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“Talk ” conversazioni letterarie per autori indipendenti Domenica 18 novembre h.17.00 Recanati

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AMARCORD / ATTUALITA’ – 42 O venite o ve lascio!

1-Luigia Giri tra i parenti - sotto, semicoperto dal cronista, Vittorio Solazzi - Potentia

1-Luigia Giri tra i parenti – sotto, semicoperto dal cronista, Vittorio Solazzi – Potentia

(da “Potentia-Archivi di Porto Recanati e dintorni”, n. 20)

Ho incontrato Luigia Giri all’hotel Vincenzo Bianchi, una bella sera estiva del 2005. È lì che mi ha raccontato la sua storia di emigrante partita quindicenne dalla sua Porto Recanati e tornata solo dopo 66 anni. Una vicenda comune a tante altre nostre donne, con il vantaggio, però, per noi, di essere stata raccolta dalla sua viva voce; come si dice, una testimonianza di prima mano. Eccola, nello stesso linguaggio misto di italiano e dialetto usato dalla protagonista: Mi chiamo Luigia Giri in Solazzi e sono nata a Porto Recanati nel 1924. Mio padre, negli anni ’30, partì per l’Argentina dove aveva cominciato a lavorare nei campi. Poi aveva lavorato nei barchi e infine s’era deciso a mettere su un bar-ristorante, con un zio, alla Boca di Buenos Aires. Nel ’39 ha chiamato la famiglia. Ci ha scritto: “O venite o ve lascio”. Siamo partite appena possibile da Genova, col piroscafo Conte Grande. Era l’ultimo viaggio de quella nave prima dello scoppio della guerra: se ritardàmi un antro po’, rmannemi cchì! Èrimi mamma, mia sorella Vincenzina e io, più la moglie e la figlia dello zio che stava con mio padre. Mia sorella non j’ha mai gustato molto l’Argentina; aveva quattro anni più di me e era tanto più abituata a Porto Recanati. A me invece mi è piaciuto subito. Mio padre aveva costruito una bella casa. Quella di qua, di Porto Recanati, era in piazza Carradori. Nel 1961 mio padre e mia madre sono tornati al Porto e l’hanno venduta. Laggiù siamo stati accolti bene sia dai nostri paesani sia dagli argentini. E poi si lavorava tanto. Io aiutavo al bar-ristorante e stavo al mostrador; poco dopo l’arrivo in Argentina mi sono fidanzata, ma el novio era geloso, non voleva che io stavo lì, in mezzo a tutti i maschi. Però poi c’è dovuto stare perché io dovevo aiutare la famiglia nel lavoro; mia madre, per esempio, cucinava, soprattutto pastasciutta, assado, carne al forno, pollo [1].

1-Luigia Giri tra i parenti - sotto, semicoperto dal cronista, Vittorio Solazzi - Potentia n. 20.-001

 

Mi sono fidanzata nel quarantadô e nel ’46 me sono casada. Un anno dopo è nato il primo figlio, Vittorio Solazzi, e poi gli altri due. In Argentina abbiamo avuto momenti belli e momenti brutti, specie quando c’è stata la dittatura. Tutti avemi nostalgia del Porto, giusto. C’era sempre come una visione di Porto Recanati, che ce l’avevi davanti agli occhi come l’avevi lasciato. Me ricordavo la chiesa con la fontana vicino, la farmacia per il corso, il campo del Paó’, el restaurante de Modesta [2].

Un po’ dell’aria de qua ce la portava Gigli quando veniva a cantà’ al teatro Colon. Era amico de mì socero, Nannì de Bigó, che lo invitava a pranzo. Quante volte avemo mangiato la polenta! Noi andavamo a tutti i concerti che faceva lui. Io ho anche una foto di Gigli con mio figlio Vittorio; quando ero incinta, Gigli me disse che era un maschio. Ci ha ‘zzeccato. Qualche anno dopo ha regalato a Vittorio una motocicletta-giogattolo. Jacumì de Bigó era el cugino de mi’ marito [3].

Quanto me gusta a parlà’ el dialetto cchì al Porto! È un’emossione. Ho rivisto la casa de piazza Carradori, un’altra emossione. Il paese è cambiato un bel po’! È bellissimo; cusa c’è adè in dove c’èrene le vasche!! Bisogna che vienene a vede’ quant’è bello, se no non ce credene. Cosa dice? Vicino al cantiere? Cos’è il cantiere? [4].

Quella volta non c’era el lungomare: scappavi de casa e te trovavi sulla rena. Me ricordo mamma che spanneva i pagni sulla spiaggia: dô bastoni, uno qua e uno là e i pagni in mezzo. Ho rivisto Pasquà de Caló che semo ‘ndati a mangià al ristorante; ho preso appuntamento con ‘Ngelina che ci ha 99 anni, è vecchia tanto…

Giovanna Solazzi, una parente che è stata emigrata dal 1952 al 1978, che è lì con noi, aggiunge la memoria di una scena toccante: Mi ricordo che nelle occasioni di incontro, funerali o matrimoni o simili, quando arrivavo, le nostre anziane si chiedevano l’un l’altra chi fossi. Lo facevano con me e con qualunque altra ragazza o ragazzo: Chi è cussìa? – La fìja de Guerìnu – Guerìnu chi? – Guerìnu de Scarpó! – Ah!, e dillu prima, perché ce faghi penà?- In Argentina ci sono ancora i miei parenti; quando ci telefoniamo mi dicono sempre di mandare laggiù un po’ di sabbia della nostra spiaggia [5].

 

[1] El mostrador è il banco, il novio il fidanzato e l’assado un tipo di cottura della carne molto in auge in Argentina.

[2] La chiesa è quella del Prez.mo Sangue; il campo citato era sulla sponda sinistra del Potenza, presso la foce; il ristorante si chiamava Laura, in corso Matteotti.

[3] Bigó era il soprannome dei Solazzi. Jacumì (Giacomo) è stato il fondatore dell’Associazione dei Portorecanatesi in Argentina.

[4] Con vasche si intende lavatoi pubblici. Il cantiere navale è quello Gardano-Giampieri; quando Luigia è partita non c’era ancora.

[5] Ibidem…, cit., p. 60.

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