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Porto Recanati. Consiglio Comunale e il regolamento della zona PEEP 3

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Primi atti della nuova giunta portorecanatese e si parla subito di edilizia. Riceviamo e pubblichiamo gli interventi di due rappresentanti delle opposizioni.

Intervento di Loredana Zoppi (UPP)

 

Prendiamo atto innanzitutto che, a differenza di altri Comuni dove è rimasto invariato nel tempo, il nostro regolamento è stato oggetto di due modifiche nel giro di qualche anno in ordine ai requisiti soggettivi di assegnazione. Nel 2008, le condizioni richieste dall’allegato B erano, tra le altre, la residenza o l’esercizio di attività lavorativa esclusiva e stabile nel nostro Comune da almeno tre anni, fatta salva la facoltà dei militari di carriera. L’articolo 15 comma sei stabiliva l’obbligo di trasferimento della residenza anche anagrafica nell’immobile entro sei mesi dalla data dell’atto notarile di assegnazione (o 12 mesi per le giovani coppie che si fossero sposate dopo l’assegnazione). Nel 2013, si è provveduto ad una modifica: l’allegato B richiedeva la residenza al momento della richiesta al Comune dell’autorizzazione alla stipula dell’atto pubblico o, in alternativa, di avere attività lavorativa esclusiva e stabile nel Comune (eliminando il termine dei tre anni). All’articolo 15 veniva eliminato il già citato comma sei e introdotto il comma 6.1, in ordine  alla presentazione di autodichiarazione per quanto previsto nell’allegato B.

Ora la nuova Amministrazione propone al Consiglio di deliberare un’ulteriore modifica: l’allegato B prevede quale requisito la residenza da possedere al momento della richiesta al Comune dell’autorizzazione alla stipula del rogito, o, in alternativa, l’obbligo di trasferirla entro sei o dodici mesi a seconda dei casi, ripristinando così il comma sei dell’articolo 15.

Ciò che secondo noi merita maggiore attenzione non è tanto il ripristino del comma sei dell’articolo 15, quanto l’inserimento della nuova dicitura nell’allegato B che in sostanza consente l’assegnazione anche ai non residenti.

Come indicato nella proposta di delibera, la necessità dell’Amministrazione comunale di procedere alla modifica è riportata in una specifica nota protocollata del 16 06 2016. Si tratta di una lettera a firma dal Sindaco in risposta ad una sollecitazione della ditta S.G.M. Costruzioni contenente il suo impegno a sottoporre al Consiglio successivo la modifica del regolamento. Le modifiche apportate nel tempo sono state in realtà oggetto di precise valutazioni e di cambiamenti di prospettiva chiaramente illustrati dall’attuale vicesindaco nel suo intervento del 2013. La Ubaldi dichiarava, cito testualmente: “l’obiettivo per il quale avevamo fatto un PEEP era quello di consentire l’acquisizione di una casa a porto Recanati ai nostri concittadini che non avevano la possibilità di entrare nel libero mercato, dove i prezzi erano esageratamente alti per gente che non aveva un reddito elevato. Questa volontà di circoscrivere la possibilità di acquisto perché questa non potesse diventare in nessun modo la seconda casa, ma essere davvero una prima casa e rispondere a quelle che sono le finalità di un’area PEEP, ci ha fatto approvare un regolamento in qualche modo in contrasto direi con il regolamento di tipo regionale. Che cosa è successo in quella fase? In quella fase le varie cooperative o le varie imprese non hanno fatto ricorso a quel regolamento particolarmente restrittivo perché hanno preso atto che a Porto Recanati un PEEP era un PEEP decisamente diverso da uno fatto in una località dell’entroterra, nella quale si intende, per esempio, invogliare la gente a rimanere anziché muoversi da lì. Da noi poteva essere diverso. Allora, in quel momento, hanno comunque preso atto di questa difficoltà e di questa problematica, per cui hanno accettato quelle che erano le regole, incappando oggi nelle difficoltà che ho descritto, tanto che qualche impresa cooperativa è andata anche in concordato preventivo. – Dunque tutto merito suo – Le modifiche di cui si parla – continuava la Ubaldi – riguardano la residenza, per la quale sono stati tolti i tre anni di obbligo, togliendo questo, si riporta tutto ai parametri previsti dal regolamento regionale (…) Questi parametri fanno in modo che quell’area non diventerà mai un’area destinata al libero mercato”.

La Ubaldi ribadiva quindi che l’interesse iniziale era quello di limitare l’acquisto ai cittadini di Porto Recanati, ciò, a suo stesso dire, in violazione dei regolamenti regionali e determinando delle oggettive difficoltà in capo alle imprese costruttrici. Poi, per risolvere in parte il problema creato, venivano allentati i vincoli ed eliminato il termine di tre anni.

Oggi si interviene ancora per allentare ulteriormente tali vincoli, superando del tutto quello della residenza.

Non è un mistero che alcune imprese edili e operatori del settore hanno sostenuto la lista “Insieme alla gente” alle ultime elezioni, e guarda caso la nota protocollata nella quale il Sindaco si impegna a portare in Consiglio la modifica è indirizzata ad una di queste società, in risposta ad una sua precisa richiesta.

Il problema non è tanto l’allentamento dei vincoli, quanto il fatto che nel nostro Comune l’edilizia economica e popolare ha avuto fin dall’inizio una funzione a nostro avviso anomala. E’ stata snaturata sin da subito la finalità primaria che è quella di mettere sul mercato alloggi per non abbienti. Gli immobili si presentano per tipologia di finiture e metrature non rispondenti ai requisiti tipici di un’edilizia economica, e ora ci si indirizza verso un accesso indiscriminato all’acquisto che finisce per trasformarla a tutti gli effetti in un’edilizia a libero mercato. Le scelte che si sono susseguite hanno finito per danneggiare non solo le cooperative e le imprese che hanno acquistato i lotti della Peep, ma anche le altre, che di fatto si sono trovate in concorrenza con le suddette.

Considerando le variazioni finora esposte contraddittorie e dalla “strana” tempistica, e che la richiesta di modifica perviene oggi da un singolo soggetto, non possiamo che esprimere un voto contrario alla proposta.

 

 

 

Intevento di Giancarla Grilli (Città Mia)

 

Grazie al punto inserito all’ODG di questo Consiglio Comunale, in merito alla modifica del regolamento della zona PEEP 3, l’amministrazione ci ha dato occasione di riprendere in mano tale documento e rilevare alcune circostanze sopra le quali ci è d’uopo richiedere maggiore chiarezza.

 

Ci sembra del tutto pretestuoso votare una modifica che sostanzialmente riporta il testo del regolamento alla sua veste originaria (2008). Soprattutto se dopo aver riletto la trascrizione dell’intervento dell’allora Sindaco Ubaldi, che nel 2013 portava in consiglio la prima modifica all’art. 15 comma 6 del regolamento, ci riferiva di una necessità di alleggerire le restrizioni imposte dallo stesso, per permettere ai costruttori impegnati nell’area PEEP3, di far fronte alla devastante crisi economica. Come se oggi quest’ultima sia stata ampiamente superata, ci viene chiesto di riportare il dettato normativa al suo contenuto iniziale. Oppure dobbiamo semplicemente ammettere, che nel 2013, come oggi, l’amministrazione comunale altro non fa se non assecondare in toto la richiesta del privato, piegando al suo volere la macchina amministrativa.

 

Comunque, aldilà del dettaglio normativo sul quale oggi si interviene, cogliamo l’occasione per chiedere alla maggioranza di riferire alla cittadinanza se la lottizzazione dell’area PEEP 3, abbia rispettato il dettato regolamentare del luglio 2013.

Specifica l’art. 22 co. 6 che gli alloggi realizzati “non devono avere superficie utile (SU) superiore a mq. 95” e la superficie complessiva va computata sommando la SU, + il 60% delle superfici non residenziali (Snr), le quali non possono superare le SU.

 

L’art. 15 co. 7 dello stesso regolamento, prevede ulteriormente  che sugli alloggi costruiti, “è altresì vietata qualsiasi modificazione alla destinazione d’uso degli immobili e delle aree di pertinenza senza la preventiva autorizzazione comunale”, imponendo quindi agli assegnatari una sostanziale impossibilità a trasformare parti dell’alloggio classificate come Snr in SU.

 

Abbiamo avuto modo di constatare che in alcuni casi gli alloggi realizzati non rispettano tali dettami normativi e pertanto chiediamo in ossequio all’art. 22 co. 3 del regolamento de quo, di effettuare ispezione o visita di controllo a mezzo di professionista esterno pedissequamente incaricato, onde ottenere una relazione obiettiva sullo stato degli alloggi.

 

Chiediamo altresì, laddove si riscontrino violazioni del regolamento o variazioni della destinazione d’uso degli alloggi non autorizzate dal comune, di mettere in atto ogni iniziativa finalizzata all’ottenimento della conformità abitativa, così come stabilito dal regolamento e di attivare i legittimi procedimenti di accertamento di eventuali irregolarità tributarie o nei casi più gravi di procedere secondo quanto stabilito dall’art. 25 dello stesso regolamento.

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