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Giorno della Memoria: trasmettere la memoria della Shoah

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Il Giorno della Memoria, istituito dal parlamento italiano nel luglio del 2000, mostra già i primi segni di stanchezza. Il rischio che diventi un rito ripetitivo oppure una delle tante date da inserire nel nostro calendario civile è evidente. Si capisce allora perché una ebrea, mi riferisco a Elena Loewenthal, sia arrivata a scrivere un libro dal titolo Contro il giorno della memoria. Ma noi dobbiamo invece ribadire che di fronte a tragedie come quella della Shoah è necessario fare memoria.

Il clima culturale che si è creato in questi ultimi decenni nei confronti dell’altro assomiglia troppo alla cultura di guerra che si era diffusa nella prima metà del Novecento. Non so se davvero stiamo vivendo una terza guerra mondiale a pezzi, come ripete da tempo papa Francesco, o se sia scoppiata soltanto una “mini guerra mondiale” come ha scritto tempo fa il “Washington Post”. So soltanto che in questi anni nuovamente terribili, anni nei quali di nuovo troppo spesso si sente parlare di nemico da distruggere e di lotta del bene contro il male, noi non dobbiamo ripetere gli errori del Novecento. In questo clima, allora, in questi tempi, diventa fondamentale fare memoria.

In un inedito pubblicato domenica scorsa da “Robinson”, l’inserto culturale di Repubblica, Zygmunt Bauman, scomparso di recente, ci sollecitava a tenere viva la memoria: “I gruppi che perdono la loro memoria non perdono solo la loro identità, ma – ha scritto – perdono anche la capacità di comprendere il presente”.

Dobbiamo renderci conto che non esiste un percorso che ci permetta di evitare i genocidi. Altrimenti non ci sarebbero state Srebrenica e, negli ultimi anni, Aleppo. È fondamentale però fare memoria, lavorare per far conoscere ai giovani gli errori compiuti nel passato, e anche (come ha scritto Bauman) “puntare all’elevazione morale” dell’intera umanità.

Sono convinto che questo sia fondamentale. Ma a questo lavoro culturale e sociale occorre sempre affiancare un altro impegno. C’è anche un’altra strada da percorrere per “trasmettere la memoria”. Ce lo ha detto il direttore del Museo di Auschwitz, il polacco Piotr Cywinski, in una sua guida alla visita al Museo, pubblicata ora anche in italiano e recensita domenica scorsa sul “Sole 24 ore” da David Bidussa. Cywinski ha scritto: “Non darti l’obiettivo di combattere la causa alla radice. Sii minimalista. Aiuta una persona. Solo una. Puoi sempre farlo. Fallo adesso”.

27 gennaio 2017

Prof. Marco Moroni

Prof. Marco Moroni

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