di Raimondo Giustozzi
L’Unità Pastorale San Pietro – Cristo Re di Civitanova Marche propone per venerdì 26 giugno 2026, alle ore 21, 15, presso la sala parrocchiale don Lino Ramini di Civitanova Marche, un incontro volto a ricordare la figura di mons. Albino Luciani, come vescovo di Vittorio Veneto, patriarca di Venezia, e come pontefice. Alla morte di Paolo VI, avvenuta la sera del 6 agosto 1978, il cardinale Luciani lascia Venezia. Il 25 agosto entra in Conclave e al quarto scrutinio viene eletto papa. Prende il doppio nome di Giovanni Paolo I, un atto di affetto verso i due pontefici che l’hanno preceduto: Giovanni XXIII e Paolo VI.
Nella tarda sera del 28 settembre 1978, dopo appena 34 giorni di pontificato, Giovanni Paolo I muore improvvisamente. Subito dopo la sua morte si avvia una raccolta di firme, provenienti dai paesi più diversi del mondo, per iniziare il processo di canonizzazione. Il primo giugno 2017 i teologi della Congregazione per le cause dei Santi esprimevano voto positivo e unanime, ribadito il 7 novembre dello stesso anno dall’assemblea dei cardinali e vescovi. Papa Francesco autorizzava, l’indomani, la pubblicazione del decreto riguardante le virtù eroiche di papa Luciani, che diventava così Venerabile.
Don Mario Colabanchi, parroco dell’Unità Pastorale San Pietro – Cristo Re, introdurrà la serata con alcune riflessioni prese dal cammino spirituale di Albino Luciani: “Giovanni Paolo I scelse come motto episcopale lo stesso di San Carlo Borromeo: Humilitas. Una sola parola che sintetizza l’essenziale della vita cristiana e indica l’indispensabile virtù di chi, nella Chiesa, è chiamato al servizio dell’autorità! Un’altra parola guida della sua vita è amare: guardare a Gesù più che a noi stessi, imparare l’amore, attingerlo dal Crocifisso! Un amore che si dona fino alla fine, senza misura e senza confini! Due parole iconiche che esprimono il suo spirito francescano”.
Aldo Caporaletti, curatore degli incontri di riflessione spirituale, armonizzerà tutti i diversi momenti dell’incontro.
Mons. Fabio Dal Cin, Delegato Pontificio per il Santuario Santa Casa di Loreto, ricorderà papa Luciani, attraverso un video, portando la testimonianza di chi l’ha conosciuto, prima come sacerdote, poi come vescovo e infine come papa. Nel video, preziosa è anche la testimonianza di una nipote di Albino Luciani. Lo zio era una persona semplice e umile ma non uno sprovveduto. Ad una signora che gli aveva chiesto di quale Madonna fosse devoto, lei lo era per la Madonna del Carmine, lui rispondeva che era devoto della madonna delle pentole, della donna che preparava da mangiare per Gesù e per Giuseppe, apparecchiava e sparecchiava la mensa della propria famiglia.
La parola umiltà è la chiave di volta di tutta la spiritualità francescana. Il termine deriva dal latino humĭlis, proveniente a sua volta da humus, terra. L’umile, nel corso dei secoli, dal significato letterale e classico, ciò che si eleva poco dal suolo, che è basso e sottomesso, è diventato paragonabile a chi è disposto a farsi terreno fertile per accogliere e far fiorire la vita. “Humilitas occidit superbiam”. L’umiltà uccide la superbia. Il detto è attribuito a Sant’Agostino. Sinonimi più comuni di umiltà sono: Modestia, semplicità, rispetto, docilità. Albino Luciani aveva fatto proprie la semplicità di vita e l’umiltà, proprie della spiritualità francescana.
Don Davide Fiocco, teologo e membro della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I, relazionerà sul tema: Povertà e umiltà in Albino Luciani, papa “Francescano”. Giovanni Paolo I non può essere ricordato solo per la brevità del pontificato. Prima dell’elezione ci sono 65 anni: la vita di un uomo di Dio che fin da bambino orientò la sua esistenza al servizio della Chiesa con eroico impegno. Fu vescovo del Concilio e leale collaboratore di papa Paolo VI nell’applicazione dei documenti. Nel 2018, mons. Davide Fiocco, assieme a Stefania Falasca e Mauro Velati, ha pubblicato, per i Tipi Edizioni di Belluno, il libro: Albino Luciani – Giovanni Paolo I, biografia “ex documentis”. Dagli atti del processo canonico.
Emilia Bacaro, attrice, leggerà alcuni testi scelti, tra quelli scritti da Albino Luciani. “Nella chiesa dei suoi tempi, che aveva bisogno di molta riforma, egli ha imboccato il metodo giusto della riforma. […] Francesco non volle sottolineare lo scandalo, raccomandò fortemente a tutti il rispetto ai vescovi e ai sacerdoti, anche se poco degni. Per sé stesso, invece, scelse la povertà e alla povertà fece larghissima propaganda. Mai, però, oppose la povertà propria alle ricchezze altrui; mai fece della povertà una bandiera di rivolta; mai la separò dall’umiltà; mostrò che la povertà si accompagna non alla tristezza, ma alla letizia, letizia conquistata attraverso il dolore; disse che la povertà è virtù regale perché sbaraglia la cupidigia dei beni terreni, di qualunque specie siano: denaro, onori, cariche, prestigio, fama”(A. Luciani, Omelia nel 750° anniversario della morte di san Francesco, 3 ottobre 1976, in Opera Omnia VII, 464).
Raimondo Giustozzi