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“Talk ” conversazioni letterarie per autori indipendenti Domenica 18 novembre h.17.00 Recanati

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Porto Recanati. Allarmismo sui social, Sindaco minaccia querele.

Leggendo il Corriere Adriatico di ieri ci siamo domandati perché ci sono certi comportamenti da parte di chi ha responsabilità pubbliche, ma il problema è ancora una volta soprattutto perché sono finiti sui giornali.

Di fronte ai tanti problemi di una comunità, l’unica levata di scudi è contro lo strumento, il web,  che permette ancora una volta di sollevare il velo su un sistema nel quale, in sostanza, il conflitto di interessi è il vero principio fondamentale e fondante. Non entriamo nel merito della rilevanza penale: questo lo valuteranno caso per caso i giudici competenti. Ma per ritenere il disvalore politico ed etico non si deve aspettare il pronunciamento di un giudice, non solo perché altrimenti tutto sarebbe sospeso per anni con estrema ipocrisia, ma soprattutto perché i cittadini hanno il diritto e l’obbligo di poter conoscere e valutare l’operato di chi ha responsabilità pubbliche.

Povero quel Paese che affida solo alla giustizia penale il giudizio sul comportamento etico dei suoi governanti. La difesa del diritto di informare e di essere informati attiene al buon funzionamento di tutte le istituzioni democratiche, perché se non c’è trasparenza non ci può essere una cittadinanza informata e consapevole e quindi capace di esprimere la sua volontà in maniera piena e indipendente e non solo abbeverandosi a un po’ di propaganda.

Ogni ulteriore laccio all’informazione (anche sotto il profilo soltanto della procrastinazione delle pubblicazioni possibili) ci sembrerebbe immotivato, pericoloso e utile soltanto a chi teme che la gente sappia troppo. Quelli che considerano il popolo un “minorenne” a cui non mostrare le brutte cose che si devono fare quando si gestisce il potere.

Ribaltiamo invece il problema evidenziando la necessità da parte della pubblica amministrazione di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali

Torna di grande attualità una considerazione di Ralf Dahrendorf, secondo cui «i mezzi di comunicazione sono importanti di fatto, e forse dovrebbero assumere più importanza anche nella teoria costituzionale». Nonostante l’estrema ‘liquidità’ che lo connota, Internet postula regole, perché – insieme agli altri – il diritto all’informazione possa dirsi effettivo. Regole che disciplinino anche il comportamento dei pubblici poteri che, sul web come in ogni altro canale informativo, sono chiamati a costruire democrazia rendendo ‘visibile’ il potere.

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