bacheca social

FAI UNA DONAZIONE





Storia. Loro nel Noi Testimonianza sul passaggio dell’esercito polacco a Porto Recanati 1944- 1947

Loro nel Noi

 

“Era una lunga storia e come la maggior parte delle storie del mondo, non è mai finita. C’è stata una fine – c’è sempre – ma la storia è continuata oltre la fine, come sempre” (Jeanette Winterson). La citazione della scrittrice inglese è nella quarta pagina di copertina del libro Loro nel Noi, testimonianza per immagini sul passaggio dell’esercito polacco a Porto Recanati 1944 – 1947. Il testo è stato presentato dall’autore Fiorenzo Piangerelli, sabato 29 giugno 2019, alle ore 9,30, presso la sala della Biblioteca Civica “S. Zavatti” di Civitanova Marche, presenti circa settanta persone, nell’ambito delle iniziative volte a ricordare il contributo dei soldati polacchi nella liberazione di Civitanova Marche dal Nazi – Fascismo, giusto settanta cinque anni fa.

Era il ventinove giugno del 1944, quando le prime pattuglie dei “Lancieri dei Carpazi”, inquadrati nel secondo corpo d’armata polacco, guidato dal generale Wladislaw Anders, entrarono per prime a Civitanova Marche, liberandola dai tedeschi. Terminava così per la cittadina adriatica il lungo calvario della seconda guerra mondiale e la fine del Nazi – Fascismo. Occorre affermare che la parola “liberazione”, da sola non basta, per ricordare certe date. Accanto ad essa è da mettere sempre liberazione dal Nazi – Fascismo, altrimenti non si capirebbe da cosa l’Italia sia stata liberata. La Liberazione poneva fine a una guerra scellerata, voluta da chi voleva sedere al tavolo della pace, non importava se questo comportava avere un migliaio di morti, per spartirsi il bottino della vittoria.

Ma venne l’8 settembre 1943, quando, l’Italia incapace di sostenere l’impari lotta contro gli eserciti anglo americani, chiese l’armistizio. Iniziava il caos. I tedeschi diventavano i nemici contro cui combattere. Gli Anglo Americani, nemici fino al giorno prima, diventavano gli alleati. I soldati polacchi risalgono la penisola con gli anglo americani, segnalandosi nei diversi fronti di guerra. Sulla lapide che sovrasta il cimitero polacco di Montecassino, campeggia la scritta “Per la nostra e la vostra libertà – Noi soldati polacchi abbiamo dato la nostra anima a Dio, la nostra vita alla terra italiana, i nostri cuori alla Polonia”. Indomito come pochi altri, il popolo polacco ha avuto il coraggio di combattere contro le due ideologie più nefaste del ventesimo secolo, il Nazismo e il Comunismo.

Dovranno passare circa cinquant’anni perché anche la Polonia, con l’implosione del Comunismo, conquistasse la propria libertà. Basta una foto, una conversazione per riannodare i fili che ci legano al passato. E’ quanto è stato fatto dall’autore del libro. Si sa poi che da cosa nasce cosa. Presi i contatti con il Polish Institute Sikorski Museum di Londra, il materiale fotografico riguardante il passaggio e la permanenza a Porto Recanati dei soldati polacchi dal 1944 al 1947 è risultato immenso, tanto da farne una scelta oculata. Si trattò, anche se per un breve periodo, di una prima sfida all’integrazione tra loro e noi, anche se risultò difficile “per le diverse abitudini di entrambi le comunità”. L’Italia poi era un paese a pezzi sotto tutti i punti di vista e dopo tre anni, dei soldati polacchi a Porto Recanati non era rimasto quasi nulla.

Eppure, “durante il periodo 1944 – 1947 vengono registrati nel comune di Porto Recanati novantadue matrimoni tra militari polacchi e ragazze italiane (due verranno annullati per nozze preesistenti). La maggior parte delle spose risultano nate al di fuori del territorio comunale e provenienti da diversi paesi d’Italia. Probabilmente solo otto sono originarie di Porto Recanati. La maggior parte delle unioni tra militari polacchi e donne italiane si concentra nell’anno 1946. Le novantadue unioni celebrate nelle parrocchie Porto Recanatesi risultano così suddivise: due presso la cappella polacca della S. Casa di Loreto, cinquantatré nella parrocchia S. Giovanni Battista, 1 nel 1944, 34 nel 1946, 18 nel 1947, trentasette nella parrocchia del Prez.mo Sangue, 1 nel 1945, 33 nel 1946, 3 nel 1947” (Cfr. Fiorenzo Piangerelli, Loro nel Noi – Testimonianze per immagini sul passaggio dell’esercito polacco a Porto Recanati 1944 – 1947, pag. 214, Etabeta – ps in Lesmo (MB), aprile 2019).

Accanto ai soldati polacchi entrati a Porto Recanati, il 1 luglio 1944 marciava poi il battaglione femminile della 3670° compagnia trasporti. “La presenza di donne polacche armate, in Italia rappresenta il primo reparto femminile al mondo inquadrato in un esercito militare” (ibidem, pag. 214). La fotografia che ritrae due giovani donne militari intente nel lavoro di manutenzione e riparazione di un veicolo a motore è quanto di più prezioso per capire lo stupore di chi sta osservando la scena. L’operatore realizza quello che è detta nel gergo una fotografia plurima, perché diversi sono i protagonisti del fermo immagine. Di lato, sull’uscio di casa, due donne di Porto Recanati, una ha in braccio una bambina, osservano con curiosità le due soldatesse che fanno un lavoro insolito per delle donne, a quel tempo (Ibidem, pagg. 146 – 147).

Eravamo un paese allo sbando, bisognoso di tutto. Le soldatesse polacche distribuiscono allora generi alimentari e indumenti alla popolazione civile (pag. 92- 93 – 94- 95). Terminata la guerra, nel 1946, anche per creare rapporti tra la società civile e i soldati polacchi, si organizza anche, nel campo sportivo di Castelfidardo, un incontro amichevole di calcio tra la squadra locale ed una rappresentativa militare polacca chiamata “Carpatica” (pagg. 190 – 191 – 192- 193). Porto Recanati, in quegli anni, fu visitata da personalità importanti: Wladislaw Anders, il generale Morgan, sir Harold MacMillan. Sono molte le fotografie riportate nel libro con personaggi di questo lontano passato. Grande spazio, nella documentazione fotografica, hanno le parate militari, i saluti e gli scambi informali tra le soldatesse polacche e il generale Anders. Le strade sono spettrali. Sono percorse solo da mezzi militari. Le aule e gli spazi antistanti alla Scuola Elementare Diaz sono adibiti a luoghi per riparare mezzi militari, mitragliatrici antiaeree.

Il ponte sul fiume Potenza era stato fatto saltare dai tedeschi per ritardare l’avanzata alleata. I genieri realizzano in breve un nuovo ponte Bailey, sul quale transitano veicoli militari, carri armati ma anche civili che si muovono a piedi. Alcune contadine con il carico di fieno portato sulla testa lo attraversano dalla parte sud, dirette in paese (pagg. 60- 63). L’immagine ci consegna tutto un mondo scomparso che vive solo nella memoria di chi ha una certa età. La fotografia è una fonte preziosa per ricostruire il passato assieme ai documenti scritti che pure ci sono nel testo. Vanno dai diari della casa salesiana di Porto Recanati per tutti gli anni oggetto della ricerca, ad una nota della curia vescovile di Recanati – Loreto, avente per oggetto i matrimoni polacchi. Si raccomanda, prima di celebrare il matrimonio, di accertarsi “sullo stato libero dei polacchi che desiderano sposare donne italiane” (pag. 195).

Il libro, di 218 pagine, presentato sabato ventinove giugno 2019 presso la sala Silvio Zavatti dell’omonima biblioteca di Civitanova Marche, presente una folta delegazione polacca proveniente da Skavina, città gemellata con Civitanova Marche, il sindaco di Skavina, la console polacca, rappresentanti della locale amministrazione, è stato un degno riconoscimento verso il popolo polacco al quale l’Italia deve molto per la liberazione dal Nazi – Fascismo.

 

Raimondo Giustozzi

Invia un commento

Puoi utilizzare questi tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>