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Piergiorgio Viti

Dialoghi in corso. La nuova enciclica del papa e l’ecologia integrale

 

fonte internet

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di Valerio Calzolaio

Il 3 ottobre 2020 papa Francesco firmerà ad Assisi la sua terza enciclica, nel 2013 la Lumen Fidei (in gran parte elaborata e quasi completata dal suo predecessore Joseph Ratzinger), nel maggio 2015 la Laudato si’ (sull’ecologia integrale, praticamente ineccepibile sul piano scientifico), ora la Omnes fratres, tutti fratelli, incipit ancora di san Francesco (circa nel 1221, codice 338). Ben venga.

Lo strumento “enciclica” negli ultimi secoli è servito a definire specifiche posizioni papali in materie teologiche e politiche. Ha un valore proprio per i fedeli, di magistero dottrina guida ispirazione, ed è significativa per tutti, per una analisi rispettosa e un confronto laico. Questa volta il tema è la fraternità, l’amicizia sociale fra gli umani, i viventi sapiens come un’unica unitaria speciale famiglia; pare sia trattato in modo molto dettagliato. Già il 4 febbraio 2019 papa Francesco aveva firmato la dichiarazione sulla fratellanza umana insieme all’iman della moschea di al-Azhar ad Abu Dhabi, entrambi sottolineando di prendere la parola non in nome di un generico astratto “dio unico” bensì in nome della concreta eguaglianza e dell’auspicabile libertà di tutti gli individui. Dovremo leggerla con attenzione scientifica e culturale.

 

I testi di papa Francesco, attingendo alla dottrina sociale della Chiesa e alla “radicalità” del Vangelo, hanno finora sempre affrontato le questioni e i drammi del nostro tempo, lucidi e lungimiranti se confrontati ai silenzi, agli slogan, al cinico opportunismo di gran parte della politica, soprattutto nelle campagne elettorali. Chiamata in causa è l’etica, la coerenza tra le parole e le azioni. Uno dei concetti chiave è la “conversione ecologica”, scoprire che l’altro prima che davanti è dentro di noi, ci abita come emozione e come coscienza, come quell’alter ego vitale (ecologico) senza il quale non può esserci alcun “io”. Papa Francesco ha ribadito in più occasioni che la pace è una “scienza” da imparare in gran fretta, istituendo presso la Pontificia Università Lateranense un vero e proprio ciclo di studi affinché la Chiesa si impegni per “la soluzione di problemi riguardanti la pace, l’ambiente, la difesa della vita, i diritti umani e civili”. Papa Francesco ha denunciato l’economia come sistema che “divinizza” il mercato, una struttura “idolatrica” imperniata sul “feticismo del denaro”, con devastanti effetti di disgregazione sociale e devastazione ambientale, sollecitando la responsabilità di ciascuno di noi, credenti o meno, in un impegno coerente e collettivo per il cambiamento, rivedendo secondo criteri di giustizia non solo la distribuzione ma la stessa produzione di ricchezza. Papa Francesco, nel corso drammatico della pandemia di Covid-19 (alla fine dell’estate controllata in Italia, ancora dirompente e spesso incontrollata in vari paesi del mondo), ha spesso chiesto a ciascuno di “pregare” (manifestare e mandare onde) congiuntamente, ognuno a suo modo, ognuno con la propria sensibilità spirituale.

 

Subito prima della terza enciclica, è da poco uscito un altro libro significativo contenente testi papali, alcuni in forma di dialogo: Carlo Petrini, TerraFutura. Dialoghi con papa Francesco sull’ecologia integrale, Giunti e Slow Food Editore, settembre 2020, pag. 238 euro 16. Monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti e amico di Slow Food, fin dal 2013 ha favorito l’incontro diretto fra il papa e un agnostico, fra un cattolico e un ex comunista, fra un argentino e un italiano, fra un teologo e un gastronomo. Prima una telefonata, poi scambi epistolari, ancora poi incontri su e con le comunità di sostegno all’enciclica promosse da Slow Food, poi tre diverse conversazioni dedicate nell’arco di tre anni, infine il bel volume che ne raccoglie i testi, integrandoli con altre riflessioni e documenti. L’introduzione di Pompili riassume, dunque, opinioni condivise.

 

La crisi ecologica della Terra è la crisi stessa della civiltà tecnico-scientifica e costituisce il capo d’accusa fondamentale a uno dei miti del nostro tempo: il progresso. La ragione della perversità di certi meccanismi in atto è costituita dalla concezione meramente economica o economicistica dello sviluppo, concepito ingenuamente quanto irresponsabilmente come un processo rettilineo, quasi automatico e di per sé illimitato. Le tecnologie e le scienze naturali nascondono sempre precisi interessi umani e non prescindono mai da determinati valori. Le civiltà occidentali hanno maturato l’egemonia di una sorta di concezione dicotomica tra cultura e natura, tra coscienza e mondo della vita: tale dicotomia conduce a una visione del tutto strumentale della natura, considerata come oggetto esterno su cui l’uomo può esercitare indiscriminatamente il proprio dominio e non piuttosto come habitat o ecosistema entro cui si svolge la vita umana, perciò come dimensione costitutiva del proprio essere e del proprio divenire.

 

Il capitolo quarto dell’enciclica papale Laudato si’ del 2015 era appunto intitolato “Un’ecologia integrale” e affrontava con rigore scientifico e religiosità moderna necessità e urgenza per tutti gli umani, per tutti i sapiens, credenti e non credenti, di tornare all’armonia con la Terra tenendo conto del contesto post-industriale in cui ci troviamo. Il fondatore di Slow Food e ora presidente della relativa struttura internazionale Carlo Carlin Petrini (Bra, Langhe, 1949) e papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio (Flores, Buenos Aires, 1936), hanno ora firmato un volume interessante e stimolante, strutturato in due distinte corpose parti. Nella prima leggiamo i dialoghi fra le due personalità svoltisi il 30 maggio 2018, il 2 luglio 2019 (prima della pandemia Covid-19) e il 9 luglio 2020 (dopo la morte di Luis Sepúlveda, da entrambi molto citato e col quale la prima chiacchierata si apre). Il tono è sempre affettuoso e curato, contemplativo e compassionevole: entrambi raccontano episodi dell’infanzia e dell’adolescenza, amicizie e letture importanti, con frequenti valutazioni ironiche e autoironiche, critiche e autocritiche, battute d’attualità e domande aperte. Chiacchierare è anche l’occasione per un bilancio sul periodo abbastanza lungo di pontificato  e sul crescente positivo recepimento dell’enciclica di cinque anni fa.

 

Nella seconda parte di “TerraFutura” vi sono approfondimenti e spunti su cinque cruciali tematiche, frutto di riflessioni individuali ma coerenti e parallele, biodiversità economia migrazioni educazione comunità; ogni volta un’introduzione di Petrini, seguita da ampi stralci di Esortazioni Apostoliche, lettere e messaggi ufficiali di papa Francesco. Ecologia integrale vuol dire per entrambi gli “autori” che occorre affrontare insieme la crisi ecologica e le diseguaglianze sociali, che la biodiversità è valore insieme degli ecosistemi e delle culture (come afferma da quasi tre decenni anche l’apposita Convenzione Onu), che il meticciamento è costitutivo della nostra specie e può renderci tutti più a nostro agio in ogni modo e mondo. La mescolanza di identità e differenze, di ecosistemi e comunità umane ritorna costantemente, in cucina come nella religione, nel pensiero come nelle pratiche. Fra i commenti dello stesso mondo ecclesiastico si è parlato di una innovativa teologia “meticcia” del pontefice latino-americano. A inizio 2020 abbiamo già segnalato come nel 2019 tra le parole più ricorrenti nel linguaggio di papa Francesco sia emersa proprio quella di “meticciato” (assente nell’enciclica del 2015).

 

Anche in “TerraFutura” vi sono alcune citazioni esplicite e moltissimi riferimenti impliciti ai meticciamenti antichi e recenti. Una citazione puntuale non poteva che riguardare la Querida Amazzonia, il poliedro amazzonico, all’interno della scelta profetica di concentrare lo sguardo della Chiesa sull’immensa riserva di biodiversità: “a partire dalle nostre radici ci sediamo alla tavola comune, luogo di conversazione e di speranze condivise. In questo modo la diversità, che può essere una bandiera o una frontiera, si trasforma in un ponte. L’identità e il dialogo non sono nemici. La propria identità culturale si approfondisce e si arricchisce nel dialogo con realtà differenti e il modo autentico di conservarla non è un isolamento che impoverisce. Non è perciò mia intenzione proporre un indigenismo completamente chiuso, astorico, statico, che si sottragga a qualsiasi forma di meticciato” (2 febbraio 2020). Non c’è nulla da aggiungere. Ancora una volta l’uso delle parole e i riferimenti scientifici sono accurati ma non precludono una lettura agile, chiara, piacevole. D’altra parte, ogni volta che si ragiona su biodiversità e migrazioni, in ogni tempo e in ogni luogo e soprattutto oggi globalmente, si accenna agli utili meticciamenti Le migrazioni sono ovunque, nel testo e nella realtà, opportunamente senza tanti pregiudizi e prefissi. I ricavi del libro saranno destinati al progetto di promuovere ad Amatrice un Centro studi dedicato all’ecologia integrale, chiamato “Casa Futuro – Centro Studi Laudato si’”, in un edificio lesionato dal terremoto.

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