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Dialoghi in corso. I Ragazzi del Cinema America, con i loro proiettori, illuminano le serate estive di una città come Roma.

Fonte internet

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Roberto Morassut

Picchiati da un branco per delle magliette “antifasciste”. È accaduto ieri notte a quattro ragazzi del Cinema America dopo le proiezioni a Piazza San Cosimato. È accaduto nel centro di Roma, non in una di quelle periferie estreme che riempiono quotidianamente le cronache dei giornali e che nelle storie romanzate di alcune serie tv vengono descritte come dei bronx dove regnano anarchia e crimine. La metropoli appare improvvisamente unitaria nella trasversale infezione di violenza e intolleranza che assimila Torre Maura, Casalbertone e Trastevere. È il segno che non c’è piu solo una distanza geografica tra centro e periferia nel degrado del tessuto civile del territorio urbano e metropolitano. C’è una regressione generale che filtra in ogni spazio, in ogni lacerto delle lacerazioni che percorrono il senso di vuoto della comunità e che può colpire ovunque e chiunque.

È accaduto nel 2019 in un’Italia sempre più incattivita dove il Ministro che dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini tollera e strizza l’occhio a organizzazioni che si rifanno esplicitamente all’ideologia criminale del ventennio: un Ministro che con i capi di quelle organizzazioni va a braccetto, che pubblica un libro con la loro casa editrice di riferimento.

La grave aggressione di ieri segna un preoccupante salto di qualità. Quando i metodi fascisti vengono sdoganati da chi avrebbe il compito di reprimerli, c’è chi si sente protetto e dà sfogo a tutte le sue peggiori pulsioni. Gruppi criminali che dietro l’alibi della lotta politica cercano il caos e la violenza rendendo insicure le città, tanto nelle periferie, quanto in quel centro che nell’immaginario collettivo è un luogo sicuro, immune dalle degenerazioni. Non è così: quando il virus si diffonde in una società dove gli anticorpi sono deboli, arriva ovunque con la medesima aggressività. Un’aggressione che fa venire in mente i roghi dei libri dei nazisti e dei fascisti. Si vuole colpire il diritto alla cultura e dire a un’intera generazione che quello che conta è il linguaggio della forza e dell’intolleranza, il richiamo tribale a identità primordiali e che il pensiero, la libertà, l’indipendenza, la cultura non fanno parte del tuo tempo.

“Hai la maglietta del Cinema America, sei antifascista, levati subito ’sta maglietta, te ne devi andare via da qua”, sono le parole che David Habib e gli altri ragazzi del Cinema America si sono sentiti urlare da una decina di trentenni che con quel pretesto hanno dato sfogo alla loro peggiore natura, quella che rende alcuni uomini più vicini alla bestia che all’essere umano. La vera “colpa” di David e dei suoi compagni è quella di dar vita a una meravigliosa esperienza che da anni regala a Roma delle splendide serate di cultura, portando nelle piazze migliaia di cittadini che amano il buon cinema. E la cultura fa paura a chi vive di rabbia e ignoranza, a chi perseguita i migranti, gli omosessuali, le persone libere.

I Ragazzi del Cinema America, con i loro proiettori, illuminano le serate estive di una città sempre più in decadenza, dove l’offerta culturale scarseggia sempre più e dove il degrado rende i cittadini più soli e più rabbiosi. Con il loro straordinario lavoro rappresentano un’efficace forma di resistenza e per questo fanno paura. Non dobbiamo commettere l’errore di lasciarli soli. Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane i romani devono essere al loro fianco sostenendo le loro iniziative e indossando le loro magliette bordeaux.

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