bacheca social

“Talk ” conversazioni letterarie per autori indipendenti

Mia Immagine

DIALETTO IN PILLOLE – 41 Parole loretane con la C (2)

D'Annunzio in nposizione 'colca' - sito tonykospan21.wordpress.com

D’Annunzio in nposizione ‘colca’ – sito tonykospan21.wordpress.com

Un po’ di vocaboli loretani e modi di dire collegati, tratti dal glossario “Parlà loretano” (1994), di Augusto Castellani. Li ripropongo così come li ha scritti uno dei padri del dialetto della “felix civitas lauretana”; di mio ci sono alcune osservazioni sull’etimologia e i riferimenti letterari. Questa è una selezione; di vocaboli Castellani ne ha registrati assai di più e pertanto invito il curioso a procurarsi il suo volumetto.

ABBREVIAZIONI

lat. = latino / it. = italiano / arc. = arcaico / med. = medievale / fr. = francese / cfr. = confrontare / onom. = onomatopeica / volg. = volgare / rom. = romanesco / incr. = incrocio / tosc. = toscano / prov. = provenzale / ant. = antico / euf = eufemismo.

 

 

 ‘celléttime viènene i ‘cellétti nte le ma’, particolare formicolio nelle mani causato dal freddo, quasi fossero i lievi colpi di becco di un uccellino – me pàre un ‘cellétto fòra de la cóva, sembra smarrito, come un passeretto lontano dal nido; lat. t. aucèllus con dim. ipocoristico.

cenciarèllise tìra su  i fìji bèlli cu’ i cenciarèlli, i figli belli si educano a crescere senza viziarli e abituandoli a non vivere nel lusso (proverbio); lat. cìncius.

cerluìè un cerluì, è uno che ci vede poco (f. cerluìna); dovrebbe venire dal lat. cèrnuus, che sta col capo chino, prono, quindi non vede o vede male; cfr. il venerèmur cernui (verremo chini, prostrati) del canto liturgico Tantum ergo sacramentum

1-Una chiesola, cio+¿ un'osteria secondo il senso scherzoso del detto loretano - sito portaledelleosterie.it

1-Una chiesola, cio+¿ un’osteria secondo il senso scherzoso del detto loretano – sito portaledelleosterie.it

 ‘chiesòlachiesòla de la mòrte, sottostante la Basilica della Santa Casa – chiesòla de la Madonnina, in via Castelfidardo, scomparsa – prima de venì’ a càsa, s’è fermato a ffa’ cinque-sei ‘chiesòle, prima di rientrare ha fatto cinque-sei soste in altrettante osterie; lat. ecclèsia; è piuttosto frequente l’uso di immagini  o altri elementi religiosi in situazione antifrastica: ha tirato gió el rosario, ha ditto la curuncina (ha bestemmiato come dicesse il rosario), sagramentà (bestemmiare) etc…

ci e ‘n’àccate pijàsse un ci e ‘n’àcca; modo di dire, scherzoso e, in fondo, quasi beneaugurante; forse si vuol dire: ti prendesse un ci (un raffreddore? etci!!!?, quindi nulla di grave) e un’acca, cioè niente.

‘ciaccà’nun ‘ciàcca mànco i pecàti, ha i denti rovinati tanto da non poter masticare nulla.

‘ciàffaquéllo ci ha la ‘ciàffa stòrta, ha il mento storto; long. skaf, ceffo, nel senso di muso di animali da cui il significato di mento pronunciato.

Ha capito tutto - foto melandronews.it

Ha capito tutto – foto melandronews.it

ciànciomazzà’ el ciàncio, ammazzare il maiale; sp. chancho, maiale.

cicerchìhî fàtto la fìne de Cicerchì, probabilmente una finaccia; non so se sia esistita una persona chiamata Cicerchì.

cicòriae nnà cicòria!, per la miseria!, caspita!, quasi a dire: ma quant’è spiacevole (amara come la cicoria) questa faccenda che mi dici!; ricorda il pane e cicoria che un noto politico proclamò di aver mangiato pur di restare fedele ad una alleanza (così disse lui); lat. cichòria.

‘cìfferosei un ‘cìffero, sei un diavolo, non stai mai fermo, sovente rivolto, bonariamente, ai bambini; lat lùcifer, colui che porta la luce.

ciuéttatùtto mio, tùtto mio, cùme la ciuétta, perché vuole sempre tutto per sé, come fanno le civette (ma ho il sospetto che si tratti di un luogo comune); oppure: perché quando canta la civetta sembra dire tutto mio, tutto miome sa che fàmo la fìne de la ciuétta de Beccacece, caduta dal trespolo e morta asfissiata perché nella stanza tutti fumavano; alto ted. chouch, civetta, di probabile origine onom.

ciùffoliun par de ciùffoli, un paio di stivali, eufemismo per palle (nel senso di testicoli), espressione di origine romanesca (è l’interpretazione della frase proposta da Castellani; il significato proprio del termine è zufolo) – s’è portàti i ciuffulétti, si sono portati gli zufoli; lat. volg. sufalàre, zufolare.

ciutulìcchiròbba de ciutulìcchi, è roba di poco valore, come una ciotoletta di terra; alcuni: ted. schutt, ciotoli, più diminutivo; altri: supposto lat. càutulus, con diminutivo; in entrambi i casi confluiscono in ciotola, piccolo recipiente di terra, di scarso valore.

cólcoè cólco ‘ntel lètto, si è disteso a letto; – méttete cólco, coricati; lat. collocàre. D’Annunzio usa spesso il verbo colcare nel senso di distendere o trovarsi/mettersi disteso, vedi La spica (Alcyone, 1902): … s’inclina e più s’inclinerà domane / verso la terra ove sarà colcata / col giglio

còlloè duentàto un pèzzo de òsso del còllo, è diventato un uomo importante, come lo è l’osso del collo per le funzioni vitali; però può riferirsi anche all’indurimento del carattere di una persona; lat. còllum; vedi tòrce’.

cóncolece rfa’ chi vòle le cóncole!, non riesce proprio a capire; anche: non la smette mai di infastidire; modo di dire forse nato da una persona che insisteva nel volere le vongole pur essendogli stato detto che non ce ne erano; lat. cóncha, cónchula.

cónto – fàmo l’amór del cónto, facciamo la conta; ma credo che si debba scrivere la mor del cónto con riferimento non ad àmor, amore, bensì a morra, il gioco diffusissimo già in epoca romana, che si fa in due alzando contemporaneamente le dita e cercando di indovinare la somma che esse compongono; probabilmente la parola deriva dall’espressione settentrionale zuca o mora (lat. mòra, indugio), giochi o aspetti? Altri fanno riferimento a mori, arabi, che potrebbero aver rivalorizzato il gioco durante i secoli di occupazione della Spagna da dove sarebbe partita la sua rinascita europea, ma non mi sembra ipotesi accettabile; lat. t. còmputus, computàre, con caduta della prima postonica (còmtus) e della seconda protonica (comtàre).

cóttigare de cóttiga, re di niente, di nessuna importanza – sa de ràncigo cùme la cóttiga del làrdo, di qualche cosa che va deteriorandosi – la questió’ s’è ncuttighìta, la faccenda si è fatta dura,  ardua, si è complicata – ci ha la cóttiga al pòsto del còre, ha il cuore duro come la cotica; un piatto non ricercato, presente spesso sulle tavole della gente comune, erano i fagioli con le cotiche; lat. cùtica.

credenzó’sî propio un credenzó’, credi davvero a tutto quello che ti si dice , sei proprio credulone; lat. crédere con suff. peggiorativo. Non da confondere con credenzó’, grosso mobile da cucina, nel senso desueto di credenza: affidare, consegnare, depositare. Ippolito Nievo usa spesso il termine ne Le confessioni di un Italiano; i curati del regno borbonico sono infatti più volte definiti incolti e credenzoni.

criànzache criànza!, che maniere ineducate! (sp. creanza<, criar, allevare) – la criànza, oltre che “buona educazione”, è pure un pezzetto di lievito; anche qui, sp. crianza, it. arc. criare, fermentazione del vino.

crìcco (a)buccà’ ai cuncèrti à crìcco, entrare senza pagare (anche perché, magari, lo spettacolo è gratis); probabile deformazione di scrocco; altri (ma non appare probabile): ottenere gratis qualche cosa mostrando il coltello a cricco.

crinèlla(av)émo préso ‘na crinèlla de gol, abbiamo subito molti goals, tanti quanti ce ne vanno in una cesta per erba e foraggi o anche per polli; l’etimo resta incerto, ma probabilmente è una voce rom. e ha a che fare con crine (lat. crìnis) pelo della criniera o della coda del cavallo, usato in sartoria come imbottitura; forse le ceste erano di questo materiale.

Invia un commento

Puoi utilizzare questi tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>