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Dialoghi in corso. Dalla parte di don Massimo Biancalani. La realtà supera la fantasia.

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Le foto di una giornata in piscina, passata con alcuni ragazzi africani ospitati a Vicofaro, la frase scritta da don Massimo Biancalani sul suo profilo Facebook: “Loro sono la mia patria, i razzisti e fascisti i miei nemici”, hanno scatenato le ire furibonde di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord e di simpatizzanti legati a Forza Nuova. Salvini, eterno studente, prestato alla politica perché nulla facente, scrive: “Questo Massimo Biancalani, prete anti leghista, anti fascista e direi anti italiano fa il parroco a Pistoia. Non è un fake, è tutto vero! Buon Bagnetto”. Confesso che sono un ignorante, per questo sono andato su Internet per trovare il significato del termine “fake”. Vuol dire che non è un falso, ma la pura verità. Salvini, eterno studente, studia ancora l’Inglese perché ha tutto il tempo per farlo. Il suo predecessore alla guida della lega Nord era più rozzo, forse meno falso. Dubitare di chi sorride sempre: “Timeo danaos et dona ferentes”, avrebbe detto Virgilio.

Che don Massimo Biancalani sia anti leghista e anti fascista, è affare di don Massimo e di quanti la pensano come lui, compreso chi scrive. Dire poi che è anti italiano è il colmo. Un tempo la lega di Bossi era anti italiana, parlava solo di nazione padana che aveva il suo parlamento a Mantova, che “ce l’aveva duro”, che erano “Padroni in casa nostra” e altre amenità. Un bel giorno, sul campo di Pontida apparve anche la scritta “Ladroni in casa nostra”. Qualcuno aveva sostituito la P con la L, per cui la scritta era diventata “Ladroni in casa nostra”. Quel passato non c’è più, almeno così si dice. I militanti di Forza Nuova hanno promesso invece che saranno presenti domenica prossima 27 agosto alla messa officiata da don Massimo, per “vigilare sull’effettiva dottrina di Biancalani”. Il vescovo di Pistoia mons. Fausto Tardelli ha deciso di inviare il proprio vicario don Fabrizio Fabbri che concelebrerà la messa assieme a don Massimo Biancalani.

Anche un altro grande sacerdote, in un passato ormai lontano, aveva scritto nella Lettera ai cappellani militari: “Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. Che don Massimo Biancalani abbia scritto, a proposito di alcuni ragazzi africani ospitati a Vicofaro, “Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici”, è in linea con quanto detto da don Milani., anzi sembra proprio una frase a ricalco. Per sconfiggere il fascismo c’è voluta una guerra terribile che gettò l’Italia nella catastrofe totale. E’ un onore essere anti fascisti e anti razzisti. C’è una legge che vieta la ricostituzione del Partito Fascista. Antirazzista era anche Einstein che vale più di Forza Nuova e di Salvini messi insieme.

Le minacce su Internet, lanciate all’indirizzo di don massimo Biancalani, si sono poi trasformate in azioni vere e proprie, quando “Qualche zelante cittadino, infatti, ha tagliato le gomme delle biciclette che usavano i migranti per spostarsi dalla parrocchia di Vicofaro, dove sono ospitati”, come scrive lo stesso don Massimo. Anche don Milani fu oggetto di minacce d’ogni genere dopo aver scritto la risposta ai cappellani militari. Scriveva infatti nella Lettera ai giudici: “Ci sono arrivate decine di lettere anonime di ingiurie e di minacce firmate solo con la svastica o col fascio. Siamo stati feriti da alcuni giornalisti con «interviste» piene di falsità. Da altri con incredibili illazioni tratte da quelle «interviste» senza curarsi di controllarne la serietà”. Dopo la risposta ai cappellani militari, il clima attorno a Barbiana e a don Milani si era talmente surriscaldato che il maresciallo dei carabinieri di Vicchio, Ettore Bianchini, consigliò don Milani di accettare, in forma discreta, la protezione dei suoi uomini. Questo avveniva in Italia cinquant’anni fa. Dopo cinquant’anni, sotto altre forme, le intimidazioni sono le stesse.

La vicenda di Pistoia dimostra ancora una volta che il passato non passa, sta lì come un macigno a ricordarci che il Fascismo è sempre un pericolo incombente. Molto probabilmente né Matteo Salvini ha letto nulla di don Milani né i simpatizzanti di Forza Nuova sanno niente del priore di Barbiana o se lo sanno, sia l’uno che gli altri, fanno finta di non saperlo. In questo, la scuola ha le sue responsabilità. Una collega, quando insegnavo, molto tempo fa in una scuola del milanese, mi diceva spocchiosa: “Va’, va’, te e il tuo don Milani”. Era di sinistra, così lei diceva. Un altro docente, combattente sulle barricate negli anni della contestazione studentesca, mi faceva notare che don Milani era superato perché il suo pensiero apparteneva alla cronaca e non alla storia e se la rideva come un matto quando gli citavo uno dei tanti pensieri del priore di Barbiana ”Insegnando imparavo tante cose. Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica, sortirne da soli è avarizia”.

Ora che cosa ha mai fatto don Massimo Biancalani se non riconoscere a un gruppo di ragazzi nigeriani, gambiani, senegalesi una vacanza premio, portandoli in piscina, dal momento che “avevano fatto per diversi giorni i camerieri volontari nelle serate organizzate per raccogliere fondi a favore della Onlus di cooperazione internazionale Gli amici di Francesco”. L’errore forse è stato quello di farlo sapere in giro, dandone l’annuncio con tanto di foto su Facebook. Ma è anche vero che se il Vangelo va gridato dai tetti, qualche provocazione ogni tanto va anche bene. L’integrazione o usando una parola oggi tanto di moda, l’inclusione, passa anche attraverso una giornata trascorsa in piscina. Non c’è nessun progetto d’integrazione se si lasciano cento immigrati richiedenti asilo in un albergo di Roma, vicino alla stazione Termini, a fare niente e accorgersi di loro dopo cinque anni, intimando alla polizia lo sgombero del palazzo. Il cittadino, quando guarda alla televisione la carica della polizia contro gli immigrati, sta dalla parte dei poliziotti, ma non sa che anche lo Stato con le sue istituzioni è complice se non sa mettere in piedi dopo cinque anni nessun progetto d’integrazione, per togliere dalla strada o da un condominio cento o duecento immigrati che lo Stato stesso aveva accettato come richiedenti asilo.

Raimondo Giustozzi

 

immagini.quotidiano.net

 

 

 

 

 

 

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FASCISTI SU MARTE?

Un manipolo d’eroi: Fecchia, primo bastione della squadrazza “Chiurlo”; Santodio, il borghese che si fe’ soldato benché figlio di industriale multimigliaiaio al mese; Freghieri, temprato come un blocco fuso, pralinato d’acciaio; Pini, il cui sguardo ha sciolto i cuori di tante sognanti fanciulle; e infine Barbagli, devoto molto più al Duce che alla sua stessa madre, la quale caldamente lo ricambia. (Fascisti su Marte)

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