Attentato a Istanbul, momento dell'esplosione
Attentato a Istanbul, momento dell’esplosione

Il terrorismo a Istanbul

L’attentato di Istambul a piazza Sultanhamet (almeno dieci vittime) potrebbe essere opera, secondo Ankara, di un membro dello Stato Islamico di origine straniera. Rispetto ai precedenti attacchi dell’Is sul suolo turco, stavolta il terrorismo compie un salto di qualità.

Lo illustra, su Limes online, Daniele Santoro:

Precedenti attentati (Diyarbakır, Suruç, Ankara) avevano seguito una logica precisa: rappresentavano il tentativo dello Stato Islamico di esportare su suolo turco il confronto militare con il Pkk e la sua ala siriana. Probabilmente, con la convivenza dei servizi segreti di Erdoğan, interessato a creare quanto più possibile nel periodo di avvicinamento alle elezioni parlamentari del 1° novembre, poi vinte sul suo AKP.

L’attentato di oggi non risponde a questa logica. Anche se venisse rivendicato dall’Is, è evidente che l’obiettivo di questo attacco non fossero i curdi, ma Erdoğan.

Negli ultimi mesi, il presidente turco ha cercato in ogni modo di convincere gli Stati Uniti ad appoggiare il suo progetto di zona di sicurezza nella Siria Settentrionale. L’area nella quale dovrebbe sorgere tale zona di sicurezza (tra Cerablus e Azez) è attualmente controllata dallo Stato Islamico.

La Turchia ha sempre cercato di prevenire la conquista di quest’area da parte delle milizie Ypg curde, ma il disegno di Ankara è quello di affidare il controllo della zona tra Cerablus e Azez all’Esercito libero siriano e altri ribelli filo-turchi.

Oltre a indispettire gli alleati occidentali, è molto probabile che il doppio gioco di Erdoğan non sia stato accolto con entusiasmo a Raqqa. In altri termini, non si può escludere che il “califfo” abbia voluto inviare un messaggio forte e chiaro al “sultano”.

LIMES – RIVISTA DI GEOPOLITICA ITALIANA