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Lavoro. Ancora un rinvio per i voucher

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A metà maggio il Governo aveva annunciato che avrebbe affrontato la “questione voucher”, ma l’intervento previsto per il consiglio dei ministri del 31 maggio è stato rinviato, probabilmente per evitare che potesse avere ripercussioni sulle elezioni amministrative del 5 giugno.

La “questione voucher” è divenuta ormai intollerabile. I voucher dovevano servire soltanto per remunerare alcune attività occasionali; invece nel giro di pochi anni sono passati dai 145.000 del 2010 a un milione e 393.000 nel 2015. Da strumento introdotto per far emergere il lavoro nero, il voucher è diventato lo strumento utilizzato coprire il lavoro sottopagato e senza tutele. Oggi il voucher può essere comprato dal tabaccaio; chi lo utilizza per pagare una prestazione è tenuto a comunicare i giorni esatti della prestazione solo a consuntivo: in questo modo non solo si permettono molti abusi, ma addirittura si favorisce il lavoro nero.

Che questo stia accadendo lo dicono i dati forniti dall’Inail: dal 2012 al 2014 gli incidenti denunciati da lavoratori retribuiti con voucher sono più che triplicati. Ma soprattutto lo dice un altro dato sottolineato dall’Inail: quasi sempre il pagamento del voucher coincide con il giorno dell’infortunio, mentre prima non risulta alcun rapporto tra il datore di lavoro e il lavoratore; è evidente che il voucher viene utilizzato non per pagare l’intero periodo lavorativo, ma solo nel caso di incidente.

Di fronte a questi abusi il ministro del lavoro Poletti si è impegnato a presentare entro giugno un decreto che introduca la tracciabilità: il datore di lavoro dovrà comunicare obbligatoriamente per via telematica i giorni nei quali impiegherà il lavoratore. La Cgil la ritiene una misura insuffiente e per questo ha deciso di fare ricorso a un referendum abrogativo per cancellare completamente i voucher. Ricordiamo che i voucher erano nati per retribuire attività occasionali svolte in alcuni settori da giovani, casalinghe, pensionati o altri lavoratori “deboli” (ad esempio per la vendemmia o per piccoli lavori domestici); poi il governo Berlusconi li ha allargati a quasi tutti i settori e il governo Monti ha cancellato il riferimento alle attività occasionali, estendendoli di fatto a quasi tutti i lavoratori.

La tracciabilità preannunciata da Poletti è sicuramente un passo avanti, ma le prestazioni di lavoro accessorio remunerate con i voucher devono tornare a riguardare soltanto alcuni lavoratori e alcune attività lavorative occasionali. In Italia la flessibilità si è da tempo trasformata in precarietà. E non solo in precarietà del lavoro, ma anche in precarietà di vita. Con gli incentivi introdotti nel Jobs Act (purtroppo già ridotti dal dicembre scorso) si sta tentando di stabilizzare il lavoro. Occorre proseguire con i voucher. Ma la strada per rendere il lavoro di nuovo “decente”, come lo definiscono le Nazioni Unite, è ancora molto lunga.

 

 

Marco Moroni

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