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Dialoghi in corso. Censis e la nozione di “sovranismo psichico”.

Fonte internet

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di Andrea Zhok

Ci sono analisi che sono il segno dei tempi e che, almeno per questa ragione, meritano di essere menzionate.

Quella recente del Censis verrà ricordata dai posteri per l’introduzione della nozione di “sovranismo psichico”. (Non c’è che dire, ci sono dei mancati poeti da quelle parti).

Questa formulazione verbale non va sottovalutata perché opera scientemente secondo un modello interpretativo classico. Essa mette insieme un’idea politica e una condizione psicologica, in modo di ridurre la prima alla seconda.

Si tratta di una mossa frequentemente usata.

È la stessa mossa che, per dire, di fronte alla richiesta di ‘giustizia sociale’ la riconduce a ‘invidia sociale’. La richiesta di giustizia è un’idea politica, con una pretesa di universalità; al contrario l’invidia è un sentimento privato, una turbativa dell’animo individuale, che come tale può essere sottoposto a ‘terapia’ o ‘correzione’, ma mai generalizzato. Riportando la domanda di giustizia sociale alla psicologia dell’invidia la si sottrae alla dimensione delle ragioni universalizzabili e la si sposta in quella delle cause contingenti. Una volta effettuato questo spostamento, la dimensione politica è delegittimata una volta per tutte.

È peraltro la stessa mossa utilizzata in maniera estensiva di fronte ai totalitarismi del ‘900, che per moltissimo tempo sono stati letti come una ‘follia collettiva’, che in quanto tale sfuggiva ad ogni analisi di ragioni, ed era lasciata all’imponderabile, all’individuale, al contingente (“Ah, se la mamma di Hitler non fosse rimasta incinta…”).

Introducendo una lettura psicologica, o addirittura psichiatrica, ci si esime comodamente da analisi che portino a comprendere le motivazioni reali degli esseri umani reali, e si può continuare a vivere nella propria palla di vetro ideologico (“C’era una volta il migliore dei mondi possibili, dove vigeva la pace, la prosperità, il libero scambio, ma un bel giorno dagli abissi emerse il Male imponderabile…, ma per fortuna oggi quei mostri sono estinti.”)

Siccome chi elabora queste interpretazioni non è affatto intellettualmente ingenuo, una lettura come quella proposta parlando di ‘sovranismo psichico’ è una mossa interpretativa in perfetta malafede, una mossa che introduce, nella veste apparentemente neutrale di un giudizio scientifico, un giudizio di valore e, specificamente, un giudizio di valore volto ad obliterare ogni possibile dignità politica in certe idee.

In attesa che vengano sdoganati “populismo paranoico” e “sindrome maniacal-democratica” apprendiamo oggi che il ‘sovranismo psichico’ esprime “delusione, rancore e cattiveria”, manifesta “i profili paranoici della caccia al capro espiatorio”, “guarda al sovrano autoritario e chiede stabilità”, ed esprime un “cattivismo diffuso che erige muri invisibili ma spessi”.

È particolarmente interessante rilevare come questa delusione, questo rancore, questa cattiveria, con tutta evidenza, per il Censis compaiano ora, nel corso del 2018. Solo ora essi si presentano in questa configurazione contro natura: il sovranismo ‘psichico’. Prima si trattava di legittime espressioni dello scontento popolare, che si esprimeva in rispettabili propensioni di voto.

nonostante sia difficile trovare descrittori sociologici significativamente differenti nella società italiana dai primi anni ’90 ad oggi, gli esperti del Censis, dall’alto della loro obiettività indiscussa, notano ora che si è passato il limite, quel limite in cui un concetto non è più discutibile politicamente, ma diventa una mera forma idiosincratica e patologica, oggetto non di mediazione razionale ma di ‘cura’. (Ed eventualmente, diciamocelo, anche un bel Trattamento Sanitario Obbligatorio ci starebbe tutto).

Noto infine che per il Censis tutta questa imperdonabile involuzione avviene davanti al “silenzio arrendevole delle élite”.

Questo passaggio segnala l’impazienza belligerante da parte di un’autoproclamatasi élite, i cui strumenti di lettura del mondo fanno acqua da tutte le parti, ma che comincia a scalpitare perché ‘qualcuno faccia qualcosa’.

E poiché, alla faccia del “silenzio arrendevole”, finora questi hanno saturato di propaganda europeista e liberista ogni spazio di comunicazione ufficiale, mi chiedo a quale livello di reazione miri quel rimprovero di arrendevolezza.

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