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Politica. San Gennaro e il mistero dell’ampolla

Foto: Internet

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di Camillo Langone, da Il Foglio, 20 settembre 2017

San Gennaro, la liquefazione del tuo sangue è misteriosa come la votazione delle primarie grilline: a che ora di quale giorno e con quale modalità? Il cardinale Sepe quando ha estratto l’ampolla dalla cassaforte l’ha trovato già sciolto, dunque il prodigio potrebbe essere accaduto in qualsiasi giorno successivo alla liquefazione di maggio.

Allo stesso inverificabile modo, un qualsiasi giorno venturo Luigi Di Maio verrà nominato, con uno di quegli abracadabra elettronici che sono un mistero della pentastellata fede, candidato alla presidenza del consiglio. San Gennaro, evoco Di Maio perché Di Maio l’altro giorno era in prima fila per il famoso miracolo. “E’ la prima volta che vengo in Duomo”. Ma come, dice di essere cattolico e non era mai stato nella cattedrale del suo capoluogo? C’è qualcosa che non torna: Napoli e Pomigliano d’Arco, sua residenza, distano solo sedici chilometri… Mi è venuto in mente l’ex compagno di partito Federico Pizzarotti che in chiesa a Parma non l’avevo mai visto, in anni e anni di messe, ma pochi giorni prima delle ultime elezioni apparve sorridente al primo banco del santuario della Steccata. Ne rimasi costernato.

In Duomo a Napoli c’erano pure De Luca e De Magistris e chissà quanti altri professionisti dell’ampolla (parafrasando Sandor Marai che definì “professionisti dell’attesa” i napoletani capaci di attendere ore la liquefazione del tuo sangue e anni un qualsivoglia altro miracolo risolutivo delle proprie vite). Difficilissimo immaginarli seguaci di un vescovo cristiano che si fece decapitare per non sacrificare agli idoli, sia il governatore che è solito regalare portafortuna, sia il sindaco che ha recentemente proposto di erigere sul lungomare non una grande croce ma un gigantesco scaramantico corno. Più facile crederli devoti alla devozione degli elettori. Sono sceneggiate che possono trovare applausi solo sullo sfondo di un paganesimo degradato, ridotto a superstizione miserabile, e di un cristianesimo fatiscente, rinchiuso nella gabbia in oro finto del folklore: i parassiti prosperano negli organismi malati.

Garibaldi aveva definito il Papa “un metro cubo di letame” ma arrivato a Napoli la prima cosa che fa è andare a omaggiare la Madonna di Piedigrotta, e la seconda venire da te in Duomo. Di Maio nei convegni elogia il mondialista massone Jean Monnet, mangia torte vegane, dunque ostie di un’altra religione, e soprattutto è stato lanciato sul mercato politico dallo gnostico anticattolico Gianroberto Casaleggio, però quando il cardinale gliel’ha messa davanti ha baciato la tua ampolla con invidiabile disinvoltura: Palazzo Chigi val bene questa e chissà quante altre messe. La didascalia perfetta per simili pantomime l’ha scritta poco tempo addietro Emanuele Severino: “E’ vero che le statistiche parlano di due miliardi di cristiani oggi esistenti sulla Terra. Ma in che consiste la fede di costoro? Quanto è adeguato chiamarli così?”. Perfino Famiglia Cristiana, che della confusione cattolica è megafono, ha denunciato che “Di Maio dice e fa tutto e il contrario di tutto”, definendolo “cattolico surfista”.

Don Nicola Bux parlando della liquefazione ha affermato che “i miracoli sono uno strumento per richiamare l’uomo a princìpi più alti”. Io, carissimo San Gennaro, nei miracoli ci credo e credo nel tuo martirio ammirevole eppure riguardo l’autenticità della reliquia ho qualche dubbio. Mi è concesso perché la Chiesa, maestra di prudenza, non ha mai riconosciuto ufficialmente il miracolo, lasciando ai cattolici libertà di devozione. Il racconto della pia Eusebia, che subito dopo l’esecuzione raccolse il tuo sangue con un fazzoletto, è una bella poesia. Ma tanto di quello che ne è seguito, bacio dimaiesco compreso, suona prosaico e professionistico e richiama a princìpi più bassi.

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