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Dialoghi in corso. Voglio essere libera di vestirmi come mi pare

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Flavia Piccinni Scrittrice e giornalista

Servono davvero dei dati per farci scoprire quello che già sappiamo? Serve davvero leggere i dati Istat – gli orrendi, sconvolgenti dati Istat appena diffusi – per restare inchiodati a quello che il nostro Paese è, e non smetterà di essere per almeno i prossimi dieci anni?

La verità è che non siamo un popolo che ama la parità.

Siamo un popolo di maschilisti uomini, e di maschilisti donne.

Anche noi donne, sì, sappiamo essere molto maschiliste.

Sappiamo esserlo quando giudichiamo le altre perché sono più giovani, più carine, più magre, più appariscenti e più di successo di noi.

Sappiamo esserlo anche involontariamente, anche se non vogliamo, perché a volte è più semplice giudicare che mettersi nei panni dell’altro. Eppure quel giudizio che vomitiamo addosso agli altri, prima o poi toccherà anche noi.

Leggendo che un cittadino su quattro (uno su quattro!) è convinto che l’abbigliamento possa essere una giustificazione per la violenza mi fa domandare: ma a cosa sono servite le campagne di sensibilizzazione? A cosa le manifestazioni? A cosa i film? A cosa i libri? A cosa le battaglie, soprattutto?

A cosa serve vivere in una bolla accompagnati da persone come noi – progressiste o presunte tali, sostenitrici accanite della parità di genere nella vita lavorativa come in quella privata –se poi l’Italia è questa che Istat ci sbatte in faccia con la crudeltà che solo i numeri sanno raccontare?

Ma io voglio essere libera di vestirmi come voglio. Di bere quanto mi pare. Di dire no tutte le volte che voglio, e in qualsiasi momento. Voglio essere libera di avere più successo di un uomo. Di provvedere alle necessità economiche della mia famiglia.

Anzi: io mi sento libera di vestirmi come voglio, di bere quanto voglio, di dire no tutte le volte che voglio. E sono libera – e anzi voglio – avere più successo di un uomo e provvedere a tutte le necessità economiche della mia famiglia. Lo voglio, e ne ho il diritto. E non mi sento, e soprattutto non sono, responsabile se porto una minigonna, se bevo una birra di troppo, se guadagno di più.

Eppure fino a quando non smantelleremo questa cultura saremo vittime.

Venticinque novembre, o meno.

Saremo vittime tutti i giorni.

Tutti gli anni.

by huffington italia

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