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La nostra terra. In ricordo di Elisa

Mercoledì 9 agosto 2017, verso le 8,30, sembrava che anche il cielo, coperto da stracci di nuvole chiare, partecipasse al silenzio attonito di quanti si preparavano di lì a poco, alle 9.30, al funerale di Elisa Sbrescia, presso la nuova Chiesa di Maria Ausiliatrice. Piccole gocce di pioggia, attesa da mesi, scendevano qua e là. Era poca cosa per spegnere la temperatura rovente dei giorni passati. Sembravano lacrime che faticavano non poco a farsi breccia nell’aria arsa dal caldo. Alle 9,30 la gente in chiesa, accorsa dalle due parrocchie di Civitanova Marche, quella di San Marone, dove Elisa prestava il servizio civile nel locale oratorio e di San Gabriele, dove la ragazza abitava, si alzava in piedi ad accogliere la bara bianca. L’edificio sacro era gremito in ogni ordine di posti. Molti non riuscivano a trattenere i singhiozzi. Presenti anche alcuni insegnanti che l’avevano avuta come alunna alla Scuola Media “L. Pirandello” e alla Scuola Superiore “Bonifazi”.

Erano le 2,30 di domenica 6 agosto 2017, quando Elisa incontrava la morte in modo del tutto inaspettato. Avrebbe compiuto ventidue anni a settembre. Ritornava a casa. Aveva attraversato la strada sulle strisce pedonali lungo la statale adriatica, all’altezza di via Principe di Piemonte, poco lontano dalla pasticceria bar “La Golosa”. Un’auto, diretta verso Nord, guidata da un cinquantenne di Falconara, la investiva in pieno. Passare dalla vita alla morte, è stato un attimo. Forse Elisa non ha avuto nemmeno il tempo di pensare a nulla. Il conducente dice di non averla vista. Non è la prima volta che succedono incidenti mortali su quel tratto di strada. La luce è insufficiente e non solo lì ma anche su tutta la via “De Amicis”. Quanti hanno il dovere di intervenire per rendere la strada più sicura, devono farlo e presto. Bisogna aspettare un altro incidente per piangere di nuovo o la vita non ha più nessun valore?

La Santa Messa, presieduta dal viceparroco di San Marone, don Gabriele Gaspari, concelebrata assieme al parroco di San Gabriele, don Piero Pigliacampo e a don Giuseppe, sacerdote della casa salesiana di San Marone, è stata animata dal coro, non del tutto al completo, ma con molte presenze, complici anche le ferie agostane. Viviamo un tratto della nostra vita terrena, poi sopraggiunge la morte. Per alcuni questa viene dopo una breve o lunga malattia su un letto d’ospedale o in casa, in età avanzata, per altri giunge improvvisa come nel caso di Elisa, ha detto nella sua breve ma toccante omelia don Gabriele. Siamo chiamati a dare nel breve o lungo tratto della nostra vita il meglio di noi stessi. Questo ha fatto Elisa nel servizio civile prestato presso l’Oratorio Salesiano. Ha donato amicizia, sorriso, ha saputo ascoltare i problemi degli altri. Al termine della celebrazione, Barbara Moschettoni, presidente della Caritas ha letto la preghiera funebre “Se mi ami, non piangere”, di padre Perico Sant’Agostino. Al termine della messa sono stati lanciati in cielo dei palloncini bianchi

Era bella Elisa, aveva sempre il sorriso stampato in faccia, due occhi che guardavano intensamente, un’aria un po’ svagata, sempre con la cuffia ad ascoltare musica. L’ho conosciuta all’inizio del suo servizio civile che avrebbe terminato l’11 settembre di quest’anno. Mi recavo all’oratorio una volta alla settimana per aiutare alcuni alunni nel fare i compiti. Aveva lasciato la scuola ma era fermamente intenzionata a riprenderla. Le dissi che poteva contare su di me se avesse avuto bisogno di essere aiutata nelle materie letterarie. Faceva dei progetti. Aveva tante curiosità. Le piaceva leggere. Conosciuta questa passione, parlai con lei di tre romanzi di Alessandro D’Avenia, che avevo letto qualche mese prima: “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, “Ciò che inferno non è” e “Cose che nessuno sa”. Mi rispose che del primo aveva visto il film e non conosceva gli altri due. Scelsi di darle il terzo, più facile da leggere e più lineare la storia raccontata. Lo prese, lo lesse e me lo restituì qualche mese dopo, con grande sua soddisfazione. L’aveva trovato bello.

Ho visto Elisa, per l’ultima volta, Sabato 5 agosto, di pomeriggio. Era all’oratorio e stava preparando la locandina per le olimpiadi oratoriane di settembre, assieme a don Ezio e a Sara, l’altra ragazza che faceva con lei il servizio civile. Ho saputo della sua morte a mezzogiorno di domenica 6 agosto. Sono rimasto senza parole e ho pianto, pensando a lei, alla mamma Lorella e al fratello Carmine. “Insegnaci a contare i nostri giorni/ e giungeremo alla sapienza del cuore”. E’ l’invito che ci viene fatto dal salmista.

Raimondo Giustozzi

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