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AMARCORD / ATTUALITA’ – 41 Sono andati con Garibaldi …

Il generale Istvan Turr, ufficiale garibaldino in Sicilia - FOTO WIKIPEDIA

Il generale Istvan Turr, ufficiale garibaldino in Sicilia – FOTO WIKIPEDIA

C’è stato un contributo dei recanatesi e dei portolotti alle imprese garibaldine, che mi pare non meriti di restare trascurato. Tracce utili a costituire una base di partenza per lavori più esaustivi le ho trovate ne Il Casanostra del 1911 mentre un’altra è nata da un fortuito incontro in internet con l’Archivio di Stato di Torino.

Cominciamo dal secondo. In quell’Archivio dunque, alle coordinate Ministero della Guerra-Esercito Italia Meridionale-Ruoli matricolari, ci sono gli elenchi dei garibaldini di tutte le guerre del generale. La ricerca non è ancora completa, tanto che i nomi dei portorecanatesi registrati da Il Casanostra non vi compaiono. A Torino stanno lavorando, però, e sodo perché giudicano che le camice rosse da far ricomparire nella labile memoria nazionale siano stimabili in numero di 35 mila.

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PRIMO QUARTO DEL XX SECOLO - ANTONIO VALENTINI A PORTO RECANATI - FOTO FAMIGLIA VALENTINI

PRIMO QUARTO DEL XX SECOLO – ANTONIO VALENTINI A PORTO RECANATI – FOTO FAMIGLIA VALENTINI

Ecco i recanatesi elencati nell’A.S. di Torino (gli altri si possono leggere nel citato Casanostra del 1911).

Di Giovanni Baglieni, nato da Achille e Elisa Sussi a Recanati nel 1836, si sa che visse l’avventura dei Mille nella 15^ divisione al comando del generale ungherese István Türr, numero d’ordine 14. Il suo grado viene indicato come “tromba”.

Sempre nella divisione Türr c’era il possidente Ettore Baglioni, classe 1839. Suo padre si chiamava Achille, come quello di Baglieni, tanto che mi è venuto da pensare a un errore di trascrizione. Ettore combatteva nella IV Brigata Sacchi (Gaetano Sacchi, il comandante),

inquadrata nel 1° Reggimento agli ordini del maggiore Lajos Winkler, ungherese come Türr, 1^ compagnia, numero d’ordine 520, col grado di soldato. Una nota: il 21 settembre 1860 è stato ricoverato nell’ospedale di Caserta, forse per malattia o forse perché ferito nei preliminari della battaglia del Volturno.

Il sergente Eugenio Corsetti (del fu Giuseppe ed Elisabetta Bordiga; forse è l’Eugenio Gatti Corsetti futuro consigliere comunale?), era stato assegnato alla stato maggiore generale. Aveva partecipato già alla seconda guerra di indipendenza con i Cacciatori delle Alpi (23° rgt dell’Emilia). Era arrivato in Sicilia il 28 giugno 1860, venti giorni prima della battaglia di Milazzo.

Giuseppe  Fortuna, figlio di Luigi e Vincenza Quattrocchi. Aggregato alla solita divisione Türr e poi alla 19^ Avezzana, brigata Corrao, rgt La Porta, btg Mistretta, era soldato semplice con numero d’ordine 611.

Infine, Luigi Rossi, di Giovan Battista e Adelasia Gigli, furiere nella 17^ divisione Medici (n. d’ordine 1043). Di lui sappiamo che venne congedato il 9 dicembre 1860 e sbarcato a Genova.

LAPIDE IN RICORDO DELLA SOSTA DI GARIBALDI A RECANATI NEL 1848- FOTO WIKIPEDIA

LAPIDE IN RICORDO DELLA SOSTA DI GARIBALDI A RECANATI NEL 1848- FOTO WIKIPEDIA

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Dei portorecanatesi citati ne Il Casanostra del 1911, la rivista si limita a dare nome, cognome e campagna militare cui hanno partecipato. Per alcuni di loro so qualche cosa della vita da civili.

Intanto liberiamo il campo da quelli che mi sono del tutto sconosciuti: di Luigi Casagrande non so nulla, come anche di Vincenzo Bugiolacchi o di Giacomo Jorini, se non che erano con Garibaldi alla battaglia di Mentana del 1867, l’ultimo tentativo del generale di prendere Roma. Anche Gaspare Bianchi è nominato tra i “mentaniani”: porta lo stesso nome del futuro podestà di Agugliano, fratello di Francesco, amico di D’Annunzio e prefetto di Teramo, Salerno, Reggio Emilia e Pistoia tra il 1937 e il ‘43. Forse era il padre di Washington, a sua volta genitore dei citati Gaspare (primogenito) e Francesco. Un altro di Mentana è Alberto Cittadini: non può però trattarsi del capo dell’opposizone repubblicana all’amministrazione Lucangeli-Volpini di Porto Recanati, nato nel ‘53; forse un parente o addirittura il nonno.

Alla seconda guerra d’indipendenza del ’59 andò in camicia rossa Pasquale Cittadini. Un suo omonimo nel 1830 era consigliere dell’Appodiato del Porto e l’anno dopo venne chiamato a far parte della commissione sanitaria per far fronte alla temuta epidemia di colera. Per giovane che volesse essere, almeno una trentina d’anni li avrà di certo avuti, altrimenti non gli avrebbero affidato quegli incarichi. Il che significa che era nato all’inizio del secolo: troppo vecchio per la guerra. È molto probabile che il garibaldino sia un suo nipote.

Per la terza guerra d’indipendenza, siamo al buio su Colombo Jorini, ma non sugli altri tre segnalati da Il Casanostra: Pasquale Sorgentini. Pio Ridolfi e Antonio Valentini.

Pasquale Sorgentini ha fatto parte del primo consiglio comunale del Porto, mandato rinnovatogli dagli elettori più volte. Più che questo incarico, è noto per essere uno dei quattro firmatari del memoriale a stampa sul “delitto della mammana”, una Sorgentini anche lei, Adelaide. La donna era una levatrice “empirica”, cioè non patentata: fu trovata morta all’alba del 15 gennaio 1888 in un fosso (20 cm d’acqua appena) al limite sud dell’attuale pineta Volpini. La magistratura non fu molto brillante in questa vicenda. Dopo aver sentenziato e ribadito che si trattava di suicidio, nel 1901, a tredici anni dal fattaccio, concluse per uno strano “supposto omicidio”. Nel frattempo la storia aveva preso una piega, diciamo, politica. I quattro firmatari del citato memoriale (Sorgentini, Alberto Cittadini, Luigi della Torre e Dante Budini, tutti oppositori della giunta Volpini-Lucangeli) avevano distribuito un volantino, il 3 aprile 1899, con accuse non dirette, ma ben poco velate, a qualcuno dei Volpini di essere lui il mandante del delitto. Da qui cagnare a non finire e querele, ma nessun processo perché si trovò un accomodamento.

Pio Ridolfi combatté sia a Mentana nel ‘67 che, l’anno prima, nella terza guerra di indipendenza. Ho trovato un Pio Ridolfi nel consiglio comunale del 1905 e anche in quello del 1912. Forse si tratta di lui. Potrebbe essere nato intorno al 1840/’45, partito per le guerre avendo tra i 20 e i 25 anni e trovarsi poi consigliere comunale a 65/70 anni. Tanto più che dopo la presenza segnalata nella seduta consiliare che decretò le onoranze a Attilio Valentini nel 1912, di lui non c’è più traccia.

Antonio Valentini nacque probabilmente negli anni ‘30. Era parente del giornalista Attilio, credo uno zio di secondo grado. Una sua discendente, Alessandra Pazzagli, che vive ad Arezzo, è la bis-nipote di Antonio. Mi ha scritto: Di questo Antonio Valentini ho una foto scattata nel 1903 in occasione del matrimonio di suo figlio Valentino Alessandro, mio nonno. Mostra chiaramente un uomo che può avere al massimo 70 anni e che quindi deve essere nato verso il 1830.

Nella famiglia Valentini si è sempre saputo che Antonio  “era andato con Garibaldi” e adesso sappiamo che non era una chiacchiera, ma che lo fece davvero arruolandosi nei Cacciatori delle Alpi nel ’66.  Potrebbe aver combattuto a Bezzecca, perché no?.

Questa veloce e incompleta ricerca è limitata a Recanati e Porto Recanati. Avevo pensato di fare lo stesso per Loreto, ma per i cugini del colle sacro il materiale è piuttosto ingente e bisognerà fare un lavoro a parte.

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