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maggio 2022
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Libri. Buon primo maggio con 5 nuove recensioni!

Fonte internet

Fonte internet

Uno. Il battito invisibile
Giulio Busi
Storia e Filosofia
Il Mulino Bologna
2022
Pag. 156 euro 13
Valerio Calzolaio

Da Mosè ai giorni nostri. Non in un solo luogo. Partiamo da un quadro, I giocatori di dadi (1650-1651), dipinto dal francese caravaggista Georges de La Tour (1593-1652): al lume di candela raffigura cinque personaggi intorno a un tavolo, tre gettano contemporaneamente i dadi (piccoli cubi con numeri sulle sei facce), come sfida a probabilità e caso i lanci danno lo stesso risultato, esce sempre l’uno. L’autore si è avventurato in un angolo sperduto della campagna inglese, nello Yorkshire presso il Preston Hall Museum, voleva vedere il quadro di persona per iniziare un colto viaggio nomade, metaforico e reale, di avvicinamento all’Uno. Ha a che fare con la memoria non meno di quanto c’entri con il futuro, fa confluire diversi stati dell’essere in un bacino comune, richiede letture ma anche visite. Appare evidentemente impossibile rinvenire una prova archeologica o documentaria per una narrazione astratta e intenzionalmente fuorviante. S’inizia dal libro dell’Esodo ma è un esodo dall’esodo (da e verso il deserto). Mosè esce di via, supera i confini della sua vita di pastore. Si arresta, vede, si avvicina. L’Uno è fuor-viante, porta a interrompere il cammino, a trasgredire il sentiero, ad abbandonarlo, ad avvicinarsi. E a fare da guida sarà il numero cardinale più astratto e universale, icona dell’inconoscibile, limite non oltrepassabile, punto d’avvio e di meta. Certo è che da quel tempo antico, da almeno due millenni e mezzo l’Uno filosofico ha trovato una sua voce, frutto di una ribellione, della decisione consapevole, e controcorrente, di chi volle lasciarsi alle spalle una tradizione religiosa divenuta ormai obsoleta, e scelse la via dell’astrazione, della sobrietà concettuale, divenne “unizzatore” (Senofane, Parmenide, poi Plotino e i platonici del Rinascimento). E via dicendo, ambizioni e naufragi filosofici.
Esperto di mistica ebraica e di storia rinascimentale, docente (a Berlino) di Giudaistica, il colto filologo Giulio Busi (Bologna, 1960) compie un bel viaggio alla sorgente nascosta del legame invisibile che ci vincola al tutto. Ead in ebraico, ekam in sanscrito, id in arabo, hen in greco, l’Uno è inizio e meta ideale della ricerca, il segno assiduo dell’Altro che si fonde a noi, del tutto che ci guida e chiama a sé. L’uno è imprendibile, la sua ricerca risulta il necessario segno delle nostre incompletezza e imperfezione. Gli undici capitoli sono agili e scorrevoli, densi di citazioni con poche note finali. L’uno e i molti prende l’avvio in un pomeriggio indiano, s’immerge in una preghiera antica, per poi innalzarsi verso il cielo sefirotico. L’autore illustra propri materiali viaggi e mistici incontri per spiegare il concetto in forma di saggio. Ogni volta s’incontrano ecosistemi e dei, eroi e Spiriti, profezie e sventure, arti e musiche (John Cage per esempio), sculture e dipinti, figure maschili e figure femminili. Se andremo davvero oltre, potremo finalmente percepirlo, il battito invisibile (sottotitolo). Il volume ben inaugura l’interessante avvincente collana dedicata a “storie di numeri”, impregnata di cultura matematica non solo scientifica: numeri non solo per contrare ma anche per raccontare, un caleidoscopio di narrazioni e suggestioni, dalla filosofia alla teologia, dalla storia alla geografia, dalla psicologia alla storia dell’arte.

v.c.

Recensione Almanacco della Repubblica
Almanacco della Repubblica. Repertorio ragionato della politica italiana 1945-2021
The Book Fools Bunch
Storia e Politica
Edizioni Clichy Firenze
2021
Valerio Calzolaio
3

Italia. Ultimi tre quarti di secolo. Un misterioso gruppo di esperti e maniacali lavoratori dell’editoria italiana, con base a Firenze, The Book Fools Bunch, realizza ogni tanto guide e repertori “enciclopedici” su argomenti di varia attualità, in questo caso una “bussola” per dotarsi di memoria e orientamento sulla politica italiana, per riprendere il filo della struttura, delle dimensioni, degli sviluppi e della storia delle istituzioni pubbliche nazionali dopo la fine della seconda guerra mondiale. Nella prefazione (Keskesé) individuano sette fasi successive e altalenanti, molto diverse l’una dell’altra; la prima dal 25 luglio 1943 al primo gennaio 1948, “costituente”; la seconda fino al 1953, di “ricostruzione”; la terza fino al 1968, l’”esercizio del potere” imperniato sulla Democrazia Cristiana; la quarta fino al 1982, qualche idea di “rivoluzione”; la quinta fino al 1992, di crescita e spensieratezza (e di indebitamento finanziario e morale); la sesta fino al 2011, il ventennio contrassegnato soprattutto dalla presa del campo di Berlusconi; la settima, in corso, “una grandine scombinata di meteore, di ascese e di cadute, una peggiore dell’altra”, che non si sa se e quando finirà, cioè se un giorno ritorneremo o arriveremo finalmente “a una politica decente, utile, intelligente, capace di avere un progetto democratico, che sia di destra o di sinistra non importa, perché sensato, corretto, pensato a dovere”. Per raccontare la storia gli autori utilizzano numeri, nomi, date, statistiche e confronti.
L’almanacco della Repubblica è suddiviso in undici capitoli, alcuni con un’ulteriore ripartizione interna. Si parte dalla Costituzione, il testo in vigore. Segue il capitolo sulle elezioni, con quattro paragrafi: le leggi elettorali con i vari sei differenti sistemi (1946-1953 e 1954-1993; 1953; 1993-2005; 2005-2013; 2015; dal 2017 in avanti); i risultati di tutte le elezioni politiche (principali liste in competizione, elettori e votanti, valori assoluti e percentuali dello spoglio) da quelle per l’Assemblea Costituente alle ultime del 4 marzo 2018; i risultati delle nove elezioni europee dal 1979 al 2019; i risultati di tutti i referendum, ovvero istituzionali (monarchia-Repubblica), abrogativi, d’indirizzo e costituzionali (confermativi o meno). I capitoli successivi riguardano: le 19 assemblee elette, ovvero intervalli di durata, nomi dei Presidenti della Repubblica e dei governi relativi; i Presidenti della Repubblica con specificazioni sull’elezione e sul giuramento; i governi (67 dal 1946 a oggi, 30 Presidenti del Consiglio dei Ministri), con specificazioni sul tipo di coalizione e sul nome di tutti i titolari dei ministeri; l’apparato del potere, ovvero schede su oltre una ventina di istituzioni e autorità rilevanti, a partire da Accademia della Crusca, Agcom, Agenzia delle Entrate, Anac, Anas, per giungere a Rai e Tar. La seconda parte del volume è meno formale, gli autori a proprio “insindacabile giudizio” scelgono alcune categorie empiriche (che giustificano il testo cartaceo rispetto a ricerche in rete): “le leggi che hanno cambiato l’Italia”, quattordici dal divorzio (1970) alle unioni civili (2016), riportandone ampi stralci senza commenti; “i volti del potere”, ovvero i cento politici più influenti in ordine cronologico di nascita, riportandone schede biografiche con (talora salaci) commenti; “i luoghi del potere”, ovvero 17 palazzi romani significativi per le istituzioni o i partiti ospitati; “il sesso e l’età del potere”, ovvero le percentuali di donne e di giovani in rapporto alla composizione complessiva (maschile e poco giovane) riferita ad alcuni organi o incarichi di rilievo; “le stranezze del potere”, ovvero curiosità sulle varie cariche. Per finire il ricco indice dei nomi.

v.c.

Recensione Madame Vitti

Madame Vitti
Marco Consentino e Domenico Dodaro
Romanzo biografico
Sellerio Palermo
2022
Pag. 523 euro 17
Valerio Calzolaio

Dalla Ciociaria a Parigi. Dicembre 1887. Maria Caira era nata nel 1872 a Gallinaro (Atina) in Ciociaria, nella valle di Comino (ora provincia di Frosinone). Era povera e analfabeta, bella e brava; emigrò a Parigi 15enne, con padre sorelle fratello cugini, il moroso scultore Cesare Vitti e altre famiglie, alla ricerca di fortuna, a piedi. Vi arrivarono, alcuni lavorarono come modelli, ben presto anche lei e, nel giro di poco, divenne “Madame Vitti”. Nel 1889 fondò una scuola per sole artiste (molte americane), aperta subito anche a disegni di nudi (e solo dal 1990 ad artisti maschi in carne e ossa): 49, Boulevard Montparnasse, un famoso punto di riferimento nel campo dell’arte. Nel 1914 torneranno nel paese natio, dove vissero fino alla morte e dove nel 2013 è stata creata una casa museo. Due dei tre autori di un recente successo letterario, Marco Consentino e Domenico Dodaro, hanno spulciato documenti e carte per una inedita godibile narrazione, piena di fatti e curiosità.

v.c.

Recensione Musei in Toscana

Musei in Toscana dentro e fuori la cornice
Claudio Rosati
Arte e Scienza
Compagnia dei Santi Bevitori Pistoia
2022
Pag. 185 euro 13
Valerio Calzolaio

Toscana. L’invisibile da migliaia di anni. Secondo il grande intellettuale Pomian i musei ci fanno vedere l’invisibile. Giusto. Frequentiamoli. Se vivete o capitate in ogni regione d’Italia o del mondo ne troverete qualcuno che vi aggrada. Lo storico e ricercatore Claudio Rosati (Pistoia, 1949) da una vita progetta e organizza musei, ci vive e ne scrive, così intanto qui narra le gesta mirabili di 53 immensi o minuscoli degli oltre settecento “Musei in Toscana”, dall’ecomuseo del Casentino alla terrazza del museo di Santa Maria della Scala, transitando per tutti i capoluoghi e vari deliziosi borghi, tra archeologia e ciclismo (e ricami e marmi e tanto altro), con collezionisti volontari artisti scienziati custodi. Una guida, certo, da aprire in vista di un viaggio, ma anche una narrazione erudita e chiara nella storia e nella geografia di un gran bel pezzo d’Italia. Non ci sono gerarchie o graduatorie, solo memoria e curiosità. Ricca bibliografia finale e opportuno indice dei nomi.

v.c.

Recensione Musei in Toscana

Musei in Toscana dentro e fuori la cornice
Claudio Rosati
Arte e Scienza
Compagnia dei Santi Bevitori Pistoia
2022
Pag. 185 euro 13
Valerio Calzolaio

Toscana. L’invisibile da migliaia di anni. Secondo il grande intellettuale Pomian i musei ci fanno vedere l’invisibile. Giusto. Frequentiamoli. Se vivete o capitate in ogni regione d’Italia o del mondo ne troverete qualcuno che vi aggrada. Lo storico e ricercatore Claudio Rosati (Pistoia, 1949) da una vita progetta e organizza musei, ci vive e ne scrive, così intanto qui narra le gesta mirabili di 53 immensi o minuscoli degli oltre settecento “Musei in Toscana”, dall’ecomuseo del Casentino alla terrazza del museo di Santa Maria della Scala, transitando per tutti i capoluoghi e vari deliziosi borghi, tra archeologia e ciclismo (e ricami e marmi e tanto altro), con collezionisti volontari artisti scienziati custodi. Una guida, certo, da aprire in vista di un viaggio, ma anche una narrazione erudita e chiara nella storia e nella geografia di un gran bel pezzo d’Italia. Non ci sono gerarchie o graduatorie, solo memoria e curiosità. Ricca bibliografia finale e opportuno indice dei nomi.

v.c.

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