Glossario dell’estremismo di destra: “Ordine naturale”

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di Claudia Jareño, Gwenaëlle Bauvois

In che modo l’idea di un “ordine naturale” è diventata un riferimento ricorrente nei dibattiti sul genere, la famiglia, la nazione e l’identità? L’ordine naturale è l’idea che certi assetti sociali – come chi comanda, chi appartiene a un gruppo e chi desidera chi – non siano decisi dagli esseri umani, ma dettati dalla natura stessa. Queste strutture sono, quindi, permanenti, corrette e non sono aperte a rinegoziazioni. Raramente troviamo l’espressione “ordine naturale” su uno striscione, tuttavia il concetto modella silenziosamente i discorsi. L’idea sottostante si intreccia in molti movimenti, mascherata nel linguaggio quotidiano come “buon senso”, “biologia”, “tradizione” o “le cose sono sempre andate così”.

Il concetto di “ordine naturale” non si limita a un unico tema o a un unico movimento. Appare in un’ampia gamma di correnti molto diverse: dalla destra conservatrice tradizionale, anti-gender e religiosa alla destra apertamente reazionaria e neoreazionaria. E si applica praticamente a tutto: dai temi legati al genere, alla sessualità e al corpo a quelli che fanno riferimento alla nazione e persino alla natura stessa. Ciò che colpisce è la flessibilità della nozione di ordine naturale. Può essere utilizzata per parlare del tipo “corretto” di famiglia, del corpo considerato “corretto” o del tipo “corretto” di nazione. Il tutto sotto la stessa bandiera di ciò che dovrebbe essere “naturale”. Appare nelle marce anti-gender, nei post su TikTok delle tradewives[1], nelle palestre di estrema destra e nei discorsi sull’identità nazionale, promettendo sempre un ritorno a uno stile di vita e a una società più semplici e “naturali”, appunto.

In termini più generali, l’ordine naturale costituisce un punto di convergenza tra diverse critiche conservatrici e reazionarie alla modernità. Presenta i progressi del femminismo, il riconoscimento delle minoranze sessuali, i diritti riproduttivi e le politiche di uguaglianza di genere come forme di deregolamentazione sociale prodotte da un’“ideologia” artificiale opposta alla realtà del mondo. La categoria della natura viene così mobilitata per contrapporre un mondo stabile, ordinato e coerente a un presente descritto come caratterizzato dalla confusione delle norme e dalla dissoluzione dei punti di riferimento.

Il concetto di “ordine naturale” ha profonde radici storiche, sebbene il suo uso politico contemporaneo sia relativamente recente. Per gran parte del tempo, è stato principalmente un’idea religiosa o filosofica. La gente credeva che il mondo avesse una struttura fissa e immutabile, data da Dio, in cui a ogni cosa corrispondeva un posto preciso. La nozione di “ordine naturale” è spesso strettamente legata a quella di “legge naturale”[2].

Alla fine dell’Ottocento, questa idea iniziò a cambiare. Anziché essere spiegato attraverso la religione, l’ordine naturale veniva sempre più descritto in termini scientifici. Idee provenienti dalla teoria dell’evoluzione, come la “sopravvivenza del più adatto”, sostituirono l’idea della volontà divina, presentando la gerarchia come qualcosa di naturale anziché come qualcosa creato da Dio. Da allora, le idee di Darwin – in particolare le sue affermazioni sulla superiorità razziale nel suo libro L’origine dell’uomo e la selezione sessuale (1871) – persistono nel discorso contemporaneo.

Il cambiamento più significativo nell’uso politico dell’ordine naturale si è verificato negli anni Novanta. Nel contesto dei dibattiti delle Nazioni Unite sui diritti delle donne e sui diritti riproduttivi – in particolare dopo la Conferenza di Pechino del 1995 – gli ambienti religiosi conservatori si sono mobilitati in opposizione a queste iniziative[3]. In questo senso, la Santa Sede e la Chiesa cattolica hanno svolto un ruolo chiave nell’organizzare tale opposizione e hanno diffuso la nozione di “ideologia di genere” – un’agenda politica che loro ritengono venga imposta – presentandola come una minaccia alla famiglia tradizionale. Da allora, la Chiesa ha portato avanti narrazioni anti-gender, specialmente in paesi cattolici come Spagna, Italia, Polonia e Ungheria[4]. Sebbene le posizioni papali siano cambiate da Benedetto XVI a Francesco e Leone XIV, la retorica persiste.

A partire dagli anni Dieci di questo millennio – un periodo che in diversi paesi europei ha coinciso con la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso – la nozione di ordine naturale ha subìto un’importante ridefinizione all’interno dei discorsi anti-gender. Come mostrano Roman Kuhar e David Paternotte, la categoria di “natura” funziona come un’àncora simbolica in grado di unire attori politici eterogenei attorno alla difesa della famiglia eterosessuale, alla concezione binaria del genere e alla continuità di un ordine      civilizzatore percepito come minacciato dal cambiamento sociale[5]. L’invocazione dell’ordine naturale permette a questi movimenti di riformulare le loro rivendicazioni morali, religiose e politiche con un linguaggio che si presenta come non ideologico.

Non a caso, Agenda Europe, una rete europea fondata a Londra nel 2013 da una ventina di attivisti e consulenti “pro-vita” provenienti dall’Europa e dal Nord America, è stata costituita sulla base di un manifesto intitolato Restoring the Natural Order: An Agenda for Europe. L’iniziativa mira a smantellare diritti quali l’aborto, l’uguaglianza delle persone LGBTI+ e il riconoscimento dell’identità di genere, mobilitando l’idea di un “ordine naturale” fondato sulla biologia e sulla morale religiosa. Tuttavia, il documento afferma esplicitamente di non basarsi su credenze religiose, ma sulla Legge Naturale: «Esiste una Legge Naturale […] che la volontà umana non può alterare»; «il compito e lo scopo di ogni legislazione positiva è quello di trasporre e far rispettare la Legge Naturale». Così, l’“ordine naturale” funge da strumento discorsivo chiave per legittimare politiche regressive contro i diritti delle donne e delle persone queer.

In questo senso, l’ordine naturale è spesso strettamente associato a una concezione cristiana della famiglia, in cui la differenza sessuale biologica costituisce il fondamento della complementarità tra uomini e donne. In questo tipo di discorsi, il riferimento alla natura permette di articolare biologia, morale e tradizione religiosa. La famiglia eterosessuale si presenta così come l’unità di base della società, garante della trasmissione dei valori e della stabilità collettiva. L’affermazione secondo cui i bambini hanno “naturalmente” bisogno sia di un padre sia di una madre è stata invocata, ad esempio, in Francia durante le proteste contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso, in particolare tra il 2012 e il 2016 nei discorsi legati al movimento cittadino La Manif pour tous, i cui gli attivisti indossavano magliette con uno dei principali slogan del movimento: “Tous nés d’un homme et d’une femme” (“Tutti nati da un uomo e una donna”).

I richiami alla biologia sono stati fondamentali anche nelle campagne di organizzazioni cattoliche ultraconservatrici in Spagna, come HazteOir, che ha fatto circolare un autobus con lo slogan: «La biologia lo dice: i bambini hanno il pene, le bambine hanno la vulva». Il ricorso all’“ordine naturale” proviene anche da chi detiene il potere, plasmando leggi e istituzioni. Ad esempio, Viktor Orbán ha persino modificato la Costituzione ungherese per sancire un ordine familiare “naturale” che lo Stato si impegna a proteggere. A dimostrazione che questo tipo di discorso non viene utilizzato solo nelle proteste, ma anche dai governi di estrema destra per giustificare cambiamenti legali e costituzionali.

Più in generale, questi argomenti sono stati riutilizzati nelle mobilitazioni più recenti contro i diritti delle persone trans, estendendo la stessa logica naturalizzante della differenza sessuale a nuovi ambiti di contesa. La questione trans occupa attualmente un posto particolare in questa configurazione discorsiva e ha generato tensioni significative anche all’interno dei circoli di sinistra e femministi. La possibilità di dissociare il sesso biologico dall’identità di genere appare a molte persone come una sfida particolarmente radicale all’idea di ordine naturale. La crescente visibilità delle persone trans viene spesso presentata come una minaccia alla stabilità del sistema di differenziazione sessuale. La forte opposizione a determinate riforme legislative relative ai diritti delle persone trans in vari paesi europei e negli Stati Uniti può essere spiegata, in parte, dal fatto che queste rivendicazioni destabilizzano l’idea di una corrispondenza immediata tra natura, corpo e identità. In Finlandia, ad esempio, i politici di estrema destra del Finns Party hanno utilizzato argomenti basati sull’idea di un ordine naturale per spiegare che modificare la legge sui diritti delle persone trans porterebbe a “uomini che partoriscono”. Anche i politici conservatori, in particolare all’interno del Partito cristiano-democratico, si oppongono ai diritti delle persone trans – e ai diritti LGBTQI+ in generale – con l’argomento che tali cambiamenti minano la stabilità del binarismo sessuale e l’intero “concetto di ‘genere’”. In Spagna, la Ley Trans, promossa dal governo progressista di Pedro Sánchez nel 2023, ha suscitato una significativa opposizione anche all’interno di settori della sinistra e di gruppi femministi. Molti di questi attori, comprese figure storiche del femminismo come Lidia Falcón, sono confluiti nel movimento Contra el borrado de las mujeres (“Contro la cancellazione delle donne”), articolando la loro critica attorno alla difesa del sesso come categoria materiale e biologica. L’idea che l’identità di genere sia determinata da una realtà biologica immutabile permette di presentare il riconoscimento legale delle persone trans come un’alterazione dell’ordine antropologico.

 

Un altro uso attuale del concetto di ordine naturale si può osservare in certi movimenti neoreazionari, in particolare negli Stati Uniti, dove la nozione viene mobilitata per difendere modelli di società esplicitamente gerarchici[6]. Ad esempio, Curtis Yarvin, una delle figure centrali del movimento neoreazionario negli Stati Uniti e l’ideologo dietro la famosa “Teoria della Cattedrale” discussa in precedenza in questo glossario, fonda anch’egli il suo rifiuto della democrazia e la sua difesa di un sistema monarchico sull’idea delle “gerarchie naturali”[7], siano esse razziali, sociali o sessuali. Queste gerarchie vengono presentate come empiricamente fondate, in particolare attraverso riferimenti a studi sul quoziente intellettivo, facendo eco alle teorie eugenetiche della fine del XIX secolo e alle argomentazioni darwiniste utilizzate per giustificare il dominio di certi gruppi “razziali” su altri. Più in generale, le correnti associate al pensiero neoreazionario e alle forme di tecnoelitismo difendono una concezione della natura basata sulla competizione, sulla disuguaglianza cognitiva e sulla selezione degli individui più capaci. In questo contesto, l’ordine naturale designa un sistema sociale strutturato da gerarchie considerate funzionali o necessarie, dove l’uguaglianza è presentata come una perturbazione dell’ordine spontaneo e le politiche redistributive come ostacoli al funzionamento “naturale” della società. L’ordine naturale non rimanda più solo alla differenza sessuale, ma a una visione più ampia della società come sistema diseguale strutturato dalla competizione.

All’interno dei gruppi maschilisti, in particolare nell’ecosistema digitale denominato “manosfera”, il concetto di ordine naturale viene spesso invocato per difendere un ritorno ai ruoli di genere tradizionali[8]. Questo ambiente digitale riunisce comunità eterogenee di uomini che condividono una forte opposizione al femminismo e all’uguaglianza di genere, spesso articolata attraverso una retorica della vittimizzazione maschile – legata a quella che in questo glossario è stata descritta come una “crisi della mascolinità” che colpisce la mascolinità egemonica – e, in alcuni casi, associata a sottoculture come la red pill. In questi racconti, l’ordine naturale è associato a una visione nostalgica dei rapporti di genere strutturati dall’asimmetria, in cui gli uomini erano intesi come il “sesso forte” e godevano di una serie di privilegi sociali, simbolici ed economici[9]. Fornisce un esempio di questo tipo di retorica il politico francese di estrema destra Éric Zemmour. La sua denuncia di una presunta “femminilizzazione” della società fa parte di una visione più ampia del declino della civiltà, in cui la messa in discussione delle gerarchie sessuali tradizionali attraverso il femminismo è interpretata come un sintomo di un disordine sociale più generale[10].

Infine, oggi si può osservare un’estensione del concetto di ordine naturale verso immaginari ecologici mobilitati da certe correnti della destra identitaria e conservatrice[11]. In questi discorsi, la natura è concepita come un sistema di equilibrio che deve essere preservato di fronte agli effetti della modernità, dell’urbanizzazione o del cosmopolitismo. L’ecologia può così articolarsi in forme di nativismo che presentano la diversità culturale o la migrazione come perturbazioni paragonabili a minacce ecologiche. Questa convergenza tra la biologizzazione del sociale e l’ecologizzazione dell’identità contribuisce alla formazione di discorsi talvolta descritti come ecofascisti (un termine già definito in questo glossario), che rimandano a narrazioni nostalgiche di una presunta “purezza” perduta, spesso associata all’idealizzazione di un passato rurale e al ripristino di una presunta “legge naturale, in cui la protezione della natura si combina con una visione differenzialista delle culture”[12]. L’ordine naturale diventa allora un principio di distribuzione delle popolazioni nello spazio, basato sull’idea che ogni gruppo possieda il proprio ambiente. La metafora dell’ecosistema permette di legittimare una concezione chiusa della comunità politica, intesa come un organismo il cui equilibrio sarebbe minacciato da elementi considerati esog

In sostanza, l’ordine naturale appare come un significante particolarmente flessibile, capace di articolare la critica al femminismo, l’opposizione ai diritti delle persone LGBTQI+, la nostalgia per un ordine sociale gerarchico e le preoccupazioni relative alle trasformazioni demografiche, culturali e ambientali. La sua forza risiede proprio nella sua capacità di produrre un effetto di evidenza: rimandando alla natura, permette di presentare le strutture sociali storicamente costruite come necessarie, contribuendo così alla depoliticizzazione dei rapporti di potere.

Inteso in questo modo, l’ordine naturale non costituisce una semplice descrizione del mondo sociale, quanto piuttosto un operatore normativo che stabilizza simbolicamente determinate forme di organizzazione sociale. Naturalizzando gerarchie storicamente situate, contribuisce a limitare lo spazio del pensabile e a riconfigurare progetti politici reazionari sotto l’apparenza della neutralità e del “buon senso”.

(traduzione di Nathalie Paris) by MicroMega

 

Il glossario dell’estremismo di destra, ideato e coordinato da Steven Forti, si nutre della collaborazione di storici, sociologi, politologi e sociolinguisti di diversi paesi europei membri di ARENAS (Analysis of and Responses to Extremist Narratives), progetto finanziato dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell’Unione europea.

[1] Abbreviazione composta di traditional wives: indica una subcultura di internet composta da donne che promuovono ruoli di genere tradizionali, spesso sui social media, n.d.r.

[2] Secondo l’Encyclopædia Britannica, il “diritto naturale” è definito come un sistema di diritto o di giustizia considerato comune a tutti gli esseri umani e derivante dalla natura, non dalle norme della società né dal diritto positivo.

[3] Sara Garbagnoli, Massimo Prearo, La Croisade “anti-genre”. Du Vatican aux Manifs pour tous, Petite encyclopédie critique, Textuel, 2017.  Si veda anche Mary Anne Case, “Trans Formations in the Vatican’s War on “Gender Ideology”, Journal of Women in Culture and Society, vol. 44, n. 3, 2019.

[4] Gwenaëlle Bauvois, Claudia Jareño, “Gender section”, in Steven Forti (a cura di), Historical roots of extremist narratives in Europe, 2024, Zenodo, p. 32.

[5] David Paternotte, Roman Kuhar, “Disentangling and locating the ‘global right’: Anti-gender campaigns in Europe”, Politics and Governance, vol. 6, n. 3, 2018.

[6] Arnaud Miranda, Les Lumières sombres. Comprendre la pensée néoréactionnaire, Gallimard, 2026.

[7] “Introduction to the Neoreaction”, Anomaly UK, 7 aprile 2013, citato in Arnaud Miranda, op. cit., p. 41.

[8] Cecilia Rollano, Juan-Carlos Pérez-González, Marcos Román-González, “A Framework for Understanding the Manosphere”, Social and Personality Psychology Compass, vol. 20, 2026.

[9] Michael S. Kimmel, “The contemporary ‘crisis’ of masculinity in historical perspective”, in Harry Brod (a cura di), The making of masculinities: The new men’s studies, Allen & Unwin, 1987.

[10] Juliette Rennes, “Retour sur un siècle et demi de rhétorique anti-égalitaire et antiféministe”, Revue GLAD!, vol. 4, 2018. Si veda anche Juliette Grange, “Le néo-virilisme et les mouvements d’extrême droite”, Cités, vol. 97, n. 1, 2024.

[11] Matt Varco, “The New blood and soil: Nature, culture, and eco-fascism on the identitarian right”, State of the Power, vol. 14, 2026.

[12] Juliette Grange, “Écofascisme et écologie intégrale ou l’utilisation de l’urgence écologiste par les extrémismes de droite”, Cités, vol. 92, n. 4, 2022.

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