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“Talk ” conversazioni letterarie per autori indipendenti Domenica 18 novembre h.17.00 Recanati

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Dialetto in pillole – 42 Parole da non perdere I – L – M

di Lino Palanca

(è opportuno ricordare che qui sono elencate parole che o non sono presenti nel vocabolario del dialetto portorecanatese “Léngua Màtre” o, se presenti,  non sono corredate da  fraseologia e versioni etimologiche qui riportate)

La vecchia schedina - sito statistichelilla.it

La vecchia schedina – sito statistichelilla.it

 

 

ìcchese. Sostantivo femminile, lettera d’alfabeto, X; segno di parità come risultato di una gara sportiva o nella schedina del totocalcio; anche nel senso di elemento ignoto: fa’ cóntu che ci hài un’ ìcchese de ròbba e nun sài cu’ ffàcce… = fai conto di avere una certa quantità di roba, ma non sai come usarla

iéppe. Sostantivo femminile plurale, zolle che si formano dopo l’aratura della terra bagnata e brillano al sole; etimo sconosciuto.

infrànta. Sostantivo femminile, fratta, usato nella locuzione: hu saltàtu l’infrànta, ho saltato la fratta, forse anche, con senso traslato, sono passato dall’altra parte (ho cambiato idea, partito etc…); può essere un incrocio tra fratta e infrangere nel senso di rendere inutile una cosa superandola.

le(v)adàra. È l’operazione di rimozione dello sporco dal cortile, voce rurale che vale anche come operazione di trasporto, con il biròcciu, di una parte del grano al consorzio.

lestì’, verbo, il significato di allestire la cena o altro; hai lestìtu i pàgni? (hai preparato i vestiti?).

liènna. Sostantivo femminile, cantilena; va segnalato come alternativa alla voce esistente lièrna, essendone esattamente l’etimo latino.

lùgra. aggettivo (logora, consumata, verbo llugrà’, consumare, logorare).

lutterìa. Sostantivo femminile; si rileva il detto: pacènza, è ‘ndàta màle; (v)ol di’ che (v)engerò a la lutterìa. Se in sogno fosse venuto un parente o un amico o altri a “dare i numeri” da giocare al lotto, questi non dovevano essere rivelati a nessuno

lùna. Un’immagine per la luna rossa: pàre che la lùna pìa fògu = quando è luna rossa.

ma’. Nella fraseologia anche: me se seccàsse le ma’!, se non è vero quello che dico. Anche: cu’ le ma’ (v)òte = a mani vuote (non ci si va, per esempio, se invitati da qualcuno o a trovare un malato all’ospedale).

giulu. Mansueto. Per l’etimo forse è più probabile la derivazione dal latino mànsus, tritato, masticato, perciò ammorbidito, reso docile se si parla di persone; è da supporre la caduta della n postonica e la trasformazione della s, divenuta dolce, in z sonora, tipo ecclèsia>chiège, da qui>giu con diminutivo (mànzulu, mansueto, segnalato nel dialetto di Agugliano).

màppu. Sostantivo maschile, panno usato come biancheria da tavola o da letto o come abbigliamento femminile; latino màppa, tovaglia.

mmaschiàta. aggettivo; detto di donna dalle fattezze mascoline:‘na fémmena mmaschiàta.

mècche. Sostantivo femminile, mec, marca di sigarette con filtro; dalla sigla M.E.C., mercato comune europeo.

melunèlle, sostantivo femminile; meloni di piccole dimensioni.

memmè. Voce infantile per caramella.

Sigarette Mentola - sito renatosantoro2015.wordpress.com

Sigarette Mentola – sito renatosantoro2015.wordpress.com

mentòla. Sostantivo femminile, mentola, marca di sigarette senza filtro; latino mènta.

merólla. Erba amara. Per l’etimologia si richiami il latino amàrula.

mòrte. Alcuni detti: cussìa edè la mòrte mia! = mi dà tanti pensieri; collegati al derivato murì: (av)écce el mòrtu dréntu càsa = avere un grande dispiacere per qualche cosa che è andata male; un mòrtu che camìna = non ha più tanto da vivere; quadrì’ mòrti = non investiti, non fruttiferi; anche: s’è (v)ìstu mòrtu = si è visto perduto, disorientato; anche: è passàtu el mòrtu? = è passato il corteo funebre?

mpru(v)idènte. Aggettivo, imprevidente; latino praevidère.

muciàccia. Sostantivo femminile, vale per ragazza, amica, amante, donna amata in genere. Riferimento allo spagnolo muchacha; segnalo anche una possibile derivazione illirica del veneziano muciacia, con valore di amica, amorosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Spigoli 

 

lùmu

 

Avemmo l’illuminazione elettrica nel 1902. Prima dell’agosto di quell’anno c’erano stati i fanali a petrolio, da 20 a 30; nel 1893, al momento della istituzione del nuovo comune, ne funzionavano 27. Per mettere le lampadine, fu dura. Si fecero trattative con la ditta Walser e C. di Torino a partire dal 1899, ma ci vollero tre anni prima di trovare una soluzione soddisfacente con un’altra controparte, l’impresa elettrica Tomassini-Albanesi di Castelfidardo.

A quell’epoca esisteva un periodico, “Il Martello”, che sosteneva le ragioni dell’opposizione radical-repubblicano-socialista, e il foglio non risparmiò critiche alla scelta della giunta, definita “oscurantista” e accusata di agire solo per il “selvaggio interesse” dei suoi componenti.

Non dando il giornale altre spiegazioni, a me è davvero difficile capire a che cosa si volesse alludere. Forse, ma dico forse, a “Il Martello” pensavano che con la ditta castellana agli amministratori era riuscito di coltivare qualche interesse personale, cosa che non era loro riuscita con i torinesi. La luce elettrica brillò in paese per la prima volta nell’agosto 1902. Il servizio contribuì al miglioramento delle finanze comunali con guadagni sempre in aumento.

Però l’impianto tardò a funzionare in tutte le case. Il 15 dicembre 1904 si rilevò che 400 famiglie mancavano di luce elettrica e che per metà erano famiglie povere. L’Amministrazione deliberò allora di mettere in vendita 500 candele per l’illuminazione privata a prezzi di favore.

Più lenta procedette la collocazione di lampade nelle pubbliche vie: in alcune arrivarono solo nel febbraio 1911e furono le due in via Monteconero (oggi f.lli Rosselli), quella in via Giusti e un’altra ancora in via San Marino.

 

 

 

 

 

 

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