Ivan Pozzoni e il Sabotaggio dello “Stato Pontificio” della Poesia Italiana

Ivan Pozzoni

 

Ivan Pozzoni
Ivan Pozzoni

Prendete la tradizione lirica italiana, quella fatta di sussurri, tramonti e poeti che si guardano l’ombelico, e immaginate di farla saltare in aria con una bomba carta. Questo, in estrema sintesi, è l’effetto che fa leggere “Lo Stato Pontificio”, l’ultimo saggio-prosa-manifesto firmato da Ivan Pozzoni.

Monzese, classe 1976, Pozzoni non è il classico intellettuale da salotto. Laureato in Giurisprudenza, esperto di criminologia e agitatore culturale seriale, è il “Conducator” del NeoN-avanguardismo, un movimento nato per fare la guerra al mercato editoriale e alle sue logiche di potere. Con una sfilza di riviste e case editrici indipendenti alle spalle, Pozzoni si muove da anni come un incursore nel panorama culturale italiano. E questo libro ne è la prova definitiva.

Che cos’è lo “Stato Pontificio”?

Il titolo non tragga in inganno: non si parla di Papi o di Risorgimento. Per Pozzoni, lo “Stato Pontificio” è l’attuale establishment della poesia e della letteratura in Italia. Una vera e propria “curia” laica fatta di grandi editori, lit-blog istituzionali e poeti “laureati” che si scambiano favori e recensioni compiacenti, producendo una letteratura anestetizzata, rassicurante e, in ultima analisi, commerciale.

La risposta di Pozzoni? Un hijacking, un vero e proprio dirottamento terroristico del linguaggio.

Un frullatore termonucleare tra Habermas e Alvaro Vitali

Dimenticate le poesie della buonanotte. La scrittura di Pozzoni in quest’opera è un assalto frontale che bombarda il lettore mescolando registri che non dovrebbero stare insieme nemmeno sotto tortura: L’alto e il bassissimo: Nello stesso paragrafo possono convivere citazioni di massimi filosofi come Habermas o Lyotard e battute degne di un film di Alvaro Vitali o di un film di Fantozzi. Il gergo aziendale e il neo-punk: Il linguaggio dei CEO e del marketing più becero viene shakerato con la rabbia metropolitana e la cultura hip-hop (“flexo col mixer”). Il ritmo: La metrica tradizionale viene disintegrata. Al suo posto c’è un verso libero, accumulativo, che procede per strappi, cortocircuiti e rime usate in modo beffardo, col solo scopo di spiazzare e destabilizzare chi legge.

Il verdetto: un manuale di guerriglia culturale

“Lo Stato Pontificio” non è un libro per tutti, e l’autore ne è perfettamente consapevole. Pozzoni non cerca la carezza del lettore né il plauso della critica ufficiale (che anzi, punta a far imbestialire).

È un’opera viscerale, cinica, a tratti respingente, ma straordinariamente lucida nel denunciare come l’arte sia diventata una merce come un’altra. Più che una raccolta di testi, è un manuale di guerriglia culturale: un invito a boicottare la “business poetry” per tornare a usare la parola come un’arma di disturbo di massa.

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