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Piergiorgio Viti

“Douce France” e dintorni

Medea e gli argonauti di Anselm Feurbach, 1870 - foto WIKIPEDIA

Medea e gli argonauti di Anselm Feurbach, 1870 – foto WIKIPEDIA

di Lino Palanca

 

Incursioni nelle letterature delle principali lingue europee neolatine: Francia, Spagna e Italia naturalmente. E ritorni a un vecchio amore: la storia, la tradizione e la lingua dei nostri territori.

Cadenza quindicinale. Assicuro l’impegno a evitare approcci da critico letterario (veste che non è la mia) mirando solo a presentare con fedeltà gioie e pene, estasi e tormenti che sono di chi li racconta in versi o prose, ma pure inevitabilmente nostri. Se mi riesce.

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Dell’Ellade serena

di Lino Palanca

Ho avuto una accanita discussione con un amico, convinto della superba inutilità, ormai, degli studi classici e soprattutto indignato per la considerazione che studiosi e case editrici hanno sempre avuto per la mitologia greca: “Una puttanata, ha detto, accozzaglia di delinquenti, accademia della furbizia a danno altrui, inno di lode a ladri, prepotenti e presuntosi. Altro che Ellade serena!

Ho fatto la guerra contro le sue affermazioni e mi pare di avere assolutamente ragione. A parte la faccenda dello stereotipo “Ellade serena” perché sull’aggettivo ho cominciato anch’io ad avere seri dubbi fin da alunno delle scuole medie. Com’è ben noto a tutti, si tratta di un modo di esprimere ammirazione e reverenza alla Grecia madre della civiltà, il che indurrebbe a credere che questa, la civiltà, sia sgorgata dal suo seno per poi svilupparsi in sostanziale pacifico progredire. A partire dalla scuola media, dunque, e poi nel corso degli studi Sua Serenità mi è capitata sotto gli occhi parecchie volte. L’ultima è stata nel corso di una rilettura di Guido Gozzano.

Anche lui scrive di Ellade serena nel terzo dei quattro sonetti di Domani (poesie sparse). Ecco i versi della prima terzina:

Ma pur cantando il canto di Mimnerno

Sento che morta è l’Ellade serena

In questo giorno triste ed autunnale.

I luoghi comuni sono duri morire, anche per i poeti veri quale indubbiamente è il poeta torinese, che ritrovo sempre con forte interesse.

Però l’Ellade serena! Ma quando mai, Guido? Tutta la storia greca è percorsa dagli spasmi della guerra, delle conquiste, delle tragedie. Tutta la storia greca come, del resto, tutta la storia. L’Ellade non fa eccezione, niente affatto. Il Mimnerno sopra citato (VII secolo a.C.) è un poeta di cui si legge che sia … notevole per la musicalità del suo distico elegiaco, per le sue vivide immagini, per l’immediatezza della sua passione e per il suo amore del piacere. Si legge anche che ha fatto del valore in battaglia uno dei temi portanti della sua poesia. E poi, le guerre contro i persiani, le mille guerricciole tra le mille città elleniche, Tucidide e il suo racconto della guerra del Peloponneso; il più grande poema nazionale, l’Iliade, racconta una storia truce, l’Odissea si conclude con un massacro [1].

La stessa mitologia greca è largamente contaminata da violenza e sopraffazione e crudeltà. Crono mutila il padre Urano, poi il figlio Zeus lo sconfigge e lo relega in un’isola; Zeus, dico, quello che sentenzia l’orribile supplizio di Prometeo, del diluvio e dei giganti sterminati a colpi di fulmine; è pure l’imbroglione che s’infila nel letto delle donne più belle della terra grazie agli inganni più beceri. Apollo e Artemide ammazzano i quattordici figli di Niobe solo perché la poveretta si era permessa di far notare alla loro madre Latona di essere più fertile di lei, che di figli ne aveva generati solo due; Euridice è condannata senza perché all’Ade e Orfeo finirà pazzo. Per poco più di sciocchezzuole, Aracne è trasformata in ragno, Callisto condannata a vita raminga perché è bella, Aglauro mutata in una roccia; Adone viene incornato da un cinghiale aizzatogli contro da Ares geloso di lui, Artemide ammazza Orione, troppo bravo nella caccia di cui lei è regina.

Non continuo perché l’elenco della serenità degli Olimpici sarebbe lunghissimo. Però gli eroi, dove li mettiamo gli eroi? Non ce ne è uno che non abbia le mani lorde di sangue, da Perseo a Bellerofonte, da Teseo a Eracle a Giasone a Edipo e via così. Le donne poi! Medea, che uccide i figli, li cuoce e li serve in tavola a Giasone, può bastare?

L’Ellade serena.

 

 

[1] Le considerazioni su Mimnermo sono del critico Cecil Maurice Bowra nel ”Dizionario d’antichità classiche” di Oxford, Roma, ed. Paoline 1963, p. 628.

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