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AMARCORD / Attualità Ancora sul generale Parisi e il fatale incidente del 1938

Parisi, colonna spezzata (foto Gian Franco Fazzì)

Parisi, colonna spezzata (foto Gian Franco Fazzì)

Ho ritrovato l’annuncio della morte del generale Parisi nella edizione serale del quotidiano torinese La Stampa del 4 agosto 1938. A chiarimento e completamento di quanto già pubblicato in questo sito lo scorso 8 gennaio, ne trascrivo la parte più importante relativa all’incidente e alle sue conseguenze. Rilevo che La Stampa non era a conoscenza del trasferimento del generale dall’ospedale di Recanati a quello di Macerata dove morì. Correggo pure la data dell’incidente, accaduto il 3 agosto e non il 4 agosto ’38.

Avviso infine:

  • che non tutto l’articolo è ben leggibile per cui un paio di passaggi almeno potrebbero non corrispondere del tutto a quanto stampato 78 anni fa;
  • che non vi è corrispondenza tra quanto pubblicato da La Stampa e dai quotidiani locali, che invece del domestico davano per morto l’autista.

 

La morte dell’on. Parisi, assai alto nella gerarchia sociale, avvenne ieri mattina, al passaggio a livello di Porto Recanati. Eccone alcuni particolari. Sul tratto della nazionale Adriatica compreso fra Porto Recanati e Porto Potenza Picena l’on. Parisi viaggiava sulla propria automobile condotta dall’autista ed in sua compagnia era un domestico. La macchina, che marciava a discreta andatura, a causa della curva a gomito, urtava contro uno dei sostegni laterali delle sbarre e sbandava capovolgendosi. Il domestico rimase ucciso sul colpo. L’on. Parisi, gravemente ferito, fu subito trasportato all’ospedale di Recanati, ove gli fu amputato il braccio sinistro. Il braccio destro che era fratturato venne ingessato. Gli sono state praticate tre trasfusioni di sangue, ma durante la notte le condizioni sanitarie sono andate purtroppo peggiorando e stamane precipitavano nell’irreparabile catastrofe.

Parisi fra gli Arditi (foto spazioinwind.libero.it)

Parisi fra gli Arditi (foto spazioinwind.libero.it)

Alessandro Parisi, una delle più note personalità del mondo economico romano e italiano, era nato a Palermo il 1884, era fascista dal ’19, Deputato al Parlamento, Presidente della Federazione Arditi d’Italia. Lauretao in legge all’università di Roma, si iscrisse giovanissimo al Partito Nazionale Italiano. Ufficiale di Cavalleria di complemento, divenne effettivo a sua domanda allo scoppio della Grande Guerra. Fu col Genova Cavalleria appiedato a Monfalcone, comandò una compagnia mitraglieri dei Lancieri di Montebello, passò a sua domanda a prestar servizio nei Bersaglieri ottenendone, ancor capitano, il comando d’un battaglione ciclisti. Promosso maggiore e passato negli Arditi Fiamme Nere, assunse il comando del X reparto d’assalto che egli condusse – avanguardia dell’esercito italiano – al passaggio del Piave nell’ottobre 1918. Fu in Libia con la I Divisione di assalto operando col proprio reparto la riconquista di Misurata. Tre volte ferito, era decorato dell’Ordine Militare di Savoia, di tre medaglie d’argento al valor militare, d’una promozione per merito di guerra. Rimpatriato dalla Libia, e pur essendo ancora ufficiale e segretario del Maresciallo d’Italia Caviglia, collaborò attivamente all’organizzazione dell’Associazione Nazionale Arditi di Guerra di cui fu uno dei fondatori fin dal 1919.

Ha ricoperto varie cariche politico-amministrative facendo parte di successivi Direttori del Fascio Romano. Presidente del Comitato gare e feste dell’Urbe, fu nel 1933-34 segretario generale amministrativo dei Fasci di Combattimento di Roma.

 

L’articolo prosegue elencando i tanti incarichi del generale in società di costruzioni stradali e ferroviarie, nel settore del credito, delle assicurazioni e bancario.

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