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Italicum. Giampaolo Galli (PD) “ammette”: “La legge elettorale va cambiata per non far vincere il Movimento 5 Stelle”

29/01/2013 Roma, un caffè con... Giampaolo Galli

29/01/2013 Roma, un caffè con… Giampaolo Galli

Claudio Paudice

Ha il sapore dell’ammissione il tweet del deputato del Partito Democratico Giampaolo Galli. Mentre si torna a parlare di modifiche alla legge elettorale entrata in vigore solo un mese fa, il dem si lascia andare a una considerazione che subito solleva una marea di proteste: “L’Italicum è una buona legge, ma forse va cambiato. L’Italia non può permettersi il rischio di un monocolore #M5S”, scrive su twitter.

In sintesi, secondo il deputato Pd, la legge che stabilisce le “regole del gioco” nella competizione elettorale andrebbe modificata per non correre il rischio di una vittoria dei grillini. L’Italicum infatti prevede il ballottaggio al secondo turno, qualora nessun partito raggiunga la soglia del premio di maggioranza al 40 per cento. Ipotesi al momento molto improbabile, stando a quanto rilevano i sondaggi. E gli stessi sondaggi prevedono che in caso di sfida a due non ci sarebbe partita: il M5S si conferma macchina da ballottaggio, capace di incanalare il consenso contro il Partito Democratico.

  • L’Italicum è una buona legge, ma forse va cambiato. L’Italia non può permettersi il rischio di un monocolore #M5S
  • @GiampaoloGalli Ma lei si rende conto, vero, dell’antidemocraticità di ciò che ha detto? Non potete trattare l’Italia come fosse la Rai.

Sul suo blog, il deputato articola meglio il suo ragionamento. Ma la toppa è peggiore del buco, e lo si capisce dall’incipit: “Cambiare o no l’Italicum? La questione si pone oggi in termini diversi da come si poneva prima delle elezioni amministrative perché a questo punto non si può escludere una vittoria del M5S alle prossime elezioni politiche”. Una valutazione politica su una legge, quella elettorale, che dovrebbe garantire a tutti eguali chance di vittoria, almeno sulla carta. E invece il deputato Galli richiama un episodio storico che considera analogo alla situazione attuale: “Qualcuno ha suggerito che siamo in una situazione analoga a quella del 18 aprile 1948”. Cioè quando si doveva evitare a tutti i costi la vittoria del Partito Comunista alle prime elezioni post Assemblea Costituente.

Galli va a ruota libera nel suo ragionamento: “L’economia italiana e con essa le istituzioni democratiche non reggerebbero a una vittoria del M5S. Probabilmente basterebbe anche solo la prospettiva di una vittoria del M5S per generare un’ondata di sfiducia che metterebbe a rischio le nostre banche, il debito pubblico e la nostra stessa permanenza nell’euro”, sentenzia il deputato. “Dunque un governo a Cinque Stelle è una prospettiva che l’Italia non si può permettere”, scrive con tanto di grassetto.

  • @GiampaoloGalli ma a questo punto perché non fare i fascisti fino in fondo e imporre il divieto al m5s di candidarsi e buonanotte?

Galli dà l’idea di essersi arrovellato parecchio per capire come scongiurare la vittoria dei grillini:

“E’ forte la tentazione di cambiare l’Italicum in modo da attenuarne il carattere maggioritario, andando così incontro – lo ripetiamo – a quella che in fondo era la richiesta di tutte le opposizioni compreso il M5S. In questo modo diventerebbe pressoché impossibile la formazione di un governo monocolore M5S nel senso che se anche risultasse il primo partito sarebbe costretto a valutare se allearsi con altre forze politiche, di centro destra o di centro sinistra, oppure passare la mano”.

Come ammette lui stesso, “esistono alternative o controindicazioni rispetto a questo scenario”: “L’alternativa ovviamente esiste ed è in fondo quella più naturale. Consiste nel battere politicamente il M5S”, scrive rimandando però la valutazione politica sul come farlo a settembre. Tuttavia, Galli riconosce che le “controindicazioni sono evidenti. Se si cambia l’Italicum, la sera delle elezioni non si saprà chi ha vinto e si dovrà formare un governo di coalizione. Verosimilmente si tratterà di una grande coalizione alla tedesca, dal momento il M5S, anche se arrivasse primo, non vorrà allearsi con nessuno. In Germania la grande coalizione ha funzionato piuttosto bene. In Italia funzionerebbe male, perché le forze politiche si sono combattute selvaggiamente nel corso degli anni, rischierebbe di divenire un bersaglio fisso per il M5S e di durare pochi mesi. Si tornerebbe dunque ben presto alle urne con un M5S ulteriormente rafforzato”. Quindi, punto e a capo. Pare restare in campo un’unica ipotesi, passata in rassegna in maniera molto sbrigativa dal dem Galli: battere i grillini nelle urne.

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