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TWIN DETECTIVES Spettacolo teatrale di e con Gianluca Marinangeli

foto di Luca Bolognese

foto di Luca Bolognese

Alessandra Gabbanelli

Una stanza, una scrivania, una macchina da scrivere, una foto, un attaccapanni, trench, cappello, guanti, pistola, sacchetti…

Un efferato omicidio di una donna e altri che seguono e che potrebbero essere collegati tra loro.

Una città immersa in una coltre di paura e sospetti, come fossimo a Twin Peaks.

Una serie di indizi più o meno reali.

Due detectives gemelli che si contendono maldestramente la soluzione dell’enigma, l’uno silenzioso, riflessivo e metodico, l’altro parlante, osservatore, un po’ ingenuo, ossessionato dall’ingombrante e quanto mai “vivace” ex moglie.

Questi gli invitanti ingredienti di “Twin Detectives”, spassosissimo show tra visual comedy e teatro comico, andato in scena in prima assoluta all’Auditorium Giusti-Lagrù di Sant’Elpidio a Mare dall’11 al 14 aprile, scritto e interpretato da Gianluca Marinangeli con la regia di Piero Massimo Macchini.

In un’atmosfera che evoca sapientemente il fascino del noir, la leggerezza della commedia e l’espressività umoristica del cinema muto di Chaplin, Gianluca Marinangeli pennella con una comicità surreale, arguta, colta, a volte grottesca i due protagonisti che, nell’aspetto esteriore, potrebbero ricordarci l’investigatore Philip Marlowe, ma che finiscono per assomigliare nella sostanza all’ispettore Clouseau, reso immortale dal grande Peter Sellers.

Le scene sono tutte da gustare, in un crescendo di risate che manderebbe in tilt anche la più avanzata delle macchine della verità.

Lo spettatore viene anche coinvolto in una sorta di interrogatorio collettivo e inizia a percepire che qualcosa si è modificato nella chimica del suo corpo.

Il riso risuona dentro e fuori e si sparge intorno come portentoso medicamento.

Lo psicoanalista Massimo Recalcati ci insegna che “ogni volta l’amore ci salva dalla ferita del mondo”, e non se la prenda troppo il nostro disincantato detective chiacchierone.

In fondo anche l’ardua arte di far ridere e di farlo in maniera seria è una nobilissima forma d’amore, capace di lenire le angosce che a volte ci tiranneggiano.

Il Riso e il Sorriso sono mezzi infallibili per evadere dal comodo ma grigio “club dei cuori infranti”.

Essi ci infondono coraggio e gioia e dovrebbero a pieno titolo essere promossi a patrimonio intangibile ma irrinunciabile dell’Umanità.

 

 

 

 

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