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La maschera e il volto Altre poesie del maestro Pasquale Tocchetto.

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Il maestro Pasquale Tocchetto dava alle stampe la silloge Spiragli di luce nel luglio del 2016, quando ancora si viveva nella normalità né ci affliggeva questa pandemia da Coronavirus, che sta fiaccando oltremodo la nostra volontà di resistere. Si possono intravedere nonostante tutto ancora dei semplici spiragli di luce al di là del buio che il presente ci riserva? Occorre un grande sforzo di volontà. Nella prima parte della silloge, intitolata Verso l’azzurro, il maestro ha raccolto molti testi che dibattono l’impegno nel fare bene il proprio lavoro, la sincerità nei rapporti umani, il perseguimento del bene comune. La fonte di osservazione è sempre la vita quotidiana, personale e collettiva.

“Crescon le rose con spine pungenti, / il biondo grano tra ansie e sudori, / ogni raccolto provien da sementi: / lavoro umano procura tesori! // Sogni, progetti, le mete più audaci / sono il prodotto di dure fatiche, / animi forti, decisi e tenaci / compiono imprese moderne ed antiche. // Esploratori e pazienti studiosi, / benefattori ed artisti geniali, / con sommo impegno e sforzi penosi, / hanno raggiunto successi trionfali. // I calciatori, centauri, ciclisti, / gli scalatori, atleti, sciatori, / contese affrontano e rischi imprevisti, / per conquistare le coppe e gli onori. // I marinai nei pelaghi vasti, / lottano contro tempeste e marosi, / subendo spesso incidenti nefasti, / ma non s’arrendon perché coraggiosi! // Esiston pure gli ignavi inattivi, / senza ideali e a tutti sgraditi, / nessuna li loda, né sono cattivi, / sfruttano gli altri, perché parassiti. // La vita è corsa tra ostacoli e pianti, / battaglia acerba nel fatto increscioso, / ma scalerà somme vette brillanti, / chi, nello scontro, sarà vittorioso. // Aspra è la via degli astri infiniti, / chi fa rinunce perviene alla gloria, / la dea Fortuna sostiene gli arditi dei più famosi rimane memoria” (Pasquale Tocchetto, Per aspera ad astra, 10 gennaio 2010, in Spiragli di luce, pag. 21, Fermo,  luglio 2016).

Un altro tema presente nella produzione poetica di Pasquale Tocchetto è quello della trasparenza e della sincerità. L’Acheronte, nell’antica mitologia greca, era un ramo del fiume Stige che scorre nel mondo sotterraneo dell’oltretomba, attraverso il quale Caronte traghettava nell’Ade le anime dei morti. L’Acheronte, nella poesia riprodotta qui di seguito, è ricordato nel primo verso: “Sullo scenario del bruno Acheronte / recitan molti la loro commedia, / con una maschera varia e bifronte, / interpretando persin la tragedia. // Ci si confronta per meglio apparire, / dissimulando l’essenza reale, / diverso aspetto si ambisce esibire, / come se fosse ognor carnevale! // Camaleonti e voltagabbana, / inaffidabili opportunisti. / rendon la vita difficile e strana. // Contegno ambiguo si vuol scimmiottare, / quali pagliacci e buffoni arrivisti, / l’identità non s’intende svelare. // E’ bene esporre un volto solare, / senza la maschera dei trasformisti, / per riscattarsi dal gregge volgare!” (Pasquale Tocchetto, La maschera e il volto, 01 febbraio 2010, in Spiragli di luce, pag. 21).

Sul grande palcoscenico della vita s’incontrano ignavi inattivi, voltagabbana, opportunisti, buffoni. Poesia di denuncia sociale. Pasquale Tocchetto non si metteva mai in mostra. Altri, invece, pieni di boria, amano camuffarsi per quello che non sono. In una lunga poesia richiama i benefici del silenzio nella natura, nell’arte, nell’amore, nella saggezza, mettendoli a confronto con il rumore e la vanità.

Benefici del silenzio. “Il silenzio accende la mente / e consente sollecito ascolto: / si riflette allor saggiamente, / porta pace nel cuore sconvolto. // Solitudine è assai silenziosa, / soliloquio perciò favorisce; / allontana dall’urbe chiassosa, / con la quiete gli affanni lenisce. // Tale stato concilia il riposo, / placa l’ansia a persone agitate; / rende il fisico più vigoroso, / ravvivando le forze spossate. // mette a nudo privata coscienza, / con se stessa davanti allo specchio: / si conosce realistica essenza / sia del giovane come del vecchio” (Pasquale Tocchetto, il silenzio, ibidem, pp. 23- 24).

Continua la poesia: “Silenzioso viaggio è la vita, / per cui trovasi il retto sentiero, / che procura esultanza infinita, / nella piena scoperta del vero. // E’ l’araldo d’immensa letizia, / realtà chiara svela a chi esplora: / fondamento di seria amicizia, / che il dolente compagno rincora” (ibidem).

Silenzio della natura. “Taciturna natura messaggi / variopinti, olezzanti diffonde, / luci ed ombre stampate dai raggi, / nello spazio le aurore gioconde. // Innevata distesa e deserto, / fitto bosco ed il mare tranquillo, / melodioso interiore concerto, / riproducon con flebile squillo. // Quieta notte baciata da brezze, / tra le braccia del nume Morfeo, / sotto coltri dispensa carezze / a comparse e fantasmi in corteo” (Ibidem).

Silenzio nell’arte. “Esso i sogni e le fiabe consiglia / a poeti, artisti e pittori / che, pervasi da gran meraviglia, / san creare stupendi lavori. // Sono nel bianco diversi colori: / nel non suono c’è musica ascosa, / che prepara motivi canori / e policroma gamma armoniosa”.

Silenzio amoroso. “Vale più il tacer che il parlare / nell’amor che ha il linguaggio dei gesti, / degli sguardi e sorriso solare: / i pensieri si fan manifesti”.

Silenzio del saggio. “L’uomo accorto insegna qualcosa, / pur se tace e rafforza il prestigio; / muto, meglio sopporta pietosa / esistenza e l’etere grigio. // Aura adatta all’attenta lettura: / tutti i libri, per ogni studente, / sono il verbo d’antica cultura; / danno molto e non chiedon niente”.

Silenzio e rumore. “Il loquace, talvolta scorretto / disconosce diverso parere; / non s’accorge del proprio difetto, / vuole imporre insensato parere. // Ciascun vuoto da lui è colmato, / anche se non ha nulla da dire; / stando zitto appar desolato, / favellando riprende a gioire. // Manca oggi prezioso silenzio, / il rumore è ognor preminente, / concitato, dissemina assenzio / e stordisce, confonde la gente”.

Silenzio e spirito. “ Le silenti, incantevoli sfere, / tra gli angelici cori celesti, / pronte accolgon devote preghiere / idealmente elevate da onesti. // Claustrali, romiti ed asceti, / solitari nei lor monasteri, / tra il fruscio dei folti querceti, / i divini contemplan misteri”.

Saluto. “O Silenzio, tu liberi rendi, / la tua voce è d’un altro alfabeto; / e l’annuncio sublime comprendi, / del discorso maestro segreto” (Pasquale Tocchetto, Il silenzio, 24 gennaio 2014, in Spiragli di luce, pp. 23, 24).

Leggendo la poesia Sorgente di speranza, il maestro Tocchetto ci avvicina al mondo dell’ospedale, dove lavorano operatori sanitari, medici e infermieri: “Alle Torrette i medici eccellenti / e gli infermieri bravi e assai gentili; / porgon sentite grazie i pazienti / per gli interventi in sorti tristi ostili. // Da lor salute viene ognor profusa; / han cancellato a me pena sofferta: / la coronaria vena quasi quasi chiusa, / col palloncino magico s’è aperta. // Per ogni cuore studiano il rimedio, / donando spesso il ritmo regolare / e liberarlo da pungente assedio. // Nel regionale centro ospedaliero / nuova speranza trovano i malati, / per una vita placida davvero!” (Pasquale Tocchetto, Sorgente di speranza, 22 aprile 2014, pag. 26 in Spiragli di luce, fermo, 2016). Non si farà mai abbastanza per lodare il lavoro di quanti negli ospedali, da quando è iniziata la pandemia, hanno messo in campo esperienza e dedizione, fino al sacrificio della propria vita, per salvare gli ammalati da Coronavirus. Il maestro Tocchetto è morto nell’ospedale INRCA di Ancona il 6 aprile 2020. dopo un breve ricovero presso una casa di cura di Loreto.

Stazioni ferroviarie, studi medici e legali, le astanterie negli ospedali sono viste dal poeta come luoghi di attesa, dove è possibile incontrare tanta gente tormentata da problemi ma speranzosa di uscirne. Il quotidiano diventa allora poesia: “Nella stazione e dentro l’ospedale, / dagli avvocati e vari specialisti, / in molti uffici di professionisti, / s’aprono, per l’attesa, vaste sale. // Vi son clienti strani e sconosciuti, / viaggiatori con bagagli appresso, / rappresentanti, messi del progresso, malati da ogni parte convenuti. // Tutti si scrutan spesso attentamente, / non si rivelan gli intimi tormenti, / lettura di giornali in quei momenti, / vaghe notizie scambian solamente. // Or l’aspettare rende lunghe l’ore, / paziente sosta accresce la speranza, / ed il futuro trepido s’avanza, / presente abbraccia l’era anteriore” ( Pasquale Tocchetto, l’attesa, 4 maggio 2014, pag. 27, ibidem).

Continua la poesia: “Desiderare è attendere e volere / le stelle e gemme simili al topazio; / l’immergersi nel tempo e nello spazio; / fa pregustare fantastico piacere. // Essenzial fattore è l’attesa / dei principali eventi della vita: / il compleanno e Pasqua rifiorita, / la dolce estate, magica sorpresa. // L’aspettativa l’ordine consiglia; / è ricca di gradevole fervore; / possiede inestimabile valore; / nell’alma desta intensa meraviglia. // L’agricoltore semina a novembre; / serenamente attende la stagione / in cui raccoglie il grano e il granone, / con i gustosi frutti di settembre”(Ibidem, pag. 27). .Altre aspettative descritte nella poesia: “Esploratori e saggi scienziati, / ricercatori in fase selettiva, / sono in costante, inquieta aspettativa, / di singolari, nuovi ritrovati. // In dolce attesa, lunga nove mesi, / fidente madre sta, del figlio amato, / che nel fremente seno s’è formato; / saranno gli occhi suoi due astri accesi. // Studenti ed operai coi mestieri, / preparan con l’impegno l’avvenire, / sfidando esami e prove per aprire / il mondo degli impieghi e dei cantieri” (Ibidem, pag. 27). Bella l’immagine della mamma in attesa del figlio che nascerà tra nove mesi. Ogni nuova vita che nasce è un canto alla speranza. “Torniamo a sperare / come primavera torna / ogni anno a fiorire. // E i bimbi nascano ancora, / profezia e segno / che Dio non si è pentito” (Davide Maria Turoldo).

 

Raimondo Giustozzi

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