Aedes aegypti, zanzara vettore del virus Zika
Aedes aegypti, zanzara vettore del virus Zika

di Daniele Banfi (La Stampa)

Zika. Che cos’è e a chi deve fare paura

10 punti chiave sulla malattia che ha effetti simili a quelli dell’influenza e che diventa pericolosa per le donne in gravidanza. Virus identificato la prima volta nel 1947 in Uganda

Il nome Zika fino a poche settimane fa era sconosciuto ai più. Ora, complice un’anomala impennata dei casi di microcefalia verificatisi nel nord del Brasile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità è arrivata a consigliare a chi vive o viaggia nelle zone a rischio di posticipare o evitare una possibile gravidanza. Di cosa si tratta? È veramente pericoloso? Come ci si cura?
Ecco dieci cose da sapere sul virus.

1) Che cos’è Zika?
È un virus appartenente alla famiglia dei Flaviviridae. Il nome deriva dal luogo in cui fu scoperto per la prima volta, la foresta di Zika in Uganda, nel lontano 1947. Si tratta di un virus molto simile a quello che causa malattie ben più note e debilitanti quali la dengue, la febbre gialla e l’encefalite del Nilo occidentale. Circa 20 anni dopo il suo isolamento avvenuto in un macaco il primo contagio nell’uomo avviene nel 1968 in Nigeria. La presenza del virus causa la malattia nota con il nome di «Zika».

2) Quali sono i sintomi?
In circa un quarto dei contagi la malattia è totalmente asintomatica. Nei restanti casi i sintomi sono molto simili a quelli influenzali come la presenza di febbre, debolezza e dolori muscolari che si risolvono generalmente tra i 2 e i 7 giorni. I sintomi più specifici della presenza di malattia sono la congiuntivite, il prurito e alcune manifestazioni cutanee.

3) Quali sono le possibili complicanze?
Nella popolazione generale la malattia si risolve senza nessuna cura nel giro di pochi giorni. Sono rarissimi invece i casi in cui avvengono complicanze di tipo neurologico che nella maggior parte dei casi non provocano danni rilevanti.

4) Cosa succede se si è in gravidanza?
È il vero problema legato a Zika. Le autorità brasiliane negli ultimi 12 mesi hanno registrato un’impennata di casi di microcefalia -una malformazione che porta a uno sviluppo più contenuto del cranio rispetto al normale con deficit di crescita- nei neonati. Circa 3500 casi, un numero ampiamente superiore a quello che si verifica mediamente. Analizzando il fluido cerebrospinale di alcuni bambini che non sono sopravvissuti alla microcefalia gli scienziati hanno scoperto la presenza del virus. Al momento non ci sono ancora prove per stabilire un legame di causa-effetto ma l’associazione delle due cose -presenza del virus e difetto di crescita- è molto forte.

5) Come si trasmette?
Il contagio avviene tramite puntura di zanzara del genere Aedes -presente nelle aree tropicali e sud-tropicali- portatrice del virus. Sono stati registrati anche rari casi di contagio con sangue infetto e, ancor più rari, casi di contagio per via sessuale.

6) Chi è a rischio?
Potenzialmente sono a rischio contagio tutte le persone che soggiornano nei territori dove la zanzara è presente. L’Italia non è uno di questi luoghi. La malattia è molto simile ad un’influenza e non deve eccessivamente preoccupare. La vera cautela è verso le donne in gravidanza.

7) Come si diagnostica?
Il metodo per ottenere una diagnosi certa, proprio a causa dei sintomi molto vaghi e sovrapponibili a quelli di un’influenza stagionale, è la ricerca dell’RNA virale nel sangue mediante la tecnica PCR.

8) Come si cura?
Al momento non esistono cure o vaccini. La malattia si risolve da sola e le uniche strategie da mettere in atto, come per l’influenza, sono tese a ridurre i sintomi della patologia. Generalmente il tutto si risolve entro una settimana.

9) Cosa fare se si è stati in zone a rischio?
Le raccomandazioni attuali -valide ancor prima del caso Zika- prevedono che tutte le persone che presentano febbre nelle 2 settimane successive al rientro da zone endemiche debbano rivolgersi presso un centro specialistico. Presso queste strutture è infatti possibile procedere ad un’analisi dettagliata delle possibili malattie contratte come, ad esempio, malaria o febbre gialla.

10) È possibile fare prevenzione?
Sì e il concetto riguarda tutte le malattie che è possibile contrarre a causa di punture di insetti. È utile, per chi si reca in zone endemiche, prevenire le punture coprendo la superficie cutanea quanto più possibile, evitando di esporsi in particolare al tramonto, usando repellenti e dove richiesto anche utilizzando tende e, se è zona di malaria, eseguire la profilassi.