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Dossier banche. La Libra di Facebook e la fine del monopolio bancario sulla moneta.

Foto da Internet

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di Enrico Grazzini

Facebook, il social network con 2,5 miliardi di persone connesse, ha recentemente annunciato di volere emettere nel 2020 una nuova moneta privata globale, la Libra.[1] Si tratta di un ulteriore e forse decisivo passo in avanti verso una moneta completamente privatizzata, denazionalizzata, liberalizzata in mano a Facebook o ad un altro dei colossi digitali, come Amazon, Apple, Google e Microsoft.

Ovviamente il sistema attuale difende tenacemente le sue prerogative e i suoi privilegi. Da Donald Trump, passando per il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney fino alla Banca Centrale Europea c’è stata una levata di scudi. “È fuori discussione permettere loro di svilupparsi nel vuoto normativo, perché è semplicemente troppo pericoloso “ha affermato Benoit Coeure dell’Executive Board della BCE” Progetti come quello di Facebook sono però un utile campanello d’allarme per i regolatori e le autorità pubbliche. Dobbiamo muoverci più rapidamente di quanto abbiamo fatto finora”. Anche il ministro francese delle finanze Bruno Le Maire ha precedentemente affermato che “è fuori questione” che la Libra sia autorizzata “a diventare una moneta sovrana. Non può e non deve accadere”.

In effetti le monete globali potrebbero diffondersi molto più velocemente di quanto a prima vista uno si aspetterebbe. Basti pensare che Facebook si è quotata in borsa solo nel maggio 2012 e oggi raggiunge già 2 miliardi e mezzo di persone. Il dilemma è se il sistema monetario attualmente dominante tenterà di fronteggiare gli sviluppi della moneta digitale arroccandosi in difesa dei suoi privilegi, o se invece l’assetto monetario attuale – che provoca costantemente crisi e che dà alle banche commerciali il privilegio esclusivo di stampare moneta – sarà capace di riformarsi come bene pubblico a favore della società, della democrazia e dell’eguaglianza sociale.

Per ora comunque Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, ha già respinto una proposta di riforma della BCE stessa con l’introduzione della moneta digitale. Il Parlamentare europeo Jonás Fernández (del gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici, S&D) ha infatti chiesto se la BCE ritiene valido di introdurre la moneta digitale aprendo ai privati la possibilità di avere dei conti correnti direttamente presso la BCE stessa. “Alcuni economisti suggeriscono che la Banca Centrale emetta direttamente una versione digitale dell’euro offrendo ai soggetti privati la possibilità di aprire dei loro conti correnti presso le banche centrali dell’Eurosistema…. Qual è il parere della BCE sulla possibilità di emettere una versione digitale dell’euro direttamente accessibile ai cittadini?” [2]

La risposta di Draghi è stata chiara. “La BCE e l’Eurosistema non prevedono attualmente di emettere una moneta digitale. Ci sono diverse ragioni per cui non consideriamo che l’emissione di una moneta digitale da parte della banca centrale sia un’opzione concreta per il prossimo futuro. In primo luogo, le tecnologie che potrebbero essere utilizzate per emettere una moneta digitale della banca centrale, come il blockchain, non sono state ancora sufficientemente testate e richiedono ulteriori e sostanziali sviluppi prima di poter essere utilizzate da parte di una banca centrale. Per quanto riguarda la possibilità che una banca centrale gestisca i conti individuali delle famiglie e delle imprese, ciò implicherebbe che essa entri in concorrenza con il settore bancario per i depositi dei clienti, e questo comporterebbe costi e rischi operativi potenzialmente considerevoli” [3].

Ovvero: la BCE non intende – almeno per ora – emettere moneta digitale per tutti, permettendo a individui e imprese di tenere un conto corrente presso la Banca Centrale (BC) stessa per timore che i privati e gli enti pubblici trasferiscano rapidamente i loro conti deposito presso la più sicura BCE invece che presso le (meno sicure) banche commerciali. In questo modo tutto il sistema bancario potrebbe essere immediatamente destabilizzato.

Ma le Central Bank Digital Currencies (CBDCs) rappresentano una sfida che diventerà sempre più importante nel futuro e che la stessa Banca dei Regolamenti Internazionale suggerisce di affrontare anche (e soprattutto) per la concorrenza delle monete private virtuali come la Libra e l’avvento di nuove tecnologie come la Blochchain[4].

La blockchain è infatti una tecnologia che permette la registrazione sicura e potenzialmente a basso costo dei pagamenti tra l’acquirente e il venditore senza necessità di intermediazione del sistema bancario (da pari a pari, peer to peer), ovvero senza il bisogno di un sistema centralizzato per regolare le transazioni, come invece avviene attualmente. Grazie alla blockchain (ma in realtà anche con le tecnologie esistenti) una qualsiasi Banca Centrale potrebbe emettere – come vedremo – delle monete digitali direttamente sui conti correnti dei cittadini, delle imprese e degli enti pubblici attivabili presso la BC stessa.

La moneta digitale di Zuckerberg

Il progetto Libra sarà gestito da 28 società membri di una associazione no profit promossa da Facebook con sede in Svizzera. Società come Visa, Mastercard, Paypal, Uber, Booking, Vodafone, Iliad, eBay, e altri colossi della finanza, delle comunicazioni e del commercio hanno già aderito.

Libra verrà usata innanzitutto per trasferire valuta in maniera istantanea da un paese all’altro, e come sistema dei pagamenti internazionale per il commercio elettronico. Miliardi di persone potranno convertire immediatamente la loro valuta nazionale in Libra e in altre valute. E quando miliardi di persone useranno Libra, milioni di esercizi commerciali la accetteranno. Società del calibro di Visa e Mastercard potranno garantire la rapida diffusione di Libra presso il commercio al dettaglio.

Libra sembra solo una carta prepagata per passare da una valuta nazionale a quella di Facebook e poi ad un’altra valuta nazionale: ma potrebbe emanciparsi e diventare una moneta a tutti gli effetti. Infatti sarà completamente garantita da una riserva di monete e di titoli, e quindi avrà un cambio tendenzialmente stabile rispetto alle valute internazionali. Per ogni Libra emessa ci sarà una riserva di pari valore. Sarà quindi, a differenza di Bitcoin – che non è una moneta ma un oggetto di investimento speculativo – una vera valuta convertibile in dollari, in euro, in yen, ecc.

Facebook e soci si avvierebbero a diventare una sorta di banca centrale che emette una sua valuta stabile, al pari delle altre valute nazionali: solo che, a differenza delle altre banche centrali, anche i cittadini comuni potranno accedere al suo sistema. Le banche centrali sono la banca delle banche nazionali. Nelle banche centrali tradizionali possono detenere un conto corrente solamente le banche ed eventualmente altre istituzioni finanziarie selezionate. Facebook vuole invece realizzare una “banca centrale virtuale” globale per miliardi di individui.

Coprendo la Libra con una riserva comprensiva di un paniere di monete e titoli, diventerebbe un grande acquirente di titoli e di altri strumenti finanziari per garantire e stabilizzare le Libra. Facebook sarebbe al centro di grandi operazioni finanziarie (potenzialmente anche destabilizzanti) sui titoli di stato e altre securities. I partecipanti dell’associazione svizzera lucrerebbero dal signoraggio, ovvero dai guadagni derivanti dalla differenza tra i costi di emissione di Libra (tendenzialmente pari a zero) e i ricavi legati ai titoli fruttiferi di riserva.

“Inevitabilmente, queste società privilegeranno i loro interessi privati – profitti e influenza – rispetto all’interesse pubblico”.[5] Così si è espresso recentemente Chris Hughes, cofondatore di Facebook insieme a Zuckerberg ai tempi dell’università. “Quello che i sostenitori della Libra chiamano “decentralizzazione” grazie alla blockchain è in realtà uno spostamento di potere dalle banche centrali dei paesi in via di sviluppo verso le multinazionali, la Federal Reserve statunitense e la Banca centrale europea ”spiega Hughes[6].

“Nella recente crisi greca abbiamo visto di prima mano cosa succede quando i mercati emergenti abbandonano prematuramente il controllo locale della loro valuta. Come membro dell’eurozona la Grecia non aveva il controllo sulla sua politica monetaria e non poteva svalutare appropriatamente la valuta locale dopo la crisi finanziaria. Un decennio dopo l’economia greca è ancora il 25% più piccola e il suo tasso di disoccupazione è il più alto nell’area dell’euro. Libra potrebbe rendere le altre banche centrali ugualmente impotenti di fronte alla recessione”[7].

L’economista eretico Paolo Savona si è dimostrato profetico proponendo la nazionalizzazione delle monete digitali: “La diffusione delle criptovalute” ha spiegato il neopresidente della Consob durante il suo discorso all’incontro annuale con la comunità finanziaria a Milano“ è un’altra esperienza dalla quale trarre insegnamento per proteggere il risparmio. L’ideale sarebbe che l’uso di questo strumento, per ora paramonetario se non proprio finanziario, diventi monopolio pubblico, come accaduto per la moneta di base. Alcuni stati si stanno muovendo in questa direzione, ma l’iniziativa privata mostra di essere più pronta a cogliere l’innovazione e a porre il suo domino su di essa. Se così accadesse il sistema monetario attuale verrebbe sconvolto, il sistema finanziario coinvolto e diverrebbe problematico il controllo della quantità di moneta e, ancora più la sua riconduzione nell’alveo pubblico”.

Libra incontrerà però una forte opposizione politica: ovviamente anche tutto il sistema bancario internazionale è contro l’esperimento di Facebook. Le banche commerciali creano moneta e gestiscono il sistema dei pagamenti e non si lasceranno spodestare facilmente. Ma il problema è che l’attuale sistema monetario poggia sulle sabbie mobili e provoca continuamente delle gravi crisi.

Le tre forme attuali della moneta

Per comprendere sinteticamente come funziona il sistema monetario,facciamo parlare Mark Carney, il Governatore della Bank of England[8].

“Per capire l’importanza delle istituzioni necessarie per creare un buon sistema monetario, è essenziale riconoscere che il denaro moderno assume tre forme caratteristiche in relazione ai sistemi di pagamento al dettaglio e all’ingrosso. Ogni anello della catena è fondamentale per la resilienza del sistema monetario. La prima forma di moneta sono le banconote emesse dalle banche centrali. Questi rappresentano (in Gran Bretagna, ndr) solo il 3% dello stock, ma il 40% di tutte le transazioni di consumo. L’altro anello della catena è il denaro elettronico emesso dalla Banca Centrale come riserve che le banche commerciali detengono con la Banca Centrale stessa, anche per regolare le transazioni tra loro. Infine, il terzo anello è il più importante (in termini di valore, ndr) ed è costituito dai depositi elettronici che le banche commerciali creano quando erogano i prestiti ai mutuatari: questi depositi rappresentano circa l’80% del denaro in circolazione nell’economia reale”.

Le banconote vengono usate per le transazioni al dettaglio e riguardano solo il 10% circa (cioè una quota minoritaria e calante) del valore delle transazioni commerciali totali nelle economie mature -; Le riserve bancarie sono moneta elettronica creata dalle Banche Centrali a favore delle banche commerciali per fornire loro la liquidità necessaria per i pagamenti interbancari: per esempio, quando A compra da B (non in contanti) la somma transata passa per il sistema dei pagamenti interbancari. La riserva di liquidità della banca di A diminuisce e quella di B aumenta.

Le migliaia di miliardi di riserve bancarie presenti nei conti presso le BC di tutto il mondo (FED, BCE, BoJ, BoE, ecc) sono semplicemente una passività del bilancio delle BC stesse: esse migliorano i bilanci delle banche, costituiscono delle provviste di liquidità ma non influenzano per nulla la disponibilità di credito per il settore privato o pubblico. Le riserve sono un sistema chiuso: dalle riserve la moneta può uscire solo sotto forma di banconote[9]. Quindi, per esempio, quando i giornali scrivono che la BCE fornisce e fornirà moneta per l’economia, alimentano una falsa illusione e, in sostanza, diffondono una grossolana bugia. La verità è un’altra: la BCE non può stampare moneta per l’economia reale ma offre moneta di riserva solo ed esclusivamente per le banche[10].

Sono invece i nuovi crediti emessi dalle banche che possono incrementare la liquidità nell’economia reale e quindi generare business e crescita. La Banca Centrale crea moneta solo per le banche e le banche possono creare moneta per l’economia. Ma le due attività sono separate e l’aumento della moneta/riserva non implica per nulla l’aumento della moneta bancaria, o del credito[11]. E le banche non hanno neppure bisogno delle riserve bancarie per concedere crediti perché possono creare moneta dal nulla.

Come fanno le banche commerciali a creare moneta dal nulla

Come possono le banche a creare moneta dal nulla? Le banche non funzionano come intermediari tra il risparmio e gli investimenti – come scrivono erroneamente i manuali tradizionali di economia e come normalmente si crede –: il sistema bancario in linea generale non ha bisogno né del risparmio dei cittadini né delle riserve bancarie per fare prestiti perché ha il privilegio legale, a differenza di qualsiasi altra azienda privata, finanziaria e non, di creare dal nulla la moneta che presta (o che investe)[12].

Gran parte della moneta, in particolare quella che utilizziamo per le transazioni di maggiore importo – per esempio per comprare la casa, per l’auto, per finanziare gli impianti industriali, l’acquisto di terreni e immobili, o per gli stipendi, o quant’altro – è moneta digitale che viene emessa dal sistema bancario e che resta in questo circuito senza mai trasformarsi in moneta fisica. Nessuno infatti compra una abitazione in contanti o costruisce una fabbrica pagando in contanti.

La moneta elettronica o digitale è emessa dalle banche sotto forma di prestito (debito per il cliente) in vista del profitto costituito dagli interessi. Nel bilancio bancario il nuovo credito viene messo all’attivo mentre il nuovo deposito disponibile per il cliente è registrato come passivo. Così avviene la creazione di moneta, come ha spiegato chiaramente e per prima ufficialmente la Banca di Inghilterra[13] seguita poi anche dalla Bundesbank[14].

I depositi delle banche commerciali sono inoltre garantiti dallo stato fino a certe somme – in Italia fino a 100 mila euro -. Insomma, lo stato concede che i depositi concessi dalle banche commerciali siano considerati alla stregua di moneta legale. Con la moneta creata dalle banche si possono pagare anche le tasse statali, come se fosse moneta legale..

Tutte le volte che le istituzioni bancarie fanno dei prestiti creano moneta con una semplice operazione contabile, ovvero segnando al passivo il deposito di denaro accreditato a favore del loro cliente e all’attivo l’ammontare del corrispondente prestito che è loro dovuto (con interesse aggiunto) dal debitore. L’offerta di moneta aumenta quando le banche fanno nuovi prestiti e diminuisce quando i prestiti vengono rimborsati e i i depositi bancari vengono quindi estinti.

Anche il denaro depositato dai clienti non è necessario per concedere prestiti. Per concedere prestiti una banca in linea di principio non ha bisogno dei depositi e dei risparmi dei clienti perché crea moneta dal nulla. Il denaro depositato dai clienti serve innanzitutto come riserva di liquidità a basso prezzo, dal momento che ai depositanti vengono riconosciuti interessi irrisori e generalmente inferiori a quelli applicati dalla Banca Centrale o sul mercato interbancario.

Il processo per cui e banche commerciali creano denaro quando emettono nuovo credito era centrale per il pensiero di figure di spicco della scienza economica, come Knut Wicksell, Friedrich Hayek, Irving Fisher, John Maynard Keynes, e Joseph Schumpeter, ed era un aspetto integrale delle teorie sull’attività bancaria e sulla moneta all’inizio del XX secolo.

Grazie alla possibilità di creare moneta convertibile in moneta legale le banche commerciali possono concedere prestiti, comprare titoli, e ogni altro tipo di bene (immobili, ecc). Ovviamente le banche sono soggette a regolamentazioni stringenti e non possono fare tutto quello che vogliono. Per esempio non possono (o non potrebbero) creare moneta per aumentare il valore del loro capitale azionario.

Le banche hanno inoltre obblighi di riserva sul lato delle passività – cioè devono garantire di potere sempre fare fronte alle richieste di pagamento da parte dei depositanti – e devono avere un certo livello di capitale sul lato degli attivi per fronteggiare eventuali perdite. Inoltre le banche devono rispettare norme severe sulla individuazione dei correntisti, sulla tracciabilità delle operazioni, contro il riciclaggio, il terrorismo, ecc.

Le banche commerciali sono tenute per legge a detenere presso la banca centrale sotto forma di contanti o di titoli molto liquidi una frazione dei depositi bancari come riserva prudenziale in caso di crisi di liquidità. In Europa questa percentuale è del 2%. Quindi versando due euro la banca può creare 100 euro sotto forma di credito. Si tratta del sistema noto come “riserva frazionaria”.

Ma, al di là delle regole e delle norme, per una banca l’unico vero limite alla creazione di moneta è la domanda di mercato e il “dovere” di essere redditizia e di avere bilanci sempre in attivo. I prestiti devono essere ripagati con interesse e i titoli in bilancio non devono perdere di valore.

Gli effetti perversi della moneta bancaria

Il sistema monetario basato sulla moneta bancaria, o moneta-debito, è intrinsecamente instabile e comporta numerosi effetti perversi:

– Esistono diverse forme di signoraggio, a) quella passata, dei “Signori” (re e principi che si facevano pagare per “battere moneta”, cioè per trasformare oro, argento, ecc, in moneta); b) quella secondaria, della Banca Centrale, che emette banconote e moneta/riserva, cioè moneta legale, e guadagna signoraggio da queste; c) quella principale, delle banche commerciali che creano il 90% circa della moneta corrente. E’ infatti chiaro che gli interessi bancari sui crediti e sugli scoperti sono la principale forma contemporanea di signoraggio, al netto del costo di produzione della moneta bancaria legato all’erogazione dei prestiti. Il peso del signoraggio bancario grava pesantemente su tutto il sistema economico, sui consumatori, sulle imprese e sullo Stato.

– New Economic Foundation e CBS Copenhagen Business School hanno per esempio calcolato che il signoraggio sulla moneta da parte delle banche svizzere tra il 2007 e il 2015 ha generato profitti per 34,8 miliardi di franchi. Sono soldi che sarebbero invece potuti essere incassati dalla Banca Nazionale Svizzera, e poi quindi girati allo Stato ed essere utilizzati per migliorare i servizi pubblici o diminuire le tasse ai cittadini e alle imprese. O per distribuire ai cittadini svizzeri un dividendo annuale.[15]

 

– La creazione di moneta attraverso le banche comporta parallelamente creazione di debito. Più viene emessa moneta più cresce il debito. Questa è la principale ragione della crescita del debito mondiale. Dal 2008 al 2018 il debito globale privato e pubblico è salito da 142 a 250 trilioni di dollari, che è il triplo del reddito complessivo di tutte le nazioni. L’Unctad, United Nations Conference on Trade and Development, ha spiegato che i redditi globali non riescono a tenere il passo con l’aumento dei livelli del debito.[16] Gli interessi composti sul debito giocano un ruolo importante nella crescita incessante dei debiti complessivi. Non occorre sottolineare che l’aumento del debito è la prima causa delle crisi finanziarie.

– Le banche sono strutturalmente portate a allargare irresponsabilmente le maglie del credito nei periodi di boom e di euforia; ma, per converso, a restringere improvvisamente i cordoni della borsa nei periodi di crisi, anche a costo di soffocare i loro clienti e l’economia reale. Da qui i cicli delle frequenti e strutturali crisi bancarie e finanziarie che si abbattono come cicloni sia sui paesi avanzati che quelli in via di sviluppo.

– Le BC non hanno la capacità di intervenire direttamente nelle crisi depressive pompando soldi nell’economia reale. A meno che non monetizzino i deficit pubblici legati all’incremento della spesa pubblica: infatti l’incremento in deficit della spesa pubblica è il principale fattore esogeno che può rilanciare l’economia in tempi di crisi. Le BC giocano un ruolo importante nelle crisi se monetizzano (ovvero finanziano, stampando moneta ex nihilo) il deficit di stato per uscire dalle fasi di deflazione. ma attualmente non possono farlo, o lo fanno solo per via indiretta – vedi il Quantitative Easing, per cui le BC comprano titoli di stato dalle banche commerciali -.

– I risparmiatori attualmente non sono mai completamente garantiti perché i loro depositi in banca funzionano apparentemente come moneta legale, ma NON sono moneta legale, sono moneta di secondo rango. Se invece i risparmi da utilizzare per i pagamenti correnti fossero depositati presso la Banca Centrale diventerebbero completamente garantiti (come desidererebbe Savona).

– Dopo lo scoppio delle bolle, le banche in crisi devono essere salvate con i soldi dei contribuenti e con i soldi stampati dalla banca centrale. Si verifica così il noto fenomeno della socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti.

– Un sistema monetario basato interamente o prevalentemente sulle banche commerciali è per natura conservatore. La quasi totalità del credito viene erogato solo dietro garanzia solida. In sintesi: piove sempre sul bagnato. Chi ha proprietà e patrimoni riceve credito; chi ha magari ottimi e remunerativi progetti ma non è in grado di offrire garanzie patrimoniali rischia di rimanere all’asciutto.

– Il credito è utilizzato prevalentemente o comunque in gran parte per trasferire e concentrare le proprietà già esistenti – per esempio nel caso di acquisizioni e fusioni, o per l’acquisto di immobili già edificati – piuttosto che per le attività produttive e innovative che creano occupazione e sviluppo. In questa maniera crescono i prezzi degli asset finanziari e immobiliari e aumenta il rischio bolla.

– Luciano Gallino ci ha spiegato in maniera chiara ed esauriente che le grandi banche, dagli anni ’80 in poi, hanno creato nuova “falsa moneta” con la loro attività finanziaria.[17] Le maggiori banche mondiali, soprattutto anglo-americane, si sono trasformate in trader e scommettono (mettendo a rischio i soldi dei risparmiatori) in ardite operazioni speculative per ottenere profitti immediati e enormi. Grazie a società-veicolo fuori bilancio le banche internazionali organizzano un immenso sistema bancario-ombra che, a sua volta, crea un gigantesco mercato opaco di titoli finanziari esotici cosiddetti derivati, fuori dai mercati ufficiali e da ogni regola pubblica. Nel finanzcapitalismo la scommessa speculativa genera crisi rovinose.

– Il finanzcapitalismo grava sull’economia reale e produce caos: sfrutta in maniera parissitaria le attività produttive dell’economia reale. Inoltre, dal momento che gli stati sono i maggiori soggetti economici e anche i maggiori debitori al mondo, il finanzcapitalismo ha come caratteristica precipua quella di sfruttare i debiti degli stati[18].

– Lo Stato senza potestà monetaria deve indebitarsi sul mercato per finanziarsi, e perde così la sua autonomia e il suo potere a favore della grande finanza nazionale e internazionale. Lo stato “senza moneta” deve quindi limitare gli investimenti sui beni pubblici (istruzione, sanità, ricerca, ecc) e frenare (o anche invertire) la sua azione di redistribuzione dei redditi a favore dei meno privilegiati.

– Le risorse degli stati, le loro risorse fiscali e i risparmi del ceto medio e dei lavoratori, sono i principali obiettivi del finanzcapitalismo e della speculazione parassitaria. Gli stati diventano così da strumento collettivo di emancipazione esattori per conto del capitale finanziario[19]. Il debito pubblico soffoca la democrazia.

La lotta secolare tra il sovrano e il privato per il potere di battere moneta

La lotta tra i sovrani – cioè gli stati nell’epoca moderna – e le banche per chi ha il potere di creare la moneta è centrale nel capitalismo: è una lotta che si trascina da secoli, tra i re e i mercanti prima, e poi tra i monarchi e i grandi banchieri, e infine tra i governi e la grande finanza. La battaglia è stata vinta dal sistema bancario e gli stati sono diventati subordinati alla grande finanza, a scapito della loro stessa sovranità e della democrazia. Nel finanzcapitalismo il potere politico è complice e sottomesso al potere della grande finanza: la finanza speculativa ha vinto. Tuttavia la vittoria della finanza è instabile perché la finanza crea speculazione e la speculazione crea crisi, e nella crisi lo stato deve per forza intervenire e ridiventare attivo per superare la crisi. Lo stato conserva un ruolo ineliminabile, un ruolo che da passivo potrebbe e dovrebbe ridiventare attivo.

I progetti di riforma del sistema monetario

Una riforma efficace e giusta del sistema monetario e finanziario dovrebbe proporsi che la moneta diventi finalmente un bene comune gestito principalmente dallo stato democratico – eletto e controllato dai cittadini e rappresentante legittimo della comunità nazionale – e dalle istituzioni della società civile grazie all’attività di una banca centrale non completamente indipendente ma autonoma sul piano operativo.

I progetti di riforma monetaria si sono moltiplicati negli ultimi anni perché – come abbiamo visto – le crisi finanziarie, in particolare la crisi dei subprime, e le innovazioni tecnologiche, la blockchain e le monete digitali, stanno spingendo le banche centrali a rivedere il loro ruolo. Le crisi invocano nuove idee e riforme: più è profonda una crisi più vengono avanzate proposte radicali di riforma.

Per esempio Jeremy Corbin, il leade laburista britannico, ha recentemente proposto il Quantitative Easing for the People, ovvero l’emissione di moneta a favore del popolo. Il QE for the People implicherebbe che la Bank of England stampasse moneta per finanziare una banca pubblica di investimento a favore di investimenti pubblici e per un New Deal Verde[20].

Del resto le tecnologie blockchain sono già oggetto di sperimentazione da parte di praticamente tutte le maggiori banche centrali (BCE compresa). Come abbiamo visto, grazie alle nuove tecniche digitali, le BC potrebbero in futuro gestire direttamente il sistema dei pagamenti senza bisogno dell’intermediazione del sistema bancario. Si tratta di un processo che nel medio e lungo termine probabilmente rivoluzionerà tutto il sistema monetario e del credito. Con estrema prudenza. La BCE per esempio sta sperimentando la tecnologia Blockchain anche in collaborazione con Bank of Japan[21].

Altre banche centrali, incluse la Banca d’Inghilterra e la banca centrale svedese, stanno esaminando la possibilità di iniziare a emettere, oltre che le banconote, una valuta digitale per il pubblico come moneta legale. Questo cambiamento dovrebbe permettere alle famiglie, alle imprese e agli enti pubblici di avere dei conti correnti con dei soldi digitali – spendibili magari con smartphone – direttamente presso le banche centrali piuttosto che con le banche commerciali.

“Una mossa di questo genere potrebbe portare a un maggiore signoraggio della banca centrale, e i suoi profitti potrebbero andare ai contribuenti, come una sorta di rimborso. Ma questa novità comporterebbe anche un corrispondente declino del signoraggio bancario”. Così afferma un recente studio della New Economics Foundation sul fenomeno del signoraggio” Ad esempio, nel caso del Regno Unito, se il 30% dell’offerta di nuova moneta fosse stata prodotta dalla banca centrale come valuta digitale piuttosto che dalle banche commerciali sotto forma di nuovi depositi, i contribuenti avrebbero incassato 182 miliardi di sterline di signoraggio accumulato dal 1998 al 2016. Questi profitti sarebbero stati pagati al Tesoro del regno e potrebbe essere stati utilizzati per finanziare le priorità pubbliche o per ridurre il deficit di stato….Questa riforma sarebbe un passo decisivo verso la democratizzazione di un sistema monetario che – attraverso i guadagni del signoraggio – dà alle banche commerciali un sussidio enorme che li mette in una posizione assolutamente privilegiata nell’economia.”[22]

Le teorie radicali di riforma monetaria e bancaria risalgono agli anni della Grande Crisi del 1929 e del successivo New Deal. Negli anni Trenta del secolo scorso alcuni economisti, tra cui il più famoso del tempo, Irving Fisher, elaborarono il cosiddetto Chicago Plan per il presidente Franklin Delano Roosevelt con l’obiettivo di risolvere alla radice il problema della crisi finanziaria abolendo il sistema di riserva frazionaria[23]. Roosevelt però bocciò il piano e in pratica lo segretò. Il piano proponeva di abolire la riserva frazionaria e di obbligare le banche ad avere il 100% di riserve sui depositi.

Secondo il Chicago Plan, il denaro raccolto con i conti correnti a vista non dovrebbe essere usato per offrire credito, e quindi come leva per “creare dal nulla” nuova moneta da parte delle banche; andrebbe invece depositato presso la banca centrale e investito in moneta legale e in sicuri titoli di Stato. La riserva bancaria frazionaria andrebbe abolita, mentre i depositi a vista dei correntisti utilizzati per i pagamenti dovrebbero essere garantiti al 100% (full reserve banking). Tutti i tipi di prestiti – che per loro natura presentano dei rischi – dovrebbero essere offerti dalle banche commerciali che sarebbero obbligate a provvedere alla loro copertura con capitale proprio, obbligazioni o altri strumenti.

Per Andrea Baranes “di fatto, obbligare le banche ad avere 100 di depositi per potere prestare 100 equivaleva a rimettere in questione la possibilità che le banche private possano creare denaro, restituendo tale prerogativa delle banche centrali”[24].

Il Chicago Plan riappare in forme inedite e in diverse versioni ancora oggi. In Svizzera – dove si è tenuto un referendum (perso) a favore della Moneta Sovrana,[25] e nel mondo anglosassone: in Italia, è stato ripreso da Michele Fratianni e Paolo Savona[26].

Una delle organizzazioni che prende le mosse dal Chicago Plan e che promuovono maggiormente – e più concretamente – la riforma monetaria è la britannica Positive Money. La missione di Positive Money è “di realizzare un sistema monetario e bancario che consenta un’economia equa, democratica e sostenibile”

La proposta centrale di Positive Money è di introdurre un “sistema di moneta sovrana” (Sovereign Money). Con questa riforma le banche commerciali sarebbero private del loro privilegio esclusivo di creare denaro nel momento in cui offrono credito ai loro clienti. La Banca Centrale avrebbe il monopolio sulla creazione di moneta (tutta la moneta, cartacea e digitale) e potrebbe così finanziare direttamente il bilancio del governo (finanziamento monetario) per esempio per investimenti pubblici, per ridurre il debito di stato e/o potrebbe distribuire un dividendo dei cittadini (“secondo le teorie cosiddette dell’ “helicopter money”, del denaro distribuito direttamente alle famiglie, alle imprese, agli enti pubblici).

La funzione di intermediazione delle banche – che consisterebbe innanzitutto nella concessione dei prestiti – sarebbe possibile grazie ai “Conti di investimento”. Un cliente che avesse la volontà di investire i suoi soldi e correre il rischio di investimento per guadagnare un premio di rischio (l’interesse), trasferirebbe i fondi dal proprio Conto dei Pagamenti presso la banca centrale al Conto Investimenti di una banca commerciale. Le banche diventerebbero quindi veri intermediari tra risparmiatori e mutuatari e non sarebbero più in grado di creare denaro.

Dal momento che le banche non avranno più la possibilità di creare denaro, il compito di creare la moneta necessaria per gestire i cicli dell’attività economica sarà devoluto alla banca centrale. Piuttosto che basarsi sulla politica di fissazione del tasso di interesse per influenzare il comportamento delle famiglie e delle imprese relativamente ai risparmi e ai prestiti – e per influenzare la conseguente creazione di denaro da parte delle banche -, la banca centrale utilizzerà invece direttamente i suoi poteri di creazione della moneta per condizionare il livello della domanda aggregata al fine di soddisfare gli obiettivi di politica monetaria. In un sistema di moneta sovrana, la politica monetaria normalmente funzionerebbe come stimolo fiscale e incrementerebbe la spesa complessiva e la domanda aggregata[27].

Una proposta simile a quella di Positive Money è quella avanzata da Mark Ricks e dai suoi colleghi della Vanderbilt University. Secondo Ricks anche i cittadini e le imprese dovrebbero avere il diritto di aprire dei conti correnti presso le banche centrali, mentre attualmente solo le banche commerciali hanno questo privilegio[28].

Se cittadini e imprese avessero i loro conti correnti presso la BCE alla pari degli istituti di credito, la banca centrale non stamperebbe più solo moneta-riserva a favore delle banche: invece aumenterebbe o diminuirebbe la massa monetaria in maniera trasparente e immediata e in base alle necessità dell’economia reale. Anche l’autorevole Economist ha prospettato questa soluzione[29].

“I conti FedAccounts offrirebbero tutte le funzionalità offerte da una banca ordinaria ad eccezione della concessione di fidi e scoperti. …Del resto la valuta fisica emessa dal governo è già una risorsa disponibile per tutti, ad accesso aperto. Il progetto FedAccount punta semplicemente a offrire le stesse funzionalità per la moneta non fisica. ….Se adottati su larga scala, i FedAccounts produrrebbero complessi e profondi cambiamenti sistemici. La stabilità finanziaria migliorerebbe drasticamente: ci aspettiamo che gli account Fed sostituiranno e elimineranno la moneta bancaria che si crea dal nulla creando nuovi depositi, e questa gioca un ruolo fondamentale nell’instabilità finanziaria. Il controllo della moneta e la trasmissione della politica monetaria migliorerebbero notevolmente: i problemi attuali che si verificano nel meccanismo di trasmissione monetaria diminuirebbero o scomparirebbero. Inoltre, perché la Federal Reserve non addebiterà commissioni interbancarie sulle transazioni con carte di debito, i FedAccounts ridurrebbero o eliminerebbero un’imposta implicita sui dettaglianti e sui consumatori. Il sistema potrebbe introdurre una auspicabile semplificazione normativa. Lungi dall’essere costosi per il bilancio pubblico, i FedAccounts prevedibilmente genereranno nuove importanti entrate per il governo federale mentre i costi per i correntisti sarebbero minimi o pari allo zero….

Un ultimo grande vantaggio merita di essere menzionato. Per la maggior parte degli americani, la banca centrale è un’istituzione oscura e remota con la quale si sentono poco o nulla connessi. Con FedAccount, le persone sperimenterebbero questo organo di governo che lavora direttamente per loro. Pensiamo che la proposta FedAccount potrebbe svolgere un ruolo, per quanto modesto, nel ristabilire la fiducia, oggi incerta, degli americani nel fatto che il il governo può fare una differenza positiva nella loro vita quotidiana. Questo sarebbe un risultato non di poco conto”. [30]

Tuttavia è certamente molto difficile realizzare riforme profonde nel campo monetario, che è al cuore del capitalismo. Ma è possibile fare dei passi in avanti. La moneta fiscale cammina proprio in questa direzione, senza tuttavia sconvolgere alla radice il sistema monetario attuale.

I Titoli di Sconto Fiscale come quasi-moneta di stato

Un progetto più graduale – e quindi più viabile sul piano politico – di introduzione di una “quasi-moneta alternativa” emessa dallo stato è quella che propongo insieme ad autorevoli studiosi, tra cui il compianto Luciano Gallino – con il progetto di emissione di Titoli di Sconto Fiscale[31]. Questo progetto non prevede nessuna modifica al sistema monetario e bancario attuale e quindi nessun contraccolpo negativo per il sistema bancario. I TSF si affiancherebbero infatti alla moneta bancaria, senza sostituirla. I TSF mirano a rivitalizzare l’economia italiana – ed eventualmente anche quella dell’eurozona – incrementando la domanda aggregata.

I Titoli di Sconto Fiscale non sono moneta ma sono un titolo di stato: solo che – come vedremo – sono molto differenti dagli altri titoli pubblici e non generano aumento del deficit. I TSF infatti non vengono emessi (come le altre obbligazioni) per raccogliere soldi dal mercato; sono distribuiti direttamente a famiglie, imprese ed enti pubblici e rappresentano un diritto a sgravi fiscali futuri. Un diritto negoziabile e convertibile in euro. L’emissione di questi “buoni fiscali” potrebbe finalmente ridare ossigeno all’economia e fare uscire i Paesi dell’eurozona dalla trappola della liquidità che li soffoca. La nuova liquidità funzionerebbe come una benzina che accende le candele del motore e lo fa ripartire.[32]

Che cos’è la moneta fiscale? Innanzitutto non è una moneta parallela alternativa alla moneta legale (l’euro) ma è uno strumento finanziario, un titolo di stato negoziabile e quindi subito convertibile in euro. La proposta è che il governo italiano emetta in maniera massiccia, ovvero per qualche decina di miliardi di euro in tre anni, Titoli di Sconto Fiscale (TSF) che diano diritto ai loro possessori di ridurre i pagamenti dovuti alla pubblica amministrazione a partire da tre anni dall’emissione. I TSF sono in pratica sgravi fiscali differiti nel tempo, ma non sono MAI rimborsabili in euro da parte dello stato, e quindi per definizione non rappresentano debito pubblico.

I TSF verranno distribuiti gratuitamente (debt-free) a famiglie, enti pubblici e imprese e potranno però essere utilizzati solo dopo tre anni: gli assegnatari beneficeranno solo al quarto anno del taglio delle tasse e di altre obbligazioni nei confronti dello stato (tariffe, multe, ecc.) pari al valore nominale dei TSF.

I TSF tuttavia, esattamente come tutti gli altri titoli di stato, come i Bot e i CCT, potranno anche essere ceduti immediatamente sul mercato finanziario in cambio di euro. Così incrementano subito la capacità di spesa dell’economia sin dal momento in cui vengono emessi. Il loro valore di mercato sarà analogo a quello di un titolo di stato zero-coupon a tre anni.

Sul piano istituzionale la manovra, essendo basata su titoli fiscali, è perfettamente in linea con i trattati europei poiché in campo fiscale ogni stato è formalmente sovrano. In base alla proposta, il governo attribuirà i TSF senza corrispettivo (gratuitamente) a cittadini e aziende, e utilizzerà i TSF per incrementare gli investimenti pubblici. Gli investimenti pubblici hanno infatti un effetto moltiplicatore assai elevato, ovvero producono reddito e ricchezza aggiuntiva in poco tempo[33]. Si sottolinea che i TSF non sostituiranno i pagamenti (per stipendi, fornitori, ecc) e le transazioni in euro ma costituiranno reddito aggiuntivo e supplementare rispetto agli attuali livelli (insufficienti) di reddito in euro.

Lo shock monetario-fiscale renderà nuovamente vitale l’economia nazionale. Le emissioni di TSF potrebbero partire da un livello pari al 2-3% circa del PIL annuo – circa 30-40 miliardi di euro – e essere modulate e calibrate nel tempo in modo da assicurare alti livelli di occupazione senza però produrre una inflazione superiore al 3-4%, né scompensi nei saldi commerciali esteri.

L’incremento della domanda legata al maggior potere d’acquisto farà crescere il PIL inizialmente intorno al 3-4% – ovvero in misura più che proporzionale rispetto all’emissione di TSF – e successivamente di alcuni punti percentuali aggiuntivi, fino al recupero completo dell’output gap prodotto dalla crisi. Nei primi tre anni grazie alla manovra espansiva il rapporto deficit/PIL migliorerà notevolmente e si verificherà anche un surplus di bilancio. Questo dovrebbe essere accolto favorevolmente dal mercato finanziario che vedrà allontanarsi lo spettro del default.

Alla maturità dei TSF, ovvero a partire dal quarto anno dalla prima emissione, il moltiplicatore del reddito e l’inflazione aggiuntiva compenseranno l’importo dei TSF emessi. Come insegna l’esperienza storica – e come hanno verificato Olivier Blanchard e Daniel Leigh in un noto studio effettuato per conto del FMI [34]- il valore del moltiplicatore nelle condizioni di forte crisi e di trappola della liquidità il moltiplicatore è superiore a uno: così ogni euro immesso in circolazione genererà un più che proporzionale aumento del PIL.

Inoltre si verificherà un incremento addizionale dell’inflazione dovuto all’aumento della domanda. Basta un incremento addizionale di mezzo punto o di un punto percentuale sul PIL perché i TSF alla maturità si ripaghino da soli. Tale previsione di aumento è del tutto realistica.

Grazie all’effetto combinato del moltiplicatore dei redditi e dell’inflazione, dopo tre anni dall’emissione dei TSF la crescita del PIL nominale darà luogo a nuovo gettito fiscale che compenserà il costo iniziale dei TSF senza incremento di deficit e di debito pubblico.

In conclusione: questo progetto è innovativo e radicale ma è l’unico fattibile in tempi brevi per risolvere la crisi sociale ed economica. Emettere moneta fiscale è una decisione che un governo potrebbe prendere autonomamente senza rompere con l’euro, senza chiedere aiuti di sorta alla UE e agli altri governi, e con grande consenso sociale. Infatti l’emissione dei TSF comporterà un aumento dei redditi per le famiglie, degli investimenti per gli enti pubblici, e della competitività per le imprese. I TSF porranno finalmente e concretamente fine all’austerità.

La moneta fiscale ha infatti tre caratteristiche fondamentali che la rendono alternativa ma anche complementare alla moneta bancaria:

è emessa e distribuita dallo Stato e non dalle banche private;

è una moneta nazionale e non una moneta prodotta dalle banche internazionali (come l’euro);

è una moneta-credito (ovvero distribuita gratuitamente) e non una moneta-debito.[35]

 

Con questo titolo/moneta, lo stato, affiancandosi al sistema bancario, potrebbe combattere l’austerità dell’euro, rilanciare i consumi, gli investimenti e l’occupazione senza aumentare il debito pubblico.

Il progetto di Moneta Fiscale offre inoltre l’enorme vantaggio di potere essere attuato in Italia e negli altri paesi europei mantenendo la moneta unica europea di fronte alle altre valute internazionali, come il dollaro, yen, yuan, pound. In effetti l’emissione di Titoli di Sconto Fiscale nei singoli paesi dell’eurozona potrebbe diventare il rimedio principale per affrontare una possibile (e probabile) crisi della moneta unica.

NOTE

 

[1] Libra.org “Welcome to the official Libra White Paper”

 

[2] Question for written answer Z-000055/2018 to the European Central Bank, Rule 131, Jonás Fernández (S&D) Subject: Directly issuing a digital version of the euro and opening accounts at national central banks

 

[3] Risposta del 12 September 2018 (L/MD/18/306) a firma di Mario Draghi, presidente della BCE, alla richiesta di chiarimenti sulla possibilità di introdurre una moneta digitale da parte della BCE avanzata dal parlamentare europeo ed ex membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale spagnola Jonás Fernández

 

[4] Bank for International Settlements, “Central bank digital currencies” March 2018

 

[5] Financial Times: Chris Hughes “Facebook co-founder: Libra coin would shift power into the wrong hands. Regulators should not underestimate the digital currency’s disruptive potential”, JUNE 21, 2019

 

[6] ibidem

 

[7] ibidem

 

[8] Mark Carney, Governor of the Bank of England “The Future of Money”, Speech given to the inaugural Scottish Economics Conference, Edinburgh University, 2 March 2018

 

[9] Sito web della BCE, What is excess liquidity and why does it matter? “Commercial banks have current accounts with central banks. All (excess) liquidity is held either in these central bank current accounts or in the deposit facility. In other words, excess liquidity by definition stays with the central bank. An individual bank can reduce its excess liquidity, for example by lending to other banks, purchasing assets or transferring funds on behalf of its clients, but the banking system as a whole cannot: the liquidity always ends up with another bank and thus in an account at the central bank. It is a self-contained or, in other words, closed system. The liquidity cannot even leave the euro area, unless physically in the form of banknotes”.

 

[10] Enrico Grazzini, Economia e Politica “Moneta fiscale: perchè tocca ai governi attuare misure non convenzionali per rilanciare lo sviluppo”, maggio 2019

 

[11] Sito web della BCE, “What is excess liquidity and why does it matter?” già citato. “The existence of excess liquidity is not an indicator of how much lending takes place in the economy”.

 

[12] Vedi per esempio Augusto Graziani, Teoria Economica. Macroeconomia quarta edizione riveduta e ampliata, Edizioni Scientifiche Italiane.”Si afferma di consueto che la funzione della banca sarebbe quella di raccogliere risparmio e trasferirlo agli investitori, svolgendo quindi una autentica attività di intermediazione tra i risparmiatori e le imprese. Ma questa attività di intermediazione viene svolta non già dalle banche ma dal sistema finanziario…. Il risparmio in sé non può accrescere on alcun modo la disponibilità totale di credito” pag. 268 e seguente

 

[13] Bank of England “Money creation in the modern economy”, Quarterly Bulletin 2014 Q1, By Michael McLeay, Amar Radia and Ryland Thomas of the Bank’s Monetary Analysis Directorate.

 

[14] Deutsche Bundesbank “The role of banks, non- banks and the central bank in the money creation process”.Monthly Report April 2017 Vol 69 No 4

 

[15] New Economics Foundation, “Making Money From Making Money”. Il signoraggio delle banche commerciali in quattro Stati è stato stimato in rapporto ai ricavi che le banche commerciali avrebbero ottenuto se invece di creare moneta dal nulla avessero dovuto reperire denaro sul mercato finanziario come qualsiasi altra impresa.

 

[16] Report 2018 Unctad “Trade And Development. Power, Platforms And The Free Trade Delusion”

 

[17] Luciano Gallino “Finanzcapitalismo” Einaudi, 2011; ,”Come (e perché) uscire dall’euro, ma non dall’Unione europea“, Laterza, 2016; Il denaro, il debito e la doppia crisi” Einaudi 2015;

 

[18] Enrico Grazzini “Perché l’euro prima o poi crollerà” in MicroMega 2/2019: “Un’altra Europa è necessaria”

 

[19] Wolfgang Streeck “Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico” Feltrinelli, 2013; “How Will Capitalism End?:Essays on a Failing System” Verso, 2016

 

[20] Enrico Grazzini, Social Europe “Why Fiscal Money Is Better Than Helicopter Money And QEP At Beating Deflation And Austerity”, novembre 2016

 

[21] La documentazione relativa agli esperimenti su blockchain è numerosa presso il sito BCE. Vedi per esempio “Digital Base Money: an assessment from the ECB’s perspective” Speech by Yves Mersch, Member of the Executive Board of the ECB,Helsinki, 16 January 2017

 

[22] New Economics Foundation, “Making Money From Making Money. Seigniorage in the Modern Economy”.

 

[23] Paul H. Douglas, Frank D. Graham, Earl J. Hamilton, Wilford I. King, and Charles R. Whittlesey. “A Program for Monetary Reform”, 1933;

 

[24] Andrea Baranes “Le banche e il potere di creare moneta”, Sbilanciamoci.info, maggio 2014

 

[25] Enrico Grazzini in Valori.it “Svizzera, domenica il referendum per la moneta pubblica. Gli elettori elvetici chiamati a votare su un referendum costituzionale: togliere alle banche la possibilità di creare moneta sotto forma di crediti” 7giugno 2018

 

[26] Michele Fratianni, ,Money Finance Research Group, Working paper no. 138, “It is time to separate money banks from credit banks in Italy”,

 

[27] Positive Money: http://www.positivemoney.org

 

[28] Morgan Ricks, John Crawford, Lev Menand “A Public Option for Bank Accounts (Or Central Banking for All)”Vanderbilt Law Research Paper 18-33, December 2, 2018

 

[29] The Economist “What to do if the usual weapons fail. There are plenty of new policy responses for governments to turn to” 11 Ottobre 2018

 

[30] Morgan Ricks, John Crawford, Lev Menand “A Public Option for Bank Accounts (Or Central Banking for All)”Vanderbilt Law Research Paper 18-33, December 2, 2018

 

[31] Luciano Gallino: “Una moneta fiscale per uscire dall’austerità senza spaccare l’euro” su Micromega on line, 2014

 

[32] Luciano Gallino: “Una moneta fiscale per uscire dall’austerità senza spaccare l’euro”, Micromega on line, 2014

 

[33] Enrico Grazzini, Micromega on line “L’Italia e l’euro potrebbero rafforzarsi con l’emissione di Titoli di Sconto Fiscale”

 

[34] Olivier Blanchard and Daniel Leigh “Growth Forecast Errors and Fiscal Multipliers” IMF Working Paper, 2013

 

[35] Il Manifesto, Enrico Grazzini “La banca presta la moneta che non ha. L’insegnamento di Luciano Gallino sulla moneta” 22 aprile 2016

 

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