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Soldi per salvare le banche ma non i migranti

Nella foto papa Francesco

Nella foto papa Francesco

tratto dall’ Avvenire

Il denaro governa “con la frusta della paura”, che è “un buon affare per i mercanti di morte” perché “ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza dei fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli”. Lo ha detto oggi Papa Francesco, parlando in aula Nervi alle migliaia di delegati dei movimenti popolari provenienti da più di 60 Paesi per esprimere “la stessa sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti”. Papa Francesco si è congratulato con i membri dei movimenti popolari perché continuano “ad aprire strade e lottare”, nonostante “forze potenti” possono “neutralizzare questo processo di maturazione di un cambiamento che sia in grado di spostare il primato del denaro e mettere nuovamente al centro l’essere umano”. Questa “struttura ingiusta che collega tutte le esclusioni che voi soffrite”; ha osservato, si può trasformare in una “frusta esistenziale” che “rende schiavi, ruba la libertà, colpisce senza misericordia alcuni e minaccia costantemente altri” fin dove “vuole il denaro divinizzato”. Il denaro governa dunque “con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza, in una spirale discendente che sembra non finire mai”.

Il dramma dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati “è una situazione obbrobriosa, che posso solo descrivere con una parola che mi venne fuori spontaneamente a Lampedusa: vergogna”. Lo ha ribadito Papa Francesco durante il suo discorso ai movimenti popolari in Vaticano. “Lì, come anche a Lesbo, ho potuto ascoltare da vicino la sofferenza di tante famiglie espulse dalla loro terra per motivi economici o violenze di ogni genere, folle esiliate – l’ho detto di fronte alle autorità di tutto il mondo – a causa di un sistema socio-economico ingiusto e di guerre che non hanno cercato, che non hanno creato coloro che oggi soffrono il doloroso sradicamento dalla loro patria, ma piuttosto molti di coloro che si rifiutano di riceverli”. Il Papa ha citato le parole dell’arcivescovo Hieronymus di Grecia a Lesbo quando ha parlato di “bancarotta dell’umanità”. Perché, si è chiesto, “quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? E così il Mediterraneo è diventato un problema cimitero, e non solo il Mediterraneo… molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente”. Ma la migrazione, ha sottolineato, “è un problema del mondo”.

Molti i temi trattati dal Papa, dalla corruzione alla disoccupazione alla politica. La disoccupazione è “una atrofia del sistema socio-economico” che priva le persone “della dignità del lavoro”: ha detto il Papa ricevendo oggi in udienza i movimenti popolari, che si organizzano, inventano il lavoro, “creando una cooperativa, recuperando una fabbrica fallita, riciclando gli scarti della società dei consumi, affrontando l’inclemenza del tempo per vendere in una piazza, rivendicando un pezzetto di terra da coltivare per nutrire chi ha fame”. È giusto dire che c’è una corruzione radicata in alcuni ambiti della vita economica, ha detto ancora il Papa. “Ma è anche giusto chiarire che quanti hanno scelto una vita di servizio hanno un obbligo ulteriore che si aggiunge all’onestà con cui qualunque persona deve agire nella vita. La misura è molto alta: bisogna vivere la vocazione di servire con un forte senso di austerità e di umiltà. Questo vale per i politici ma vale anche per i dirigenti sociali e per noi pastori”, ha sottolineato Francesco.

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