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Fotografia. Quadrata o no, Instagram ha cambiato la fotografia

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Gabriele Naia

Instagram ha introdotto la possibilità di pubblicare anche foto panoramiche. Il classico formato quadrato, che fino ad ora ha caratterizzato in modo inconfondibile il canale, smette di essere la cifra distintiva per diventare un’eventuale scelta stilistica. Da più parti (ad esempio questa), l’apertura ad altri formati fotografici è stata vista come una perdita d’identità, una soluzione che finirà con il far assomigliare Instagram a tante altre piattaforme.

 

Di fatto, però, oggi un quinto delle persone pubblica immagini orizzontali, avvalendosi di app che ridimensionano la foto a puntino. Mentre scrivo, 125 milioni di post contengono l’hashtag #vscocam (125.028.391, per la precisione), per segnalare che la fotografia pubblicata è stata originariamente scattata con l’app VSCO Cam (app considerabile solo parzialmente rivale di Instagram). Andando a guardare, molte delle immagini scattate con VSCO Cam – poi pubblicate su Instagram – sono rettangolari. Questi elementi spiegano già da soli la scelta di abbandonare il formato originale: Instagram non voleva regalare utenti ad altre app, e per questo ha deciso di offrire un ventaglio di opzioni tale da non lasciare scontento nessuno.

La vera rivoluzione di Instagram

Il punto però è un altro. Instagram si è rivelata un’app innovativa e di successo non certo grazie al formato quadrato. Il formato quadrato fa parte della fotografia ben prima che arrivassero internet e gli smartphone. Caratterizzava le immagini scattate con reflex biottiche e, successivamente, ha contraddistinto le Polaroid, che negli anni ‘70 hanno spopolato prima di venire surclassate dalle 35mm.

Instagram ha rappresentato un punto di svolta perché ha fatto con la fotografia digitale quello che Twitter ha fatto prima con il blog. La piattaforma di Evan Williams ha condensato in proiettili di 140 caratteri quelli che allora erano lunghi testi pubblicati su blog personali; ha tradotto un flusso di parole articolato ed esteso in una pillola istantanea, in grado di raccontare il mondo in presa diretta.

Allo stesso modo, l’app creata da Kevin Systrom e Mike Krieger ha sganciato la fotografia dalla forma narrativa dell’album (retaggio della fotografia analogica e dei rullini), per restituirle la sua vera forza: la capacità di bloccare un istante. Prima di Instagram raccontavamo gli eventi a posteriori, con lunghe carrellate di immagini (pensiamo a Flickr). Oggi lo facciamo live, con scatti singoli realizzati e condivisi subito dopo. Questa dinamica giustifica ovviamente la scelta del formato quadrato, revival dell’orginaria polaroid – oltre che soluzione ottimale da un punto di vista di layout.

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Una nuova estetica fotografica

Oltre a modificare il nostro approccio alla fotografia, Instagram ha anche contribuito a definire una vera e propria estetica, connotata da tonalità falsate, filtri dal sapore amatoriale (soprattutto i primi ricreavano esplicitamente le vecchie istantanee analogiche e la lomography), ma soprattutto immagini spontanee, non eccessivamente studiate, che al rigore compositivo preferiscono la sbavatura. Questo stile “perfettamente imperfetto” ha finito con l’influenzare anche l’approccio dei brand verso le foto (Adweek l’ha recentemente ribattezzato “Instagram Effect”). Oggi, soprattutto i brand che parlano a un target giovane si raccontano sui social e comunicano i propri valori con immagini sempre più semplici, dirette, con uno stile che potremmo chiamare DIY. In un certo senso, marche come Pepsi, Wendy’s, Fanta, Taco Bell, McDonald’s (giusto per citarne alcune) stanno facendo quello che magazine come i-D, Dazed & Confused o The Face hanno fatto tra gli anni ‘80 e ‘90 con la fotografia di moda, portandola da un’estetica glamour e sofisticata a uno stile più grezzo e amatoriale (pensiamo ai primi servizi di Jürgen Teller per Versace). O, detta altrimenti: utilizzando un linguaggio più vicino alle persone.

Un modo codificato di raccontare i nostri momenti

L’estetica di Instagram ha plasmato anche la modalità con cui raccontiamo le nostre giornate, fondendo soluzioni formali a occasioni di vita specifiche. Hashtag come #selfie, #tbt, #thingsorganizedneatly, #followmeto non sono solo parole utili a classificare le foto; sono il modo in cui costruiamo la nostra immagine, condividiamo i nostri ricordi, mostriamo gli oggetti che ci caratterizzano, raccontiamo i momenti di coppia. Stile e messaggio, contenuto e forma sono diventati una cosa sola, che codifica (in modo sempre più standardizzato) il nostro modo di guardare e narrare il mondo.

L’influenza di Instagram sulle nostre abitudini

In alcuni casi tutto questo ha avuto d

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egli effetti anche in ambiti al di fuori dei social e del web. L’esplosione del #foodporn, ad esempio, o prima ancora degli #outfit (a loro volta alimentati, questi ultimi, dal fenomeno dei fashion blog) hanno contribuito a ridefinire il modo di giudicare, preparare, mangiare un piatto, da una parte, e il modo di fare shopping, dall’altra. Oggi, grazie alla gigantesca mole di cibo fotografato su Instagram, siamo in grado di mappare le preferenze culinarie delle persone, come recentemente ha dimostrato questo esperimento.

Mentre i dati ci dicono che sempre più persone, quando stanno facendo shopping, scattano foto in camerino da mandare agli amici prima di decidere se acquistare o meno un capo. Ovviamente non si può affermare che ciò sia interamente riconducibile all’utilizzo di Instagram, ma è verosimile pensare che determinate abitudini fotografiche abbiano contribuito alla nascita del fenomeno.

Il formato panoramico e il futuro dell’app

Instagram abbandona il formato quadrato, si diceva. Con tutta probabilità, a una fetta di utenti che rimpiangerà la cifra distintiva di un tempo corrisponderà una fetta ben più ampia che si divertirà con fotografie (e video) rettangolari. Advertising Age ha già evidenziato come questa nuova feature rappresenti anche un’opportunità per i brand, che ora potranno spaziare maggiormente in termini di soluzioni creative. Certo, il rischio di sovrapporsi a piattaforme come Snapchat e app come VSCO Cam (il cui plus comunque è la modalità di scatto, più che la condivisione), sulla carta esiste. Ma è pur sempre vero che in questi anni Instagram ha talmente segnato il nostro modo di intendere la fotografia che difficilmente potrà perdere terreno. Anzi, se mai sembra destinata a guadagnarne.

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