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“Educazione è cosa di cuore” Comunicare è testimoniare Saper riconoscere le notizie che inquinano la nostra società.

downloaddi Raimondo Giustozzi

L’informazione e in particolare il fenomeno delle fake news sono stati i due temi al centro del contributo, portato, sabato 13 febbraio 2021, da Marta Rossi, giornalista che presta il proprio servizio nell’Ufficio Comunicazione dei Salesiani in Italia. Lo svolgimento è stato quello collaudato nel corso del primo incontro (06.02.2021) con la diretta streaming su YouTube, Unità Pastorale Porto Recanati, dalle 16,30 del giorno riportato sopra. Italo Canaletti, da Porto Recanati, ha invitato prima Guido Scalabroni, presidente degli Ex Allievi don Bosco della cittadina adriatica, poi Emiliano Giorgetti, consigliere comunale per le politiche giovanili, a portare il loro saluto. Per Guido Scalabroni la vera educazione deve arrivare al cuore dell’educando. Il comune di Porto Recanati, ha precisato Emiliano Giorgetti, appoggia l’iniziativa perché è interessato ad accompagnare quanti si occupano dell’educazione dei giovani: docenti, educatori e genitori. Marta Rossi parlava da una località vicino a Roma. Il tutto è stato possibile grazie alla sapiente regia di Andrea Colarieti e Massimiliano Cesario.

Comunicare è testimoniare. La comunicazione è movimento. Occorre consumare “le suole delle scarpe”, scrive Papa Francesco, per raccogliere notizie e verificarle. Se non si fa questo, l’informazione data è qualcosa di preconfezionato, costruito in redazione. Nel messaggio per le comunicazioni sociali, pubblicato nel giorno della festa dedicata a San Francesco di Sales, scrive ancora: “Per poter raccontare la verità della vita che si fa storia, è necessario uscire dalla comoda presunzione del “già saputo” e mettersi in movimento, andare a vedere, stare con le persone, ascoltarle, raccogliere le suggestioni della realtà, che sempre ci sorprenderà in qualche suo aspetto” (Messaggio del Santo Padre Francesco per la cinquantacinquesima giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Roma, San Giovanni in Laterano, 23 gennaio 2021, Vigilia della Memoria di San Francesco di Sales). San Francesco di Sales, per arrivare all’altro, usava gli strumenti che gli offriva il proprio tempo. Affiggeva dei fogli sui muri della città, dove era vescovo.

“Tutti gli strumenti sono importanti, e quel grande comunicatore che si chiamava Paolo di Tarso si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui, di vederlo durante un’assemblea o in un colloquio individuale. Verificavano, vedendolo in azione nei luoghi dove si trovava, quanto vero e fruttuoso per la vita fosse l’annuncio di salvezza di cui era per grazia di Dio portatore” (Ibidem). Paolo di Tarso, quando comunicava con gli altri, portava la propria testimonianza. Chi lo ascoltava e lo vedeva si convinceva che quello che diceva era vero. La comunicazione va sempre collegata alla testimonianza. Oggi gli strumenti di comunicazione sono tanti e importanti ma è altrettanto rilevante chiedersi come sono utilizzati per dare o ricevere la notizia.

La notizia è l’informazione comunicata dalla stampa o da altri mezzi di diffusione (avvisi pubblici, radio, televisione) o resa altrimenti nota (Treccani). Dal Latino notitia, termine che rimanda all’aggettivo notus, la notizia è l’acquisizione o il possesso di una conoscenza, riguardo fatti, cose o persone. L’acquisizione indica un movimento, uno sforzo di capire la provenienza della notizia. “Quello che facciamo in vita riecheggia per l’eternità” (Massimo Decimo Meridio, il gladiatore). Ciascuno di noi, oggi, nel proprio piccolo è un personaggio noto. I Social ma anche il Web sono a disposizione di tutti. Oggi, quando si usa il web, ci si trova a gestire la dimensione pubblica della propria vita. Sta a noi farlo nel modo che riteniamo più corretto. Ciò che scrivo di me sul web resta scolpito come se lo scrivessi sulla pietra. L’aspetto fondamentale per gestire questa dimensione è la percezione. Dobbiamo cioè prendere in considerazione la percezione che l’altro ha di me. Se litigo sul web, se uso parole volgari, fosse anche per la prima volta nella vita, chi mi legge e non solo i miei amici, penserà che sia una persona rabbiosa e volgare. Occorre allora imparare a coltivare la propria reputazione.

Fino a poco tempo fa la diffamazione era riconosciuta come tale solo se avveniva attraverso la stampa, oggi invece è riconosciuta anche se fatta sul web. Ci sono state delle sentenze di condanna verso persone che hanno utilizzato il social in modo inappropriato. La propria pagina, postata su un qualsiasi social o il blog personale messo sul Web, diventa quasi una pubblica piazza nella quale tutti possono accedere. Se sono una persona positiva, nella propria pagina social devo trasmettere questa mia identità. Se nella vita quotidiana sono impegnata a fare del bene, anche nella comunicazione sul social devo essere così. Se scrivo qualcosa di offensivo verso un utente del web, questi ha tutto il diritto di denunciarmi. Il fenomeno si sta diffondendo e la polizia postale fa il proprio lavoro. Ci sono persone che sono state denunciate e alcune anche condannate per quello che hanno scritto sul web ai danni di altre persone.

Chi utilizza il social per comunicare, generalmente cerca, negli stessi, idee o informazioni che rafforzano il proprio punto di vista. Gli esperti chiamano quest’atteggiamento con l’espressione Echo Chambers (Camere Eco) che rimanda a un altro fenomeno analogo, quello delle Bolle di filtraggio o Filter Bubble. Avviene questo. Per fare in modo che gli utenti visualizzino sul loro feed (flusso in Italiano), notizie rilevanti e interessanti, gli algoritmi scelgono i contenuti simili a quelli con cui gli utenti di solito interagiscono. In questo modo, l’utente, che entra in queste camere eco, legge notizie che rafforzano solo il proprio punto di vista. Se s’interagisce con chi la pensa come me, questo non mi fa crescere. Ci sono comunque dei modi per uscire da queste bolle che non mi permettono di crescere. E’ importante conoscere i meccanismi che regolano il social.

Bruno Mastroianni, filosofo e ricercatore, parla di due effetti distorti, quando si usano i social senza conoscerli, Effetto Triceratopo e Effetto Tinello. Alcuni anni fa, un comico americano aveva pubblicato nella propria pagina social una fotografia con Steven Spielberg. Il regista americano aveva accanto uno scheletro di un triceratopo, utilizzato per il proprio film Jurassic Park. Il comico pensava di fare solo uno scherzo. Invece è partito un effetto impressionante. Le persone hanno iniziato a insultare il personaggio della foto, non riconoscendo Steven Spielberg. La cosa ancora più grave era che non avevano nemmeno capito che il personaggio non poteva aver ucciso il dinosauro. Un lettore si accorse che l’uomo della foto era Steven Spielberg e che il Triceratopo, utilizzato nel film dal regista americano, era di cartapesta, perché i dinosauri sono scomparsi milioni di anni fa e non per causa dell’uomo che nemmeno c’era. Per oltre duemila persone, la cosa era indifferente. Non era importante chi fosse l’uomo della fotografia. Andava ricoperto di ogni improperio perché aveva ucciso il Triceratopo. Se ci si fida soltanto di quello che gli altri dicono, senza verificare nulla, si perde il contatto con la realtà. Se si associa un dinosauro morto a una battuta di caccia, si fuori dal mondo. Dobbiamo essere liberi di agire e raccogliere informazioni corrette.

Se ci si trova nel proprio tinello di casa, si vive in una situazione famigliare. Il luogo segna il confine tra quello che dico in maniera seria ma anche scherzosa. Posso usare anche un linguaggio non consono verso questo o quello, ma posso anche essere ripreso da chi mi sta accanto che m’invita a essere diverso. I Social invece sono una piazza, dove tutti possono stare. Le persone non si conoscono tra loro. Alcuni invece, perché credono di essere protetti da uno schermo, si lanciano in invettive e diffamazioni verso tutti o si prende di mira qualcuno in particolare. Lo schermo non rende invisibili. Quello che si scrive resta come scolpito sulla roccia e per l’eternità. Nelle chat tra amici si possono usare anche frasi dette in libertà, proprio perché si è con persone che si conoscono. Non è così per i social. Se si va a cercare poi in questi ciò che rafforza il mio punto di vista, non si cresce ma si rimane come dentro a delle bolle. Ci sono comunque dei modi per uscirne.

Un’indagine del Censis, sedicesimo rapporto sulla comunicazione, tenuta nel 2020, volta a raccogliere i dati sulle fonti che gli Italiani usano per informarsi, fotografa questa situazione. Al primo posto, gli Italiani mettono il telegiornale, al secondo Facebook, al terzo i motori di ricerca (Google, Virgilio, ecc.) al quarto i canali All News (Rai News 24, Sky TG 24, Tgcom24). Il termine All News, dall’inglese, significa tutte le notizie. Sono emittenti televisive o radiofoniche che trasmettono solo programmi d’informazione. Il secondo posto rappresentato da Facebook è indicativo su alcuni problemi che possono inquinare la comunicazione se non si fa un’opera di filtraggio e si prende come vero tutto ciò che si legge e si scrive. Gli Italiani, insomma, sono razionali o troppo pigri?

L’ultima indagine di AGCOM (Autorità di garanzia per le comunicazioni) ha scoperto che sei Italiani su dieci credono a fake news, alle bufale e alle notizie distorte. E’ un “trend” che determina la costruzione di una “falsa percezione” di temi cruciali, dalle informazioni scientifiche (pandemia, vaccini) e ambientali, a questioni economiche, all’agenda politica, l’immigrazione, la criminalità, il lavoro. Pur con tanti strumenti di comunicazione, non sempre si è in grado di distinguere una notizia vera da una falsa. Una notizia diventa tale, conosciuta (notus) da tutti come vera e condivisa, quando parla di fatti realmente accaduti in un preciso contesto spazio temporale.

Eppure ci sono dei modi anche semplici, che vanno messi dentro ad una cassetta degli attrezzi, per riconoscere le notizie false. Sono cinque le domande che ci dobbiamo fare ogni volta che leggiamo una notizia su tutti gli strumenti di comunicazione elencati sopra. Si deve individuare la fonte da cui la notizia proviene. Chi lo dice? Quando e in quale luogo è avvenuto ciò che si dice nella notizia? Un’altra operazione da fare è la verifica della notizia. Qualcuno conferma ciò che abbiamo letto? Qual è l’autorevolezza di chi la conferma? Un ultimo strumento da utilizzare è quello del controllo. Ci sono altre versioni sulla notizia letta?

Il fascino dei complotti dietro ad una notizia falsa è facile da smascherare. Il titolo viene “strillato”. I giovani purtroppo, abituati a leggere tutto velocemente, si fermano soltanto su di esso, senza leggere il pezzo, che contiene tutt’altro rispetto a quello che è detto da tre quattro parole messe nel titolo che dovrebbe esserne la sintesi, ma non lo è. Nelle fake news abbondano gli avverbi. La frase che inizia sempre con il termine, attenzione, è un’altra spia che ci deve mettere in allarme su quello che è detto attorno alla notizia riportata. La notizia che troviamo tra le fake news è spesso solo funzionale ai nostri pregiudizi. Insomma non ci serve verificare, perché tutto collima con il nostro pensiero. La notizia è lanciata con enfasi eccessiva. Dovrebbe nascere il sospetto attorno a ciò che si legge, quando nell’articolo sono tirati fuori i “poteri forti”, la “Massoneria”, è colpa di Soros e altro. Questo non vuol dire che la Massoneria non esista. Quando in un testo troviamo scritto, non sono un virologo ma, questo basta per destare in noi dei sospetti. Non esiste una specializzazione in virologia ma ci sono solo dottori specializzati in immunologia. La notizia più è asciutta, lineare, senza aggettivi, più possiamo credere che sia vera. Esistono poi dei siti che smascherano le notizie false: bufale.net, butac.it.

“Nelle nostre mani ci sono i libri, nei nostri occhi i fatti”(Sant’Agostino). I libri vogliono dire cultura, informazione ma non bastano, occorre muoversi, incontrare l’altro con occhi che guardano, orecchie che ascoltano. Termina Papa Francesco nel suo messaggio per le comunicazioni sociali: “Sant’Agostino esortava a riscontare nella realtà il verificarsi delle profezie presenti nelle Sacre Scritture. Così il Vangelo riaccade oggi, ogni qual volta riceviamo la testimonianza limpida di persone la cui vita è stata cambiata dall’incontro con Gesù. Da più di duemila anni è una catena di incontri a comunicare il fascino dell’avventura cristiana. La sfida che ci attende è dunque quella di comunicare incontrando le persone dove e come sono”. E’ stata anche la conclusione della conferenza tenuta dalla dott.ssa Marta Rossi, che ha ribadito più volte: L’informazione serve per avere uomini e donne libere nel mondo. Molte le connessioni in diretta, circa cento, di più le visualizzazioni nei giorni successivi. Al termine c’è stato anche il tempo per rispondere alle domande dei partecipanti, raccolte nella chat. Il corso è riconosciuto da sette istituti scolastici della zona come credito formativo per gli insegnanti iscritti. Sarà così anche per il prossimo incontro. Si terrà sabato 20 febbraio, alle 16,30, sempre su YouTube, Unità Pastorale Porto Recanati. Il tema riguarderà la fragilità in corso: la sfida della famiglia per generare speranza. I relatori saranno Loredana Simeone e Ruggiero Diella, docenti, consuellor Socio – Educativi, operatori di pastorale familiare.

 

Raimondo Giustozzi

 

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