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BLANCHE ACOUSTIC DUO

Versus

Leopardi. Ancora sulla quinta donna: Ferdinanda Leopardi Melchiorri

di Loretta Marcon

 CHARLOTTE BONAPARTE

CHARLOTTE BONAPARTE

Riprendo il discorso dicendo, innanzitutto, che non possediamo le lettere che Giacomo scrisse all’amata zia. Su quest’assenza sono state fatte le ipotesi più strane: sembra che qualcuno le abbia fatte sparire. Ma a che scopo, nessuno saprebbe dirlo! Qualcuno, in cerca di scoop, ne ha approfittato per avanzare ipotesi (oggi farebbero parte dei cosiddetti gossip scandalistici) che non meritano neppure di essere accennate. Io propendo per quella più evidente in questi casi: o non sono state ancora ritrovate e magari sono andate perdute oppure Ferdinanda non ha creduto opportuno conservarle. Rimane però, dalle sue lettere, una traccia evidente della profondità di quel rapporto che si era stabilito con il giovane così affine al suo cuore.

Riporto dalla prima lettera datata 27.11.1819: “Non potete credere mio caro Giacomo quanto voi m’interessate e quanto gradirò di avere nel vostro cuore un posto distinto. Le vostre buone qualità, l’amabili vostre maniere, il vostro sensato pensare, il vostro sensibile cuore, sono tutti stimoli per cattivarvi l’affetto di ogni persona, più poi di chi vi appartiene per sangue”. Il 18 dicembre ella ancora scriveva: “Mi consola l’idea di poter essere io una di quelle poche persone colle quali il mio caro Giacomo potrà aprire il suo cuore, perché non tanto dissimile troverà da’ suoi sentimenti il cuore della Zia, essa non ha studiato ma ha sortito dalla natura una sensibilità che anziché indebolire cogli anni sembra acquistar da essi maggior fondamento. Voi non avete sbagliato affatto allorché avete congetturato che il mio allegro aspetto non sempre si accordasse coll’allegrezza d’animo. Eccovi il mio cuore svelato, io vivo quasi sempre sola e non già sola di persona perché o in Famiglia, o per incidenza necessitata di trattare, ma sola perché quasi mai m’incontro con persone che possono compiacere il mio animo, e se qualche volta nel corso della mia vita mi sono incontrata di trovarne qualcuna, caro Nepote, ho dovuto porvi un argine, perché il cuor mio è troppo debole per potersi contenere e non rendere veleno quello che sarebbe in sua natura stato un antidoto. In questa solitudine dunque, quali posson essere i motivi che rallegrino e sollevino il mio spirito? Pur ne ho trovati ma molto lontani dai mezzi umani, giacché nella sola Religione ho saputo consolarmi dalle mie perdite, dalle mie amarezze, dai miei guai. Con Essa sono arrivata ad acquistare una certa indifferenza su tutte le cose che mi affliggevano che finalmente ho trionfato dirò cosi di me stessa, ed ho acquistata una certa pace…. A questo mio discorso io non trovo combinabile la vostra estrema malinconia il poco prezzo in cui tenete la vostra persona, e la proposizione vostra colla quale mi dite esser opera da savio porre un argine alla ragione, che è il supplizio della nostra vita. No, caro Giacomo, io non mi accordo con voi in questo…”

La lettera continua parlando della noia, dell’assuefazione, della ragione. Tutti concetti leopardiani fondamentali, come sappiamo… In lettere successive, come già ho detto, ella suggeriva di trovare conforto nella Religione, ridendo anche con se stessa, perché per parlare con il nipote, diceva di dover diventare “filosofo, teologo e tutto ciò che a questo scopo può bisognare” (2.2.1820).
Possediamo in tutto 17 Lettere di Ferdinanda che testimoniano l’affinità spirituale e caratteriale con Giacomo, il suo profondissimo affetto e l’attitudine a consolare.

Personalmente considero questa donna come fondamentale nella vita di Leopardi e mi sono sempre stupita del fatto che i biografi non vi abbiano dato il giusto rilievo. Forse la sua “Religione” risultava scomoda da spiegare? Mah, non so, eppure queste testimonianze sono importantissime perché vi si può leggere in controluce tutta la filosofia leopardiana già formata nel suo nucleo essenziale.
Se la cosa vi interessa o anche solo vi incuriosisce, provate a consultare un Epistolario. È bellissimo leggere queste lettere dense del calore e dell’umanità di Giacomo.

 

 

La sesta donna: Charlotte Bonaparte

 

Spero di non annoiare nessuno scrivendo un pochino di questa nobile signora che mantenne dei rapporti epistolari con Giacomo. L’ultima lettera inviatale dal Nostro fu ritrovata a Parigi nel 1993. Charlotte Bonaparte (Parigi 1802-Montecatini 1839) era la figlia secondogenita di Giuseppe Bonaparte, re di Spagna e di Napoli; si sposò con il cugino Luigi Napoleone, figlio di Luigi, re d’Olanda. Durante il matrimonio si dilettò di pittura soprattutto di litografia. Rimasta vedova nel 1830, si stabilì definitivamente a Firenze, sotto il nome di Contessa di Survilliers, aprendo la sua casa, il palazzo Serristori, a letterati ed artisti. A Firenze si legò (sembra anche in matrimonio) a Gino Capponi. Di lei abbiamo due lettere a Giacomo e una sola di Giacomo (quella ritrovata recentemente), abbastanza importante per le idee che esprime. A Firenze essa viveva con la madre e una cugina di nome Juliette de Villeneuve. Il Giordani conosceva quest’ultima e perciò Leopardi fu accolto da questa Giulietta e da M.me Bonaparte come un amico di vecchia data. Com’era fisicamente? Non era certo attraente, poiché era gobba; in compenso possedeva la virtù dell’eleganza e per questo, probabilmente Giacomo la descrisse a Paolina, la sorella, come una “charmantepersonne; pas belle, mais douée de beaucoup d’esprit ed de gout, et fort istruite”. Leggeva parcatamente e disegnava con facilità. Una sera Charlotte chiese a Giacomo qualche riga per il suo album ed egli si schermì perché non amava improvvisare. Il 2 luglio l’album fu adornato da una galanteria con la quale la principessa veniva ammirata per la sua capacità di affascinare le menti e i cuori.

Dal 1833 ella soggiornò a Londra; da qui scrisse a Giacomo lamentandosi del suo silenzio e di una certa apatia. Egli rispose quasi a burlarsi di coloro che nel futuro avrebbero interpretato il suo pensiero come progressista poiché lo stato progressivo della società non lo interessava affatto.
Questa la sesta donna in Giacomo…

Credo che con questa il mio “repertorio” delle donne poco conosciute in Giacomo Leopardi sia terminato. Sperando vi siano piaciuti questi racconti “copierò” il Manzoni che, alla fine del suo grande romanzo scriveva: “se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta”.

(da: Leopardi in blog. Testi, pretesti e attualizzazioni in 100 post, prefazione di G. Trapanese, Cleup, Padova 2010.)

 

 

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