio di un poliziotto, conduce una rigorosa inchiesta che lo porta a indiziare per l’omicidio alti ufficiali della polizia, Lo scandalo che ne segue porta alla caduta del governo conservatore in carica. Dopo alcuni anni, nel 1967, un colpo di stato, detto “dei colonnelli”, instaura nel paese una feroce dittatura di destra che sopprime le libertà democratiche. Il film nacque dall’incontro tra Costa-Gavras e lo scrittore Vassilis Vassilikos. Costa-Gavras contattò Vassilikos e gli propose una resa cinematografica del romanzo; quest’ultimo ne fu entusiasta. Una volta uscito, il film divenne un successo e passò alla storia come una delle opere più emblematiche dell’epoca. È ispirato agli avvenimenti che vanno dall’assassinio del deputato socialista greco Gregoris Lambrakis nel 1963 sino al colpo di stato nel 1967 da parte dell’esercito. Con la sua visione satirica sulla politica greca, con il suo umorismo nero e con il suo agghiacciante finale, il film cattura il senso di indignazione per la Dittatura dei colonnelli che governava la Grecia al momento in cui furono girate le riprese. Protagonista di Z è Jean-Louis Trintignant, che interpreta il ruolo del magistrato inquirente l’omicidio del deputato EDA; la sua figura si ispira a Christos Sartzetakis, che molti anni dopo diverrà Presidente della Grecia. Nel 1965 Sartzetakis fu inviato a Parigi per approfondire gli studi di legge, ma fu richiamato in Grecia dopo il golpe del 1967, dimesso dalla magistratura, perseguitato, torturato e imprigionato. Fu rilasciato nel 1971 a seguito di pressioni dell’opinione pubblica internazionale. Gli altri attori di fama internazionale sono Yves Montand, Irene Papas, Renato Salvatori e Jacques Perrin, che ha anche co-prodotto il film.

 

LA PRIMAVERA DI PRAGA:  CRONACA DI UNA INVASIONE

All’origine del movimento del ’68, oltre alla contestazione studentesca e al movimento operaio, vi sono anche dei grandi processi di carattere mondiale; tra questi la “Primavera di Praga”. Il socialismo dal “volto umano”, caparbiamente voluto, difeso da A. Dubcek, appoggiato da una nutrita schiera di intellettuali a cui guardavano con entusiasmo le democrazie occidentali, viene soffocato dall’intervento dei carri armati russi. Nella notte tra il 20 ed il 21 Agosto 1968, le truppe del Patto di Varsavia entrano in territorio cecoslovacco, in tutto sono 5000.000 uomini. All’alba, le sirene svegliano i cittadini di Praga. Alle quattro del mattino, radio Praga annuncia che la capitale è occupata. Alle quattro e quarantasette vengono interrotte le comunicazioni telefoniche. Alle 5,27 l’agenzia sovietica TASS comunica che esponenti del Partito Comunista Cecoslovacco avevano chiesto l’intervento armato in difesa del regime socialista. Alle 5,34 una colonna blindata circonda il castello di Hradcany, residenza del residente L. Svoboda. Alle 6.00 radio Praga comincia a trasmettere appelli che invitano alla calma: “vi invitiamo alla calma perché è l’unica soluzione in questo frangente. Non permettete nessuna provocazione. Comportatevi tranquillamente. Non  permettete che nessuno possa trovare un pretesto per l’intervento armato”. Alle 7.35, uno speaker di Radio Praga annuncia: “Quando sentirete suonare l’inno nazionale saprete che tutto è finito”. Per rendere più difficile intanto la marcia degli invasori, alcuni cittadini tolgono le indicazioni stradali ed i numeri civici dai portoni. Lungo le strade, che portano all’edificio della radio, sorgono barricate. In Piazza San Venceslao i giovani tentano di fermare i mezzi  blindati a sassate. Alle 10.58 Radio Praga tace. Viene occupata la sede del giornale Rude Pravo. Al gruppo dirigente cecoslovacco non resta più nessun organo di informazione salvo alcune radio clandestine che continueranno a funzionare per alcuni giorni. Ecco l’appello di una radio libera di quei giorni: “Qui una stazione libera della Cecoslovacchia. Lanciamo un appello radio ad altre stazioni radio in Romania  e in Jugoslavia, chiedendovi di dare informazioni sulle situazioni della repubblica socialista cecoslovacca. Fate che tutto il mondo venga a sapere la verità”. Il 22 agosto, in una fabbrica, alla periferia di Praga, si riunisce clandestinamente il congresso straordinario del Partito Comunista Cecoslovacco. Alla fine viene stilato il seguente comunicato che rimane segreto per non compromettere i dirigenti arrestati: “L’atto cieco di alcuni gruppi dirigenti burocratizzati che sostituiscono gli argomenti teorici con la forza bruta dei carri armati calpesta tutti i principi basilari del marxismo e dell’internazionalismo. Le tendenze egemoniche da grande potenza, appena nascoste dietro le preoccupazioni per la situazione interna cecoslovacca e dietro la lotta contro il fantasma inventato della controrivoluzione, minacciano di compromettere per tutta un’epoca storica il marxismo ed il socialismo”. Trentasei ore dopo l’invasione, i sovietici cercano di formare un governo a loro favorevole. Dubcek ed altri dirigenti della “Primavera di Praga” vengono arrestati. E’ l’inizio della normalizzazione e per l’URSS, dopo i fatti di Ungheria, un altro triste capitolo che la porterà di qui a vent’anni circa all’implosione e alla scomparsa dalla scena politica mondiale.

 

IL SACRIFICIO DI JAN PALACH

Profonda costernazione suscitò il suicidio di Jan Palach, lo studente di Filosofia di Praga, che si appiccò il fuoco nella piazza San Venceslao, dopo essersi cosparso il corpo di benzina, per protestare contro l’intervento armato sovietico. I primi roghi umani si accesero in Vietnam, per le vie di Saigon, col sacrificio dei bonzi buddisti che protestavano in tal modo contro l’intervento americano in Vietnam. All’interno dell’etica buddista, il suicidio trovava anche una sua logica. Per il Buddismo, la realtà è male, sofferenza. Essa non conosce riscatto né redenzione. L’uomo non può fare altro che negarla, cercare di uscirne. Il Nirvana, cui i buddisti tendono attraverso una vera ascesi, è precisamente un’immersione nel nulla. La morte, scelta volontariamente in circostanze eccezionali, non contraddice quest’atteggiamento esistenziale, anzi è la via breve per questo realizzarsi, sprofondando nel nulla. La concezione che l’uomo occidentale ha verso la realtà è benigna se non ottimistica. L’umanesimo ateo è cosciente della riformabilità del mondo perché crede nei mezzi di cui l’uomo dispone. La morte è pura negatività, essa è la sola vera sconfitta. Anche per il Cristianesimo, la realtà è modificabile e la morte è anch’essa la più terribile delle sconfitte se accettata nella disperazione o nell’angoscia, ma è la Via per la vera Vita se accettata in obbedienza. Per questi motivi il sacrificio di Jan Palach provocò tanto turbamento in Occidente. Anche Francesco Guccini si impossessò della sua vicenda e gli dedicò una canzone indimenticabile: “Di antichi fasti la piazza vestita/ grigia guardava la nuova sua vita. /Come ogni giorno la notte arrivava, / frasi consuete sui muri di Praga./ Ma poi la piazza fermò la sua vita/ e breve ebbe un grido la folla smarrita. / Quando la fiamma violenta ed atroce/ spezzò gridando ogni suono di voce. / Son come falchi quei carri appostati, / corron parole sui visi arrossati. / Corre il dolore bruciando ogni strada/ e lancia grida ogni muro di Praga. /Quando la piazza fermò la sua vita, / sudava sangue la folla ferita; / quando la fiamma col suo fumo nero, / lasciò la terra e si alzò verso il cielo. / Quando ciascuno ebbe tinta la mano,/ quando quel fumo si perse lontano,/ Janhus di nuovo sul rogo bruciava/ all’orizzonte del cielo di Praga./ Dimmi chi sono quegli uomini lenti,/ coi pugni stretti e con l’odio tra i denti. / Dimmi chi sono quegli uomini stanchi/ di chinar la testa e di tirar avanti./ Dimmi chi era che il corpo portava;/ la città intera che muta lanciava/ una speranza nel cielo di Praga./ Dimmi chi era che il corpo portava; /la città intera che lo accompagnava,/ la città intera che muta lanciava/ una speranza nel cielo di Praga” (F. Guccini, La Primavera di Praga).

 

Raimondo Giustozzi

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