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Festival. Rive. Il Varco sul mare come metafora del dialogo tra popoli, culture e religioni.

rive-festival-2017-venerdì-civitanova-FDM-31-650x433 Da Cronache MaceratesiRaimondo Giustozzi

Il Varco sul mare come metafora del dialogo tra popoli, culture e religioni. La riva è l’approdo ma anche il punto di partenza per altri lidi. Là dove finisce una via di terra, inizia sempre una via d’acqua. Gli organizzatori della quinta edizione del “Rive”, direttore artistico Giorgio Felicetti, hanno voluto affidare tre giorni, dal 7 al 9 luglio 2017, messaggi, mostre, suoni, dibattiti, colori proprio al mare, visto come ponte tra chi abita nelle opposte rive. Gli incontri, tutti programmati per il tardo pomeriggio e la sera inoltrata negli spazi antistanti alle due palazzine del Lido Cluana, della nuova area “Il Varco sul mare”, là dove insisteva fino a pochi mesi fa il padiglione dell’Ente Fiera, il cinema “Cecchetti”, il molo Medusa, l’area portuale hanno avuto come filo conduttore tre temi: le anime, i corpi e la festa delle anime e dei corpi.

Dopo l’inaugurazione delle mostre allestite nelle due palazzine sud e nord del Lido Cluana, l’una sul tema “L’Arte per ricostruire l’Arte” e “Terra/ Mare Spazio pubblico e rigenerazione urbana”, il Festival ha avuto inizio, alle 18,45, con una superba interpretazione del “Cantico dei Cantici” per opera di Simona Lisi e Caterina Pontrandolfo. Se c’è un canto, patrimonio dell’umanità, in grado di avvicinare popoli e culture diverse, questo è il Cantico dei Cantici. Parlato, cantato in più lingue: Italiano, Inglese, Spagnolo, Ebraico, accompagnato dalla musica e dalla danza, tutto per merito delle due artiste, ha veramente deliziato il pubblico. Il Cantico dei Cantici è un forte messaggio d’amore che supera ogni divisione.

Il tema della paura, della divisione e dell’identità culturale, religiosa ed etnica ha riguardato l’incontro con Brunetto Salvarani, intervistato dal prof. Roberto Mancini, che ha fatto seguito subito dopo, alle 19,00, dopo la performance delle due ragazze. C’è nelle religioni una resistenza al dialogo interreligioso perché ognuna teme di perdere la propria identità e quanto quest’opposizione impedisce il dialogo tra i popoli? Negli ultimi trent’anni si è passati attraverso diverse stagioni. Morte di Dio, secolarizzazione, crisi del sacro nella civiltà occidentale, è stata la stagione lontana. A questa ne è subentrata un’altra nella quale, soprattutto per quanto riguarda la religione islamica, si è riscoperto il fondamentalismo che sta mostrando il peggio che c’è nell’animo umano. Occorre fare un’opera di depurazione per far sì che il dialogo non diventi difficile.

Tutte le religioni rimandano a Dio, che viene chiamato in modi differenti. Che cos’è l’esperienza di Dio nella società attuale? I giovani hanno abbandonato la religione perché prescrittiva e dogmatica. In Italia, il novanta per cento dei fedeli sono battezzati ma appena il venti per cento frequenta la chiesa, in certe regioni la percentuale si abbassa al tredici. Occorre umanizzare le strutture religiose e le relazioni. Il vero atteggiamento verso Dio è la risposta alla domanda che Lui ci pone: “Cosa ne hai fatto di tuo fratello”? Il problema degli emigranti pone la domanda in modo drammatico. Occorre che il Cristianesimo recuperi la passione per l’altro, diversamente rimarrà una religione da tempio, abbarbicata al potere, cosa che non è voluta dal suo fondatore.

La globalità del potere finanziario non sa né vuole governare le contraddizioni. Odio e minacce di secessioni stanno seminando paure diffuse. Qual è il ruolo del Cristianesimo, dell’Islam, dell’Ebraismo, le tre grandi religioni monoteiste? Devono eliminare al proprio interno il fondamentalismo religioso. Si deve dare atto, ha precisato Brunetto Salvarani, al grande lavoro che le comunità islamiche stanno facendo in Italia per istruire e educare i propri fedeli. Tutti dobbiamo educarci a gestire le paure, quella causata dal terremoto che ci ha rivelato una cosa di cui ci ricordiamo poco: la fragilità della nostra esistenza. Tutti dobbiamo essere educatori dell’umanizzazione. L’intervento del relatore ha attraversato per sommi capi l’impianto del suo nuovo libro: “Un Tempo per tacere, un tempo per parlare”. Non è un’autobiografia, ma la constatazione che, gli anni trascorsi, dall’adolescenza a oggi, sempre con i dubbi più che certezze, rappresentano diverse stagioni del dialogo. Si è passati dal dialogo speranzoso del dopo Concilio a quello più difficile dei nostri giorni, vissuti con angoscia, soprattutto dopo eventi tragici come quelli dell’11 settembre 2001, continuati con attentati e stragi d’inaudita violenza. Solo Papa Francesco invita a camminare insieme senza curarci troppo delle differenze dogmatiche, per servire l’uomo e la donna del nostro tempo, andando verso le più lontane periferie dell’animo umano.

La speranza nel domani, l’incoraggiamento a non mollare, l’impegno nel dover fare della nostra vita una ricchezza per l’altro è quanto scritto nella E – Mail inviata da Roberto Baggio al direttore del Festival Rive, che ha letto la lettera: “Tra di voi, abbiamo saputo che sono presenti persone che hanno vissuto la crudele verità del terremoto e vorremmo dirvi che per noi siete voi i nuovi eroi di quest’epoca – è scritto in un estratto del documento – . Vivere con i propri occhi il pericolo e l’incertezza di un domani imprevedibile, uniti alla perdita di luoghi cari e punti di riferimento, non vi ha impedito di essere qui presenti oggi. Si può dire che non avete perso il sogno che, nel coraggio, vi proietta verso il futuro. Per noi e per le nostre famiglie, firmatari di questo messaggio, di questa lettera, possiamo dirvi che la fede, unita ad una profonda determinazione, ci ha consentito in varie tappe della vita di alimentare un profondo desiderio di “ripartenza”. Dove c’è un corpo, c’è un’anima. E dove quell’anima risiede c’è un individuo. Ognuno di noi, quindi, può decidere con quale intensità vuole essere testimone della propria “rivoluzione umana”. Vorremmo dedicarvi questo pensiero del nostro amato Maestro Buddista Daisaku Ikeda. – La rivoluzione umana è il punto di partenza di ogni cosa. L’essere umano, l’individuo è il fondamento di tutto. Per questo il cambiamento della vostra vita produce un mutamento nella nostra famiglia, nella nostra comunità e nella società in cui viviamo. Cambierà l’epoca, la storia e perfino il mondo. – Vorremmo inoltre aggiungere che con l’arte e la cultura, il mondo di pace si costruisce a partire dall’impegno individuale. Così come da ogni forma di dialogo e di scambio possiamo uscire più ricchi e pronti ad offrire, proprio perché abbiamo arricchito il nostro corpo e la nostra anima. Che possa sempre guidarci “la forza della speranza!”. Il saluto di Roberto Baggio, letto da Giorgio Felicetti, direttore artistico della mostra, ha strappato un lungo applauso di tutti i presenti all’incontro.

 

 

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